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Una newsletter un po’ diversa dal solito, sempre per fare la cronaca settimanale dell’innovazione, ma cercando di unire dei puntini tra notizie diverse con lo scopo di farvi riflettere. Lo so, ci sono due notizie che hanno determinato l’agenda di qualsiasi media, ma forse vanno lette in modo più completo aggiungendone delle altri. Sono pronto a prendermi tutte le critiche possibili. Anzi partirò proprio da una di queste.
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Parto con un aneddoto personale di settimana scorsa, perché credo che possa spiegare bene il paradosso della situazione che stiamo vivendo con l’arrivo dell’intelligenza artificiale e degli agenti e di come human in the loop sia un meraviglioso alibi.
Sul palco di un evento è stato proiettato uno spezzone di un mio video di uno SmartBreak in cui spiegavo che il concetto di Human in the Loop ha i giorni contati, per prendermi in giro. Ci sta.
Solo che poi è partita una filippica che ha scomodato l’enciclica papale e altri riferimenti che sono chiaramente pretestuosi per la tesi per cui ci sarà sempre un umano a prendere e determinare le decisioni.
Se c’è questa convinzione, mi presto volentieri ad essere preso in giro, ci mancherebbe, mica sono il depositario della verità.
Premetto che per smontare il ragionamento basta parlare di Tomtom (nel passato), di Google Maps o di Waze quando siamo alla guida, ma provo qui ad andare, seppure rapidamente, oltre.
Capisco lo scetticismo. Suona quasi come fantascienza, o peggio, come allarmismo gratuito, ma l’umano è sempre meno rilevante nelle decisioni.
Proviamo a ragionare insieme concretamente. Quando un sistema analizza milioni di righe di codice, identifica vulnerabilità, genera correzioni e le testa autonomamente nel tempo in cui io preparo e bevo un caffè... chi è quell’essere umano in grado di validare ogni singolo passaggio? Semplicemente non esiste.
Non si tratta di eliminare la responsabilità umana. Si tratta di capire che quella responsabilità sta cambiando forma. Da controllore puntuale a supervisore strategico. Da esecutore a decisore dei confini.
La realtà nelle aziende è già questa, ma senza bisogno di scomodare l’intelligenza artificiale. Di fatto un AD non valida ogni decisione presa da tutte le persone in azienda, delega loro le decisioni seguendo delle linee guida, sebbene ne abbia la responsabilità finale.
Il vero problema non è la velocità dell’intelligenza artificiale. È la nostra difficoltà ad ammettere che certi modelli mentali, per quanto rassicuranti, stanno invecchiando male e siano diventati obsoleti.
Chi mi ha deriso probabilmente usa già strumenti AI senza la necessaria consapevolezza, probabilmente anche per trovare gli argomenti per ribattere alla mia tesi. La differenza è che io, almeno, stavo ponendo una domanda: quali decisioni devono essere necessariamente prese da noi?
Non c’è una risposta univoca, non può esserci, e non può esserci un’unica etica in questo.
E qui mi collego alla notizia shock della settimana.
Venerdì 12 giugno, ore 17:21: il mondo dell’AI cambia per sempre.
Un’e-mail.
Bastava un’e-mail per spegnere i due modelli di intelligenza artificiale più potenti mai messi sul mercato. Firmata dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, arrivata ad Anthropic nel tardo pomeriggio di un venerdì, con il peso di una norma sulla sicurezza nazionale: Fable 5 e Mythos 5, i sistemi che tre giorni prima erano stati celebrati come il lancio dell’anno, diventavano improvvisamente inaccessibili a qualsiasi cittadino straniero.
Non in Cina. Non in Russia. Ovunque. Berlino, Tokyo, Milano. Non importava.
Il problema? Anthropic non è in grado di controllare i passaporti in tempo reale. Quindi la scelta era obbligata: spegnere tutto, per tutti. Entro sera, anche Amazon Web Services aveva revocato gli accessi ai clienti aziendali, Microsoft si era già mossa.
Ovviamente Anthropic contesta la decisione, sostenendo che la capacità identificata non è unica e può essere replicata in altri sistemi. Ma tant’è.
Pensateci un momento.
Stiamo parlando di tecnologia commerciale, non di armamenti nucleari. Eppure per la prima volta nella storia è stato uno Stato, non un’azienda, a decidere chi può usare un modello di frontiera di intelligenza artificiale.
Molti lo dicevano da due anni: prima o poi i modelli AI più avanzati avrebbero smesso di essere prodotti ordinari e sarebbero diventati strumenti di potere geopolitico.
Lo dicevano al futuro. Quel futuro è arrivato un venerdì pomeriggio, senza preavviso.
La domanda vera non è tecnica. È politica, economica, strategica: siete pronti a fare business in un mondo dove un’e-mail può resettare tutto?
Forse si è trattato di una mossa per sfruttare la situazione a scopo di promozione, enfatizzando la “pericolosità” dei modelli.
Ma di fatto qualcuno stava cercando di creare del valore da quel modello e di colpo ha visto svanire tutto.
Come se ti togliessero l’energia elettrica o internet.
Questo è il futuro del business, con nuove incertezze da affrontare.
La domanda da porci è: siamo pronti a questa nuova sfida?
Huawei ha un sistema operativo maturo
Proseguo in questo viaggio parlando di un’azienda cinese che era stata di fatto estromessa dal mercato.
Huawei ha presentato HarmonyOS 7, un sistema operativo maturo e costruito da zero, che alimenta oltre 1,3 miliardi di dispositivi connessi. La versione 5 aveva introdotto il microkernel proprietario HongMeng, sostituendo il kernel Linux e i residui di Android. HarmonyOS 7 porta intelligenza artificiale e integrazione multi-dispositivo al centro del sistema, grazie alle fondamenta gettate da HarmonyOS 6, che aveva introdotto l’architettura a microkernel e la sicurezza di livello enterprise con Star Shield, un passaggio incredibilmente potente.
Certo, da noi e negli USA Huawei ha delle difficoltà, ma è chiaro che ci sia stato un passaggio epocale.
Gli USA hanno spinto l’azienda, che è una superpotenza in Cina, ad aguzzare l’ingegno, prima con i processori e poi con il sistema operativo.
La notizia, che sembra totalmente scollegata con quanto ho scritto prima, è in realtà in perfetta connessione: i blocchi si aggirano con l’ingegno e gli argini si superano.
E arrivo a commentare la seconda notizia shock della settimana.
Apple è il principale nemico dell’Unione Europea, non Vannacci
A parte la provocazione nel titolo scomodando le notizie politiche di questi giorni, andiamo a comprendere cosa è successo.
Alla WWDC26 è successa una cosa che aspettavamo da anni: Apple ha smesso di fare aggiornamenti cosmetici e ha rilasciato qualcosa che ridisegna davvero il rapporto tra utente e dispositivo. Siri AI non è un assistente vocale migliorato. È un sistema che capisce il contesto di chi lo usa, legge quello che appare sullo schermo, naviga in autonomia sul web, agisce dentro le app e integra la potenza generativa di Gemini, il modello di Google. In pratica, l’iPhone smette di essere uno strumento che usiamo noi e comincia a essere un agente che lavora per noi. È un salto di paradigma, non un aggiornamento.
Entra in iPhone, iPad, Mac, Apple Watch, Apple Vision Pro. Ridisegna il modo in cui interagiamo con la tecnologia quotidiana, quella che abbiamo in tasca, sul polso, sulla scrivania. Pensate a quanto è cambiato il telefonino tra il 2007 e il 2015. Ecco, Apple sta provando a fare la stessa cosa in tre anni.
E noi europei? Noi aspettiamo, di nuovo.
Perché se siete in Europa, la storia si ripete con una precisione quasi comica. Apple ha già confermato che Siri AI non sarà disponibile su iPhone e iPad nell’Unione Europea al lancio. Non su dispositivi di nicchia, non su funzioni secondarie: sulla funzione principale.
Il motivo è sempre lo stesso, strutturale, difficile da risolvere in poche settimane: il Digital Markets Act impone ad Apple di aprire le proprie API ad altri sistemi, e Cupertino ritiene che questo sia incompatibile con la sicurezza e la privacy del suo ecosistema. L’effetto domino arriva anche su Apple Watch: poiché Siri AI sull’orologio richiede un iPhone compatibile, gli utenti europei non potranno usarla nemmeno lì, nonostante watchOS la integri ufficialmente.
Non è la prima volta. Era già successo nel 2024, al lancio di Apple Intelligence. Vi ricordate? Stesso copione, stesse ragioni, stesso risultato.
Il punto non è difendere Apple o attaccare Bruxelles. Il punto è molto più scomodo: una legge pensata per tutelare i consumatori europei rischia di diventare lo strumento con cui i consumatori europei vengono sistematicamente esclusi dall’innovazione.
Giusto, sbagliato, non sta a me dirlo.
Il DMA nasce per scardinare i monopoli tecnologici, per democratizzare l’accesso, per dare potere agli utenti. Obiettivi giusti, condivisibili, necessari. Ma se il risultato pratico è che voi, seduti in un ufficio a Milano o a Roma, non potete usare le stesse funzioni di un vostro collega a New York o a Tokyo, allora qualcosa nel meccanismo si è inceppato.
La domanda che il settore si sta ponendo, e che dovrebbe porsi anche il policy making europeo, è brutalmente semplice: fino a quando le Big Tech preferiranno escluderci piuttosto che adattarsi alle nostre regole? E soprattutto: quanto divario tecnologico siamo disposti ad accettare in nome della tutela normativa?
Il rischio vero non è Siri. Il rischio è il precedente.
Ogni volta che un’innovazione esponenziale arriva in ritardo o non arriva affatto in Europa, si allarga una forbice che non riguarda solo i consumatori, ma le imprese, la competitività, la capacità di adattarsi a un mondo che si trasforma a velocità che le normative faticano anche solo a inseguire.
Kodak non è fallita perché qualcuno l’ha attaccata. È rimasta ferma mentre il mondo si muoveva. Ecco il vero rischio per l’Europa: non essere attaccata, ma essere aggirata.
Nel frattempo, l’Italia legifera sull’uso dell’AI senza sicurezza
L’Italia introduce un reato penale per l’omissione di misure di sicurezza nei sistemi AI ad alto rischio e disciplina l’identificazione biometrica remota in tempo reale nel codice di procedura penale.
Questo elemento unisce ulteriori puntini alla questione, entriamo nella zona delle responsabilità e non nei muri alzati a casaccio.
Google e le traduzioni in tempo reale
Google lancia Live Translate in oltre 70 lingue, elaborando il parlato in modo continuo, preservandone intonazione, ritmo e tono, disponibile sull’app Google Traduttore e su Google Meet.
La physical AI di Jeff Bezos
Jeff Bezos ha fondato Project Prometheus, una startup nel campo dell’AI, di cui è anche amministratore delegato. La società si concentrerà sullo sviluppo di sistemi per l’industria automobilistica e spaziale, con l’obiettivo di creare soluzioni innovative e efficienti, come ha riferito il New York Times. Al suo fianco c’è Vikram Bajaj, esperto nel settore tecnologico.
In pratica, macchine che costruiscono macchine, perchè Prometheus è una startup da 41 miliardi di dollari che vuole utilizzare l’intelligenza artificiale per progettare e costruire macchine reali.
Quando ci interroghiamo su Industria 4.0 o 5.0 dovremmo tenere conto di queste notizie che possono cambiare il manifatturiero in modo definitivo.
Anthropic vuole i propri data center
Anthropic passa a controllare i propri data center, firmando accordi per operare centri dedicati anziché noleggiare server. Ha firmato oltre una dozzina di lettere di intenti per oltre 1 gigawatt di capacità, con Google come garante finanziario dei pagamenti. Questo passo ricorda la mega-struttura di OpenAI in Ohio con il sostegno di Nvidia e mostra come i produttori di chip come Google e Nvidia diventino i finanziatori dell’espansione dell’AI.
La Cina punta sul binomio energia nucleare e AI
La Cina sta costruendo centrali con piccoli reattori modulari (SMR). Sono reattori facili da costruire. Si collegano in modo diretto ai centri dati. Questi luoghi hanno bisogno di molta energia pulita. I reattori la forniscono per tutto il giorno senza interruzioni. La Cina ha già preso una decisione: costruire 150 nuovi reattori nucleari entro il 2035. Non è un piano, è un cantiere aperto. Pechino investe 440 miliardi di dollari in energia atomica, un’enormità.
Non voglio giudicare se sia una strada giusta o sbagliata, ma è un dato di fatto: più energia per alimentare l’AI e come ho scritto sopra, l’AI determinerà il futuro del mondo, piaccia o no.
Il piano quinquennale cinese punta sulla robotica
Con il 15° Piano Quinquennale 2026–2030, Pechino ha dichiarato la robotica intelligente infrastruttura portante del sistema industriale nazionale. L’AI applicata ai robot diventa priorità strategica di Stato, con l’obiettivo di integrare sistemi autonomi in ogni settore produttivo. Una mossa che consolida il primato cinese nella corsa globale alla Physical AI.
Startup francese: un modello AI per la manualità dei robot
Genesis AI ha presentato GENE-26.5, il primo modello progettato specificamente per dare ai robot capacità di manipolazione fisica comparabili a quelle umane. Si tratta di un passo significativo verso robot capaci di svolgere compiti manuali complessi in ambienti non strutturati, uno dei principali colli di bottiglia del settore.
Come sfrutto Hermes Agent su un vecchio Android
Non passa giorno senza che parli a colleghi o amici di come utilizzo Hermes-Agent su di un telefono Android (un Pixel 8 che ha un difetto allo schermo) per gestirmi appuntamenti e mail.
Veramente facile e lo utilizzo con Ollama in locale con Llama 3.2 che è più che sufficiente per smistare tutto quanto e scrivermi su Telegram senza dare accesso ai miei dati a nessuno.
Ci sono migliaia di video su Youtube che mostrano l’uso (io addirittura sono passato alla versione Hermes-webui che è e ancora più semplice da usare.
La puntata del Late Tech Show
Anche questa una puntata particolare e fortunata. Con:
Giulia Gasparini (AWS): analizziamo il ruolo degli hyperscaler in Italia, l'adozione dell'AI nelle imprese italiane (ancora sotto la media europea) e l'importanza della sovranità del dato con lo European Sovereign Cloud.
Antonio La Mura (A-Cube): scopriamo come la fatturazione elettronica e le soluzioni basate su API stiano semplificando la compliance fiscale non solo in Italia, ma in tutta Europa e oltre.
Luca Branca di Aveva: un focus sul settore industriale, la resilienza operativa e come l'Industrial Intelligence stia permettendo alle aziende di anticipare i cambiamenti del mercato e migliorare la sostenibilità.
Un viaggio tra innovazione, pragmatismo italiano e nuove sfide geopolitiche che influenzano l'economia globale.
Qui la versione Youtube con i capitoli.
Lo SmartBreak (e il podcast “Vita da ufficio”)
Qui l’ultimo disponibile in formato podcast. Provo a farli #live alle 11 sui miei profili social o in quelli di alcune associazioni manageriali, ma con scarsa assiduità…
Qui trovate invece i miei libri
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