https://gigibeltrame.substack.com/p/convivere-con-lai-collega-fornitore
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Un’altra settimana di innovazione, qualche ritorno e qualche riflessione.
Qui intanto trovate la versione podcast di questa newsletter.
Anche UK pensa alla sovranità AI, scottati da Deep Mind
Il tema della sovranità intorno all’AI è decisamente in crescita e non solo in UE, tanto che a Londra non solo se ne parla molto, ma si inizia a fare qualcosa di significativo (qui articolo di oggi su BusinessCommunity.it).
L’idea, e lo dicevo la scorsa settimana per Emma AI, non è creare una propria AI necessariamente, ma distillare modelli che rispondano alle esigenze dei mercati interni, non ultimo quello della sicurezza almeno per partire con qualcosa di concreto e investire in ricerca.
Vedremo se l’UE saprà rispondere.
Convivere con l’AI
La lettura delle riflessioni di Gianna Martinengo sulla conoscenza mi ha costretto a pensare all’AI, anche se non soprattutto in base alle mie esperienze e ai miei incontri.
Con Carlo Alberto Carnevale Maffè ci siamo già confrontati sulla possibilità di creare aziende senza personale se non il founder (ci sarà un’intervista su questo tema con un imprenditore nella prossima puntata del Late Tech Show) e obbiettivamente la questione non è semplice.
Un agente AI è un collega? è un fornitore? è uno specialista? e che responsabilità ha? E ne ha?
Queste domande non prevedono risposte semplici, tutt’altro, e hanno un impatto sociale ed economico molto significativo.
Dovremo convivere con queste realtà nuove. Gli agenti che utilizzo cosa fanno? come lo fanno? Fino a che punto posso farle agire da sole?
Io ho l’AI nel telefono da anni, grazie ai Pixel, mi permettono di leggere istantaneamente i messaggi in segreteria e di rispondere con un tap sullo schermo, mi sbobinano le interviste in tempo reale, traducono e via di seguito.
Ma non agisce. Hermes (in un altro terminale Android) agisce, seleziona le mail e i messaggi rilevanti, mi prepara l’agenda, mi ricorda gli appuntamenti.
Ma se sbaglia, sbaglia lui o sbaglio io? Per capirci, ho tre agenti, uno che fa, uno che controlla e un altro che verifica che chi ha controllato non si sia dimenticato niente. Il tutto su compiti tutto sommato semplici.
Sono esagerato nelle precauzioni? Non lo so, ma nel frattempo spreco token che pago per fare dei compiti che potrei gestire tranquillamente (la cosa è relativa, ma va bene). Ne guadagno in termini di tempo e quindi di qualità della vita.
Ma se portiamo questi concetti ad attività complesse e di business, in fondo io posso bucare un appuntamento o non leggere una mail importante, la convivenza con l’AI com’è e come sarà?
La domanda non è così sciocca, perché dalla risposta dipenderà il nostro futuro.
Non contano gli investimenti delle grandi aziende tech, la potenza di calcolo e le capacità esponenziali dei modelli e degli agenti.
La domanda pretende una visione sulla società che andremo a costruire.
Pensateci, perché lo scenario sta cambiando.
Il metodo predominante di utilizzo dell’AI fino a poco tempo fa era l’intelligenza amplificata, dove l’AI eseguiva compiti sotto guida umana e intervento costante, permettendo di affrontare compiti complessi e di lunga durata.
L’approccio all’AI è spesso limitato, ma sono arrivati sistemi avanzati che richiedono metodi diversi, sfruttando framework e app specifiche come Claude Code o Codex, OpenCode, Hermes, OpenClaw e via di seguito per migliorare le capacità dell’AI.
Il “lavoro” consiste sempre più nell’assegnare compiti ad agenti, piuttosto che collaborare con i chatbot, come mostra uno studio di OpenAI. Non solo i programmatori li utilizzano, anche settori come legale e risorse umane li hanno adottati in massa, segnalando un cambiamento che è già in atto.
L’intelligenza artificiale sta avanzando esponenzialmente, quindi ogni cambiamento è più grande del precedente. Un piano dell’AI scritto nel 2025 descriveva un sistema con un alto tasso di errore, mentre ora si possono ottenere risultati più consistenti e attivare operazioni AI di diverse ore con un solo prompt. Questo fa sembrare che l’AI stia facendo balzi in avanti, ma in realtà abbiamo a che fare con una tecnologia che è esponenziale, elemento che molte persone faticano a percepire.
Anche questo è un elemento da non sottovalutare.
Mi spingo oltre.
Si sta creando una nuova categoria di lavoratori che trasformano l’esperienza quotidiana in conoscenza digitale.
Infatti, dopo aver insegnato alle macchine a leggere documenti e codice, ora stiamo insegnando loro a comprendere l’essere umano nel mondo fisico.
Ciò ci deve portare a riflettere sul fatto che se l’intelligenza artificiale impara dall’esperienza umana, il vero vantaggio competitivo del futuro potrebbe essere la capacità delle persone di generare esperienze e conoscenze uniche.
Sta arrivando la Physical AI, facciamo attenzione.
Chiudo con questa osservazione: questa newsletter viene prima letta da un agente AI che verifica che non ci siano inesattezze (e questo è semplice), ma soprattutto che possa essere interessante per i lettori (molto più complicato).
Non interviene sul testo, che scrivo io, ma segnala quali potrebbero essere le parti critiche e mi suggerisce come intervenire.
Serve? E’ utile? ha un senso? Mi permette di lavorare meglio?
Rispondere a queste domande è la chiave. E vale per ogni attività.
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Bending Spoon e la rivincita del SaaS e del software di una volta
La quotazione record di Bending Spoon non è stata celebrata sufficientemente nel nostro Paese, ma è chiaro che ha prodotto ricchezza e qualche founder e investitore potrebbe avere la brillante idea di investire anche in altre aziende e creare altre realtà digitali. Per capirci, Leonardo, società industriale storica, vale 30 miliardi di euro, Bending Spoon 24, Stellantis 15, giusto per dare una dimensione reale alle cose.
Ma, al di là di tutto, il business model di Bending Spoon è molto semplice: prendere aziende digitali storiche e forse anche bollite, con un brand e una community forte, cambiarle, lasciare a casa un po’ di forza lavoro e poi sfruttare la leva degli abbonamenti.
In pratica la rivincita del vecchio mondo del software, quello che è nato con internet e senza intelligenza artificiale.
Non male per chi era considerato spacciato.
Microsoft punta alla consulenza AI per le aziende
La velocità di adozione dell’intelligenza artificiale sta aumentando rapidamente. Qualche azienda ha superato la fase sperimentale e così comprendono l’importanza di adottare l’AI per trasformare il loro business. Microsoft ha creato Microsoft Frontier Company, un’azienda operativa che fornirà soluzioni di intelligenza artificiale per i clienti in tutto il mondo, con un investimento di 2,5 miliardi di dollari e 6.000 esperti di settore e ingegneria. L’obiettivo è proteggere l’intelligenza dei clienti e garantire la trasparenza e la fiducia nell’utilizzo dell’AI. Come dice Satya Nadella, “non c’è permesso sociale per un futuro dell’AI che mangi l’intelligenza delle aziende in cui è in produzione”.
AI e l’evoluzione del linguaggio
Vi lascio un bell’articolo del The Guardian sull’evoluzione del linguaggio con l’arrivo dell’intelligenza artificiale. Merita 5 minuti di lettura.
La riforma delle tasse internazionali nell’epoca dell’AI
Siccome in questo numero di Techy ho preso una vena riflessiva, vi invito a leggere la lettera di Americans for Tax Reform, perché offre spunti molto particolari sul mondo digitale.
Di fatto, riclassifica la sovranità regolatoria europea come barriera non tariffaria e chiede di fare dell’eliminazione di DMA, GDPR e digital tax una precondizione per ogni futuro accordo.
Cosa significa?
Che non ci chiedono di modificare una tassa: ci chiedono di accettare che ogni nostra norma sia sempre negoziabile.
Claude Fable 5: di nuovo online ma pesantemente “bloccato”
Arriviamo alle novità sull’AI.
Dopo il ban del governo USA, Anthropic ha di nuovo rilasciato Fable 5 (basato sul modello “Mythos”) introducendo un “safety classifier” che blocca oltre il 99% dei tentativi di jailbreak, con il rischio di molti falsi positivi.
Ovviamente quell’1% resta e verrà trovato il modo da qualcuno.
Fable 5 è ora accessibile solo via abbonamento fino al 7 luglio, poi solo a consumo di Token, e può coprire al massimo il 50% della quota settimanale di utilizzo dell’utente, rendendo difficile sfruttarlo per carichi intensivi. Inoltre, molte routine di coding/debugging vengono automaticamente eseguite da Opus 4.8, riducendo il valore del modello proprio nel suo core use‑case.
Claude Sonnet 5: più caro e meno intelligente di GPT‑5.5
A mio giudizio, dopo diverse prove, Sonnet 5 è la variante “media” della linea Claude, risulta essere un po’ meno performante di GPT‑5.5 e perfino di Opus 4.8, pur avendo un costo superiore a GPT‑5.5 soprattutto ai livelli di “high” e “max thinking”. Ma costa meno di Opus 4.8 e ha prestazioni praticamente identiche. Sull’indice di intelligenza di Artificial Analysis, Sonnet 5 si colloca poco sopra GLM 5.2 open‑source, ma con velocità inferiore e costi sensibilmente più alti.
Insomma, un compromesso che, per molti compiti, vale la pena.
Non è che possiamo diventare AI-jockey, anche se per essere sincero io ho creato per le mie esigenze un agente che mi va a selezionare, in base ai compiti, il modello migliore per qualità/prezzo.
Fable 5 semba essere il modello preferito per il lavoro
Il Remote Labor Index è un benchmark che testa i modelli AI su 240 progetti reali di lavoratori a distanza, risultando vincente il Claude Fable 5 che completa il 16,1% dei progetti con standard professionale, un aumento significativo rispetto al 4,2% dell’anno precedente.
Alibaba ha bloccato Claude Code ai dipendenti
Alibaba ha vietato ai suoi dipendenti di utilizzare Claude Code di Anthropic sul posto di lavoro, a seguito di una disputa tra le due aziende. Anthropic aveva accusato Alibaba di aver estratto illecitamente le capacità del suo modello di intelligenza artificiale, suscitando preoccupazioni sulla corsa per la leadership nel settore.
Google Nano Banana 2 Lite e Gemini Omni Flash: velocità e costo
Nano Banana 2 Lite è il nuovo modello di immagine di Google ottimizzato per throughput e costo: genera un’immagine in circa 4 secondi con prezzo poco superiore a 0,03 $ per 1K immagini, con qualità leggermente inferiore alla versione completa ma costi quasi dimezzati. Gemini Omni Flash, lato video, consente editing avanzato via prompt naturale (inserimento oggetti, VFX, style transfer) ed è disponibile gratuitamente con limiti giornalieri generosi attraverso Google Flow.
Meta mette abbonamenti anche alle funzioni degli occhiali
Meta ha applicato limiti di utilizzo alla funzione Conversation Focus sui suoi smart glasses, ricordando che li ha appena sganciati da Luxottica (Ray-Ban - Oakley).
La funzione è gratuita per 3 ore al mese, mentre per utilizzarla più a lungo è necessario acquistare il piano Meta One Premium a 20 dollari al mese, con un limite di 15 ore di utilizzo. La funzione, che aiuta a sentire le voci delle persone con cui si parla anche in ambienti rumorosi, era stata introdotta a dicembre 2025.
Gli umanoidi di Bezos crescono
Prometheus, startup di intelligenza artificiale fisica co-fondata da Jeff Bezos e Vik Bajaj, ha raccolto 12 miliardi di dollari con una valutazione di 41 miliardi. Bezos afferma che “una significativa produttività nell’economia migliorerà il tenore di vita” consentendo alle famiglie di passare da due a un unico reddito.
Gli umanoidi da compagnia
Ubtech Robotics produce umanoidi che lavoravano in magazzini e catene di montaggio, ora si occupano di gestire la solitudine delle persone, un settore in crescita. I loro robot svolgevano compiti come controlli di qualità e selezione di prodotti, oltre a cambiarsi la batteria da soli.
Da 17mila dollari in su.
Sempre per tornare al futuro che stiamo costruendo.
OmniContact: robot umanoidi che eseguono compiti di 40 minuti
OmniContact introduce il concetto di “contact flow”, una rappresentazione compatta di come il corpo del robot deve muoversi e dove deve creare contatto nel tempo. Nei test, i robot raggiungono quasi il 100% di successo nel trasporto di scatole e alte percentuali in task complessi multi‑step (spingere valigie, calciare palloni), mantenendo l’esecuzione per circa 40 minuti e recuperando da errori senza fermarsi.
NVIDIA e agenti che “debuggano” il proprio codice motorio
Aspire, una soluzione Nvidia, applica il paradigma delle skill e dell search alla robotica: scrive programmi di controllo in codice, li esegue, osserva i fallimenti, corregge il codice e salva il nuovo comportamento come skill riutilizzabile. È un sistema loop chiuso e auto‑migliorante, pensato per accumulare competenze nel tempo più che ottimizzare una singola policy.
La puntata del Late Tech Show
In questa nuova puntata del Late Tech Show:
AI Neuro-simbolica e business: Sergio Ajani (CTO di Innovaway) spiega il superamento dei limiti probabilistici dei modelli LLM attraverso la logica simbolica per garantire processi aziendali ripetibili e trasparenti.
Agenti AI nel customer care: l'esperienza di Safilo (con Matteo Simoni ed Elena Facco) sull'adozione degli agenti di Salesforce per ottimizzare le risposte B2B e migliorare l'efficienza operativa.
Connettività e sicurezza europea: Luca Venturi (Fritz!) approfondisce l'importanza di reti stabili e del Digital Networks Act, presentando soluzioni per la continuità di servizio e la protezione dei dati.
La metamorfosi del viaggio: Carsten Bernhard (CTO di eDreams ODIGEO) racconta come l'AI stia rivoluzionando l'esperienza utente nel turismo, dai centri assistenza vocali alla personalizzazione estrema tramite modelli di abbonamento.
Un viaggio tra tecnologia, etica e sfide future per capire come l'innovazione stia ridefinendo il modo in cui lavoriamo e viviamo.
Qui la versione Youtube con i capitoli.
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