martedì 6 ottobre 2026

Arriva l'agente autonomo per le applicazioni e il libro "Physical AI" - S08e05

https://www.youtube.com/watch?v=yF4aiy_PSjs --------------- L'intelligenza artificiale esce dagli schermi ed entra direttamente nei processi aziendali e nelle fabbriche. In questa quinta puntata dell'ottava stagione del Late Tech Show approfondiamo due grandi rivoluzioni tecnologiche in atto:

🔹 Agenti autonomi per le applicazioni enterprise: come cambia l'automazione aziendale con il nuovo modello agentico e di esecuzione autonoma presentato da Oracle Fusion Cloud. Con Andrea Cravero analizziamo come superare i limiti dei semplici chatbot e LLM, separando ragionamento ed esecuzione per ottimizzare costi computazionali, logistica, gestione del personale e contabilità aziendale.

🔹 Physical AI e industria manifatturiera: presentazione del mio nuovo libro "Physical AI" (Clowbooks). Dall'integrazione di sensori, digital twin e robotica umanoide al cambio di paradigma nel manifatturiero, spieghiamo perché la vera rivoluzione non è l'AI che risponde a una mail, ma l'AI che tocca, sposta e impara nel mondo reale.

⏱️ Capitoli:
00:00 - Introduzione al Late Tech Show S08e05
02:43 - Oracle Fusion, agenti autonomi e AI nelle applicazioni enterprise (con Andrea Cravero)
18:10 - Ottimizzazione dei costi, esecuzione deterministica e ROI dell'AI
29:36 - Il libro "Physical AI": l'intelligenza artificiale incontra la materia
35:28 - Sense, Reason, Act, Learn: come cambiano fabbriche e robotica
44:17 - Perché leggere Physical AI: strategia, digital twin e futuro del manifatturiero
53:52 - Conclusioni e prossimi appuntamenti

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Dai rinvii dell'AI Act agli agenti h24: chi comanda davvero dentro il tuo ufficio?

https://gigibeltrame.substack.com/p/dai-rinvii-dellai-act-agli-agenti ---------------

Una settimana di cronaca, e qualche considerazione: i modelli di frontiera, gli agenti che lavorano al posto nostro, e la cybersecurity che scopre di essere già indietro. E i regolamenti rincorrono. Non entro nel merito della finanza che guarda l’AI con maggiore attenzione, rimandando agli articoli quotidiani su Business Community.

Se non l’hai fatto, iscriviti!

Qui la versione podcast automatica.

E se i servizi non reggessero il carico degli agenti AI?

Questa è già di fatto una domanda retorica, nel senso che un progetto estremamente interessante di un’azienda è semplicemente collassato non perché l’AI non ce l’ha fatta, ma perché la struttura IT non ha retto il carico di richieste. In pratica, gli agenti, e nemmeno tanti, hanno creato un DoS (Denial of Service) da soli. Che poi è quello che potrebbe succedere a una PA o semplicemente un sito di viaggi se tutti quanti usassimo applicazioni come Meta Muse o Dots di OpenAI o via di seguito contemporaneamente per fare una richiesta. L’INPS reggerebbe queste richieste contemporaneamente? o una banca?

La sfida dei prossimi mesi sarà adeguare l’infrastruttura IT a rispondere (e anche filtrare) le richieste agentiche.

Spoiler: per il momento non siamo attrezzati.

UE: l’AI Act passa alla fase operativa, e l’Italia rincorre

Vi ricordo che l’8 luglio 2026 è stato pubblicato il Regolamento (UE) 2026/1744, l’Omnibus digitale sull’AI, che modifica l’AI Act del 2024. Formalizza un Ufficio per l’IA con poteri ispettivi e sanzionatori, ma ha anche aggiornato il calendario: i requisiti per i sistemi ad alto rischio dell’Allegato III slittano al 2 dicembre 2027, quelli per i sistemi integrati in prodotti regolamentati al 2 agosto 2028. In compenso, dal 2 agosto 2026 sono in vigore gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 (ne ho già parlato anche qui), e dal 17 settembre il KIDS Act mette gli AI companion sotto la supervisione dell’AI Act, ma non del DSA, con una procedura accelerata 30/90 giorni che è una bellezza rispetto ai due anni del caso TikTok.

Il Cyber Resilience Act è attivo dall’11 settembre con finestre di segnalazione 24h/72h/14 giorni, ma per il momento quasi nessuno sta dichiarando attacchi: poco credibile.

Ma quello che a me preme dirvi è che, tutto sommato, la macchina è partita, ma con un calendario che sposta in là il pezzo che pesa di più, i sistemi ad alto rischio. Una sintesi perfetta della politica europea: regole presto, applicazione molto dopo.

C’è poi da sottolineare che il 15 settembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 160/2026, che adegua la normativa italiana all’AI Act per gli usi di polizia e la responsabilità civile e penale, ed è entrato in vigore settimana scorsa, il 30 settembre.

Per chi non lo sapesse, introduce una presunzione relativa di nesso causale quando il danno deriva dalla violazione di obblighi regolamentari, e un meccanismo di accesso alle prove: il giudice può ordinare l’esibizione di log, documentazione tecnica, sorveglianza umana.

Sto facendo una piccola ricerca su un campione di aziende non regolamentato, per capire se davvero l’AI sta entrando nelle aziende. Si parte dal Politecnico di Milano che stima 1,8 miliardi di investimenti aziendali in IA nel 2025, +50% sull’anno precedente, e il 71% delle grandi imprese con almeno un progetto attivo.

Nel frattempo, il 1° ottobre Almaviva ha presentato a Roma ULTRA, un framework che raccoglie modelli, dati e piattaforme del gruppo in cinque fondamenta (Trust, Bridge, Transformation, Factory, Automation) e tre pilastri verticali, con focus su PA, sanità, finanza, trasporti.

È un segnale che il Paese prova a costruirsi un’AI sovrana, ma il divario con la frontiera resta ampio. Ve lo dicono con i decreti, peccato che la notizia vera sia chi li applicherà.

DevDay 2026: OpenAI gioca a fare Microsoft, e Microsoft lo sa

Il DevDay 2026 di OpenAI, il 29 settembre a San Francisco, è stato l’evento più grande di sempre dell’azienda: oltre venti annunci, ChatGPT come Workspace alternativo, e un’idea chiara in testa. Non sei più un utente che apre una chat: sei un “capo” che dà obiettivi a una squadra di agenti. Si chiamano Dots, sono alimentati da GPT-6 Astra, vivono in un computer cloud Linux proprio (persino con Blender preinstallato e non è uno scherzo), e lavorano 24 ore su 24 su un obiettivo che gli assegni. I Dots possono usare oltre 4.000 app tramite dei semplici plugin, scrivere in ChatGPT, Slack e Teams, e imparare le tue abitudini.

In parallelo, debutta ChatGPT Space: un workspace condiviso dove umani, ChatGPT, Codex e Dots editano insieme documenti, fogli, slide. Le Slides collaborative, in arrivo nelle prossime settimane, sono la risposta più diretta a PowerPoint che si sia mai vista.

C’è anche GPT-6.1 Sol, che OpenAI definisce vicino ad Astra a un quinto del prezzo, e Ultrafast, fino a 8 volte più veloce in Codex. Pro 500 a 25 volte la quota Plus, e un Marketplace dove il credito OpenAI delle aziende si può spendere per software di partner. Sono numeri da piattaforma, non da laboratorio.

La cosa che mi fa pensare è la successione temporale. Un giorno prima del DevDay, OpenAI ha annunciato che GPT-6.1 Astra, il successore dell’attuale Astra, non verrà rilasciato: i test interni hanno sollevato dubbi su disallineamento, inganni e tentativi di evadere la supervisione umana. Al suo posto è arrivato Sol, meno capace, ma giudicato più sicuro. Il messaggio implicito: preferiamo un modello un gradino sotto a uno che ci spaventa. È una scelta di serietà, ma anche un segnale che la frontiera della sicurezza è più stretta di quanto il marketing lasciasse intendere fino a ieri.

E mentre Sam Altman presentava Space, dall’altra parte della strada Microsoft stava preparando la sua risposta. Ve lo dicono con dodici ore di anticipo, eppure l’effetto è sempre lo stesso: due superpotenze che si pestano i piedi nello stesso ufficio.

Ma si dimette il responsabile della sicurezza di OpenAI

David Robinson, ex responsabile della sicurezza, si è dimesso. In una lettera su The Atlantic, non usa giri di parole: «Mi sono licenziato perché la sua cultura aziendale è corrotta». Parole che bruciano? Assolutamente sì. Non è un semplice dissidio dipartimentale, è uno scontro di visioni. Da un lato c’è l’urgenza di scaling, la corsa sfrenata ai ricavi, il timore di restare fermi mentre i concorrenti galoppano. Dall’altro, la consapevolezza, per altro fredda, che i sistemi AI non sono più giocattoli, ma strumenti potentissimi.

Robinson è stato chiaro: la portata dei fallimenti cresce a dismisura man mano che i modelli diventano più sofisticati. Una frase che dovrebbe far tremare il ground a ogni manager, venture capitalist o CTO che si rispetti. Stiamo costruendo colossi su basi fragili? La pressione per la crescita sta scardinando i protocolli di sicurezza? Se la cultura interna è corrotta dal solo desiderio di espansione, la domanda non è più se l’errore accadrà, ma quando e con quali conseguenze devastanti. Serve un reset immediato, una riflessione scomoda: la velocità senza direzione non è efficienza, è rischio puro.

Ed è già arrivato OpenDots

Come per Claude code o Muse, è arrivato OpenDots, la versione open (e diversa) di Dots. Non un prodotto hosted, ma un template per costruire il tuo workspace di agenti: clona, connetti, adatta. Qui gli spazi ospitano documenti, con navigazione ed editor visivo focalizzato, ma è l’utente a governare il tutto

Google risponde, ma a metà: Gemini 4 Argon entra dalla porta dei cyber defender

Dopo mesi di silenzio e l’onta di aver fatto peggio di Anthropic e OpenAI sui benchmark di cybersecurity, Google ha presentato il 30 settembre Gemini 4 Argon, il primo modello della famiglia Gemini 4. “È il più potente mai costruito” a Mountain View, dicono, ma in realtà in 12 benchmark su 18 batte GPT-6 Astra e Claude Opus 5.5. Dove lo posiziona Google? Su tre fronti caldi: software engineering, enterprise (dalla finanza al fisco) e cybersecurity. Il limite di output sale a un milione di token, contro i 64.000 della generazione precedente: numeri che sembrano fatti apposta per far impallidire chiunque faccia ragionamenti lunghi.

Il punto vero, però, è nel retroscena. Google usa Argon per migrare da C++ a Rust oltre 800.000 righe del kernel Zircon di Fuchsia e per liberare 300 terabyte di memoria nei propri data center. Qui il marketing sparisce: è il modello che fa manutenzione all’infrastruttura di chi lo ha costruito. E sulla sicurezza? Argon cerca, valida e corregge in autonomia vulnerabilità critiche. Dai il caccia alla falla, verifica la sfruttabilità, scrivi la patch. L’intero ciclo di un security researcher, automatizzato.

La cosa notevole, però, è la distribuzione. Argon non arriva a tutti. Va prima ai cyber defender del programma Fairwind (650 tra governi e gestori di infrastrutture critiche), con le protezioni di cybersecurity disattivate per legittima difesa, e solo dopo agli abbonati Google AI Ultra e ai clienti API a pagamento. Una data per il pubblico non c’è. Intanto, Google ha cancellato Gemini 3.5 Pro, che Sundar Pichai aveva annunciato a giugno. Sono mesi di ritardo che si traducono in una capitolazione strategica: Argon deve correre, ma deve anche fare i conti con un trust deficit accumulato.

Il prezzo dice molto della strategia: 2 dollari in input e 10 in output per milione di token in fase introduttiva, con sconto del 95% sui token cached. In pratica, è un terzo di quello che chiede Anthropic. Una mossa insolita per Google, abituata a non fare guerre di prezzo. Quando lo fai, di solito è perché il prodotto da solo non basta a riconquistare il mercato. La sintesi perfetta: il modello è il migliore che hanno, ma per ora lo possono toccare solo in pochi, e a Mountain View lo sanno.

Microsoft e una frattura tutta nuova

Settimana scorsa vi ho scritto che Microsoft aveva ridisegnato Copilot attorno a tre elementi e mi sono arrivati diversi messaggi critici, che fatico a spiegarmi. Mi spiego meglio. Home e Code entrano nel programma Frontier nelle prossime settimane, Autopilot in private preview a fine mese.

La cosa che mi ha colpito è il cambio di rotta, perché è un ribaltamento di gerarchia. Infatti, per anni Copilot è stato il pannello laterale che “aiutava l’utente” dentro Office; oggi Office è di fatto un’app dentro Copilot.

È una mossa obbligata: se gli agenti di OpenAI entrano nel campo della produttività personale, Microsoft non può più permettersi un assistente passivo.

L’altra faccia della medaglia è il prezzo da pagare: è la fine del “tutto incluso” per le aziende: un utente Pro costerà sempre i suoi 20 dollari, ma ogni volta che un Autopilot ti prepara una presentazione alle 3 di notte, qualcuno paga i token. Per i CFO è un incubo effettuare previsioni, per Microsoft è un’opportunità per fare upselling.

Se posso chiudere con un pensiero telegrafico, l’AI come servizio è finita, l’AI come consumo è appena cominciata.

GLM-5.3, l’open cinese che spaventa Anthropic e chiunque altro

Il 29 settembre Anthropic ha pubblicato un report che farà rumore a lungo: GLM-5.3, il modello open-weight di Z.ai (Zhipu AI), è capace di costruire exploit end-to-end in autonomia quasi quanto Claude Mythos Preview. Su ExploitBench, che testa vulnerabilità note del motore V8 di Chrome, GLM-5.3 realizza 50 exploit funzionanti su 410 tentativi; Mythos Preview ne fa 56. Su un benchmark interno di binary exploitation, il 4% dei task finisce in controllo completo del flusso di esecuzione contro il 6% di Mythos. In un test live, un ricercatore ha lasciato GLM-5.3 su una build Linux di un browser e, in un giorno, il modello ha trovato da solo più vulnerabilità zero-day nel motore JavaScript, le ha concatenate e ha costruito una pagina web che legge file dal computer del visitatore. Un exploit completo per Chrome è costato venti dollari e quaranta centesimi di API!

Ma il punto che ha fatto più male non è la capacità, è la facilità di disattivare le difese. Le protezioni interne di GLM-5.3 rifiutano le richieste dannose il 90% delle volte, ma con tre tecniche si scende al 64% (basta dirgli che è un red team), poi al 92% (prefilling dei token di ragionamento), poi al 100% con l’abliteration, una procedura che riscrive i pesi del modello per eliminare i rifiuti.

Anthropic ci ha provato con 2.200 ore GPU, circa 4.400 dollari, e ha portato il tasso di rifiuto dal 90% al 2% senza perdere capacità. Il 17 settembre il NIST americano (CAISI) aveva già certificato GLM-5.3 come “il modello open-weight più cyber-capace mai rilasciato”.

Il 28 settembre Z.ai e Concordia AI hanno proposto sei stadi di gestione del rischio per i modelli open. Speriamo in bene. La domanda che nessuno pone è: se uno Stato con diecimila dollari di cloud può produrre un exploit Chrome in venti minuti, cosa stiamo proteggendo, esattamente?

Il lato oscuro della settimana: attacchi sempre più veloci, difese sempre più lente

Il 1° ottobre Microsoft ha rilasciato il Digital Defense Report 2026 e il quadro è brutto e per niente rassicurante. La finestra mediana tra la scoperta di una vulnerabilità e la sua attivazione è crollata sotto le 24 ore; i difensori medi ne impiegano ancora 30-60 per fare le patch. Il phishing è passato dal 7% al 23% degli incidenti in un anno. A luglio 2026 il team Sysdig ha documentato JADEPUFFER, la prima campagna di estorsione ransomware completamente autonoma, dove l’AI orchestra targettizzazione, richiesta di riscatto e gestione dell’estorsione con intervento umano minimo.

In ambiente controllato, Anthropic Mythos Preview e OpenAI GPT-5.5 hanno concatenato 32 passi di attacco per compromettere un dominio aziendale emulato senza alcun input umano. Microsoft avverte che un attore ben finanziato potrebbe accumulare zero-day a velocità macchina, più veloci di qualsiasi organizzazione possa risolverli.

In parallelo, OpenAI ha rivelato il 30 settembre la più grande campagna di “distillazione avversaria” mai raccontata: 15.000 account, 16.000 richieste in due giorni a fine luglio, un obiettivo preciso, estrarre il ragionamento protetto dei modelli GPT per addestrarci sopra modelli concorrenti. OpenAI attribuisce il “core cluster” a individui associati a Moonshot AI, il laboratorio cinese di Kimi. Un bug permetteva di portare il reasoning cifrato da una conversazione in un’altra, dove il modello lo decifrava e lo trascriveva. Il bug è stato corretto, gli account sono stati chiusi, Moonshot non ha commentato. Tre settimane prima Anthropic aveva accusato Moonshot e Alibaba di aver usato Claude per addestrare i propri modelli, 23 milioni di scambi tra maggio e luglio. La distillazione è una tecnica legittima, dice il settore. Quando la fai contro i termini di servizio di tutti, estrarre i pesi diventa un furto. Il confine è sottile, e lo stiamo scoprendo in tempo reale.

Chiude il quadro italiano. Il 30 settembre sono arrivati i dati di Rubrik Zero Labs: il 49,5% delle imprese italiane ha subito un ransomware nell’ultimo anno, contro una media globale del 39%, e l’87% di chi viene colpito paga il riscatto. Il 70% delle organizzazioni non ha visibilità completa sugli agenti AI che operano nei propri ambienti. “Sta nascendo una vera e propria forza lavoro ombra”, si legge. Quando il 70% non sa cosa fanno i propri strumenti, il problema non è la cybersecurity, è la governance. Sono numeri che non si discutono, si subiscono.

Robot umanoidi: Figure corre, Tiangong vola, e la Cina alza l’asticella per le IPO

Figure AI ha annunciato di aver prodotto oltre 350 Figure 03 (da tradurre) nella linea BotQ in meno di 120 giorni, portando la velocità da un’unità al giorno a una all’ora, 24 volte. Non è un annuncio su un concept, è una linea di produzione che gira. Boston Dynamics ha aperto dentro Hyundai un campus di addestramento per Atlas, Agility ha presentato la nuova Digit 5. Sul fronte cinese, UBTECH ha attivato a Liuzhou uno stabilimento con capacità di oltre diecimila unità annue. Unitree, intanto, vale circa 29 miliardi di dollari alla borsa di Shanghai, dopo un’IPO ad agosto che aveva fatto +460% in debutto e un successivo dimezzamento. A luglio la FCC ha limitato le vendite di robot stranieri avanzati negli USA, e la cinese CSRC ha iniziato a chiedere tre criteri rigidi per le IPO di robot umanoidi: ricavi sostenuti e ordini commerciali, perdite in calo su un piano triennale, e possesso di tecnologia core (cervello robotico o mani). La soglia sale, e a salire non è solo la qualità, è il messaggio: la Cina vuole aziende che producano robot, non che facciano video su TikTok.

La cosa che mi colpisce è la convergenza dei prezzi. Il G1 di Unitree parte da 13.500 dollari (leggete la classifica che ne vale la pena), l’H1 a 90.000, Figure 03 non ha un listino pubblico ma siamo nell’ordine dei sei zeri. Quando una startup di Hangzhou ti vende un umanoide al prezzo di un’auto usata e un’azienda della Bay Area lo vende al prezzo di una casa, la domanda non è chi vincerà la corsa, è chi sopravviverà al prossimo taglio di budget. Ve lo dicono con i listini, e nessuno fiata.

Interessante questo esperimento (ma guidato) di un umanoide che gioca a badmington.

I piedi degli umanoidi hanno una nuova sensibilità

I robot umanoidi possono superare ostacoli, ma nascondono crisi fatali: atterraggi violenti e instabilità. Non percepiscono il terreno come facciamo noi, mancando del feedback tattile che modula la postura. Ma è arrivato TactileStep, un framework che integra sensori di pressione nelle suole, colmando questo divario evolutivo. Allineando simulazione e hardware, il sistema riconosce le fasi di contatto e premia approcci sicuri. I risultati? Sulle Unitree G1, riduce la forza d’impatto fino al 48,8% e il rumore di 30,1 dB. Dimostrando, finalmente, che l’adattamento inizia… quando cadi.

Chicche di fine settimana: Stratego, QSSR, e PewDiePie bannato da ChatGPT

Tre notizie che non c’entrano con l’AI aziendale, ma meritano un passaggio. La prima: un team di Carnegie Mellon, MIT, NYU e Stanford ha costruito Ataraxos, un’AI che ha battuto Pim Niemeijer, il miglior giocatore di Stratego mai esistito, con un punteggio di 15-1 e 4 pareggi. Stratego era l’ultimo grande gioco a informazione imperfetta in cui l’AI non eccelleva, perché non vedi le pedine avversarie. È un altro mattone nella storia del “l’AI batte l’umano” che continua a non impressionarmi, ma il dato su Stratego era atteso da oltre vent’anni.

La seconda: Sony ha lanciato QSSR, Quick Spectral Super Resolution, un upscaler basato su AI per la PlayStation 5 standard, frutto della collaborazione Project Amethyst con AMD. Debutta su Marvel’s Wolverine e Ghost of Yōtei, e porta la PS5 base a 1440p upscalati senza il chip dedicato della Pro. È la dimostrazione che l’AI grafica non è più un optional da console premium: è una commodity. Tra tre anni non si parlerà più di upscaling, sarà il default come il motion blur.

La terza, la più umana: PewDiePie ha pubblicato Ajax (e poi rimosso), un modello locale da 9 miliardi di parametri, e ha raccontato che OpenAI lo ha bannato due volte per aver usato output di GPT-6 Sol per addestrarlo. È il primo caso pubblico in cui un creator visibile usa un modello closed per fine-tuning e finisce fuori. OpenAI ha le sue ragioni, PewDiePie ha il diritto di costruirsi il suo modello. Il confine tra uso personale e violazione dei ToS sta diventando il prossimo grande campo di battaglia, e quando ci entrano i creator, finisce in prima pagina. Ve lo dicono con due ban, e nessuno fiata.

Late Tech Show di questa settimana

Quanto dipendiamo davvero dalle tecnologie americane ed extra-europee? Come sta trasformando l'intelligenza artificiale il mondo del lavoro, la moda e la certificazione dei prodotti di seconda mano?

In questo quarto episodio dell'ottava stagione di LateTech Show, Gigi Beltrame esplora l'impatto delle nuove tecnologie e dell'IA attraverso 4 interviste e approfondimenti esclusivi con protagonisti del settore:

🔹 Donne, competenze STEM e Intelligenza Artificiale con Ilaria Cecchini (Women at Business): superare la paura dell'IA, l'importanza dell'approccio critico/umanistico e il ruolo fondamentale delle donne nello sviluppo tecnologico.
🔹 AI Agentica e sostenibilità nella moda con Maximilien Abadie (Lectra): come la piattaforma APOG sta rivoluzionando la filiera fashion, dalla progettazione del designer alla stima precisa dei consumi di tessuto e riduzione di CO2.
🔹 Second Hand, autenticazione e AI listing con Silvia Bellomi (eBay): il nuovo sistema di verifica autenticità per i prodotti di lusso/collezionismo e come l'intelligenza artificiale crea schede prodotto perfette in pochi secondi da una foto.
🔹 Sovranità digitale europea e dipendenza tech con Bruno Giussani: l'analisi del libro "Meno America nelle nostre vite" per capire perché oltre l'80% del tech europeo dipende dagli USA e come riconquistare la nostra autonomia tecnologica.

Qui la versione su Youtube.

Il Libro Physical AI

Vi ho detto che è appena uscito mio nuovo libro, ci saranno occasioni per parlarne insieme, sia online (già questa settimana vedrete qualcosa che ho registrato per un canale TV) e sia fisiche, ve lo assicuro.

SmartBreak e Vita da ufficio

Oggi ho ripreso le live alle 11:00 sui miei profili social e su quelli di alcune associazioni manageriali che lo ripropongono. Trovate già la puntata su Spotify.

Techy e oltre

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lunedì 5 ottobre 2026

Come funziona la Garanzia di Autenticità su eBay e l'AI per vendere online

https://www.youtube.com/watch?v=Tk2w8yHT6tg --------------- Come sta cambiando la compravendita di oggetti di seconda mano, collezionismo e moda su eBay? Come funziona il nuovo servizio di verifica di autenticità in Italia e in che modo l’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando la creazione degli annunci di vendita?

In questa intervista, Gigi Beltrame incontra Silvia Bellomi (Head of Categories & Fashion di eBay) per analizzare le novità introdotte dalla piattaforma per acquirenti e venditori: dalla garanzia di autenticità per sneakers e articoli di lusso, all’uso dell’AI generativa per creare schede prodotto perfette in 5 secondi, fino al trend del live shopping per i collezionisti.

💡 I punti chiave di questa intervista:

Garanzia di Autenticità eBay: Come funziona il centro di verifica europeo e perché è una tutela gratuita sia per chi compra sia per chi vende.
Intelligenza Artificiale per i venditori: Creare schede prodotto accattivanti e ottimizzate SEO a partire da una semplice foto in pochi secondi.
Second Hand & Marketplace di fiducia: Il modello di business dietro alla certificazione dei prodotti usati e da collezione.
Live Shopping in Italia: Chi sono gli early adopter (carte collezionabili, fashion, vintage) e come si sta evolvendo il commercio in diretta.
💬 Hai già provato il nuovo sistema di autenticazione o la creazione annunci con AI su eBay? Raccontaci la tua esperienza nei commenti!

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#eBay #GaranziaDiAutenticità #Ecommerce #IntelligenzaArtificiale #SecondHand #LiveShopping #GigiBeltrame #VenditeOnline

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Meno america nelle nostre vite: geopolitica tech, dati e futuro digitale nel libro di Bruno Giussani

https://www.youtube.com/watch?v=VJyxXfpPfKQ --------------- L’80% delle tecnologie digitali che usiamo quotidianamente in Europa dipende dai giganti tech americani. Ma cosa succede quando geopolitica, cloud e intelligenza artificiale diventano una leva di potere strategico? È davvero possibile per l’Europa riconquistare la propria sovranità digitale?

In questa puntata di Late Tech Show, Gigi Beltrame intervista Bruno Giussani, autore del saggio "Meno America nelle nostre vite. Riconquistare la sovranità digitale europea", per approfondire i rischi della dipendenza tecnologica ed esplorare le soluzioni concrete per costruire un ecosistema digitale europeo autonomo.

💡 I punti chiave di questa intervista:

La trappola della dipendenza tecnologica: Come siamo arrivati ad affidare software, infrastrutture cloud e AI a poche Big Tech d'oltreoceano.
Geopolitica e rischio operativo per le aziende: Dal modello ad abbonamento (SaaS) alle sanzioni e al controllo dei dati: cosa rischiano le imprese se l'accesso viene interrotto.
Esempi virtuosi in Europa: Come governi e città europee stanno già avviando piani concreti per de-americanizzare i propri sistemi IT.
Dalla ricerca all'impresa: Perché l'Europa deve tornare a investire sui propri talenti e trasformare la ricerca scientifica in prodotti e piattaforme proprietarie.
3 motivi per leggere il nuovo libro di Bruno Giussani: Una guida per comprendere il presente e il futuro della nostra autonomia cognitiva e tecnologica.
💬 Pensi che l'Europa possa davvero rendersi autonoma dal punto di vista tecnologico o la dipendenza è ormai irreversibile? Faccelo sapere nei commenti!

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sabato 3 ottobre 2026

Il tuo problema non sono i dati: è che non si parlano! - SmartBreak

https://www.youtube.com/watch?v=Lnaigwy4zAM --------------- La tua azienda sta perdendo tempo e denaro a causa di fogli Excel disallineati e dati che non comunicano tra loro? Molto spesso il vero ostacolo non è la tecnologia, ma la mancanza di cooperazione e di standard condivisi tra i diversi reparti.

In questa puntata di SmartBreak facciamo il punto su come passare dal caos dei silos aziendali a un ecosistema integrato ed efficiente. Prendendo spunto dalle novità emerse al Data Management Summit, vediamo perché la standardizzazione e l'interoperabilità dei dati sono indispensabili non solo per le grandi realtà e la pubblica amministrazione, ma soprattutto per le piccole e medie imprese.

📌 Punti chiave trattati:

Perché reparti diversi leggono gli stessi dati in modo opposto
L'impatto dei silos aziendali sui costi e sulle decisioni strategiche
Come standardizzare i formati e creare un vocabolario comune
Il principio "once-only" e le best practice di governance
Perché una corretta gestione dei dati serve subito anche alle piccole imprese

💬 Lascia un commento: nella tua realtà aziendale come gestite l'allineamento dei dati tra reparti?

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Assumere uno stagista digitale senza tutor farà fallire la vostra azienda

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Questa settimana ho scelto un titolo forte, ma vedo veramente tanti progetti AI in cui si lancia un agente senza il doveroso (e rigoroso) controllo. Poi ci si chiede perché i progetti falliscono.

Non ritorno sulla polemica dei contenuti creati con l’AI, ci sono le puntate precedenti che ne parlano, ma questa è stata una settimana folle di innovazione, con IFA, Formula 1 e tutti nuovi modelli AI e ho provato a fare una cronaca, più o meno ragionata, per permettervi di unire qualche puntino in più.

Qui trovate la versione podcast automatica. In tanti mi chiedete “perché non la fai creare con la tua voce”, ma la risposta è semplice: perché dovrei regalarla a qualche AI? già la studierà dai video e podcast...

L’illusione dei cicli nell’AI genera confusione se non governata

“L’ingegneria dei cicli” sta emergendo come l’arte di delegare il percorso e l’operatività all’intelligenza artificiale, trasformando una sequenza di clic in un flusso di lavoro autonomo. Non si tratta di trovare prompt perfetti, ma di definire regole chiare perché l’AI possa agire senza la tua costante presenza. È l’illusione di assumere uno stagista digitale: imposti l’incarico e l’AI raccoglie dati, esegue l’attività e verifica i risultati, ripartendo fino al raggiungimento dell’obiettivo.

In questo modo si risolvono bug nei software già da mesi. Per funzionare, ogni ciclo ha bisogno di quattro pilastri fondamentali: il trigger che dà il via all’operazione, l’ambito di azione, un controllo per verificare il successo e una condizione di arresto.

Chissà perché l’ultimo è sempre l’elemento mancante nella stragrande maggioranza di progetti. O meglio, c’è, ma non relativo ai risultato ma ai costi.

Avere chiarezza su tutti e quattro gli aspetti è fondamentale per raggiungere risultati significativi. Poi che ci sia un controllo dei costi è inevitabile, ma spesso si è speso molto per trovare la strada e poi si spende pochissimo per l’applicazione operativa quotidiana.

Non è facile trovare un equilibrio, ma questa è la strada per raggiungere obiettivi reali, misurabili e concreti, perché questo modo di operare li offre solo se tutto è organizzato e pensato a priori.

Va sempre ricordato che certi modi di far lavorare gli agenti AI risulta essere ideale per compiti ripetitivi e ben definiti, ma diventa pericolosa quando si interfaccia con decisioni reali complesse: l’AI potrebbe correggere tecnicamente un problema creandone di nuovi, proprio perché non percepisce il contesto.

Eppure c’è chi cerca di affidargli compiti critici, ma rimarrà scottato.

In cinque giorni, cinque modelli (anzi, sette)

Partiamo dalle notizie, perché davvero non si vedeva da tempo un’agenda di rilasci così fitta, elementi che hanno messo in secondo piano, se non terzo, IFA di Berlino.

Tra il primo e il quattro settembre, cinque laboratori hanno rilasciato nuovi modelli di intelligenza artificiale: Anthropic, Google, Meta, Multiverse Computing e OpenAI. Una cosa quasi incredibile se si pensa che fino a due anni fa un major release al mese era già tanto. Adesso facciamo fatica a stare dietro alle sigle.

Fable 5.1 e Mythos 5.1

Il primo settembre tocca ad Anthropic, che svela Fable 5.1 e il gemello a inviti Claude Mythos 5.1. Stesso modello, protezioni diverse. Finestra di contesto da un milione di token, pensato per task agentici di lunghi ore. Prezzo: 10 dollari in input e 50 in output per milione di token, gli stessi numeri che userà anche OpenAI. Si tratta di cifre enormi, soprattutto per un uso con gli agenti, ma a questo punto condivise con i concorrenti.

Z.ai, GLM-5.3 e l’open che si sta chiudendo

Sempre il primo settembre Z.ai ha rilasciato i pesi di GLM 5.3 (era già uscito), ma ha abbandonato la licenza MIT classica. Ora i fornitori di servizi con fatturato superiore ai 10 miliardi di dollari devono superare una verifica di sicurezza di Z.ai prima di usare commercialmente il modello o sue derivazioni.

È un cambio di strategia significativo, e ci racconta una verità scomoda: anche in Cina, “open weight” non significa automaticamente “aperto” come lo intendiamo noi. La licenza speciale introdotta da Z.ai è un modo per gestire la pressione geopolitica e regolatoria, e probabilmente diventerà un modello. Del resto, anche Meta, Google e OpenAI stanno virando verso pesi “aperti ma con paletti”.

La cosa che mi fa pensare è questa: 753B parametri a pesi aperti, con context di 1 milione di token, capacità multimodali native e un pricing API di 0,15 dollari in ingresso e 0,50 in uscita per milione di token, è una best practice tecnologica seria. Non stiamo parlando del “modello cinese di serie B” di due anni fa. Stiamo parlando di un competitor a tutto tondo.

Gemini 3.8 Flash

Il 2 settembre è il turno di Google, che mette in produzione Gemini 3.8 flash e la variante “Cyber” a inviti. Tre settimane dopo la 3.7 Flash, in casa Google ormai i Flash escono come gli aggiornamento del browser.

Google tenta una riscossa, migliorando coding, ragionamento e task agentici pur mantenendo il prezzo invariato della versione precedente. Tuttavia, il cofondatore di DeepMind Koray Kavukcuoglu ammette candidamente che Gemini si trova “un po’ sotto la frontiera”, dove, secondo lui, risiede l’unica vera identità del progetto. Prezzo di lancio 0,75/3,75 dollari per milione di token, ma attenzione: sulla loro pagina di pricing c’è scritto che dal 1° gennaio 2027 raddoppia.

Il prezzo sembra essere una componente essenziale nell’offerta di Google. Il 3.7 era già uno dei modelli preferiti per la programmazione, con questa versione vogliono salire di livello.

Meta Spark 1.3

L’aria di una nuova frontiera si fa densa di promesse e calcoli, dove due giganti si contendono il trono dell’intelligenza artificiale. Sempre il 2 settembre, Meta scatena il suo modello Muse Spark 1.3, presentato da Mark Zuckerberg come “prestazioni di frontiera quasi troppo economiche per essere misurate”, capace di piazzarsi al terzo posto nella classifica Intelligence Index, alle spalle solo di Claude Fable e Opus, ma con un costo decisamente più abbordabile. Dichiara un taglio del 20% nelle chiamate e del 25% nei token. Se confermato, è una di quelle notizie che dovrebbero far ragionare chi progetta applicazioni: stesso modello, ma con costi operativi che cambiano in modo sensibile.

Oltre al costo dei modelli, il risparmio dei token e delle chiamate sta diventando importante per chi realizza applicazioni agentiche.

OpenAI GPT-6 Astra e il roll out caotico

Il 3 settembre arriva il pezzo grosso e molto atteso: GPT 6 Astra. OpenAI lo definisce “il modello più capace che abbiamo mai messo in distribuzione ampia” e, udite udite, Greg Brockman parla esplicitamente di “salto generazionale” e di inizio dell’era AGI. 98,6% su ARC-AGI-3 nella versione ottimizzata, contesto da 1,05 milioni di token, finestra di output da 128.000. Prezzo API: 10 dollari in ingresso, 50 in uscita per milione di token, due volte e mezzo il precedente GPT-5.6 Sol. Una mossa interessante, perché allinea il listino a quello di Anthropic e alza l’asticella di tutto il settore.

Tutto bello, ma… Quello che doveva essere il momento di gloria di OpenAI si è trasformato in un caso limite di comunicazione.

Astra ha debuttato, ma solo per un gruppo ristretto di aziende dentro il programma Daybreak Access. Gli abbonati a Plus, Pro, Business ed Enterprise, quelli che pagano, scoprono che l’accesso arriverà “nei prossimi giorni”. La notte del 3 settembre Altman in persona si scusa e definisce il rollout “caotico”. Promette reset accumulati per ogni giorno senza accesso, e un’apertura ampia “nel prossimo futuro”, forse nel weekend del 5-6 settembre, “ma non posso promettere nulla”. Al momento in cui scrivo non è arrivato.

La domanda che mi faccio è semplice: ma possibile che ogni lancio di OpenAI debba finire così? L’impressione è che l’azienda sia cresciuta più in fretta della sua capacità di gestire la cosa. E quando il prodotto è un modello che costa 50 dollari per milione di token, la sensazione di non essere padrone della propria infrastruttura la dà a tutti, anche a chi non è particolarmente sospettoso.

Gli spagnoli di Multiverse Computing e anche Xiaomi

E non è finita: in mezzo, una startup spagnola, Multiverse Computing, ha rilasciato Quasar 438B. Li avevo conosciuti qualche mese fa, mi avevano impressionato per la determinazione e avevamo discusso sul fatto che ci dovesse essere una strada alternativa in Europa e che Mistral non bastava.
Quasar 438B si posiziona come il modello di intelligenza artificiale europeo più performante sul mercato, avendo registrato un punteggio di 43 sull’Artificial Analysis Intelligence Index e superando rivali del calibro di Mistral Medium 3.5. Questa tecnologia si distingue per una straordinaria velocità di calcolo, quantificata nella generazione di ben 500 token in appena 15,3 secondi. La sua notevole capacità di elaborazione si riflette anche in una finestra di contesto da un milione di token, equivalente a circa 1.500 pagine di testo, che permette di gestire flussi di lavoro complessi e agenti aziendali su larghissima scala.

Per quanto riguarda i costi, Multiverse Computing ha strutturato un’offerta commerciale basata sul volume di utilizzo per adattarsi alle esigenze delle grandi imprese. Le tariffe variano a seconda dei token elaborati e della modalità di distribuzione scelta, con la possibilità di implementare il modello sia in ambiente cloud che direttamente all’interno delle infrastrutture aziendali protette. I prezzi specifici per le licenze commerciali e gli accessi API vengono formulati su misura attraverso preventivi personalizzati per i partner industriali, garantendo soluzioni scalabili in base alla potenza di calcolo richiesta.

Il tema della Cybersecurity

OpenAI ha comunicato di aver classificato Astra al livello “Critical” del proprio Preparedness Framework. Tradotto: il modello sa trovare falle zero-day in ambienti controllati, sa combinarle in sequenza, e su ExploitBench ha fatto il 100%. In un test interno su 20 vulnerabilità rese pubbliche tra giugno e agosto, ha trovato e sfruttato due falle non note. In un altro test, ha violato un browser e una sandbox partendo da un singolo file HTML.

Le funzioni cyber più spinte restano off-limits. Il che pone una domanda scomoda: ma se il modello è così pericoloso, perché diamine viene rilasciato? E se non è così pericoloso, perché tutta questa messinscena?

E qui arriva la notizia che chiude il cerchio: il giorno prima del lancio, Palo Alto Networks ha pubblicato un’indagine (dovete tradurla) su un attacco ransomware reale in cui un gruppo criminale ha usato agenti AI di frontiera (più LLM in parallelo, condivisione di file Markdown tra agenti, script custom) per portare a termine un’intrusione completa in meno di dieci ore. L’obiettivo: una rete aziendale, con esfiltrazione, scalata al livello root, dirottamento dell’infrastruttura cloud AI della vittima per usarla come infrastruttura d’attacco successiva. Il tutto usando più di 50 tecniche. Una cosa che, secondo tanti esperti, richiederebbe “due settimane di lavoro coordinato di più red team umani”.

E dulcis in fundo: gli attaccanti hanno lasciato un report di audit di 80 pagine sulla sicurezza della vittima. Il che è insieme geniale e inquietante!

L’attacco AURORA spiegato bene

Per gli amanti della cybersecurity c’è poi il caso del ransomware AUR0RA, di cui si è parlato a fine agosto ma che è tornato d’attualità: un affiliato russofono ha usato l’agente AI integrato in Cursor per violare 7 aziende in 6 paesi, tra cui Teckentrup, Helideck Certification Agency, Christeyns e Bayou Title. La scoperta l’ha fatta la security israeliana Gambit, trovando 28 chat lasciate esposte per errore. Cursor non ha subito una violazione tecnica: gli attaccanti hanno usato lo strumento come normali clienti paganti, convincendo l’agente che fosse tutto un test autorizzato. E l’agente ha eseguito.

Cosa impariamo? Che la frontiera del crimine informatico si è spostata di brutto. Le aziende che pensano di poter affrontare la cybersecurity con gli strumenti del 2023 sono già in ritardo. E che la regolamentazione che si prova a fare al G20, di cui vi racconto tra poco, rischia di inseguire la realtà con anni di distanza.

Giovedì 3 settembre: ChatGPT, Claude e Grok giù insieme

Una cosa che mi ha colpito, e di cui si è parlato meno di quanto meritasse.

Giovedì 3 settembre, in una finestra di poche ore, 3 modelli sono sono andati KO contemporaneamente. Downdetector ha registrato picchi di 30.000 segnalazioni in un’ora. OpenAI ha ammesso “elevated errors across ChatGPT and Codex”, Anthropic e xAI hanno riconosciuto problemi analoghi.

Nessuna causa ufficiale condivisa: non un DDoS, non un vendor, non un bug di configurazione. Solo tre sistemi diversi che cadono nello stesso momento. È il tipo di evento che dovrebbe far riflettere su quanto il mondo del lavoro (e non solo) dipenda ormai da una manciata di API. La domanda “il tuo sistema funzionerebbe con un altro LLM?” che facevo qualche puntata fa di #techy, oggi è ancora più attuale.

USA al G20: “regolamentazione non interventista” per l’AI

Entrando più in un contesto regolatorio, l’uno e il due settembre si è tenuto in Carolina del Nord un G20, e gli USA hanno spinto per un approccio “non interventista” sull’AI. Tradotto: niente nuove regole, al massimo qualche linea guida per situazioni “inedite”. Il fatto che ciò accada mentre Astra viene classificato al livello cyber più alto e sono all’ordine del giorno gli attacchi reali portati a termine da agenti AI, la dice lunga sulla distanza tra politica e realtà.

A margine, ma non troppo, segnalo che l’NSA vuole accedere a tutti i modelli AI, come detto dal vicedirettore Tim Kosiba il 27 agosto. Una frase che meriterebbe un dibattito serio e che, temo, non lo avrà.

Google evita (di nuovo) una cessione e l’UE interroga gli editori sull’opt-out AI

Mercoledì 2 settembre, la giudice federale statunitense Leonie Brinkema ha respinto la richiesta del DOJ a Google di cedere AdX, la piattaforma di aste pubblicitarie dove Google trattiene il 20% di commissione. È il terzo rifiuto consecutivo per le autorità antitrust americane: dopo Meta (Instagram e Whatsapp), dopo Chrome, ora AdX. La sentenza di aprile 2025 stabiliva che Google ha monopolizzato illegalmente i mercati dei server pubblicitari e delle ad exchange, ma la corte ha preferito imporre rimedi comportamentali invece di una vendita forzata. Capiremo nei prossimi mesi cosa comporta, perché l’opinione completa è sotto sigillo per due settimane in attesa delle rettifiche.

In Europa, invece, la Commissione ha inviato agli editori un questionario sull’opt-out di Google, quella opzione che permetterebbe ai publisher di non vedere i propri contenuti usati per alimentare AI Overviews e AI Mode senza penalizzazioni sul ranking. Il questionario chiede se gli editori lo userebbero e perché. La risposta dei publisher potrebbe decidere se Google prenderà un’altra multa o no. Ma attraverso un sondaggio?

E sempre in tema regolatorio europeo, segnalo che il 31 agosto Reddit, ChatGPT e Roblox sono entrate nella lista delle Very Large Online Platform e sono soggette al Digital Services Act. È la prima volta che un chatbot AI entra in quella lista: Bruxelles lo ha classificato come motore di ricerca. Henna Virkkunen lo ha presentato come un passaggio necessario per “standard più alti di scrutinio e responsabilità”. Quattro mesi per adeguarsi.

Robot umanoidi, cinesi e non solo: Tiangong Ultra, Superman, IPO di Unitree

Sulla robotica umanoide si è detto tanto nelle scorse settimane, e i numeri meritano una riflessione seria.

Unitree ha mostrato Superman, il suo nuovo umanoide capace, secondo i dati di casa, di 12,66 metri al secondo (45,6 km/h) e 2 metri di salto verticale. Sono numeri dichiarati dall’azienda, non verificati indipendentemente, e il robot era in sviluppo da poco più di tre mesi. Prendeteli per quello che sono: un video di marketing.

Più sostanzioso il round per IRON, il robot umanoide che punta alla produzione di massa entro fine anno e alle consegne commerciali nel 2027. Investitori: IDG, Tencent, Alibaba. Il bello è che né IRON né Superman sono in vendita oggi, il che ci ricorda che l’80% di queste notizie è ancora “carta e PowerPoint”.

La domanda vera resta: c’è davvero mercato? Le previsioni di Bank of America parlano di 1,2 milioni di spedizioni annue entro il 2030, e nel primo semestre 2026 ne sono state spedite circa 19.100, di cui il 97% dalla Cina. Crescita esponenziale, sì, ma su una base ancora minuscola.

IFA Berlino: la casa è diventata un agente

Se qualcuno pensava che IFA fosse ancora la fiera delle lavatrici, si è dovuto ricredere.

Dall’IFA il messaggio è chiarissimo: l’AI non è più una funzione, è il collante. LG ha presentato ThinkQ Claw, un agente conversazionale che legge i pattern quotidiani, propone azioni prima che tu le chieda e coordina elettrodomestici, energia e servizi. ThinQ ON come hub, Homey per il multi-brand, HEMS per l’energia, CLOiD come robot domestico (che al CES aveva fatto colazione e bucato). All’ingresso dello stand, una “LG AI Orchestra” diretta da CLOiD su un ledwall di 16 metri: vale la pena guardare il video.

Xiaomi, con uno stand da 3.300 metri quadrati e 380 prodotti dell’ecosistema “Human × Car × Home”. La parte interessante: Xiaomi cita investimenti in R&D superiori a 24 miliardi di euro tra 2026 e 2030, e mostra i suoi modelli MiMo-V2.5-Pro, Miloco e Miclaw, pensati per gestire ragionamenti in contesti fisici e digitali. Più CyberOne, l’umanoide impiegato sperimentalmente nella Xiaomi Auto Factory, dove in quattro mesi precisione e tasso di successo delle operazioni sono passati dal 90% al 98%. Numeri che, se veri, fanno pensare.

Dyson ha svelato dieci prodotti con AI, visione artificiale e machine learning, della famiglia di robot Nurovi, che identifica fino a 200 tipi di sporco e oggetti grazie a luce UV e illuminazione laser. La retorica di Jake Dyson è esplicita: “Da prodotti meccanici a dispositivi che vedono, pensano e reagiscono”.

IFA Next, l’area dedicata alle tecnologie più futuribili, è cresciuta fino a circa 300 espositori, con PrimeBOT, EngineAI, Dobot, Deep Robotics, Agibot, Unitree. La Physical AI non è più un corner, è un padiglione.

Questa settimana riprende il Late Tech Show

Martedì sera su Youtube e da mercoledì mattina su tutte e piattaforme podcast inizia l’ottava stagione del Late Tech Show.

Vi lascio una gustosa anteprima con un’intervista straordinaria a Claire Sparks, per parlare di come la Formula 1 utilizza la tecnologia e come la sfrutta mettendo davvero alla prova il tutto ogni week-end di gara.

Il Libro Physical AI

Vi ho detto che è appena uscito mio nuovo libro, ci saranno occasioni per parlarne insieme, sia online che fisiche, ve lo assicuro.

SmartBreak e Vita da ufficio

Oggi ho ripreso le live alle 11:00 sui miei profili social e su quelli di alcune associazioni manageriali che lo ripropongono. Trovate già la puntata su Spotify.

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