lunedì 17 gennaio 2005

Caro Franceschini...

Caro Dario Franceschini, ho letto con attenzione il tuo blog, in particolare questo post che riporto integralmente qui sotto. Di solito non leggo blog politici, poi non leggo per principio blog di politici, ma visto che molti lettori del mio blog me lo hanno segnalato, l'ho fatto. Ma pariamo dalle sue considerazioni.
La musica in tutte le sue forme costituisce un prodotto culturale che deve essere difeso e promosso poiché rappresenta una delle forme più efficaci di integrazione e di scambio culturale.
Nel nostro Paese però su ogni cd musicale posto in commercio pesa una imposta sul valore aggiunto pari al 20%, che impedisce ai consumatori di accedere facilmente alle novità musicali e soprattutto acuisce il fenomeno della pirateria, che oggi copre il 25% del mercato nazionale con danni per lo Stato, per le case discografiche e per i consumatori, che si ritrovano spesso con prodotti mal funzionanti.
L’imposta sul valore aggiunto sugli altri prodotti culturali come i libri ammonta al 4%, perché sui cd deve essere del 20%? L’Italia è uno dei paesi con l’imposta sul valore aggiunto sui cd tra le più alte della UE. Non è né giusto né conveniente. Per questo la proposta prevede una serie di misure volte a ridurre il costo dei cd musicali.
In primo luogo si prevede di portare l’IVA sui cd musicali al 4%. La presente proposta mira ad incentivare la vendita a scoraggiare il fenomeno della pirateria e a farsi interprete di una sempre più urgente e necessaria modifica della normativa comunitaria in materia di IVA (la Commissione europea si sta muovendo in questa direzione con una proposta di modifica –COM 2003-397- alla direttiva 77/388 CEE in questione).
Si prevede altresì di introdurre la possibilità di detrazione fiscale per l’acquisto di cd musicali fino ad un importo massimo di 250 euro, che si andrebbe ad aggiungere alle categorie per cui tale detrazione è già prevista (erogazioni liberali in denaro a favore degli enti di prioritario interesse nazionale operanti nel settore musicale, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale ONLUS, spese per la frequenza di corsi di istruzione secondaria, universitaria, di perfezionamento e/o specializzazione universitaria ed altre)
La presente proposta prevede, inoltre, l’inasprimento delle sanzioni pecuniarie (si passerebbe dagli attuali 2.500-15.000 euro a 5.000-20.000 euro) nei confronti di coloro che violano il diritto di autore duplicando o riproducendo per fini di lucro cd musicali originali per destinarli al mercato nero.

Un dato di fatto: perchè la musica è un prodotto culturale e il cinema e i videogiochi no? In secondo luogo, la musica ha già l'iva al 4%, basta venderla allegata ad un giornale (lo dico da giornalista, ma lo dico anche da editore).
Io non ho la più pallida idea di quel 25% che viene dichiarato come pirateria. Ma è interessante, se non altro perchè pone dei paletti alla Fimi, che parla di cifre spropositate della pirateria, ma che in realtà alla fine è un quarto del mercato, potenzialmente. Il fatto che la pirateria musicale sia un danno per i consumatori "con prodotti malfunzionanti" ci sarebbe da discutere per anni, visto che quando uno acquista o scarica un file pirata sa benissimo a che cosa va incontro.
Vorrei spostare la sua attenzione su qualcos'altro. Se consideriamo che ogni prodotto elettronico che viene utilizzato per salvare dei dati ha una tassazione, mi pare che ci siano già di fatto le premesse per abbassare l'iva sui prodotti originali e al tempo stesso avere una maggiore attenzione all'applicazioen della legge stessa. Se la tassa su di un DVD vergine è di 52 centesimi di euro, come può essere venduto un supporto ad un euro, ma anche a 70 centesimo, con fattura e scontrini, anche nei centri commerciali?
Mi chiedo però se lei, come rappresentante della Margherita, si renda conto che l'inasprimento della Legge Urbani che il vostro partito ha promosso non sia già più che sufficiente? Ha intenzione di inasprire le pene ulteriormente, favorire le case discografiche (e solo quelle), fare perdere allo Stato il guadagno sull'iva?
In nome di che cosa, se mi è lecito chiederlo?
Permettere di poter scaricare 250 euro per le organizzazioni è una vera e propria miseria, pari a 10-15 cd!
Ma vorrei porle un altro problema, visto che si fa promotore di iniziative di questo genere.
Ormai le case discografiche, per arrotondare, vendono il CD musicale e poi il DVD con i video. A questo punto, scommetto che l'iva applicata a questi ultimi sia del 4%, contro il 20% dei DVD dei film. Le pare giusto.
Lei poi non accenna assolutamente all'iva da applicare al download di file musicali regolari, alle suonerie dei cellulari, ai concerti musicali da fruire sui cellulari.
Si tratta di mercati enrmi, che avranno crescite spaventose nei prossimi anni. Già oggi la spesa per i cellulari in Italia supera quella di frutta e verdura.
Prima di assecondare i desideri di un comparto come quello della musica, dovrebbe ascoltare chi produce i supporti vergini, ad esempio, che è un comparto in crisi in Italia e che si troverà a chiudere molto presto se non avverranno novità normative al riguardo. E perché? Perchè i supporti vergini si prendono all'estero e si aggira la tassa, senza che nessuno effettui il controllo. Si faccia dare i dati dalla Siae su questa tassa e dalla grande distribuzione sulla vendita dei supporti vergini. Non serve nemmeno excel per il calcolo, è una sottrazione. E dato che passa dalla Siae, chieda garbatamente qual è il numero di aziende che si è fatta rimborsare tale tassa sui supporti.
Quindi di tasse ce ne sono fin troppe, in certi casi si tratta di tasse pagate più volte (se metto su di un CD una canzone che ho acquistato regolarmente su di un sito, di fatto pago la tassa due volte).
Poi tragga le conslusioni.
Share: