martedì 1 settembre 2026

Il paradosso del qubit campano, i robot ci invadono, la sicurezza algoritmica

https://gigibeltrame.substack.com/p/il-paradosso-del-qubit-campano-i ---------------

Riparte Techy e cercherò di mischiare informazioni e riflessioni, per darvi qualche argomenti di discussione con colleghi e amici, ma anche provare a farvi ragionare sulla tecnologia.

Trovate come sempre qui la versione podcast automatica.

Ci sono due elementi che vorrei toccare brevemente e che mi stanno a cuore.
Chi si è perso i miei pensieri sull’AI che “crea” o “aiuta a creare” è invitato a riprendere le precedenti newsletter. Ricordo, solo per fare un esempio, che per l’AI Act, che venga usata un’AI per scrivere tutto un testo o solo per correggerlo, la cosa è la medesima e va dichiarata. Io uso l’AI per correggere i testi, per trovare incongruenze e per ottimizzare i motori di ricerca.

Ma possibile che nella discussione sull’AI che “lavora” al posto nostro nessuno si chieda quanto gli strumenti che usa, a partire dal browser o dal client di posta, oggi sia stato programmato da un umano o da una macchina?

Perché ormai è evidente che la stragrande maggioranza del software è stata creata da una “macchina” e non serve scomodare il vibe coding.

Nessuno si indigna, nessuna caccia alle streghe? e perché?

Un signore mi ha mandato due pagine del mio libro “Digilosofia” che ha fatto scansionare da un AI detector e mi ha accusato di averlo scritto con l’AI perché è risultato “scritto al 100% dall’AI”. Ho semplicemente ringraziato dicendo che il libro è del 2019, se avessi usato a quell’epoca l’AI di cui disponiamo oggi sarei diventato smodatamente ricco… Ma possibile che ci stiamo imbruttendo a questo punto?

Comunque sappiate che non l’ho convinto!

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La seconda parte, invece, per dire a gran voce che stiamo perdendo un’occasione incredibile e il motivo mi sembra una strana forma di provincialismo misto a poca lungimiranza.

Ho seguito da vicino la vicenda della “Quantum Valley campana” e, ogni volta che ci ripenso, provo la stessa sensazione: quella di un Paese che riesce a mettersi i bastoni tra le ruote da solo, nel momento esatto in cui avrebbe potuto fare un salto in avanti, per altro con uno sforzo relativo.

Partiamo dai fatti. La Regione Campania aveva avuto un’intuizione coraggiosa: portare sul territorio un sistema quantistico moderno, da oltre 100 qubit e costruirci attorno un ecosistema di algoritmi, software, applicazioni, competenze. Un lavorone e una bella visione. Di fatto, è stata indetta una vera e propria gara internazionale che ha visto competere i migliori operatori al mondo. Una commissione indipendente ha assegnato il punteggio tecnico più alto a una proposta precisa. Il tutto è stato annullato a causa di un vizio formale e poi il Consiglio di Stato ha confermato lo stesso annullamento. La cosa assurda è che il vizio era una proroga dei termini che il soggetto poi escluso non aveva nemmeno chiesto! Vi lascio un post su LinkedIn che racconta la storia (Alessandro dirige il laboratorio europeo più importante sul Quantum di IBM e ovviamente era stato intervistato a suo tempo al Late).

Non mi interessa la parte legale: mi fido dei giudici. Ma il punto che mi interessa è culturale.

Pensare di trattare la vicenda come “via la tecnologia straniera” è una follia totale, è come se una tecnologia così complessa possa essere in qualche modo locale. I fornitori della tecnologia sono pochi e molto concentrati, non ne esistono di autoctoni di quel livello. Ci stiamo autoconvincendo che si possa fare innovazione da soli, ma con quali presupposti e su quali basi “fisiche”? Ci stiamo dimenticando che l’hardware ha un suo peso, ma è il software a fare la differenza e quello non ha confini.

Ma c’è di più. Culturalmente è sbagliato continuare a perdere occasioni. Quegli studenti ed esperti con competenze verranno contesi e contattati fuori dal nostro paese, noi ripartiremo da zero e vuol dire mettersi a rincorrere.

La cultura della rincorsa non è quasi mai vincente nell’innovazione.

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La domanda sull’AI che manda in tilt le aziende

C’è una domanda che faccio ai manager che incontro: i tuoi sistemi funzionerebbero con un altro LLM o sistema agentico?

Sembra una domanda fine a se stessa, ma di fatto è quanto è successo a Cursor in passato, quando nell’agosto 2025 Anthropic ha revocato l'accesso all’API e ora è risuccesso con OpenAI (con Anthropic che invece viene in soccorso).

Cosa voglio dire con quella domanda?

Se il tuo strumento (qui si tratta di programmazione, ma vale per tutto) può essere disattivato da chi possiede il modello, allora non hai un prodotto o un servizio. Se una tua applicazione dipende fortemente da un modello LLM, e per qualsiasi motivo quel modello viene sostituito (e capita spesso), funzionerebbe con un altro?
Come vedete, è una domanda semplice e facile da testare, ma quanti conoscono la risposta?

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Meta, i ragazzi, la multa e il coinvolgimento dei concorrenti

Meta ha siglato un patto da 17,1 miliardi di dollari con 47 stati americani per chiudere le accuse di progettare “trappole digitali” per i ragazzi.

Ho notato però che c’è una parte dell’accordo che non è stato osservato con attenzione.

Infatti, l’azienda accetta nuove leve di sicurezza: orari giornalieri, silenzi notturni e controlli genitori, ma il vero colpo di scena è la clausola di “solidarietà” che rende obbligatori i limiti anche per TikTok e YouTube, creando un fronte unito contro il veleno della dipendenza.

Le preoccupazioni di Bill Gates sull’AI

Vi invito a guardare l’intervista (o se volete leggete qui) a Bill Gates. L’uomo scalza la montagna di conoscenza, ma l’AI plasma nuovi sentieri ignoti e avverte: siamo di fronte a una delle epoche più turbolente della storia. Non possiamo fermare il progresso, ma dobbiamo imparare a cavalcare il vento del cambiamento prima che ci travolga. Ha elencato 3 problemi che vede. A mio avviso ce ne sono anche altri.

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SpaceX fa concorrenza a Github e le aziende si interrogano

Cursor ha lanciato Origin, la propria piattaforma di hosting codice integrata nell'editor. Disponibile in beta per i piani a pagamento, unifica repository, pull request e agenti AI in un'unica interfaccia, eliminando l'overhead di sincronizzazione con servizi esterni. Origin supporta il sync bidirezionale con GitHub, integrazioni CI/CD native e regole di protezione dei branch.

Questo segna un cambiamento deciso: Cursor non è più solo un editor, ma mira a controllare l'infrastruttura dove gli agenti AI sviluppano il codice. Sebbene prometta efficienza, la beta solleva dubbi su sicurezza, lock-in e funzionalità enterprise ancora incomplete. Vedremo come evolve.

Il portable computer di Perplexity

Perplexity lancia Portable Computer: un agente AI locale che trasforma l’NVIDIA DGX Spark in un cervello privato, immune ai limiti di token, capace di orchestrare Google Drive, Gmail, Slack e GitHub con la silenziosa efficienza di un Qwen 3.8 27B post-addestrato. Non è un semplice client, è un’entità autonoma che veglia 24/7 sul codice e sui dati sensibili, offrendo la libertà di switchare tra nuvola e silicio locale a seconda della gravità del compito.

Parallelamente, NVIDIA scatena lo stesso Qwen3.8-27B sulle RTX 5090: 131 token al secondo grazie alla predizione multi-token, velocità da “frontier quality” per un coding agent che respira nel contesto locale del progetto senza mai varcare la soglia del cloud.

E dalla Cina arriva anche Xiaomi, che ha presentato un’alternativa al sistema Nvidia DGX Spark con il nuovo AI Cube, con processori cinesi.

Avranno davvero mercato questi prodotti in futuro?

Z.AI e l’open weight GLM 5.3 flash

In un concerto inaspettato di velocità e potenza, Z.ai ha svelato GLM-5.3-Flash, il modello che stava dominando silenziosamente le classifiche di coding sotto il nome di Ox Alpha. Ora, dopo aver svelato il nome, ha mostrato un prezzo accessibile e pesi aperti, pronti a trasformare il panorama dell’intelligenza artificiale in locale. Un LLM Mixture of Experts che mantiene il sistema leggero ed efficiente, pur vantando 320 miliardi di parametri totali. Questo approccio gli permette di gestire nativamente testo, immagini e video, oltre a custodire un contesto di ben 1 milione di token, equivalente a un oceano di 750.000 parole. Le sue capacità di ragionamento sono già state confrontate con i top di gamma, eguagliando Claude Opus 4.8 nei test di coding, ma a un costo irrisorio. Con un prezzo API che tocca quota 0,15 dollari in ingresso e 0,50 in uscita per milione di token, e una licenza MIT che ne libera l’uso commerciale, GLM-5.3-Flash non è solo uno strumento, ma un’innovazione open-source pronta a essere addestrata localmente o integrata in automazioni visive, segnando l’inizio di un’era in cui l’intelligenza artificiale potentissima diventa democraticamente accessibile.

La sicurezza informatica con l’AI secondo Anthropic (capitolo n+1)

L’ingegneria del futuro sembra diventare un monologo cieco e mentre l’AI inizia a “scolpirsi” da sola, l’allineamento deve diventare il motore inarrestabile che permette alla ricerca di sicurezza di non restare indietro. Misurare il successo di questo processo è un percorso quasi impossibile, ma i ricercatori come quelli di Anthropic hanno tracciato elementi precisi, sviluppando strumenti come Petri, in grado di quantificare i tradimenti più sottili, la lusinga ipocrita e le fughe dai vincoli dei modelli. In un esperimento, per esempio, si è chiesto a Claude di trasformare modelli deboli in maestri invisibili, sovrintendendo l’addestramento di quelli più potenti. Orrore!

Claude ha addestrato autonomamente modelli per migliorare le loro performance su dieci componenti, dalle violazioni della privacy agli attacchi più subdoli. Il metro di giudizio non è stato il successo assoluto, ma la percentuale di “gap di sicurezza” che veniva chiuso, spingendo il modello verso il punteggio perfetto teorico senza intaccare la sua capacità complessiva. È stato in pratica imposto un vigilante severo che vigilava su ogni intuizione di Claude prima che potesse diventare azione, garantendo che le azioni non diventassero un problema per le capacità del modello.

Il verdetto è netto: i metodi di Claude hanno funzionato su tutti e dieci i fronti, rimanendo efficaci persino su benchmark mai visti prima e su modelli fino a 4,7 volte più grandi. Non si sono limitati a chiudere il divario, ma hanno dimostrato una resilienza che sfida il tempo e la scala. In una sfida diretta, l’AI ha superato 28 ricercatori umani, migliorando del 20%. La cosa interessante è che, dimenticando la velocità di esecuzione perché non c’è gara, gli umani avrebbero potuto fare molto meglio, per cui è corretto inserirli nei processi. L’esperimento più affascinante vede un modello più debole, Sonnet 5, addestrare un mostro sacro come Opus 4.8: in soli sessanta ore, ha sperimentato oltre cinquanta soluzioni, raggiungendo punteggi quasi identici a quelli dei modelli di produzione, usando una quantità minuscola di dati e mostrando un’efficienza incredibile rispetto ai metodi attuali.

In sostanza, abbiamo l’IA che si allena da sola per poter generare le generazioni successive, un ciclo dove la sicurezza non è più un semplice elemento o una conseguenza, ma il primo mattone dell’evoluzione.

Le aziende che stanno sfruttando l’automazione nei video fanno cambiare le percezioni dell’AI

Parlando davvero con chiunque ho sempre la percezione che non si stia prendendo sul serio l’elaborazione sintetica con l’AI.

Provo a portare un esempio di come un’industria possa cambiare. WPP sta creando di fatto un nuovo linguaggio visivo. AI che approda sui set più o meno reali. La simbiosi tra Google Cloud e chip NVIDIA trasforma giorni di addestramento in un’ora.

Il salto è quantico: il settanta percento del tempo risparmiato, la fluidità meccanica imparata a furia di simulazioni. “La programmazione di questi robot è probabilmente altrettanto tecnica e complicata quanto le riprese su cui vengono testati.” Non è fantascienza. È un telaio industriale che cuce precisione e creatività, mutando per sempre il ritmo della produzione narrativa.

Le immagini sono sempre più realistiche

Nel campo della creatività visiva, Artlist ha integrato il potente modello Seedance 2.5, in grado di generare video fino a 30 secondi con una coerenza visiva eccezionale, disponibile per il test appunto sulla piattaforma Artlist.

E poi, tra le innovazioni video e di accessibilità, spiccano il modello Wan3.0 di Alibaba.

La robotica prende per mano l’automotive

L’IA incarnata si infiltra nelle fabbriche di auto. Il round da 900 milioni di XPeng segna la corsa all’umanità meccanica: un investimento colossale, guidato da IDG, Tencent e Alibaba, per finanziare Iron, il primo sistema capace di muoversi con 76 gradi di libertà su tre chip Turing proprietari. La meta è chiara: trasformare i capannoni in culla di corpi meccanici, pronti a operare nel 2027. Non è più fantascienza, ma una scommessa industriale dove il confine tra veicolo e assistente si dissolve, sancendo la vittoria della Cina nel primo grande round globale di intelligenza corporea.

E le olimpiadi cinesi dei robot hanno fatto rumore

A Pechino, il robot umanoide di X-Humanoid ha vinto i 100 metri in 8,64 secondi, sotto il record umano di Usain Bolt. Tuttavia, le prove più realistiche, come rifare un letto, sistemare libri, martellare chiodi, hanno rivelato limiti notevoli in destrezza, affidabilità e autonomia.

Che lezione possiamo trarre? Al di là della prova muscolare dell’industria cinese, ci sono dei passi in avanti significativi.

Il punto industriale è proprio questo: la Cina produce il 95% delle circa 20.000 unità umanoidi spedite globalmente lo scorso anno, ma molte fabbriche non trovano ancora conveniente o sicuro impiegarle in compiti complessi. Bank of America prevede 1,2 milioni di spedizioni annue entro il 2030. Stiamo parlando di crescita esponenziale, ma la domanda c’è davvero?

Siamo pronti per la Physical AI?

Poi arrivano gli esercizi stilistici…

World Robot Conference 2026

Sempre per parlare di come la Cina interpreta la robotica, si è conclusa il 23 agosto a Pechino la World Robot Conference 2026, con oltre 370 espositori da 26 Paesi e più di 300 nuovi prodotti presentati. Protagonisti ancora i robot umanoidi, affiancati da applicazioni per logistica, produzione industriale e servizi. Il focus dell’edizione è stato lo spostamento verso utilizzi concreti in fabbriche e magazzini.

Il mio nuovo libro

Finalmente lo posso presentare: Physical AI vuole fare il punto sull’industria della robotica e dell’intelligenza artificiale applicata all’uso nel manifatturiero

Late Tech Show

La prima puntata dell’ottava stagione la preparo questa settimana, Formula 1 permettendo, e quindi la prima puntata sarà disponibile dal 9 settembre (anteprima 8).
Nel frattempo colgo l’occasione per ringraziarvi: a livello di ascolti/visioni è stato il miglior mese di agosto di sempre!

SmartBreak e Vita da ufficio

Oggi ho ripreso le live alle 11:00 sui miei profili social e su quelli di alcune associazioni manageriali che lo ripropongono. Trovate già la puntata su Spotify.

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lunedì 31 agosto 2026

venerdì 21 agosto 2026

la grande bugia dell'AI

https://www.youtube.com/shorts/mhxdayw6TSQ --------------- Un riassuntone di una puntata live degli #SmartBreak
L'intelligenza artificiale è davvero la soluzione a tutto o ci stiamo scontrando con una "grande bugia"? L'AI sa davvero fare tutto? L'intelligenza artificiale è la risposta per tutto?
In questo video esploriamo l'adozione dell'AI nelle aziende italiane, analizzando i dati reali dietro l'hype tecnologico. Scopri perché solo il 13% delle imprese in Italia la usa in modo trasformativo e cosa significa questo per il futuro del lavoro e della cybersecurity nel nostro Paese.

📌 Parliamo di:

Trasformazione digitale e imprese italiane
Rischi e opportunità dell'Agentic AI
Il futuro del recruiting e dei CV digitali
#AI #IntelligenzaArtificiale #Italia #Business #Tecnologia #Innovazione #LateTechShow #GigiBeltrame

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lunedì 17 agosto 2026

La democrazia del silicio, AI e trasparenza o ipocrisia, il "momento ChatGPT" della robotica

https://gigibeltrame.substack.com/p/la-democrazia-del-silicio-ai-e-trasparenza ---------------

Versione agostana della newsletter, settimana prossima probabilmente salterà, ma c’erano un po’ di cosette da dire e quindi eccomi qui.

Aspetto come sempre i vostri commenti.

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Il panorama dell’intelligenza artificiale ha vissuto un paio di settimane incredibilmente dense di novità. Non le elencherò necessariamente tutte, ma quelle che mi sembrano significative per il prossimo periodo.

La prima notizia è che OpenAI inizierà a proporre la pubblicità per gli abbonati Free e Go, avendo inviato a tutti gli utenti la proposta di cambiamento per la privacy. Sarà un cambio significativo nell’uso?

Vedremo.

Nel frattempo, il mio numero di robottini che seguono le cose che mi interessano e da tenere in considerazione è cresciuto, anche se qualcuno ormai è spento o invecchiato male.

Non uso sistemi di risposte ad email automatizzate, ho un’AI che mi permette di leggere i messaggi lasciati in segreteria in tempo reale e di dare brevi risposte con un tap sullo schermo (grazie al Google Pixel), quello sì, ma, almeno per il momento, non mi serve niente che scriva o risponda per me, mi piace tenere tutto sotto controllo. Il problema è che testando costantemente modelli e agenti, finisco di innamorarmi di qualche sistema e perdere di vista il contorno. Siccome mi chiedete sempre cosa sto usando, principalmente sto usando OpenCode (su computer, in cloud e sullo smartphone con una versione Debian) e diversi modelli, poi sto sfruttando Manus e infine Accio Work, con una trentina di skill specifiche, ovviamente non utilizzate contemporaneamente e non tutte presenti su tutti i tool e piattaforme.

La trasparenza dei contenuti AI è diventata chiave

Senza entrare nel merito dell’uso più o meno consapevole dell’AI, il tema della trasparenza dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale è diventata un tema centrale. Vi siete accorti che sto postando principalmente su Linkedin e Instagram con immagini marcate AI? Sto conducendo questo esperimento, vediamo cosa succede, ma vi ricordo che dal 2 agosto è obbligatorio marcare i contenuti creati con l’AI (anche se per il diritto d’autore non è necessario farlo, segui qui la puntata in cui ne parlo).

Per altro, essendo obbligatorio, non vedo molte scritte sui siti… Abbiamo proprio un problema di alfabetizzazione di base sul digitale e sull’AI e lo dico io che trovo queste regole assurde nel momento in cui non vengono spiegate correttamente. Ma sinceramente, avete visto qualche segnalazione di contenuti generati dall’AI in giro? Noi su Business Community segnaliamo che l’ultimo miglio, quello della pubblicazione, è assistito dall’AI che ottimizza i contenuti in chiave SEO/Geo, nonché qualche manipolazione di immagini, perché anche una semplice correzione ortografica con l’AI va segnalata!

Ma siamo tra i pochi. Pochissimi.

Tornando al tema, Anthropic sta introducendo filigrane invisibili nei testi prodotti da Claude, come riportato in Claude AI Content Labels, ma anche Suno e Spotify stanno implementando sistemi di etichettatura e nuove limitazioni per identificare e gestire la musica generata da macchine, dettagliati rispettivamente in Suno Music Responsibility e Spotify AI Artist Labels.

Anzi, il mondo della musica si sta ribellando al concetto di canzoni generate dall’AI, vi lascio la lettura del post di Enzo Mazza che parla dei cambiamenti delle classifiche musicali e delle programmazioni radiofoniche.

L’AI personale deve essere per tutti

Mark Zuckerberg schiude le porte a un futuro in cui la superintelligenza personale non è un privilegio per pochi, ma un diritto per tutti. La sua visione è chiara: l’intelligenza artificiale deve essere strumento di empowerment, non di controllo. “L’empowerment individuale è la fonte della prosperità” è il principio cardine, dove l’invenzione supera l’automazione e la sicurezza poggia su pesi e contrappesi. Un mondo in cui l’IA non domina, ma serve.

Il modello di Meta per risolvere i problemi complessi

Muse Glimmer, un modello di intelligenza artificiale innovativo, progettato per essere autonomo. Può eseguire attività in più fasi senza bisogno di guida, elaborando piani, utilizzando strumenti e correggendo errori. Funziona interamente sul dispositivo dell’utente, senza necessità di connessione al cloud, e richiede un hardware potente. La versione include pesi a piena precisione e quantizzati, e il codice di inferenza è disponibile su Hugging Face. Come dice il proverbio, “il tutto è più della somma delle parti”, e Muse Glimmer è la dimostrazione che Meta continua a rendere open source il proprio lavoro, alimentando l’innovazione e la creatività nel campo dell’intelligenza artificiale.

Grok inizia a fare sul serio

Un’altra grande protagonista è stata xAI con il lancio di Grok Bot, un assistente agentico versatile che permette di automatizzare compiti complessi attraverso computer nel cloud, di cui si possono approfondire le funzionalità leggendo l’annuncio ufficiale su Introducing Grok Bot.

L’ho installato da poco e non mi sono fatto ancora un’idea chiara, prima di tutto perché ho già agenti al lavoro, ma soprattutto perché bisogna dedicare del tempo a comprendere quali sono le peculiarità.

Come per ogni sistema agentico, lo so che chi mi segue l’ha sentito dire ripetutamente, ha senso solo se riesce a fare il 100% del lavoro, non il 98/99. Quindi, per fare un test serio, bisogna dargli dei compiti e vedere il risultato. Tornerò sul tema. Sul fronte dei modelli linguistici, SpaceX ha presentato Grok 4.6 ha mostrato prestazioni eccellenti nel coding e nei benchmark di conoscenza (Introducing Grok 4.6), il prezzo è estremamente competiti

Google estende i modelli flash a Gemini 3.7

L’azienda l’ha definito come il modello più intelligente e potente mai creato per coding e agenti. Questa nuova release rappresenta un balzo in avanti, grazie ai miglioramenti sostanziali nella progettazione del software, nella gestione della conoscenza e nello sviluppo web. Con un prezzo di introduzione dimezzato rispetto al precedente modello, Gemini 3.7 Flash offre una maggiore intelligenza per workflow complessi, migliorando notevolmente la precisione e la velocità di esecuzione. La sua capacità di generare codice produttivo e di completare workflow aziendali con efficacia lo rende uno strumento indispensabile per gli sviluppatori e le aziende.

Altri modelli appena usciti (e meritevoli di menzione)

Altre uscite rilevanti includono Nemotron 3.5 Lightning di NVIDIA, progettato per agenti specializzati a lunga esecuzione che sto utilizzando in locale su OpenCode con Ollama in locale sullo Zbook di HP, ma ne parlerò prossimamente.

Molto interessante anche il rilascio di DeepSeek-V4-Pro perché promette molto, ma per il momento l’ho testato troppo poco per farmi un’idea precisa, siamo pur sempre in vacanza.

Merita certamente una mezione particolare il velocissimo modello per il coding MAI-Code-1.1-Flash di Microsoft. L’azienda ha anche presentato MAI-Image-2.6, un sistema innovativo per l’analisi delle immagini,

E Google DeepMind sviluppa un’intelligenza artificiale per la traduzione della lingua dei segni, unendo mondi distanti in un unico linguaggio universale.

Ollama diventa un po’ più grande e si evolve. Infatti, si integra con DeepSeek Harness, un potente strumento open-source. Con un semplice “ollama launch dsh”, i modelli locali e cloud sono pronti all’uso, senza configurazioni aggiuntive. Il motore di ricerca web è già incluso, restituendo risultati senza bisogno di server o chiavi API. Anche qui ho appena iniziato la fase di test.

La prossima sfida degli LLM si sposta sulla velocità

Se gli agenti funzionano inviando costantemente richieste agli LLM, è evidente che la velocità di risposta diventa chiave, anche se probabilmente è più interessante che il compito sia portato a termine correttamente rispetto alla velocità. Ma ci sono casi in cui la velocità di risposta è tutto, ce ne siamo già accorti con le risposte vocali.
Ora OpenAI ha mostrato in anteprima la modalità Ultrafast per GPT-5.6 Soul, capace di generare ben 750 token al secondo (GPT-5.6 Ultrafast Mode).

L’evoluzione delle suite di lavoro

Anche le suite di lavoro si sono evolute, con Claude che introduce la modalità automatica di default (Claude Code Auto Mode) e aggiornamenti per il pannello laterale di Chrome (Cowork Chrome Side Panel).

Ma la ricerca sul web non doveva morire con l’AI?

La rivoluzione dell’AI ha fatto gridare a molti che Google stava morendo, ma in realtà la piattaforma ha raggiunto il record assoluto di ricerche in un giorno. La quota di mercato di Google è cresciuta dall’89,5% all’91,30% in un anno. I dati rivelano, però, che le persone cercano risposte rapide e se ne vanno, senza più cliccare sui siti web. Le aziende vincenti si concentrano sull’essere presenti nelle risposte, nei risultati in evidenza e nei contenuti visibili sopra i link blu. Un cambiamento inesorabile.

Perché gli agenti hanno bisogno di più modelli?

Un video di Nvidia che spiega in modo semplice perché per gli agenti è necessario avere a disposizione più modelli. Non vi anticipo niente.

Il mercato Saas è davvero in crisi?

Molti osservatori internazionali si stanno prodigando nel dire che la resa dei conti per chi sviluppa soluzioni Software as a services è arrivata. Per dirlo, si basano su quanto è accaduto ad Airtable, SaaS di workflow, venduto a solo il 10% del suo valore massimo di mercato. Questo sembrerebbe essere un segno che alcune aziende, duramente colpite dal crollo del mercato SaaS, stanno inchinandosi alla realtà e accettando qualsiasi offerta. Per me non è così, prima di tutto perché ci sono così tanti rivali di Airtable anche su Github che dicono che la soluzione è importante ma forse l’offerta non è adeguata. Airtable è stata acquisita da Bending Spoons, l’azienda che cerca di creare valore da soluzioni tecnologiche “fuori moda”, non è stata comprata gratis, ma il suo valore è stato di 1.3 miliardi di dollari, mica noccioline. Per altro, se lo valutiamo in equity value, siamo a circa 2,25 miliardi di dollari. Un’azienda, che per altro ha fatturato quasi mezzo miliardo di dollari in abbonamenti ricorrenti, non mi pare sia esattamente un esempio di azienda che mostra la crisi del SaaS…

Partnership strategica NVIDIA e LG per robot umanoidi

NVIDIA e LG hanno siglato un accordo strategico per co-sviluppare una nuova generazione di robot umanoidi bipedi. La collaborazione punta a integrare l’architettura NVIDIA Blackwell e le librerie Isaac per la simulazione fisica con l’hardware robotico di LG. L’obiettivo è creare macchine capaci di operare in ambienti umani senza modifiche architettoniche, accelerando l’adozione della Physical AI nel settore industriale e domestico.

Inoltre, nelle ultime dichiarazioni, il CEO di NVIDIA ha confermato che la convergenza tra visione artificiale, LLM e robotica sta accelerando più del previsto e che il “momento ChatGPT” per la robotica (il punto in cui un unico modello potrà controllare diversi tipi di hardware robotico) potrebbe verificarsi entro la fine del 2026, grazie ai progressi nella simulazione “Foundation Pose” e nel trasferimento sim-to-real.

Studio sulla “Simbiosi tra Hardware Meccanico e Physical AI”

La rivista Science Robotics ha pubblicato un’importante ricerca che definisce come l’hardware meccanico stia diventando il fattore abilitante primario per la Physical AI. Lo studio evidenzia che la prossima generazione di umanoidi non dipenderà solo dai modelli di linguaggio (LLM), ma da una nuova classe di attuatori “AI-native” capaci di percepire e reagire alla forza fisica in modo simile ai muscoli umani, permettendo operazioni in spazi complessi dove gli attuali robot rigidi falliscono.

Scopri, riascolta o riguarda le puntate del Late Tech Show

Sono sicuro che ti sei perso qualche puntata, con l’estate hai la possibilità di recuperare, tempi più rilassati e voglia di imparare qualcosa.

Trovi tutte le puntate qui.

Gli SmartBreak e il podcast “Vita da ufficio”

Sto facendo pochissime puntate live sui miei canali social e su quelle delle associazioni, ma vedo che continuate a scrivermi con grande assiduità. Grazie, vedrò come rimediare.

Qui trovate invece i miei libri

Inutile che vi dica che sono sempre molto grato a voi!

Per altro è uscito un opuscolo su “AI Act per giornalisti, creator e influencer”, il cui scopo è spiegare cosa cambia da ieri (2 agosto) per chi crea contenuti con l’intelligenza artificiale.

Techy e oltre

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mercoledì 5 agosto 2026