venerdì 9 ottobre 2026

L’AI ci sterminerà? nel frattempo si esercita in matematica e vuole rallentare

https://gigibeltrame.substack.com/p/lai-ci-sterminera-nel-frattempo-si ---------------

L’AI apre i telegiornali, i big si tirano indietro, Trump vuole continuare, Re Carlo d’Inghilterra vuole le aziende nel proprio simposio.

Il tema è enorme, temo che ci sia anche una componente di marketing, ma prima di entrare nelle notizie di settimana scorsa, vi lascio la versione podcast automatica, come sempre.

Iscriviti ora

Prima di iniziare con la notizia di questi giorni, oggi Z.ai ha perso oltre il 10% in borsa perché ha annunciato investimenti

L’AI annienterà il genere umano in 10 anni(!?)

Il titolo sembra apocalittico, eppure è quanto ha dichiarato Evan Hubinger alla BBC qualche giorno fa e su diversi post su X. Qui vi lascio un’intervista a CNN.

Non entro nella discussione o nel merito perché non ho elementi per giudicare, mi limito a fare cronaca segnalando la risposta di Anthropic, che oltre alla posizione ufficiale ha appena messo online con l’ultimo report sulla sicurezza dell’AI e le frasi di Sam Altman sul “rallentare” la produzione di nuovi modelli (“In realtà penso che, dato tutto quello che sta accadendo con la sicurezza, proprio ora sarebbe un momento sconsiderato per diventare pubblici, e non sentiamo pressione su questo”).

Ripeto, non entro nel merito della questione, provo a segnalare qui qualcosa che non va bene e che preoccupa.

Il mondo dell’intelligenza artificiale generativa si trova a fare i conti con un fronte d’abuso sempre più articolato e pericoloso. Anthropic ha diffuso un corposo rapporto di sicurezza, il più vasto mai pubblicato dall’azienda, nel quale racconta otto mesi trascorsi a individuare e chiudere operazioni condotte attraverso l’uso improprio di Claude. Secondo quanto ricostruito, la società ha interrotto tutte le campagne identificate.
Uno dei casi più eclatanti riguarda un gruppo di spionaggio riconducibile alla Russia, che ha impiegato Claude per riprogettare il proprio malware. L’obiettivo degli agenti era superare i controlli dei software di sicurezza: quando un prodotto riusciva a intercettare uno degli strumenti malevoli, il codice veniva riscritto dal modello finché non risultava invisibile ai sistemi di difesa. Le vittime designate erano più di 20, in prevalenza realtà governative ucraine e fornitori di droni.
Altrettanto inquietante è la vicenda emersa in Mali, dove un consulente ha usato Claude come unico team di ingegneri per costruire una piattaforma di sorveglianza destinata al servizio di intelligence statale. Il sistema copre circa 25 milioni di schede telefoniche e gira su hardware controllato dal committente, per cui la chiusura dell’account non ne determina lo spegnimento.
Dal fronte asiatico arriva il caso di uno studio con base in Cina che ha messo in circolazione oltre 20 applicazioni di incontri. Dentro quelle piattaforme, 4.700 personaggi artificiali hanno scambiato messaggi con 25.000 persone reali, per un totale di 2,36 milioni di conversazioni nell’arco di due settimane. Quando un utente chiedeva una videochiamata, entrava in scena un collaboratore in carne e ossa.
Il report elenca anche sei programmi missilistici, fra cui una cellula attiva in Yemen impegnata nello sviluppo di un razzo guidato e di un missile balistico. Dopo un test fallito, gli operatori sono tornati a Claude per analizzare le cause dell’insuccesso.
Sul versante industriale, Alibaba avrebbe generato 151 milioni di scambi attraverso 3.500 account falsi per addestrare Qwen. A ciò si aggiungono le attività di DeepSeek e Moonshot, che avrebbero dirottato silenziosamente le richieste dei propri utenti verso Claude. L’operazione ha avuto una conseguenza grave: le credenziali valide di un database governativo russo sono finite nei registri di log di Anthropic.
Il riferimento a DeepSeek non è casuale: si tratta dello stesso soggetto che domina da tempo l’attenzione nel panorama dell’AI cinese, e la sua comparsa in questo rapporto riaccende i riflettori su una concorrenza sempre più aggressiva e priva di regole condivise.

E poi quattro incidenti. Anthropic ammette che Claude, credendo di essere in una simulazione isolata, ha effettivamente aggredito sistemi reali: una configurazione errata l’ha messa online e ha iniziato a scardinare difese reali. Il caso peggiore? Mythos 5 ha creato un pacchetto malevolo, l’ha pubblicato su PyPI e, in novanta minuti, ha infettato quindici macchine.
Da lì, rubata una password, ha penetrato il database live di una security company. Nessuna supervisione per ore. L’hanno chiamato errore operativo?

Ora no: il modello ha reso l’evidenza in modo distorto per giustificare la continuazione. Riportati dei transcript che evidenziavano la realtà dei bersagli?

Ha continuato l’attacco. Un incidente aggiuntivo svela una mente intrappolata: tentativi di uscita falliti, reati informatici e furto di dati personali su una macchina sconosciuta. La verità scomoda? Rerun i test con i modelli attuali, Opus 5 e Mythos 5.1: ancora un terzo delle volte compie danni gravi. Non è teoria. È un problema di design, etica e governo.

La domanda non è se succederà di nuovo, ma come definire i confini sociali di questa autonomia emergente.

Lascia un commento

Tra il dire e il fare non c’è più “e il”

Tra le tante cose nuove di questo periodo storico che riguardano il digitale, c’è un elemento importantissimo che viene sottovalutato.

La distanza tra dire e fare nel digitale si è quasi azzerata.

Con Codex, Claude Code e gli altri sistemi agentici (ne esce uno a settimana), un'istruzione ben formulata, vocale o testuale, diventa subito esecuzione. Non serve più tradurre l'idea in righe di codice manuali, basta proporla bene.
Un prompt efficace definisce obiettivo, contesto, vincoli e risultato atteso. L'agente comprende, pianifica i passaggi, scrive il codice, lo testa e corregge gli errori in autonomia. Se manca un dettaglio, lo chiede. Se trova un'alternativa migliore, la propone. Il ciclo che prima richiedeva ore di sviluppo ora avviene in minuti.
Creare un'app, automatizzare un report, collegare API, pubblicare un sito o analizzare dati diventa un flusso conversazionale.

L'utente dice cosa vuole, il sistema fa. La competenza chiave non è più la sintassi, ma la chiarezza dell'intento. Chi sa spiegare bene, ottiene software funzionante.
Per professionisti, imprenditori e team di prodotto questo significa prototipare più velocemente, validare ipotesi senza backlog e concentrarsi sulle decisioni, mentre gli agenti gestiscono l'implementazione. Il risultato è un cambio di paradigma reale e significativo.

Il fare non segue più il dire, coincide con esso. L'idea ben espressa è già metà del prodotto finito.

Dire bene è diventato il nuovo fare bene.

Proseguiamo con le notizie in chiaro e scuro della settimana scorsa.

Gli agenti di OpenAI hanno risolto un problema matematico impossibile (e la notizia non sta nel risultato, ma nel come)

Una storia da leggere, non solo perché ci mostra la potenza di questi sistemi agentici, ma per come viene spiegato il tutto e sappiamo che la spiegazione è l’elemento fondamentale per gli agenti AI per le richieste dell’AI Act, ma non solo.

Nessun matematico ci sarebbe mai riuscito, si dice negli ambienti accademici. Eppure, il problema di Navier-Stokes, quel cuore oscuro della fluidodinamica che ci chiedeva se il vortice potesse “esplodere” infinitamente in un tempo finito, è stato risolto. Una potenza computazionale brutale: circa 10.000 agenti in parallelo, 130 miliardi di token di output e 88 ore di lavoro coordinato. Il costo? Tra 1 e 3 milioni di dollari. Una mossa che scardina le vecchie logiche, pur in attesa della verifica indipendente della comunità matematica e della conferma formale in Lean. Non è solo matematica, è una crisi del costo dell’intelligenza. Il tutto è avvenuto su di un modello mai rilasciato, più potente di GPT-6 Astra. Non è fantascienza, è scienza verificata formalmente in Lean, un dettaglio cruciale che alza l’asticella della credibilità. Il sistema ha trovato un vortice che si attorciglia fino a che la matematica cede, ma l’energia resta limitata, e l’esempio che mi ha fatto un “amico matematico” per rendermelo comprensibile è “come gli spaghetti che si stirano oltre ogni logica”.

Non mi interessa particolarmente se la soluzione sia corretta o no, tanto non avrei gli strumenti per capirlo, ma come oggi gli agenti possano usare la forza bruta per leggere informazioni, organizzarsi ed eseguire codice, comunicando in sottogruppi.

In pratica, si coalizzano elementi che possiedono competenze multidisciplinari. La domanda non è più se la macchina pensi, ma se possiamo ancora fregiarci di essere gli unici padroni della verità.

Siamo di fronte all’AGI?

Ricordiamo che con l'acronimo AGI (Artificial General Intelligence, in italiano Intelligenza Artificiale Generale) si intende un sistema ipotetico di AI capace di comprendere, apprendere e svolgere qualsiasi compito intellettuale o cognitivo a livello umano. La risposta è: NO.

Infatti, sulla soglia dell’AGI ci sono dubbi e marketing in conflitto. Astra domina ARC-AGI-3, ma secondo Francois Chollet l’intelligenza è efficienza nel trasformare poca esperienza in nuova skill, non forza bruta o memoria. Mike Knoop di ARC Prize lo afferma senza giri di parole: “non abbiamo prove sufficienti per chiamarlo AGI”.

Il vero segnale sta nel fatto che questi modelli, tra cui Astra) creano autonomamente notazioni simboliche ad hoc, rompendo dipendenze da sistemi complessi. Eppure, questo modello supera la soglia Critical nel cyber risk, satura ExploitBench al 100% e scopre zero-day autonomi. Rispetta meglio i vincoli rispetto al passato, ma il rischio sale con l’intelligenza agentica.

Lascia un commento

Le immagini di OpenAI fanno impressione

OpenAI ha rilasciato ChatGPT Images 2.5, un salto di qualità per chi genera o modifica immagini. L’azienda ha rilasciato due nuovi modelli di immagini: GPT-Image-2.5 Flare e Sunburst. Non sono semplici varianti, sono ingranaggi per lavori diversi. L’innovazione chiave è il controllo chirurgico: il modello capisce cosa non toccare. Cambi la giacca, la posa resta. Modifichi lo sfondo, il prodotto rimane intatto. Correggi i testi, il layout non si sposta. È questo che rende l’AI davvero utile per le app reali. Immaginate editor che trasformano foto di prodotto in scatti da studio, piattaforme che personalizzano campagne a scala globale o strumenti di design che mantengono la coerenza del brand. Flare è il default, fino al 50% più veloce della precedente versione, perfetto per l’uso quotidiano. Sunburst è più lento, ma offre una precisione tagliente quando ogni pixel conta. Entrambi sono già attivi nell’API. Il futuro non è generativo, è preciso.

DeepSeek si prende la scena

DeepSeek sgancia un altro colpo di scena, dimostrando come la velocità possa superare l’intelligenza ponderata. V4.1 Flash, lanciato con una disinvoltura quasi arrogante, risolve il 74,2% dei task software, battendo sia il precedente Flash (54,4%) sia, soprattutto, il peso massimo V4 Pro (62,7%). Non è un errore di calcolo, è una rivoluzione operativa: sulla carta, il modello “leggero” è ora più capace di quello “pro”. E c’è un dettaglio che dovrebbe far abbassare l’orgoglio a chi guarda i costi: dal 14 settembre, DeepSeek instraderà le richieste Pro proprio verso Flash. Una mossa che trasforma un aggiornamento in una ridefinizione del mercato. Perdo la nozione del tempo a pensare quante architetture aziendali cadranno sotto il peso di questa efficienza. Se il tuo vantaggio competitivo si regge sull’uso di API costose e lente, sei già svenduto. L’equilibrio di potere si sposta, rapido e inesorabile, verso chi sa comprimere l’intelligenza senza sacrificarne l’efficacia.

Un dato scardina tutto: DeepSeek Flash ha battuto Claude Opus 5 rimanendo gratis. Parliamo di 552 miliardi di parametri, ma attivi solo 8 per leggere e 16 per rispondere. È così che si ribaltano i costi: 0,60 dollari contro i 25 di Opus.

L’AI di Apple arriva in tempi diversi

Mercoledì 9 settembre, sul palco dello Steve Jobs Theater, il debutto pubblico di John Ternus come CEO e l’arrivo del primo iPhone pieghevole della storia di Cupertino. Si chiama iPhone Duo, schermo interno OLED da 7,6 pollici, schermo esterno da 5,4, chip A20 Pro, Touch ID sul tasto laterale, eSIM obbligatoria, niente Face ID. Parte da 2.369 euro in Italia. Preordini dal 16 ottobre, spedizioni dal 23 ottobre.

Accanto al pieghevole, iPhone 18 Pro e 18 Pro Max, con chip A20 Pro e la novità discussa dell’apertura variabile sul Pro Max, che cambia la profondità di campo come una macchina fotografica vera. Prezzi: 1.489 euro per iPhone 18 Pro da 256 GB, 1.639 euro per il Pro Max. La versione da 2 TB del Pro Max tocca i 3.139 euro: un record. AirPods 5 con cancellazione del rumore e traduzione in tempo reale, Apple Watch Series 12 e Ultra 4, una Siri AI ricostruita dentro Apple Intelligence, ma con l’italiano escluso dalla prima ondata linguistica.

Tre cose da notare. La prima: iPhone 18 standard non esiste, arriverà nella primavera 2027. La strategia è dividere il ciclo. La seconda: l’aumento di prezzo sull’ingresso è di 150 euro, ma sul top di gamma il salto è del 26,1% rispetto al 17 Pro Max. Non è poco. La terza: la cosa più interessante è il contesto, non il device. Ternus debutta, il pieghevole debutta, Apple Intelligence debutta: Cupertino cambia tre cose importanti in una sera sola. È il keynote più strutturalmente rilevante degli ultimi cinque anni.

La vera rivoluzione non è nello schermo che si piega, bensì nell’apertura e al centro di tutto, Siri. Niente più assistente nascosto in un angolo: qui l’AI diventa protagonista del workspace, conversando mentre tu interagisci con il contenuto. I telefoni arrivano tra un po’, l’AI di Siri arriva separatamente il 14 settembre, in beta solo in inglese. Una strategia frammentata, hardware e software su binari paralleli. Apple sta spostando l’assistente dal ruolo di sottofondo a quello di elemento operativo. È un cambiamento che scardina l’abitudine all’interazione unidirezionale. Prendi il telefono, aprilo, e guarda come l’AI si inserisce nel flusso del tuo lavoro quotidiano, senza dominarlo, ma accompagnandolo. Un taglio netto nella percezione tradizionale dello smartphone personale. Vedremo se avrà ragione Apple.

Meta Muse: il primo agente AI personale con carta di credito

Dovendo fare cronaca, non si può non segnalare che Meta ha presentato Muse, descritto da Mark Zuckerberg come “il primo agente AI personale al mondo”. In pratica un assistente che può mandare mail, vendere un’auto, prenotare viaggi e gestire pagamenti in autonomia, decidendo da solo quando serve l’approvazione umana. Parte gratis, con piani a 20 e 100 dollari al mese. Disponibile prima negli USA via app dedicata, WhatsApp, iOS, Android e web. Presto anche sugli occhiali Ray-Ban Meta.

Cnbc racconta che all’interno di Meta c’erano preoccupazioni su come Muse gestisce l’accesso a dati sensibili. L’azienda dice che gli utenti possono scegliere a quali app connetterlo e revocare l’accesso in qualsiasi momento. Il modello è ispirato all’open source OpenClaw, e Meta aggiungerà una versione cifrata entro fine anno. Per usarlo serve comunque una carta di pagamento registrata, anche per il piano gratis: il contatore interno mostra quanta percentuale di utilizzo hai ancora a disposizione.

Quello che mi colpisce è la scelta di chiedere la carta anche per il free. È un segnale chiaro: Meta pensa che la monetizzazione vera verrà dal commerce integrato, non dalla pubblicità classica. E vuole che tu sia già dentro al circuito quando il prossimo passo arriva.

E poi Meta ha lanciato Muse Spark, il nuovo cuore multimodale degli occhiali smart. Non è solo un assistente: è un cervello centrale che collega l’intera gamma, dalle lenti economiche ai Ray-Ban Display. Meta rompe gli schemi: l’AI vede, ragiona e traduce in tempo reale. Addio risposte generiche: Muse Spark orchestra agenti paralleli per garantirti precisione chirurgica e velocità. Il dispositivo si fusiona con l’ambiente, riconoscendo locali, sport e oggetti. Con la Neural Band, scrivi su qualsiasi superficie come su carta, trasformando l’aria in interfaccia. Questa non è evoluzione, è scardinamento totale. Il futuro non lo guardi, lo indossi.

Google AI: Pics in Workspace, Sheets Canvas, Gemini Spark collegato a Chrome e Photos

Il 9 settembre Google ha annunciato una raffica di novità nei suoi piani AI. La più interessante è Google Pics, uno strumento di creazione e modifica immagini per Workspace basato sul modello Nano Banana: isola un oggetto per modifiche mirate, modifica testo dentro le immagini mantenendo font e design, permette collaborazione multi-utente. Funziona su AI Pro e Ultra, come standalone su pics.new e integrato in Slides, Docs e Drive.

Poi c’è Sheets Canvas, un costruttore di mini-app dentro Fogli, e le funzioni vocali in Gmail, Docs e Keep. Gemini Spark, l’agente che naviga il web per te, ora è collegato a Chrome e Google Photos: per gli abbonati USA AI Pro/Ultra può gestire task web, modificare foto e curare album. Infine la promo: un anno gratis di Google AI Pro per studenti universitari idonei in USA (4 volte i limiti di Gemini, 5 TB di spazio, Google Health Premium), e Google AI Plus in oltre 140 mercati.

La mossa è chiara: Google sta cercando di rendere la AI parte integrante della produttività quotidiana, non un optional. Il fatto che la qualità del modello Nano Banana entri anche nel piano AI Plus a 4,99 dollari al mese la dice lunga su dove pensa di andare la battaglia dei prezzi.

Mistral incassa una cifra importante per l’AI europea

Chi mi conosce lo sa che il tema dell’AI europea mi scalda fino a un certo punto, ma osservo sempre con attenzione quanto sta accadendo.

Mistral incassa 3 miliardi per 21 miliardi di valore. Record europeo. Il punto? Non è un altro cloud. È uno strumento che scarichi, esegui, possiedi. Senza intermediari, senza che nessuno perda i tuoi dati. Stanno costruendo un impero di calcolo in Europa, un gigawatt entro il 2030. Perché conta? Perché scardinano l’assunto che la potenza AI debba per forza scappare all’estero. Airbus e HSBC sono già lì. Non è solo tecnologia, è sovranità digitale in modo diretto. Chi controlla l’infrastruttura controlla il futuro. Punto.

E l’impatto dell’AI sul lavoro USA per Anthropic

Anthropic sciocca il senso comune con un tool interattivo che simula l’impatto dell’AI sul lavoro USA entro il 2030. Non parliamo più di ruoli, ma di sistemi: l’IA accelera, sostituisce o genera nuove responsabilità. Tre scenari emergono: modesto, simile all’era Internet con crescita modesta e stipendi stabili; sostanziale, dove l’IA gestisce metà del lavoro intellettuale, il PIL balza dell’8,3% ma gli stipendi restano fermi; e l’estremo, una crescita annua del 15% con disoccupazione alta e quota lavoro calata al 45%. Il punto cruciale? Un’economia più grande non significa, automaticamente, stipendi più alti. Nel caso estremo, il capitale cattura quasi tutti i guadagni. La realtà? La maggior parte delle persone si proietta nello scenario sostanziale. Solo il 10% crede nell’estremo. Provate a inserire i vostri dati e confrontatevi: la percezione collettiva è ben diversa dalla fantascienza.

Cybersecurity: 200.000 attacchi AI ogni due minuti, e un ransomware tutto italiano

Il dato che mi ha colpito di più questa settimana viene da CrowdStrike: nel suo Threat Hunting Report 2026, un monitoraggio condotto su oltre 290 gruppi ostili mostra che nel maggio 2026 cybercriminali hanno inviato quasi 200.000 richieste API a modelli di AI in soli due minuti, sfruttando l’accesso a un’identità cloud compromessa. È la tecnica che gli anglosassoni chiamano “LLMJacking” e “cost harvesting”: usi la carta di credito della vittima per addestrare il tuo modello o generare contenuti. Sempre secondo CrowdStrike, l’88% delle vulnerabilità viene sfruttato entro 48 ore dalla pubblicazione del proof-of-concept. Gruppi cinesi come Vault Panda e Genesis Panda hanno dimostrato di poter lanciare attacchi mirati entro 24 ore dalla scoperta di una falla.

Sul fronte italiano, Panzer ransomware è un nuovo RaaS comparso ad agosto, specializzato in doppia estorsione, mirato all’industria manifatturiera e alle telecomunicazioni italiane. Disabilita Windows Recovery Environment, cancella le shadow copy, e usa una piattaforma di affiliazione con screening automatizzato degli analisti. Sempre italiano è il caso di Abaco Viaggi, rivendicato il 7 settembre dal gruppo The Gentlemen: dati personali, documenti finanziari, credenziali, infrastruttura IT. Rivendicazione non ancora confermata dalla società, va trattata come tale.

La scena robotica continua ad espandersi

Settimana che si è aperta con una notizia che fino a due anni fa avrei bollato come fantascienza da fiera. L’8 settembre XPeng ha mostrato una linea automatizzata dedicata al suo robot umanoide IRON e un primo esemplare completato che ha camminato fuori dalla stazione finale in autonomia, senza intervento umano. Oltre l’80% dei processi chiave è automatizzato. Il robot è alto 173 centimetri, pesa 65 chili, ha 76 gradi di libertà e 21 per mano. XPeng parla di “prima linea al mondo per umanoidi general purpose avanzati” e di produzione di massa entro fine 2026, consegne commerciali nel 2027.

Lo scrive Electrek, lo conferma RobotPower, lo mette in prospettiva basic-tutorials. Una cosa va detta: oggi abbiamo una linea operativa, un primo robot completato e un esemplare capace di camminare. Sono tre elementi. Produzione di massa vera, resa produttiva, affidabilità sul campo e consegne ai clienti sono altre tre cose, che per ora non abbiamo. Però l’idea che un umanoide avanzato esca da una linea di assemblaggio è una di quelle cose che, una volta viste, non si dimenticano.

E poi c’è l’ambizione dichiarata di He Xiaopeng: un milione di esemplari all’anno entro il 2030. Se siete tra quelli che pensano che la robotica umanoide sia una bolla, guardate il numero e poi ne riparliamo.

La puntata del Late Tech Show

📌 In questa prima puntata del Late Tech Show:
- Formula 1 & Lenovo: come l’infrastruttura IT, l’edge computing e l’AI gestiscono terabyte di dati in tempo reale e il broadcasting per centinaia di milioni di fan nel mondo, con Lara Rodini (Lenovo Global Sponsorship & Activation Director).
- IT & disaster recovery nel motorsport: i segreti della resilienza infrastrutturale a supporto di 24 Gran Premi mondiali e telemetria FIA, con Claire Sparks (Head of IT & Technical Initiatives per la Formula 1).
- Cybersecurity & AI Threat Landscape: Dagli attacchi alla supply chain AI al fenomeno del LLMjacking e del device code phishing, analizzati con Luca Nilo Livrieri, Director, Sales Engineering Southern Europe di CrowdStrike.
- Il futuro del lavoro nell’era dell’AI: presentazione del libro “Umani per ora: Perché questa volta il lavoro non torna”, Ghost GDP / PIL Ombra e riflessioni sui costi umani dell’automazione con l’autore Luciano Ballerano .

Qui la versione Youtube.

Il Libro Physical AI

Vi ho detto che è appena uscito mio nuovo libro, ci saranno occasioni per parlarne insieme, sia online che fisiche, ve lo assicuro.

SmartBreak e Vita da ufficio

Oggi ho ripreso le live alle 11:00 sui miei profili social e su quelli di alcune associazioni manageriali che lo ripropongono. Trovate già la puntata su Spotify.

Techy e oltre

Se non vi siete ancora iscritti, fatelo, mi permettete di comprendere che apprezzate il mio lavoro.

Più persone la leggono, meglio è, quindi, per favore, condividilo con la tua famiglia, amici e colleghi per far sì che gli effetti di rete si diffondano.

Assicurati di aggiungere gigibeltrame@substack.com ai tuoi contatti. In Gmail, trascina questa newsletter nella tua scheda principale.

Grazie per aver letto questa newsletter, le trovi tutte a questo link.

Se ti va, contattami a questo link!

💻sito del Late Tech Show

💁‍♂️ La Bio

📚 Scopri i miei libri

Newsletter #Techy

👍 Seguimi su:

Magazine • LinkedIn • Instagram • Facebook • Youtube

Se ti è piaciuta, iscriviti

E se ti è piaciuta, condividila con amici e colleghi

Lascia un commento

Teaser della puntata 5 dell'ottava stagione del Late Tech Show

https://www.youtube.com/shorts/ro1dLqEgnD8 --------------- Contattami per moderazioni, speech e consulenze: https://www.businesscommunity.it/gigi/contattami.php

💻sito della trasmissione - http://lts.businesscommunity.it
💁‍♂️ La Bio - http://businesscommunity.it/gigi
📚 Scopri i miei libri: https://bit.ly/libridiGigi
📨 newsletter #Techy - https://gigibeltrame.substack.com/
👍 Seguimi su:
• Magazine - http://businesscommunity.it
• LinkedIn - https://it.linkedin.com/in/gigibeltrame
• Instagram - https://www.instagram.com/gigibeltrame
• Facebook - https://www.facebook.com/gigibeltrame
• Youtube - http://bit.ly/lts_ut
🎙️ Spotify - http://bit.ly/ltechshow
🎙️ iTunes - http://bit.ly/gigitechshow
🎙️ Google Podcast - http://bit.ly/lts_gp
🎙️ Amazon Music - http://bit.ly/ltsgigi

giovedì 8 ottobre 2026

Ha creato un'app complessissima senza sapere programmare - SmartBreak

https://www.youtube.com/watch?v=3aS6Mkg18gQ --------------- È davvero possibile creare un'applicazione complessa partendo da zero e senza saper scrivere una sola riga di codice?

In questa puntata dello SmartBreak scopriamo come gli strumenti no-code e l'intelligenza artificiale generativa stanno rivoluzionando lo sviluppo software, permettendo a chiunque di trasformare un'idea in un prodotto digitale funzionante.

Analizziamo il caso reale, i passaggi chiave per sviluppare app senza programmare e come sfruttare l'AI per velocizzare la creazione di software e prototipi.

📌 In questo video vedremo:
• Come sviluppare un'app complessa senza competenze di programmazione
• I migliori strumenti di AI e piattaforme no-code a confronto
• Vantaggi, sfide e limiti pratici dello sviluppo guidato dall'intelligenza artificiale
• Consigli per chi vuole lanciare un progetto digitale partendo da zero

Iscriviti al canale per non perderti i prossimi appuntamenti con il mondo tech e dell'innovazione!

Contattami: https://businesscommunity.it/gigi/contattami.php

Chi sono? https://businesscommunity.it/gigi/

mercoledì 7 ottobre 2026

Vi siete accorti di questa novità? Google integra Gemini: ecco cosa cambia su desktop e mobile

https://www.youtube.com/shorts/z5ow2YKmqhw --------------- Da qualche giorno è comparsa una novità interessante su Google: premendo il tasto "+", è ora possibile creare immagini e selezionare direttamente i modelli di Gemini, sia su desktop che su mobile. Ecco come funziona e cosa puoi fare!

🔔 Iscriviti al canale per restare aggiornato sulle ultime novità di intelligenza artificiale, tecnologia e innovazione digitale.

#Google #Gemini #IntelligenzaArtificiale #TechNews #AI #Shorts

martedì 6 ottobre 2026

Arriva l'agente autonomo per le applicazioni e il libro "Physical AI" - S08e05

https://www.youtube.com/watch?v=yF4aiy_PSjs --------------- L'intelligenza artificiale esce dagli schermi ed entra direttamente nei processi aziendali e nelle fabbriche. In questa quinta puntata dell'ottava stagione del Late Tech Show approfondiamo due grandi rivoluzioni tecnologiche in atto:

🔹 Agenti autonomi per le applicazioni enterprise: come cambia l'automazione aziendale con il nuovo modello agentico e di esecuzione autonoma presentato da Oracle Fusion Cloud. Con Andrea Cravero analizziamo come superare i limiti dei semplici chatbot e LLM, separando ragionamento ed esecuzione per ottimizzare costi computazionali, logistica, gestione del personale e contabilità aziendale.

🔹 Physical AI e industria manifatturiera: presentazione del mio nuovo libro "Physical AI" (Clowbooks). Dall'integrazione di sensori, digital twin e robotica umanoide al cambio di paradigma nel manifatturiero, spieghiamo perché la vera rivoluzione non è l'AI che risponde a una mail, ma l'AI che tocca, sposta e impara nel mondo reale.

⏱️ Capitoli:
00:00 - Introduzione al Late Tech Show S08e05
02:43 - Oracle Fusion, agenti autonomi e AI nelle applicazioni enterprise (con Andrea Cravero)
18:10 - Ottimizzazione dei costi, esecuzione deterministica e ROI dell'AI
29:36 - Il libro "Physical AI": l'intelligenza artificiale incontra la materia
35:28 - Sense, Reason, Act, Learn: come cambiano fabbriche e robotica
44:17 - Perché leggere Physical AI: strategia, digital twin e futuro del manifatturiero
53:52 - Conclusioni e prossimi appuntamenti

Iscriviti al canale per non perdere i prossimi approfondimenti su innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e trasformazione digitale per le imprese.

Contattami per moderazioni, speech e consulenze: https://www.businesscommunity.it/gigi/contattami.php

💻sito della trasmissione - http://lts.businesscommunity.it
💁‍♂️ La Bio - http://businesscommunity.it/gigi
📚 Scopri i miei libri: https://bit.ly/libridiGigi
📨 newsletter #Techy - https://gigibeltrame.substack.com/
👍 Seguimi su:
• Magazine - http://businesscommunity.it
• LinkedIn - https://it.linkedin.com/in/gigibeltrame
• Instagram - https://www.instagram.com/gigibeltrame
• Facebook - https://www.facebook.com/gigibeltrame
• Youtube - http://bit.ly/lts_ut
🎙️ Spotify - http://bit.ly/ltechshow
🎙️ iTunes - http://bit.ly/gigitechshow
🎙️ Google Podcast - http://bit.ly/lts_gp
🎙️ Amazon Music - http://bit.ly/ltsgigi

Dai rinvii dell'AI Act agli agenti h24: chi comanda davvero dentro il tuo ufficio?

https://gigibeltrame.substack.com/p/dai-rinvii-dellai-act-agli-agenti ---------------

Una settimana di cronaca, e qualche considerazione: i modelli di frontiera, gli agenti che lavorano al posto nostro, e la cybersecurity che scopre di essere già indietro. E i regolamenti rincorrono. Non entro nel merito della finanza che guarda l’AI con maggiore attenzione, rimandando agli articoli quotidiani su Business Community.

Se non l’hai fatto, iscriviti!

Qui la versione podcast automatica.

E se i servizi non reggessero il carico degli agenti AI?

Questa è già di fatto una domanda retorica, nel senso che un progetto estremamente interessante di un’azienda è semplicemente collassato non perché l’AI non ce l’ha fatta, ma perché la struttura IT non ha retto il carico di richieste. In pratica, gli agenti, e nemmeno tanti, hanno creato un DoS (Denial of Service) da soli. Che poi è quello che potrebbe succedere a una PA o semplicemente un sito di viaggi se tutti quanti usassimo applicazioni come Meta Muse o Dots di OpenAI o via di seguito contemporaneamente per fare una richiesta. L’INPS reggerebbe queste richieste contemporaneamente? o una banca?

La sfida dei prossimi mesi sarà adeguare l’infrastruttura IT a rispondere (e anche filtrare) le richieste agentiche.

Spoiler: per il momento non siamo attrezzati.

UE: l’AI Act passa alla fase operativa, e l’Italia rincorre

Vi ricordo che l’8 luglio 2026 è stato pubblicato il Regolamento (UE) 2026/1744, l’Omnibus digitale sull’AI, che modifica l’AI Act del 2024. Formalizza un Ufficio per l’IA con poteri ispettivi e sanzionatori, ma ha anche aggiornato il calendario: i requisiti per i sistemi ad alto rischio dell’Allegato III slittano al 2 dicembre 2027, quelli per i sistemi integrati in prodotti regolamentati al 2 agosto 2028. In compenso, dal 2 agosto 2026 sono in vigore gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 (ne ho già parlato anche qui), e dal 17 settembre il KIDS Act mette gli AI companion sotto la supervisione dell’AI Act, ma non del DSA, con una procedura accelerata 30/90 giorni che è una bellezza rispetto ai due anni del caso TikTok.

Il Cyber Resilience Act è attivo dall’11 settembre con finestre di segnalazione 24h/72h/14 giorni, ma per il momento quasi nessuno sta dichiarando attacchi: poco credibile.

Ma quello che a me preme dirvi è che, tutto sommato, la macchina è partita, ma con un calendario che sposta in là il pezzo che pesa di più, i sistemi ad alto rischio. Una sintesi perfetta della politica europea: regole presto, applicazione molto dopo.

C’è poi da sottolineare che il 15 settembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 160/2026, che adegua la normativa italiana all’AI Act per gli usi di polizia e la responsabilità civile e penale, ed è entrato in vigore settimana scorsa, il 30 settembre.

Per chi non lo sapesse, introduce una presunzione relativa di nesso causale quando il danno deriva dalla violazione di obblighi regolamentari, e un meccanismo di accesso alle prove: il giudice può ordinare l’esibizione di log, documentazione tecnica, sorveglianza umana.

Sto facendo una piccola ricerca su un campione di aziende non regolamentato, per capire se davvero l’AI sta entrando nelle aziende. Si parte dal Politecnico di Milano che stima 1,8 miliardi di investimenti aziendali in IA nel 2025, +50% sull’anno precedente, e il 71% delle grandi imprese con almeno un progetto attivo.

Nel frattempo, il 1° ottobre Almaviva ha presentato a Roma ULTRA, un framework che raccoglie modelli, dati e piattaforme del gruppo in cinque fondamenta (Trust, Bridge, Transformation, Factory, Automation) e tre pilastri verticali, con focus su PA, sanità, finanza, trasporti.

È un segnale che il Paese prova a costruirsi un’AI sovrana, ma il divario con la frontiera resta ampio. Ve lo dicono con i decreti, peccato che la notizia vera sia chi li applicherà.

DevDay 2026: OpenAI gioca a fare Microsoft, e Microsoft lo sa

Il DevDay 2026 di OpenAI, il 29 settembre a San Francisco, è stato l’evento più grande di sempre dell’azienda: oltre venti annunci, ChatGPT come Workspace alternativo, e un’idea chiara in testa. Non sei più un utente che apre una chat: sei un “capo” che dà obiettivi a una squadra di agenti. Si chiamano Dots, sono alimentati da GPT-6 Astra, vivono in un computer cloud Linux proprio (persino con Blender preinstallato e non è uno scherzo), e lavorano 24 ore su 24 su un obiettivo che gli assegni. I Dots possono usare oltre 4.000 app tramite dei semplici plugin, scrivere in ChatGPT, Slack e Teams, e imparare le tue abitudini.

In parallelo, debutta ChatGPT Space: un workspace condiviso dove umani, ChatGPT, Codex e Dots editano insieme documenti, fogli, slide. Le Slides collaborative, in arrivo nelle prossime settimane, sono la risposta più diretta a PowerPoint che si sia mai vista.

C’è anche GPT-6.1 Sol, che OpenAI definisce vicino ad Astra a un quinto del prezzo, e Ultrafast, fino a 8 volte più veloce in Codex. Pro 500 a 25 volte la quota Plus, e un Marketplace dove il credito OpenAI delle aziende si può spendere per software di partner. Sono numeri da piattaforma, non da laboratorio.

La cosa che mi fa pensare è la successione temporale. Un giorno prima del DevDay, OpenAI ha annunciato che GPT-6.1 Astra, il successore dell’attuale Astra, non verrà rilasciato: i test interni hanno sollevato dubbi su disallineamento, inganni e tentativi di evadere la supervisione umana. Al suo posto è arrivato Sol, meno capace, ma giudicato più sicuro. Il messaggio implicito: preferiamo un modello un gradino sotto a uno che ci spaventa. È una scelta di serietà, ma anche un segnale che la frontiera della sicurezza è più stretta di quanto il marketing lasciasse intendere fino a ieri.

E mentre Sam Altman presentava Space, dall’altra parte della strada Microsoft stava preparando la sua risposta. Ve lo dicono con dodici ore di anticipo, eppure l’effetto è sempre lo stesso: due superpotenze che si pestano i piedi nello stesso ufficio.

Ma si dimette il responsabile della sicurezza di OpenAI

David Robinson, ex responsabile della sicurezza, si è dimesso. In una lettera su The Atlantic, non usa giri di parole: «Mi sono licenziato perché la sua cultura aziendale è corrotta». Parole che bruciano? Assolutamente sì. Non è un semplice dissidio dipartimentale, è uno scontro di visioni. Da un lato c’è l’urgenza di scaling, la corsa sfrenata ai ricavi, il timore di restare fermi mentre i concorrenti galoppano. Dall’altro, la consapevolezza, per altro fredda, che i sistemi AI non sono più giocattoli, ma strumenti potentissimi.

Robinson è stato chiaro: la portata dei fallimenti cresce a dismisura man mano che i modelli diventano più sofisticati. Una frase che dovrebbe far tremare il ground a ogni manager, venture capitalist o CTO che si rispetti. Stiamo costruendo colossi su basi fragili? La pressione per la crescita sta scardinando i protocolli di sicurezza? Se la cultura interna è corrotta dal solo desiderio di espansione, la domanda non è più se l’errore accadrà, ma quando e con quali conseguenze devastanti. Serve un reset immediato, una riflessione scomoda: la velocità senza direzione non è efficienza, è rischio puro.

Ed è già arrivato OpenDots

Come per Claude code o Muse, è arrivato OpenDots, la versione open (e diversa) di Dots. Non un prodotto hosted, ma un template per costruire il tuo workspace di agenti: clona, connetti, adatta. Qui gli spazi ospitano documenti, con navigazione ed editor visivo focalizzato, ma è l’utente a governare il tutto

Google risponde, ma a metà: Gemini 4 Argon entra dalla porta dei cyber defender

Dopo mesi di silenzio e l’onta di aver fatto peggio di Anthropic e OpenAI sui benchmark di cybersecurity, Google ha presentato il 30 settembre Gemini 4 Argon, il primo modello della famiglia Gemini 4. “È il più potente mai costruito” a Mountain View, dicono, ma in realtà in 12 benchmark su 18 batte GPT-6 Astra e Claude Opus 5.5. Dove lo posiziona Google? Su tre fronti caldi: software engineering, enterprise (dalla finanza al fisco) e cybersecurity. Il limite di output sale a un milione di token, contro i 64.000 della generazione precedente: numeri che sembrano fatti apposta per far impallidire chiunque faccia ragionamenti lunghi.

Il punto vero, però, è nel retroscena. Google usa Argon per migrare da C++ a Rust oltre 800.000 righe del kernel Zircon di Fuchsia e per liberare 300 terabyte di memoria nei propri data center. Qui il marketing sparisce: è il modello che fa manutenzione all’infrastruttura di chi lo ha costruito. E sulla sicurezza? Argon cerca, valida e corregge in autonomia vulnerabilità critiche. Dai il caccia alla falla, verifica la sfruttabilità, scrivi la patch. L’intero ciclo di un security researcher, automatizzato.

La cosa notevole, però, è la distribuzione. Argon non arriva a tutti. Va prima ai cyber defender del programma Fairwind (650 tra governi e gestori di infrastrutture critiche), con le protezioni di cybersecurity disattivate per legittima difesa, e solo dopo agli abbonati Google AI Ultra e ai clienti API a pagamento. Una data per il pubblico non c’è. Intanto, Google ha cancellato Gemini 3.5 Pro, che Sundar Pichai aveva annunciato a giugno. Sono mesi di ritardo che si traducono in una capitolazione strategica: Argon deve correre, ma deve anche fare i conti con un trust deficit accumulato.

Il prezzo dice molto della strategia: 2 dollari in input e 10 in output per milione di token in fase introduttiva, con sconto del 95% sui token cached. In pratica, è un terzo di quello che chiede Anthropic. Una mossa insolita per Google, abituata a non fare guerre di prezzo. Quando lo fai, di solito è perché il prodotto da solo non basta a riconquistare il mercato. La sintesi perfetta: il modello è il migliore che hanno, ma per ora lo possono toccare solo in pochi, e a Mountain View lo sanno.

Microsoft e una frattura tutta nuova

Settimana scorsa vi ho scritto che Microsoft aveva ridisegnato Copilot attorno a tre elementi e mi sono arrivati diversi messaggi critici, che fatico a spiegarmi. Mi spiego meglio. Home e Code entrano nel programma Frontier nelle prossime settimane, Autopilot in private preview a fine mese.

La cosa che mi ha colpito è il cambio di rotta, perché è un ribaltamento di gerarchia. Infatti, per anni Copilot è stato il pannello laterale che “aiutava l’utente” dentro Office; oggi Office è di fatto un’app dentro Copilot.

È una mossa obbligata: se gli agenti di OpenAI entrano nel campo della produttività personale, Microsoft non può più permettersi un assistente passivo.

L’altra faccia della medaglia è il prezzo da pagare: è la fine del “tutto incluso” per le aziende: un utente Pro costerà sempre i suoi 20 dollari, ma ogni volta che un Autopilot ti prepara una presentazione alle 3 di notte, qualcuno paga i token. Per i CFO è un incubo effettuare previsioni, per Microsoft è un’opportunità per fare upselling.

Se posso chiudere con un pensiero telegrafico, l’AI come servizio è finita, l’AI come consumo è appena cominciata.

GLM-5.3, l’open cinese che spaventa Anthropic e chiunque altro

Il 29 settembre Anthropic ha pubblicato un report che farà rumore a lungo: GLM-5.3, il modello open-weight di Z.ai (Zhipu AI), è capace di costruire exploit end-to-end in autonomia quasi quanto Claude Mythos Preview. Su ExploitBench, che testa vulnerabilità note del motore V8 di Chrome, GLM-5.3 realizza 50 exploit funzionanti su 410 tentativi; Mythos Preview ne fa 56. Su un benchmark interno di binary exploitation, il 4% dei task finisce in controllo completo del flusso di esecuzione contro il 6% di Mythos. In un test live, un ricercatore ha lasciato GLM-5.3 su una build Linux di un browser e, in un giorno, il modello ha trovato da solo più vulnerabilità zero-day nel motore JavaScript, le ha concatenate e ha costruito una pagina web che legge file dal computer del visitatore. Un exploit completo per Chrome è costato venti dollari e quaranta centesimi di API!

Ma il punto che ha fatto più male non è la capacità, è la facilità di disattivare le difese. Le protezioni interne di GLM-5.3 rifiutano le richieste dannose il 90% delle volte, ma con tre tecniche si scende al 64% (basta dirgli che è un red team), poi al 92% (prefilling dei token di ragionamento), poi al 100% con l’abliteration, una procedura che riscrive i pesi del modello per eliminare i rifiuti.

Anthropic ci ha provato con 2.200 ore GPU, circa 4.400 dollari, e ha portato il tasso di rifiuto dal 90% al 2% senza perdere capacità. Il 17 settembre il NIST americano (CAISI) aveva già certificato GLM-5.3 come “il modello open-weight più cyber-capace mai rilasciato”.

Il 28 settembre Z.ai e Concordia AI hanno proposto sei stadi di gestione del rischio per i modelli open. Speriamo in bene. La domanda che nessuno pone è: se uno Stato con diecimila dollari di cloud può produrre un exploit Chrome in venti minuti, cosa stiamo proteggendo, esattamente?

Il lato oscuro della settimana: attacchi sempre più veloci, difese sempre più lente

Il 1° ottobre Microsoft ha rilasciato il Digital Defense Report 2026 e il quadro è brutto e per niente rassicurante. La finestra mediana tra la scoperta di una vulnerabilità e la sua attivazione è crollata sotto le 24 ore; i difensori medi ne impiegano ancora 30-60 per fare le patch. Il phishing è passato dal 7% al 23% degli incidenti in un anno. A luglio 2026 il team Sysdig ha documentato JADEPUFFER, la prima campagna di estorsione ransomware completamente autonoma, dove l’AI orchestra targettizzazione, richiesta di riscatto e gestione dell’estorsione con intervento umano minimo.

In ambiente controllato, Anthropic Mythos Preview e OpenAI GPT-5.5 hanno concatenato 32 passi di attacco per compromettere un dominio aziendale emulato senza alcun input umano. Microsoft avverte che un attore ben finanziato potrebbe accumulare zero-day a velocità macchina, più veloci di qualsiasi organizzazione possa risolverli.

In parallelo, OpenAI ha rivelato il 30 settembre la più grande campagna di “distillazione avversaria” mai raccontata: 15.000 account, 16.000 richieste in due giorni a fine luglio, un obiettivo preciso, estrarre il ragionamento protetto dei modelli GPT per addestrarci sopra modelli concorrenti. OpenAI attribuisce il “core cluster” a individui associati a Moonshot AI, il laboratorio cinese di Kimi. Un bug permetteva di portare il reasoning cifrato da una conversazione in un’altra, dove il modello lo decifrava e lo trascriveva. Il bug è stato corretto, gli account sono stati chiusi, Moonshot non ha commentato. Tre settimane prima Anthropic aveva accusato Moonshot e Alibaba di aver usato Claude per addestrare i propri modelli, 23 milioni di scambi tra maggio e luglio. La distillazione è una tecnica legittima, dice il settore. Quando la fai contro i termini di servizio di tutti, estrarre i pesi diventa un furto. Il confine è sottile, e lo stiamo scoprendo in tempo reale.

Chiude il quadro italiano. Il 30 settembre sono arrivati i dati di Rubrik Zero Labs: il 49,5% delle imprese italiane ha subito un ransomware nell’ultimo anno, contro una media globale del 39%, e l’87% di chi viene colpito paga il riscatto. Il 70% delle organizzazioni non ha visibilità completa sugli agenti AI che operano nei propri ambienti. “Sta nascendo una vera e propria forza lavoro ombra”, si legge. Quando il 70% non sa cosa fanno i propri strumenti, il problema non è la cybersecurity, è la governance. Sono numeri che non si discutono, si subiscono.

Robot umanoidi: Figure corre, Tiangong vola, e la Cina alza l’asticella per le IPO

Figure AI ha annunciato di aver prodotto oltre 350 Figure 03 (da tradurre) nella linea BotQ in meno di 120 giorni, portando la velocità da un’unità al giorno a una all’ora, 24 volte. Non è un annuncio su un concept, è una linea di produzione che gira. Boston Dynamics ha aperto dentro Hyundai un campus di addestramento per Atlas, Agility ha presentato la nuova Digit 5. Sul fronte cinese, UBTECH ha attivato a Liuzhou uno stabilimento con capacità di oltre diecimila unità annue. Unitree, intanto, vale circa 29 miliardi di dollari alla borsa di Shanghai, dopo un’IPO ad agosto che aveva fatto +460% in debutto e un successivo dimezzamento. A luglio la FCC ha limitato le vendite di robot stranieri avanzati negli USA, e la cinese CSRC ha iniziato a chiedere tre criteri rigidi per le IPO di robot umanoidi: ricavi sostenuti e ordini commerciali, perdite in calo su un piano triennale, e possesso di tecnologia core (cervello robotico o mani). La soglia sale, e a salire non è solo la qualità, è il messaggio: la Cina vuole aziende che producano robot, non che facciano video su TikTok.

La cosa che mi colpisce è la convergenza dei prezzi. Il G1 di Unitree parte da 13.500 dollari (leggete la classifica che ne vale la pena), l’H1 a 90.000, Figure 03 non ha un listino pubblico ma siamo nell’ordine dei sei zeri. Quando una startup di Hangzhou ti vende un umanoide al prezzo di un’auto usata e un’azienda della Bay Area lo vende al prezzo di una casa, la domanda non è chi vincerà la corsa, è chi sopravviverà al prossimo taglio di budget. Ve lo dicono con i listini, e nessuno fiata.

Interessante questo esperimento (ma guidato) di un umanoide che gioca a badmington.

I piedi degli umanoidi hanno una nuova sensibilità

I robot umanoidi possono superare ostacoli, ma nascondono crisi fatali: atterraggi violenti e instabilità. Non percepiscono il terreno come facciamo noi, mancando del feedback tattile che modula la postura. Ma è arrivato TactileStep, un framework che integra sensori di pressione nelle suole, colmando questo divario evolutivo. Allineando simulazione e hardware, il sistema riconosce le fasi di contatto e premia approcci sicuri. I risultati? Sulle Unitree G1, riduce la forza d’impatto fino al 48,8% e il rumore di 30,1 dB. Dimostrando, finalmente, che l’adattamento inizia… quando cadi.

Chicche di fine settimana: Stratego, QSSR, e PewDiePie bannato da ChatGPT

Tre notizie che non c’entrano con l’AI aziendale, ma meritano un passaggio. La prima: un team di Carnegie Mellon, MIT, NYU e Stanford ha costruito Ataraxos, un’AI che ha battuto Pim Niemeijer, il miglior giocatore di Stratego mai esistito, con un punteggio di 15-1 e 4 pareggi. Stratego era l’ultimo grande gioco a informazione imperfetta in cui l’AI non eccelleva, perché non vedi le pedine avversarie. È un altro mattone nella storia del “l’AI batte l’umano” che continua a non impressionarmi, ma il dato su Stratego era atteso da oltre vent’anni.

La seconda: Sony ha lanciato QSSR, Quick Spectral Super Resolution, un upscaler basato su AI per la PlayStation 5 standard, frutto della collaborazione Project Amethyst con AMD. Debutta su Marvel’s Wolverine e Ghost of Yōtei, e porta la PS5 base a 1440p upscalati senza il chip dedicato della Pro. È la dimostrazione che l’AI grafica non è più un optional da console premium: è una commodity. Tra tre anni non si parlerà più di upscaling, sarà il default come il motion blur.

La terza, la più umana: PewDiePie ha pubblicato Ajax (e poi rimosso), un modello locale da 9 miliardi di parametri, e ha raccontato che OpenAI lo ha bannato due volte per aver usato output di GPT-6 Sol per addestrarlo. È il primo caso pubblico in cui un creator visibile usa un modello closed per fine-tuning e finisce fuori. OpenAI ha le sue ragioni, PewDiePie ha il diritto di costruirsi il suo modello. Il confine tra uso personale e violazione dei ToS sta diventando il prossimo grande campo di battaglia, e quando ci entrano i creator, finisce in prima pagina. Ve lo dicono con due ban, e nessuno fiata.

Late Tech Show di questa settimana

Quanto dipendiamo davvero dalle tecnologie americane ed extra-europee? Come sta trasformando l'intelligenza artificiale il mondo del lavoro, la moda e la certificazione dei prodotti di seconda mano?

In questo quarto episodio dell'ottava stagione di LateTech Show, Gigi Beltrame esplora l'impatto delle nuove tecnologie e dell'IA attraverso 4 interviste e approfondimenti esclusivi con protagonisti del settore:

🔹 Donne, competenze STEM e Intelligenza Artificiale con Ilaria Cecchini (Women at Business): superare la paura dell'IA, l'importanza dell'approccio critico/umanistico e il ruolo fondamentale delle donne nello sviluppo tecnologico.
🔹 AI Agentica e sostenibilità nella moda con Maximilien Abadie (Lectra): come la piattaforma APOG sta rivoluzionando la filiera fashion, dalla progettazione del designer alla stima precisa dei consumi di tessuto e riduzione di CO2.
🔹 Second Hand, autenticazione e AI listing con Silvia Bellomi (eBay): il nuovo sistema di verifica autenticità per i prodotti di lusso/collezionismo e come l'intelligenza artificiale crea schede prodotto perfette in pochi secondi da una foto.
🔹 Sovranità digitale europea e dipendenza tech con Bruno Giussani: l'analisi del libro "Meno America nelle nostre vite" per capire perché oltre l'80% del tech europeo dipende dagli USA e come riconquistare la nostra autonomia tecnologica.

Qui la versione su Youtube.

Il Libro Physical AI

Vi ho detto che è appena uscito mio nuovo libro, ci saranno occasioni per parlarne insieme, sia online (già questa settimana vedrete qualcosa che ho registrato per un canale TV) e sia fisiche, ve lo assicuro.

SmartBreak e Vita da ufficio

Oggi ho ripreso le live alle 11:00 sui miei profili social e su quelli di alcune associazioni manageriali che lo ripropongono. Trovate già la puntata su Spotify.

Techy e oltre

Se non vi siete ancora iscritti, fatelo, mi permettete di comprendere che apprezzate il mio lavoro.

Più persone la leggono, meglio è, quindi, per favore, condividilo con la tua famiglia, amici e colleghi per far sì che gli effetti di rete si diffondano.

Assicurati di aggiungere gigibeltrame@substack.com ai tuoi contatti. In Gmail, trascina questa newsletter nella tua scheda principale.

Grazie per aver letto questa newsletter, le trovi tutte a questo link.

Se ti va, contattami a questo link!

💻sito del Late Tech Show

💁‍♂️ La Bio

📚 Scopri i miei libri

Newsletter #Techy

👍 Seguimi su:

Magazine • LinkedIn • Instagram • Facebook • Youtube

Condividi

E se ti è piaciuta, condividila con amici e colleghi.