martedì 27 marzo 2018

Facebook cambia rotta per evitare un'altra Cambridge Analytica

Da qualche ora non è possibile creare nuove applicazioni.



Le applicazioni di Facebook non riguardano solo la piattaforma, perché per esempio sono il motore del login con l'account di Fb, piuttosto che i chatbot su messenger.
Sta congelando la situazione per due motivi.



Prima di tutto il rinnovamento della piattaforma, che viene anticipato di qualche settimana.
E poi per cambiare le condizioni d'uso e quindi tamponare la fuga di informazioni dalla piattaforma.
Nel frattempo, le indagini mostrano che l'azienda conserva i dati sensibili degli utenti e si sospetta (m come si sospetta) ufficialmente che vengano lette le rubriche e gli sms dei cellulari.
Incredibile come nessuno abbia notato cosa compare sui telefoni Android nel momento che si installa un'applicazione dell'ecosistema di Facebook (fb, Instagram, Whatsapp), perché l'azienda lo dichiara apertamente a tutti.

mercoledì 17 gennaio 2018

I giornalisti, gli editori e i creatori di contenuti non sono apprezzati al dalle parti di Menlo Park

Un dato di fatto.
Facebook non ama i contenuti prodotti dai brand e dai giornali. Progressivamente negli anni ha deciso di mostrarne sempre meno nei feed degli utenti, ma con l'ultima mossa, ha messo la parola fine alla questione: solo pubblicità, altrimenti briciole.



L'inganno degli instant article è finito, così come la condivisione dei guadagni pubblicitari con gli editori sugli stessi, perché la cosa non ha mai funzionato a dovere.
Adesso, in nome dell'abolizione delle fake news, verranno mostrati prevalentemente i post di amici e parenti: sai che noia!



Questo è il terzo colpo ben assestato ai media.
Il primo era al concetto di brand.
Il secondo al concetto di autorevolezza, alla base, da sempre, del rapporto di fiducia tra editore/giornalista/creatore di contenuto e utente/cliente.
Il terzo è al business model dei giornali, perché se la visibilità la si conquista solo a pagamento (in percentuale le condivisioni degli utenti è limitata), il sistema non si regge più.
Certo, resterebbero le revenue potenziali dai video, che apparentemente non verranno penalizzati, ma anche qui si guadagnano centesimi di euro (sono buono e dico 50) per 1000 visualizzazioni.
Sembra quasi un'elemosina.
Facebook era impegnata a trattenere l'utente nella piattaforma, adesso lo costringerà ad uscire per trovare le informazioni, perché "queste non gli cadranno più addosso."
Le cose sono due: o si tratta di una forma di controllo innovativa sugli utenti (innovativa è un eufemismo), oppure hanno deciso di perdere clienti.
La Borsa non sta premiando la scelta di Mark.
Vedremo cosa accadrà in futuro.

sabato 23 dicembre 2017

Xmas Giftie: i regali di natale di Samsung per i membri della comunità

L'attività Natale di Samsung, Xmas Giftie, ha avuto una certa eco. In pratica, gli appartenenti alla comunità Samsung, dopo aver scaricato l’app Samsung Members, possono giocare e partecipare alle attività proposte, ma soprattutto vincere interessanti premi Samsung guadagnando punti (Giftie Points) per scalare la classifica e vincere il premio finale, un fantastico viaggio “all inclusive” per due persone a Bora Bora ma anche tantissimi altri premi.



Tra le attività, con “Calendario dell’avvento” è possibile scoprire il calendario del giorno aprendo la finestrella corrispondente e scoprire subito se si è tra i vincitori di un regalo Samsung a sorpresa. Con “Xmas Shopper” è possibile trovare il regalo perfetto per i propri cari grazie all’aiuto di un esperto messo a disposizione da Samsung. Con il gioco dello “Struzzo Volante” si dovrà invece far avvicinare il protagonista del celebre spot Samsung al traguardo rappresentato da una casetta blu, resistendo alle distrazioni esercitate da palle di neve, cannoni sparaneve e aeroplani che cercheranno di bloccare il suo viaggio.

Buzzoole

lunedì 11 settembre 2017

La maledizione del 9

Non mi riferisco al numero della maglia del Milan che apparteneva a Pippo Inzaghi, ma a quella informatica.
Dal funerale del Mac OS 9 celebrato da Steve Jobs, il numero 9 per i prodotti di un certo livello ha sempre avuto problemi seri, fino a sparire.
Microsoft ha saltato il 9 dalle versioni di Windows, per dimostrare un taglio netto con il passato e dare nuovo vigore al sistema operativo.
Ora anche Apple salta il numero 9 per celebrare un proprio cavallo di battaglia, la "X".
Infatti, il prossimo iPhone di punta, si chiamerà iPhone X, un telefono che rompe molti dei legami con il passato.
Costerà molto di più dell'otto e otto plus, ma sarà un prodotto nuovo e diverso, non solo una nuova versione di qualcosa di già conosciuto ma solo mostrato in una versione migliore di sempre.

mercoledì 30 agosto 2017

CartaSì punta ai pagamenti digitali via App, anche per i non clienti (ma con carta di credito)

CartaSi ha deciso di entrare con vigore nel mercato dei pagamenti digitali con il lancio di #MySi.
Si tratta di una soluzione basata su un'app, sia per Android sia per iOS, che permette la gestione delle proprie carte e i pagamenti.
Quando parlo di gestione delle carte, intendo la possibilità di verificare le spese, i pagamenti online, ma soprattutto la creazione di un digital wallet.



MySi è un app scaricabile gratuitamente dagli store, ma che si attiva nel momento in cui l'utente si manifesta come cliente di Carta Sì. MySi è in grado di gestire ogni tipo di carta Visa e Mastercard (carte di credito, di debito e prepagate).
Per i clienti CartaSi, MySi mette a disposizione servizi informativi e dispositivi di CartaSi e pagamenti sicuri tramite smartphone associando le proprie carte; a chi non è cliente CartaSi, MySi consente pagamenti sicuri tramite smartphone associando le proprie carte.

Ma funziona anche se non si è clienti Carta Sì, sebbene con alcune limitazioni.

Se si possiede una CartaSì, attraverso l’app MySì si ha il controllo delle proprie spese online e la possibilità di aumentare i servizi della propria carta di credito anche se non si è clienti di CartaSì.
Su di uno smartphone moderno, dotato di lettore d'impronte digitali, si potrà effettuare il login con "l'imposizione di un dito". Infatti, l’impronta digitale sostituisce completamente la password aumentando la sicurezza e rende vecchi e obsoleti i codici PIN.

Ma quali sono i vantaggi? Per fare acquisti con smartphone, in negozio e online, attraverso MySi Pay, basterà veramente attivare l'App e apporre il dito per avviare il pagamento

Potevano finire qui i vantaggi dell'App moderna? ovviamente no, infatti è possibile ricevere le notifiche sia dei pagamenti sia per eventuali accessi non voluti, quindi più sicurezza, ma anche fare ricariche telefoniche direttamente dall’App, o controllare i punti sul programma fedeltà (IoSi)

Per i non clienti Carta Sì

Accennavamo al fatto che l'App ha una funzionalità avanzata di pagamento anche se non si è clienti. Infatti, gli utenti che non fanno parte del circuito CartaSì possono comunque scaricare l’app e utilizzarla, con differenze sostanziali per utenti iOS e Android.
Per gli utenti iOS, si possono effettuare i pagamenti tramite un codice speciale chiamato QR Code e un altro sistema chiamato WEB Code.
Per gli utenti Android, che non hanno ApplePay per ovvi motivi di piattaforma, possono pagare con un sistema chiamato HCE, che non è altro che una emulazione della carta di credito, una carta virtuale che consente di fare acquisti in negozio tramite lo smartphone.

Ovviamente,gli utenti che non sono clienti Carta Sì non hanno a disposizione i punti fedeltà.

La virtualizzazione della carta e l'utilizzo in negozio attraverso l'uso dell'impronta velocizza le operazioni e le rende intrinsecamente sicure, a tutti vantaggio degli utenti.
Un buon passo in avanti di Carta Sì.
#MySI

Qui i link per scaricare l'app.

- iOS https://itunes.apple.com/it/app/mysi-di-cartasi/id518695175?mt=8


- Android https://play.google.com/store/apps/details?id=it.icbpi.mobile&hl=it
Buzzoole

mercoledì 19 aprile 2017

Dell'intelligenza artificiale di Facebook me ne #f8 (per non parlare della seconda vita di Second Life)

Dalla California arrivano le mirabilanti notizie delle novità succulente di Facebook.

Sviluppi incredibili dell'intelligenza artificiale del social: in due secondi riesce a riconoscere un brano musicale. Peccato che in tre ore non sappia rimuovere, con l'aiuto di un umano, un omicidio in diretta. Certo, ci sono tutte le attenuanti del caso, ma tre ore sono una cifra enorme per qualsiasi contenuto.
Vanno educate le persone a non mettere mi piace o a non condividere contenuti di dubbio valore, in generale, e auspicare che invece questi contenuti vengano segnalati ai social.


Detto questo, è chiaro che l'interesse di Zuckerberg e della sua azienda è trarre profitto dalle abitudini degli utenti, ma qualcosa deve cambiare. L'intelligenza artificiale, quindi, è il perfetto prodotto per questo scopo, purtroppo non per svelare le fake news o i comportamenti indicibili. Chiaro, capire se si tratta di realtà o finzione o se si tratti di un videogioco non è facile, ma qualcosa si potrà fare, no?
Facebook Workplace è il tentativo, un po' più maturo del passato, di portare nel mondo del lavoro la collaborazione in stile Facebook: riuscirà nell'intento o è ancora presto? Il competitor, almeno negli USA, è Slack più che Microsoft ed è un osso molto duro.
L'idea che Oculus Rift diventi il nuovo Second Life mi fa rabbrividire: non sentivamo certamente la mancanza di Second Life e vederla rinascere lascia assolutamente perplessi. La piattaforma è ancora acerba, vedremo le evoluzione, per ora non può essere la ragione per spendere per l'acquisto degli Oculus.
L'unico aspetto forse veramente interessante è la possibilità di creare la realtà aumentata in modo più semplice per i programmatori, ma lo scopo è andare a combattere Snapchat e sembra più un'opportunità per agganciare qualche "bimbominkia", piccolo o grande che sia.
Analytics migliorato e predittivo per la pubblicità è un buon esempio per offrire valore in un mercato, quello sostanzialmente della pubblicità, che il social ha conquistato.
I Bot per Messenger, invece, sono una grande opportunità e anche qui Facebook si sta muovendo bene in un mercato che sta conquistando alla grande. Non so se i bot nei gruppi abbiano davvero senso, ma è interessante poter fornire risposte in modo automatico. E' un mercato agli albori, ma promettente. Per Facebook e per chi vuole sfruttare queste opportunità.


lunedì 27 febbraio 2017

Nokia 3310: una bella idea, ma interpretata male

Nokia rinasce. Oddio, è più corretto dire che è risorto il marchio.
Tralasciando il parere sui due modelli Android, con una scocca e design vecchia di anni, per capirci prima della vendita della divisione a Microsoft, mi soffermerei un secondo a parlare del 3310.


Stiamo parlando di uno di quei telefoni che ha fatto la storia della telefonia. Ma la realizzazione e il prezzo sono fuori mercato.
Non intendo parlare di Snake (come si fa ad avere nostalgia di snake se lo si realizza così male), ma con quelle caratteristiche ci sono prodotti più belli, più pratici e più a buon mercato.



Operazione nostalgia, quindi, riuscita a metà.

domenica 26 febbraio 2017

Il Blackberry torna, anche se del vecchio ha ben poco

Tutti i media celebrano il ritorno del Blackberry che per altro ha inaugurato le notizie dal Barcellona per il Mobile World Congress, la fiera più importante del settore.
In realtà il logo e il design sono oggi in mano ad un'altra società che ne sfrutta la conoscenza presso i clienti finali e infatti è a tutti gli effetti un cellulare Android, ma con tastiera tipica del Blackberry e alcune innovazioni interessanti.



Partiamo da una considerazione personale: in un'epoca di smartphone eccezionali, questo sembra fin troppo tradizionale, nonostante buone prestazioni generali di calcolo e batteria. Il punto di forza del Blackberry è sempre stato il mondo aziendale, ma siamo sicuri che possa riconquistarsi questo spazio? Lo schermo, sostanzialmente piccolo rispetto ai concorrenti, sembra poco adeguato alle esigenze di comunicazione attuale. Ma in questo, il KeyOne è assolutamente nel solco della storia dell'azienda, perché lo schermo più piccolo è un marchio di fabbrica.
Soluzioni d'interfaccia insolite, lettore delle impronte sulla barra spaziatrice non sono sufficienti a convincermi della qualità del prodotto. Magari mi sbaglio.

giovedì 23 febbraio 2017

I taxisti sono miopi e mal consigliati

I taxisti hanno pagato una licenza per poter svolgere il proprio lavoro. Spesso anche salata, e si sono indebitati.
Il problema vero è che da 25 anni si parla di liberalizzazione del settore, non da ieri e il problema delle NCC (perché Uber non esisteva visto che non c'era il web e non c'erano le App su smartphone perché non era stato inventato) è un problema serio che rimandiamo da sempre (Veltroni ha perso la poltrona di sindaco a causa dei taxi) ma che ci chiede l'Europa.


I taxisti si lamentano, tengono famiglia, ma è accaduto a tante categorie. Ogni volta che passo da Viale Papiniano vedo l'edicola chiusa perché a 2 metri l'Esselunga vende gli stessi giornali.
E' un esempio, nulla di più, ma lampante.

Il problema vero, per i taxisti, è che stanno arrivando le auto che si guidano da sole. Ideali per sostituirli, perché non prendono strade alternative ma le più veloci basandosi sui dati reali del traffico. Inoltre avranno auto completamente elettriche, non inquinanti...

A quel punto i taxisti si ribelleranno, ma è chiaro che sarà tardi, così tardi da perdere tutto, non una parte dei privilegi acquisiti.

martedì 14 febbraio 2017

Apple vale quasi 700 miliardi di dollari (e cresce)

Parlare di tecnologia, di prodotti e di servizi probabilmente paga.



Apple sta raggiungendo il prezzo record per azione, quasi 130 dollari (considerando gli split è comunque record da tanto tempo, ma lasciamo stare) eppure qualcuno, qualche mese fa, parlava di crisi, degli iPod, dei Watch e degli iPad.
Visti i dati di vendita, ci sono aziende che disposte a vendere l'anima al diavolo pur di avere questi risultati, perché se questa è una crisi, forse è il caso di non guardare mai i conti pubblici italiani.

venerdì 10 febbraio 2017

La guerra della Boldrini ai social network e l'aria che è cambiata

L'aria è cambiata.
Sparito Renzi, la politica prende le distanze dai social network e li attacca. Laura Boldrini li ha attaccati direttamente durante l'incontro Quali tutele contro ogni discriminazione, hate speech, cyber bullismo e diffusione di false notizie? in occasione del Safer Internet Day.



I social devono rispondere alle regole dei paesi ove operano non è una frase messa lì a caso, ma una presa di posizione che ormai si avverte nel parlamento, e non solo nel nostro.
La partenza sono le fake news, poi c'è l'hate speech, due argomenti che per i polici e poi per cittadini, in rigoroso ordine di importanza nelle stanze del potere, sono oggi più importanti del rapporto debito/PIL.
L'elezione di Trump, l'ascesa di gruppi populisti, il fallimento di un certo tipo di storytelling preoccupa i nostri politici, come preoccupa, e prendo spunto dalle parole della Presidenta, l’odio su web sta marcando il discorso politico ed è giunto il tempo delle responsabilità: per tutti, anche per gli operatori. È in gioco il futuro civile e democratico dei nostri figli. Non possiamo tollerare più le fake news.
Qualche mese fa aveva anche avanzato delle richieste precise a Facebook per far bollare i commenti offensivi, ma eravamo in campagna elettorale e la cosa si è poi persa per strada, ma è chiaro che le Istituzioni hanno dichiarato guerra ai social.
Per vincerla avrebbero a disposizione un'arma imbattibile: le richieste fiscali.
Ma abbiamo visto tutti cos'è successo nel recente passato e tutto finisce in poco di fatto, per non dire nulla.

lunedì 6 febbraio 2017

180 miliardi di dollari in un trimestre

Il digitale di qua, il digitale di là. Tira, funziona, serve? A guardare i fatturati delle principali aziende HiTech, bisognerebbe fare qualche riflessione. Alphabet (che in realtà tutti conosciamo come Google), Amazon, Apple, Facebook e Microsoft hanno superato i 180 miliardi di fatturato nell'ultimo trimestre. Consideriamo anche che si tratta aziende tra le prime per capitalizzazione a New York. Piaccia o no, il digitale non è il futuro, è il presente e queste aziende trainano tante altre, anche non digitali. Sono aziende che offrono servizi, puntando sul cloud, ma non solo, oppure sfruttanto il cloud. Il cloud è qui per restare, ma soprattutto è qui per essere sfruttato. Siri, Amazon Echo e mille diavolerie raccontano una cosa sola: servizi intorno alle informazioni.

Informazioni che sono reperibili in mille modi, ma che devono essere governate. Questa è la sfida di queste aziende, che i dati dimostrano che stanno vincendo, ma anche la sfida di ogni azienda e di ogni professionista. Anche per chi si occupa della produzione di viti o del professionista del fissaggio. Il servizio è gran parte del business, e diventa sempre più legato al digitale, Piaccia o non piaccia, è così.

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