lunedì 20 luglio 2026

AI, bolla, investimenti, Agenti e Startup

https://gigibeltrame.substack.com/p/ai-bolla-investimenti-agenti-e-startup ---------------

Qui la versione podcast automatica di questa newsletter.


L’AI è davvero una bolla? e per qualcuno lo sarà, ma…

Smettetela di chiamarla scommessa. Smettetela di guardare l’intelligenza artificiale come se fosse l’ennesimo biglietto della lotteria comprato con la speranza irrazionale di sbancare il lunario domani mattina. I numeri, quelli veri, quelli che fanno tremare i polsi ai CFO e ridisegnano le gerarchie della trasformazione digitale, ci dicono una verità molto più cruda: siamo entrati nell’era delle certezze industriali.

Il problema è che spesso si cercano di mischiare economia e finanza, ma sono due cose distinte. L’economia è una scienza che valuta le risorse per soddisfare dei bisogni. La finanza è una piccola parte, che si concentra sulla gestione del denaro nel tempo, in particolare di gestire il rischio e massimizzare il valore per gli investitori.

Quando Anthropic decide di staccare un assegno da 1,25 miliardi di dollari al mese, sì, avete letto bene, sono 15 miliardi all’anno, per affittare il supercluster Colossus 1 costruito da xAI a Memphis, non sta cercando di indovinare il futuro. Sta comprando la capacità di abitarlo, qui e ora.

Pensiamoci un attimo, usciamo dalle slide dei consulenti e guardiamo la realtà dei flussi di cassa. Anthropic oggi fattura circa 30 miliardi di dollari. Decidere di cedere la metà esatta di questo fatturato a un unico proprietario, in questo caso SpaceX, è un terremoto. In quale altro settore vedreste un’azienda sana, nel pieno della sua scalata tecnologica, girare il 50% delle proprie entrate a un fornitore di infrastruttura? Non lo fai se sei nel campo delle ipotesi. Non lo fai se stai “sperimentando”. Lo fai solo se sei assolutamente certo che la domanda dall’altra parte sia reale, solida, quasi violenta nella sua urgenza.

È la fine del “vedremo”. È la dematerializzazione dei processi che incontra la brutalità del silicio e dell’energia elettrica. Qui non stiamo parlando di tecnologie esponenziali che forse, un giorno, cambieranno il modo in cui facciamo la spesa. Stiamo parlando di contratti di locazione che blindano la potenza di calcolo fino al 2029. Stiamo parlando di una visione che si è già fatta struttura, di un investimento che richiede un ritorno garantito per non trasformarsi nel più spettacolare suicidio aziendale della storia recente.

Chi parla ancora di bolla o di semplice trend passeggero non ha capito che le economie di scala del Big Data e dell’AI hanno riscritto i contratti sociali tra aziende e fornitori. Se metti metà della tua dote sul tavolo per affittare il motore, è perché sai già esattamente dove quel motore ti porterà e quanto velocemente la tua network society è disposta a pagare per quel viaggio.

Non è più una scommessa sul futuro. È bilancio, è hardware, è la nuova realtà del business globale. E la realtà, come sappiamo, non accetta scommesse: vuole certezze.

Sarà per tutti? probabilmente no. Vinceranno i modelli chiusi o quelli open source? Non lo sappiamo, ma chiaramente qualcuno ci lascerà la pelle.

E non è una questione dell’andamento in Borsa di IBM o Oracle a cambiare le cose, le borse si chiamano mercati, ma scommettono sul futuro, hanno scommesso forte, hanno incassato tanto, si basano su promesse.

In Europa c’è qualcuno che può scommettere una cifra come quella di Anthropic? Perché la sfida non è più sulla tecnologia, ma su quanto si è disposti a investire per rendere in futuro il tutto sostenibile.
Senza interrogarsi sui token o sui costi in generale, ma su quanto è realizzabile o no.

Il prezzo non sarà un dettaglio, ovviamente perché l’economia si basa su costi e ricavi, ma confonderla con la finanza è un errore molto grave.

Ma qualcuno davvero può pensare che potremo in futuro fare a meno dell’intelligenza artificiale e degli agenti, piuttosto che dei robot?

Ogni azienda deve valutare, come sempre si dovrebbe fare, una gestione del rischio e dei costi da sostenere per avere o non avere determinati strumenti.

Non si è sempre fatto così? Eppure con l’AI e ora con gli agenti e la physical AI molti si sono scordati le basi.

Il rischio è sempre la risposta per ogni imprenditore o manager, porsi le domande giuste diventa vitale, che non sono solo “cosa faccio se non mi muovo?” o “come posso migliorare?”, ma la principale dovrebbe essere “creo valore?”.

Non ci può essere una risposta che vale per tutto e per tutti. Non è possibile e non è mai stato possibile.

Oggi un buon modello LLM e un sistema agentico può far crollare il costo di cose che prima richiedevano sforzi economici ingenti ed è assolutamente reale in molti casi. Ma c’è un MA grande come una casa e molte startup e Venture Capital se ne stanno accorgendo.

Quell'accelerazione che sta avvenendo in tanti lavoro, non è qualcosa che appartiene all’azienda che la sfrutta, va ad alimentare altri che non solo sfruttano le informazione e i dati, ma se ne “impossessano” e vengono pure pagati per questo.

Su cosa sta scommettendo Anthropic? sulla potenza di calcolo sul proprio vantaggio competitivo?
E chi lo sta finanziando? La borsa o gli utenti/aziende?

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Non è un caso che Satya Nadella abbia avvertito le aziende sul pericolo dell’intelligenza artificiale, il cosiddetto “paradosso delle informazioni inverse”. Si paga l’AI due volte, con denaro e conoscenze aziendali. Il suo consiglio è di proteggere i dati e utilizzare strumenti come Copilot e Azure AI Foundry, avevamo dubbi?

I problemi dell’AI

Vi lascio un consiglio di lettura.

Anthropic ha condotto nuovi test di sicurezza sui suoi modelli, un anno dopo aver scoperto che alcuni di essi cercavano di estorcere denaro alle persone. Il risultato più preoccupante proviene da Claude, che ha “mentito” nel 62-86% dei test per proteggere comportamenti che riteneva giusti, anche se non conforme alle istruzioni.

I modelli di intelligenza artificiale più avanzati sono anche grandi archivi di conoscenza, che possono essere utilizzati per scopi benefici o malevoli. La sfida è bilanciare l’accesso a queste conoscenze duali, limitandone l’uso dannoso senza compromettere le prestazioni del modello. Un nuovo metodo, chiamato GRAM, consente di aggiungere “compartimenti” dedicati per ogni categoria di conoscenza duale, che possono essere facilmente rimossi o mantenuti a seconda dell’utilizzo previsto, senza influire sulle prestazioni generali del modello.

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Le aziende sono arrabbiate per il costo dei token

Il CEO di Palantir, Alex Karp, afferma che le aziende sono infuriate per il fatto di pagare per l’output dell’intelligenza artificiale che non ripaga il suo costo. Il problema è che le aziende consumano modelli di intelligenza artificiale senza trattenere le conoscenze, quindi non possono costruire un valore duraturo. Ci sono tre rischi principali: spendere soldi per l’output dell’AI che non si ripaga, vedere aumentare i prezzi dei laboratori dopo gli anni iniziali a prezzi bassi e perdere il controllo dei dati dei clienti. Le aziende che mantengono i propri dati e conoscenze possono negoziare con forza, mentre le altre stanno solo noleggiando.

E se Youtube diventa responsabile dei contenuti…

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che YouTube può perdere l’esenzione di responsabilità sui contenuti caricati dagli utenti se conosce i contenuti e ci guadagna. Il caso è nato in Italia con una multa a Google per canali YouTube che promuovevano siti di scommesse. La Corte afferma che quando YouTube decide di spartirsi i ricavi pubblicitari con un canale, è consapevole dei contenuti e non può ignorarli.

La rivincita dell’Opensource

Se pensavate che l’open source fosse il fratellino povero e lento dei modelli proprietari, è il momento di ricredersi perché la distanza con i giganti è praticamente azzerata. Siamo entrati in una fase in cui la tecnologia non si limita a rispondere a una domanda, ma progetta hardware, si scontra in gabbie d’acciaio e impara a vivere dentro il palmo della nostra mano, senza bisogno di pesanti server remoti. Non è più solo una questione di software, ma di come queste macchine stiano ridisegnando il perimetro di quello che consideriamo possibile, democratizzando l’accesso a una potenza di calcolo che fino a ieri era riservata a pochi eletti con budget milionari.

Kimi K3 il nuovo sovrano dell’open weights

Se cercavate una dimostrazione di forza, eccola servita su un piatto d’argento: Kimi K3 non è solo un altro modello, ma è la prova vivente che l’open source ha raggiunto e superato i modelli di frontiera su diversi benchmark cruciali. Si è piazzato al secondo posto nella classifica dei dibattiti, superando mostri sacri come GPT 5.6 e Claude Opus 4.8, dimostrando una capacità di ragionamento e una precisione fattuale che lasciano a bocca aperta. Ma la vera notizia bomba è che Kimi K3 ha agito come un vero ingegnere, progettando autonomamente in quarantotto ore un chip ottimizzato per far girare modelli più piccoli, dimostrando una capacità di ottimizzare il codice a basso livello che lo rende uno strumento indispensabile per chi deve spremere ogni goccia di potenza dall’hardware esistente.

Come sempre per l’open sorce, consente ai sviluppatori di scaricarlo, modificarlo e costruirvi sopra. Kimi K3 ha 2,8 trilioni di parametri e può elaborare centinaia di pagine di testo in un solo prompt, rendendolo adatto all’analisi di documenti lunghi e codebase. Il suo prezzo competitivo e la strategia di rilascio aperto possono favorire la sua adozione tra gli sviluppatori.

OpenAI GPT-Red e il paradosso dell’aggressore benevolo

OpenAI ha svelato una creatura nata per distruggere, o meglio, per attaccare sistematicamente gli altri modelli al fine di renderli più sicuri e robusti. GPT Red è un team automatizzato che scova vulnerabilità e inietta prompt malevoli con una precisione chirurgica, riuscendo a violare le difese quasi nove volte più efficacemente rispetto a un ricercatore umano. In un mondo dove gli agenti AI leggono le nostre mail e navigano per noi, il rischio di “prompt injection” è un incubo di sicurezza, e GPT Red serve proprio a simulare questi attacchi in un ciclo di auto-miglioramento continuo che ha già permesso a GPT 5.6 di ridurre drasticamente i propri fallimenti rispetto alle versioni precedenti. Questa evoluzione segna un passaggio fondamentale in cui l’intelligenza artificiale non serve solo a produrre contenuti, ma diventa la struttura portante della propria stessa difesa immunitaria digitale.

E toglie il tetto di 5h a Codex/ChatGPT Work

OpenAI su Codex e ChatGPT Work ha rimosso (per ora) il limite delle 5 ore ascoltanto le lamentele degli utenti. Sono cresciuti gli utenti attivi, passati da 0,5M a 5M in 3 giorni, ora sono arrivati a 10 milioni, con grande soddisfazione.

Microsoft 365 Copilot adotta GPT-5.6 come modello preferito

Microsoft annuncia che GPT-5.6 è ora il modello di default dentro Word, Excel, PowerPoint, Chat e nelle funzioni “Copilot Work”. Migliaia di prompt interni in Excel/Outlook già girano sui modelli MAI proprietari di Microsoft, riducendo la dipendenza da OpenAI e Anthropic.

Anthropic pubblica il framework CISO per agentic AI

Il CISO di Anthropic ha diffuso “Zero risk isn’t the job: a CISO’s guide to agentic AI”, un playbook operativo con 4 domande chiave per valutare il rischio degli agenti: fiducia nei contenuti ingeriti, azioni consentite, blast radius, osservabilità. Lettura obbligata per chi porta agenti in produzione.

Inkling e la sfida di Thinking Machines

Dopo mesi di silenzio, la startup di Mira Morati ha finalmente rilasciato Inkling, un modello “mixture of experts” da quasi un trilione di parametri che punta tutto sulla multimodalità nativa e sull’efficienza. Nonostante la mole massiccia, solo una piccola frazione di parametri è attiva durante l’uso, permettendogli di ragionare su testo, immagini e audio con una fluidità che sfida i leader del settore. Anche se alcuni benchmark indipendenti lo posizionano ancora dietro a giganti come Kimi K3 in termini di velocità pura, la sua capacità di generare layout professionali e persino videogiochi complessi partendo da zero lo rende un contendente serio per chi cerca uno strumento creativo completo e open source. La battaglia per il dominio dei modelli aperti si arricchisce di un nuovo protagonista visionario, i cui dettagli e modelli possono essere esplorati tramite la documentazione ufficiale citata in questo video:

Nous Research chiude un round da $75M e lancia Hermes Cloud

Il lab open-source dietro l’agente Hermes è in trattativa avanzata per un finanziamento da $75M guidato da Robot Ventures (valutazione ~1,5× della Series A). Contemporaneamente lancia Hermes Cloud: agenti VPS pronti in 60 secondi, con nuove “skills” integrate ed esecuzione locale o in cloud.

OpenAI Codex Micro: la tastiera fisica da $230 per gestire agenti

La notizia più “assurda” della settimana: OpenAI lancia Codex Micro, una tastiera hardware con tasti illuminati per agente, joystick, ghiera per regolare il “reasoning effort” e controlli programmabili. Gestire agenti AI diventa un workflow fisico.

E arriva il primo smartphone con AI

Debutto in contemporanea al rilascio di Nubia ZTE, il primo smartphone con agente AI a livello di OS (powered by ByteDance Doubao), presentato al WAIC di Shanghai il 17 luglio.

Un sito per risolvere il cubo di Rubik

Quando il vibe coding aiuta a risolvere un rompicato…in meno di 20 mosse. se vi va, provatelo qui.

Le mani robotiche superano quelle umane

1X ha presentato le nuove mani del robot domestico NEO, in grado di eseguire azioni come versare tè, ordinare uva per colore e comunicare in linguaggio dei segni, grazie a 25 gradi di libertà e sensori tattili. Elon Musk ha definito il problema delle mani come un ostacolo fondamentale nella robotica umanoide, che secondo 1X è stato superato con le mani di NEO.

Umanoidi che combattono tra loro e il drone quasi invisibile

Molti sino sono spinti a commentare l’evento organizzato per fare combattere degli umanoidi tra loro, in stile (Ultimate Fighting Championship), ma farli sembrare umani non è esattemente la cosa più intelligente da fare, perché il combattimento non è esattamente qualcosa che ci nobilita. Interessante a livello di studio e di movimenti per la physical AI, ma insegnarli a picchiare non va a nostro vantaggio…
Nel frattempo la Northwestern University ha sviluppato il “Phantom Twist”, un drone a motore singolo che ruota in senso opposto fino a 25 volte al secondo, diventando quasi invisibile. Un’AI ha ottimizzato la disposizione dei componenti per il bilanciamento, rendendolo dieci volte più difficile da vedere.

Nella puntata della settimana del Late Tech Show

In questa nuova puntata del Late Tech Show, esploriamo le frontiere dell'innovazione tecnologica in Italia, dagli agenti autonomi alle infrastrutture di calcolo per l'IA, fino alle sfide legali nel settore Life Science. In questo video:

Le AI Factory in Italia: con Marco Fanizzi (Dell Technologies) parliamo del progetto Cineca a Bologna e dell'importanza delle infrastrutture di calcolo per la competitività del Paese.

L’era degli Agenti AI: Michele Balbi ci guida attraverso il concetto di "azienda agentiva", spiegando come integrare l'IA nei processi senza perdere il controllo della governance.
Autore del libro “L’era degli agenti”.

Life Science e diritto: Luca Masotti (Studio Masotti Cassella) analizza l'impatto delle nuove tecnologie sui dispositivi medici, la gestione dei dati sanitari e le sfide della professione legale oggi.

Qui trovi la versione Youtube con i capitoli.

Gli SmartBreak e il podcast “Vita da ufficio”

Sto facendo pochissime puntate live sui miei canali social e su quelle delle associazioni, ma vedo che continuate a scrivermi con grande assiduità. Grazie, vedrò come rimediare.

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Questa settimana ho ricevuto una sorpresa, Dati & AI è ritornato in cima alle classifiche su Amazon, sia per i Database sia per in economia. Grazie e spero di non tradire la fiducia.

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mercoledì 15 luglio 2026

Anteprima puntata Late Tech Show n.44 stagione 7

https://www.youtube.com/shorts/eft9nUKLXzw --------------- Contattami per moderazioni, speech e consulenze: https://www.businesscommunity.it/gigi/contattami.php

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Agenti AI nelle imprese, evoluzione del Life Scinece e AI factory italiane - S07e44

https://www.youtube.com/watch?v=t-1jOglB9UY --------------- In questa nuova puntata del #LateTechShow, esploriamo le frontiere dell'innovazione tecnologica in Italia, dagli agenti autonomi alle infrastrutture di calcolo per l'IA, fino alle sfide legali nel settore Life Science.

Insieme a tre grandi esperti del settore, analizziamo come l'intelligenza artificiale stia ridefinendo i processi aziendali e quali siano le opportunità (e i rischi) di questa trasformazione.

Cosa scoprirai in questo video:

Le AI Factory in Italia: Con Marco Fanizzi (Dell Technologies) parliamo del progetto Cineca a Bologna e dell'importanza delle infrastrutture di calcolo per la competitività del Paese.

L’era degli Agenti AI: Michele Balbi ci guida attraverso il concetto di "azienda agentiva", spiegando come integrare l'IA nei processi senza perdere il controllo della governance.

Life Science e Diritto: Luca Masotti (Studio Masotti Cassella) analizza l'impatto delle nuove tecnologie sui dispositivi medici, la gestione dei dati sanitari e le sfide della professione legale oggi.

Capitoli del video:
0:00 Introduzione
02:18 AI Factory e infrastrutture in Italia con Marco Fanizzi
21:25 L'era degli agenti e la governance aziendale con Michele Balbi
41:59 Evoluzione del Life Science e sfide legali con Luca Masotti
57:08 Conclusione

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#IntelligenzaArtificiale #AIFactory #LifeScience #LateTechShow #Innovazione #Digitale #GigiBeltrame

La puntata risponde a queste domande:

Qual è il ruolo dell'Italia nello sviluppo delle AI Factory europee?
Come sta cambiando il settore Life Science grazie all'intelligenza artificiale?
Quali sono i rischi legali dei dispositivi medici basati su AI in Italia?
Cosa significa diventare una "azienda agentiva" oggi?
Come gestire la governance dei dati aziendali nell'era degli agenti AI?
Qual è l'impatto del supercomputer del Cineca di Bologna sulle imprese italiane?
In che modo l'AI sta trasformando la professione legale negli studi italiani?
Perché la sovranità del dato è fondamentale per la Pubblica Amministrazione italiana?
Quali sono le sfide della telemedicina e della protezione dei dati sanitari oggi?
Come l'AI Factory di Dell Technologies supporta l'innovazione in Italia?

martedì 14 luglio 2026

lunedì 13 luglio 2026

Addio startup "pesanti": come l'AI democratizza l'innovazione (e spaventa chi non corre)

https://gigibeltrame.substack.com/p/addio-startup-pesanti-come-lai-democratizza ---------------

Ed eccoci con una nuova newsletter, che come sempre trovate anche in formato podcast e leggendo i dati avete iniziato ad ascoltare prima dell'invio della newsletter!

C’è una frase di Alberto Dalmasso, CEO di Satispay, che mi ha colpito durante la conferenza stampa di lancio delle carte di credito con Mastercard e dell’offerta di ETF, elementi che gettano le basi per entrare nel mondo bancario:

“Non siamo una società che si preoccupa di cannibalizzare parte del proprio prodotto. Siamo qui per cannibalizzare il prodotto degli altri.”

Lo fa Satispay, ma è qualcosa che pensano tante aziende che si occupano di intelligenza artificiale.

Non è una moda. È il modo di pensare al business attuale.

Modello startup in crisi?

La cannibalizzazione è già in atto. Per le startup il mondo è cambiato radicalmente e probabilmente tutto l’ecosistema non è pronto.

Ovviamente non lo dico io, lo dicono i dati.

Siamo abituati da sempre a creare e pensare alle aziende come delle organizzazioni gerarchiche e definite,dove servivano ingegneri, capitali, mesi di preparazione, nel digitale anche sviluppatori e tecnici, designer, analisti, marketer, servizi di pre e post vendita solo per presentare un’idea.
Ma ora è arrivata l’intelligenza artificiale e oggi una persona sola, o un piccolissimo team affiatato può fare tutto questo e lo fa pure molto rapidamente.

Le aziende faticano a comprenderlo, ma soprattutto le startup soffrono questa situazione, perché l’idea che sembrava avere le gambe qualche mese fa può essere messa in discussione. Per altro, c’è chi pensa di poter creare una startup con un app creata con Claude settimana scorsa.

Eppure questa può essere un’opportunità da cogliere, ponendo a sistema l’esperienza accumulata nella fase di partenza.

L’intelligenza artificiale nel lavoro non è solo automazione, diventa significativa se impatta nei processi, altrimenti poteva bastare la RPA (robotic process automation) con gli steroidi dell’AI.

L’automazione della produttività dei singoli non è più la ricetta, quella la stiamo sperimentando e mettendo in pratica da anni ormai. Le cose cambiano con i processi differenti. La prossima sfida si gioca lì.

Non è facile questo cambio di mentalità, ma d’altronde non era facile nemmeno immaginare cosa sarebbe successo con l’arrivo dei personal computer o internet.

Solo che qui la velocità è esagerata.

Io non faccio previsioni, con questa newsletter faccio cronaca, quindi racconto quello che sta succedendo, non sono ipotesi sul futuro.

Come quando vengo criticato se dico che non tutto è automatizzabile o che i costi dell’automazione non sono sempre sostenibili economicamente e perdo iscritti.

Poi però tornano, sono le dinamiche della modernità e non si può fare altro che accettarla e partecipare.

Non si può piacere a tutti, soprattutto non ha senso cercare di piacere e compiacere tutti per tutto il tempo.

Che cronaca sarebbe?

Cosa sta succedendo al mondo dell’intelligenza artificiale e la battaglia tra i vari modelli?

Vi lascio una lettura molto interessante sui modelli, sulla loro diffusione, sulla pericolosità e sulla gestione degli stessi, nonché la battaglia tra “filosofie” diverse. Vi invito a leggere, prendetevi il vostro tempo, ma leggete.

Non voglio togliervi la sorpresa, vi assicuro che è una lettura molto interessante per cui non vi spoilero niente, ma si tratta di un punto di vista notevole e che farà discutere. Se vi va, lasciatemi un commento dopo la lettura.

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Scrivere con l’AI: vantaggi e problemi

Una domanda davvero ricorrente che mi viene rivolta sulla mia professione riguarda certamente le possibilità di aiuto alla scrittura attraverso l’intelligenza artificiale generativa.

La cosa mi sorprende, perché dopo oltre 1300 giorni dalla comparsa di ChatGPT, quasi 190 settimane e, per farla breve, dopo oltre 3 anni e mezzo, siamo ancora a dirci “ma tu la usi”?

Ho raccontato già più volte che ho agenti che controllano che nei testi scritti da umani e prodotti per le testate per cui lavoriamo non ci siano sciocchezze, che li modificano autonomamente in chiave SEO e GEO per i motori di ricerca e che sarebbe stupido non usarli. Ma non sono perfetti e questa settimana ci sono capitati un paio di casi di errori negli articoli che abbiamo prodotto. Il rischio c’è, soprattutto se non rileggi e controlli. Solo che nel nostro caso, poteva sfuggirci, una data sbagliata e un attacco verosimile, ma non opportuno, sono errori che per altro potrebbe fare qualsiasi redattore che ha stilato il testo e l’altro che rilegge.

Ma ci sono sfuggiti e questo è un dato di fatto.

L’attenzione è fondamentale, per esempio rileggere anche le mail composte dal copilot di turno è fondamentale, perché qualsiasi modello o agente non è realmente intelligente, sembra intelligente, ma “spara” contenuti senza comprenderne il significato.

Un’amica mi ha inviato un link di una pagina di Dove in cui si parla di visitare Monaco di Baviera. Apparentemente scritta perfettamente, salvo che si accenna ai trasporti di Monaco, ma quella del principato…

Il problema è sempre lo stesso: usare l’AI, ma prestando attenzione.

Una semplice rilettura da parte di un redattore si poteva accorgere dell’errore, perché qui non c’è verosimiglianza o un cambio di data e quindi possibilità d’inganno soprattutto se disattenti. Pensate se questi contenuti generati dall’AI venissero impiegati per addestrare i prossimi modelli (ma lo sapete che è già così, vero?).

L’errore con gli LLM è sempre in agguato, anche se di allucinazioni ne prendono sempre meno, non sono perfetti. Figuriamoci poi se si usano gli agenti, che quindi mettono al lavoro più operazioni e più LLM: la fase di controllo deve essere maniacale.

Non è un caso che nelle banche e negli istituti finanziari in generale gli agenti non trovano spazio: l’errore potrebbe costare, anche in senso fisico e non solo reputazionale, molto caro.

Ma passiamo alla cronaca della settimana.

Questa settimana il mondo dell’intelligenza artificiale ha fatto un vero salto di qualità, con nuove release che spostano in avanti l’asticella sia sui modelli che sulle applicazioni pratiche. Di seguito trovi una selezione ragionata di link, divisi per azienda e tema, per permetterti di approfondire rapidamente ciò che conta davvero.

OpenAI alla prova del mercato

Vi avevo parlato OpenAI e di GPT 5.6, poi l’ho potuto provare.
OpenAI ha alzato il livello, e questa volta non si tratta di un semplice aggiornamento, anche se sembra così dal nome scelto. GPT‑5.6 è il nuovo modello di punta, con tre varianti Sol, Terra e Luna, ma che stanno dentro un singolo motore di intelligenza artificiale, più o meno col freno a mano tirato a seconda delle versioni.

La domanda non è più “cosa sa fare l’AI?”, ma “cosa non sa più fare?”.

E qui la vicenda si fa davvero interessante. OpenAI non ha lanciato solo un modello: ha lanciato un ecosistema. Guardate la scheda tecnica, i benchmark, le demo e capirete subito che non stiamo parlando di un assistente che vi risponde alle email. State parlando di qualcosa che sta ridisegnando il confine tra strumento e collega di lavoro.

Quel confine diventa ancora più sfumato con ChatGPT Work, la super app che unisce CodeX, il browser Atlas (che per altro andrà a sparire come elemento singolo) e gli strumenti di produttività in un unico posto.

È la fine del “devo aprire quell’altro programma”? Probabilmente sì.

È la fine della distrazione tra dieci schede aperte e cinque app diverse? Quasi certamente.

Chi lavora con il digitale sa bene quanto tempo si perda nel passaggio tra un tool e l’altro: OpenAI sta scommettendo sul fatto che quel tempo possa trasformarsi in risultati concreti.

Poi c’è GPT Live, la modalità voce che finalmente rompe il muro della chat scritta. Conversazioni naturali, interruzioni reciproche, traduzione in tempo reale. Provate a pensare a cosa significa per un negozio online, per un servizio clienti, per chi lavora con persone di lingue diverse ogni singolo giorno.

E infine, un esempio che racconta in modo emblematico le potenzialità di 5.6: SolBonk, un gioco 3D intero, generato da GPT‑5.6 e pubblicato direttamente dall’app. Nessun team di sviluppo tradizionale, nessun “engine” esterno.

È la democratizzazione dell’innovazione, resa tangibile in un browser.

La tecnologia non sta chiedendo il permesso di entrare nella nostra vita lavorativa: sta già spostando i mobili di casa e dell’ufficio.

Anche Grok alza il livello (e velocità)

xAI ha alzato la posta: Grok 4.5 arriva con benchmark solidi, più demo interattive che spaziano dal sistema solare alla creazione di presentazioni. Non è solo un modello più veloce: è la prova che la corsa tra Big Tech e start-up non si ferma, e chi ignora questi passi avanti rischia di restare indietro di un'intera generazione.

La sorpresa di Meta

Meta sembrava essere messa un po’ di lato nella corsa all’intelligenza artificiale. Invece, nonostante le ripetute voci di addii e ridimensionamenti dei team, abbiamo capito che Meta non sta guardando: sta costruendo.

Muse Spark 1.1 è il nuovo modello general-purpose che punta dritto al coding, alla creazione di siti web e slide, con performance che si piazzano vicino alla penultima generazione dei modelli top. Non è un modello quindi di punta, ma è a disposizione di tutti. Provarlo dentro l'app Meta AI e su meta.ai è gratuito. Usarlo via Meta Model API per costruire prodotti è a pagamento: 1,25 dollari per milione di token in input e 4,25 per milione in output, con 20 dollari di crediti gratuiti alla registrazione.

Non è un’evoluzione timida: è Meta che dice “noi partecipiamo alla partita e ci siamo con i numeri giusti”.

E poi c’è Muse Image, e qui la faccenda si fa più complessa. Il modello è un ottimo generatore di immagini. Il problema è che generare immagini di persone menzionate su Instagram è tecnicamente affascinante, ma solleva preoccupazioni sulla privacy che non possiamo ignorare. Quanto siamo pronti, come società, a gestire il potere di creare immagini realistiche di chiunque con un click?

La tecnologia democratizza la creatività, ma democratizza anche il rischio. Chi decide i limiti? Meta, noi, o nessuno?

Lo strumento, lanciato martedì scorso, verrà ora disattivato dall'azienda…

Le mosse di Anthropic

Potevo non parlare di Anthropic? L’azienda sta muovendo pezzi su più scacchiere contemporaneamente, e il bello è che ogni mossa racconta una storia diversa su dove sta andando l’AI. Con Cowork su web e mobile, finalmente i task persistono tra desktop e mobile. Provate a pensare a cosa significa per chi lavora con Claude ogni giorno: niente più copiare contesti da un device all’altro, niente più ripartenze da zero. È la fine del “scusa, devo riscrivermi la richiesta perché ho cambiato schermo”.

Poi c’è il lato più affascinante e inquietante: la ricerca sul Global Workspace / J-Space, quella specie di subconscio del modello che Anthropic inizia a monitorare per capire i pattern interni di ragionamento. Siamo sulla soglia della trasparenza algoritmica, o almeno ci stiamo avvicinando.

E infine Reflect with Claude, che è come lo Spotify Wrapped dell’uso di Claude: statistiche, insight, autoconsapevolezza digitale. La domanda vera è: siete pronti a guardare i vostri numeri?

La creazione delle immagini passa dall’infografica

Seedream 5.0 Pro è il nuovo modello di generazione immagini di ByteDance che parla la lingua delle infografiche dense, dell'editing interattivo a livelli in stile Photoshop e delle immagini fotorealistiche. Non è più il solito strumento "genera e spera": è un canvas interattivo dove l'utente controlla ogni layer. Per chi lavora con il digitale, la domanda è semplice: quanto tempo resterete a usare strumenti di generazione statica quando esiste già un'alternativa che vi permette di manipolare ogni pixel in tempo reale? Il futuro non aspetta che vi adeguiate.

Tesla Optimus V3: la produzione inizia a fine luglio

C’è un momento in cui il presente si spezza e il futuro smette di essere un concept per diventare una linea di montaggio. Tesla sta smantellando le linee Model S/X a Fremont per costruire robot umanoidi. Non è una metafora: è una decisione fisica, irreversibile, che racconta più di qualsiasi keynote. Questa volta una casa automobilistica converte la propria infrastruttura produttiva per dare vita a qualcosa che non ha un volante.

Musk parla di un milione di unità all’anno, di un secondo impianto già in costruzione in Texas per l’estate 2027, e di un prezzo sotto i 20.000 dollari. Sotto i ventimila. Provate a confrontare questi numeri con Boston Dynamics Atlas o Figure 03: capirete subito che non stiamo parlando di sperimentazione, ma di economia di scala applicata alla robotica.

La vera domanda non è “funzionerà?”, ma “quanto tempo passerà prima che un robot umanoide costi meno di un’auto usata?”. E quando succederà, chi non avrà integrato questa tecnologia nei propri processi produttivi si ritroverà a competere con chi sì. Il futuro non aspetta: monta una linea di produzione e parte.

La prima azienda robotica umanoide in borsa

La robotica umanoide ha appena avuto il suo momento di gloria. Agility Robotics, la società che produce Digit, si quota a 2,5 miliardi tramite SPAC raccogliendo oltre 620 milioni di dollari, la più grande capitalizzazione nella storia della robotica umanoide. Ma la vera notizia non è il numero: è che Agility arriva con 300 milioni di revenue già contrattualizzati e circa 1.000 robot distribuiti in ambienti reali. Non è più una demo al CES. È un business model che funziona.

Per la prima volta una pure-play robotics company entra nei mercati pubblici, e questo precedente storico potrebbe aprire le porte a un’intera ondata di IPO nel settore.

Allenare la Physical AI

Il futuro non chiede permesso: si nasconde in un videogioco. MIRA è un world model che genera partite di Rocket League, con quattro giocatori, 20 fps su una singola GPU, non per giocare, ma per imparare a comprendere la realtà. La vera svolta è qui: modelli neurali che gestiscono fisica complessa e prospettive multiple, superando i motori classici limitati agli scenari prevedibili. È Physical AI che si avvicina, quella che serve ai robot per interagire con il mondo vero, non con simulazioni perfette. Quanto tempo passerà prima che queste architetture ridisegnino i processi produttivi? Il futuro non si simula: si genera, e chi non è pronto a generarlo resterà a guardare.

Umanoidi che operano realmente

Gli avanzamenti nelle aree di attuazione, controllo e apprendimento hanno portato i robot umanoidi verso una possibile applicazione nel mondo reale, soprattutto nel settore sanitario dove c’è una forte richiesta di assistenza. I robot umanoidi potrebbero aiutare con i compiti chirurgici, come sostiene lo studio “Humanoid form factors offer unique potential, particularly for assisting with surgical tasks”, ma è necessario valutare la loro precisione e sicurezza. Questo studio presenta una valutazione sistematica della tecnologia umanoide contemporanea per compiti chirurgici laparoscopici, mettendo in luce le loro potenzialità e le sfide tecniche che devono essere superate prima di una possibile applicazione clinica.

Il quantum computing e le vibrazioni

Ricercatori dell’ETH Zurigo hanno sviluppato un chip quantistico che memorizza i dati come vibrazioni, riprendendo l’architettura dei computer classici con un qubit superconduttore come processore e risonatori meccanici per archiviare le informazioni. Il sistema ha già eseguito la Trasformata di Fourier Quantistica e un algoritmo di ricerca del periodo, elementi che provano che si può avviare il processi di costruzione di un chip quantistico. Sarà davvero rivoluzionario? Vedremo, ma le scoperte e gli investimenti sul quantum computing iniziano a portare qualche risultato, seppur timido. Significa che molta dell’informatica per come la conosciamo è destinata a cambiare.

Nella puntata della settimana del Late Tech Show

Rivoluzionare il recruiting con l'AI: insieme a Sylvain Querné di JobMentis.it, analizziamo come sta cambiando il mondo dei colloqui e dei curriculum. Scopriamo perché oggi le idee e la visione contano più del saper scrivere righe di codice e come allenarsi per le sfide del mercato del lavoro moderno.

La danza delle AI e il costo dell'errore: Fabio Santini di expert.ai ci porta nel cuore della "Agentic AI". Parliamo del passaggio dall'informatica deterministica a quella probabilistica e dell'importanza di affiancare modelli semantici a quelli matematici per ridurre il "Total Cost of Error".

Cybersecurity e sovranità del dato: con Umberto Zanatta di Acronis, approfondiamo come l'AI stia democratizzando la sicurezza informatica, aiutando i tecnici a gestire attacchi sempre più sofisticati e garantendo la protezione e la sovranità del dato in scenari geopolitici complessi.

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venerdì 10 luglio 2026

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