mercoledì 9 maggio 2018

E se il franchising delle spedizioni incontrasse l'eCommerce? Il caso QuiPoste

Spedire, ricevere e garantire: questo è il problema.
Alla luce di quanto sta accadendo e di come cambiando le abitudini degli italiani, è del tutto normale che un operatore del settore logistica possa cercare nuove strade e nuovi profitti. Non è solo una questione di prezzi, quanto di servizi. Tracciabilità, gestione dei pacchi, ricerca dell'efficienza.
Tutto questo per parlare di QuiPoste, società che si occupa di frachising di uffici postali, garantisce servizi sia per privati sia per aziende. Dalle spedizioni ai servizi di pagamento, ma anche invio di lettere raccomandate, imballaggio e confezionamento pacchi, spedizioni nazionali e internazionali, pagamento di bollettini bancari MAVe RAV e altro ancora.



Una rete di servizi sul territorio che sfociano persino nella gstione dei prestiti o come risparmiare sulla bolletta di luce, gas, ADSL e telefono, grazie all'accordo siglato con Facile.it.
Attualmente, conta più di 60 affiliati in tutta Italia e il numero sta crescendo. QuiPoste ha lanciato la proposta di franchising alla fine del 2011, è una realtà tra le più conosciute del settore e offre ai franchisee una serie di vantaggi.
Per esempio, i servizi offerti da QuiPoste sono caratterizzati dall’elevato rapporto qualità/prezzo, dovuto all’elevata competitività dei prezzi offerti. Tutti i servizi di spedizione proposti da QuiPoste, offrono un sistema infallibile di tracciabilità dei pacchi gestito direttamente dall’ufficio che offre il servizio ed è visibile sul sito QuiPoste inserendo il codice operazione.



Le spedizioni con i corrieri sono gestite dai migliori del settore, e non opera solo sul territorio nazionale, ma raggiunge ogni parte del mondo con spedizioni via terra, aeree e anche via mare per grossi quantitativi a prezzi sempre più competitivi.
Per finire, è garantito un sistema di assistenza diretta e costante per ogni eventuale problematica. Operatori preparati gestiscono quotidianamente le richieste di assistenza ma anche le varie richieste informative che partono dai clienti. Insomma, usufruire dei servizi postali non sarà mai cosi semplice e piacevole.

giovedì 3 maggio 2018

Le novità di Facebook all'evento f8

F8 2018 segna il nuovo passaggio di Facebook.
Mark Zuckerberg si è presentato sul palco senza maglietta, ed è già il segno del cambiamento e rottura rispetto al passato.
Attenzione alla privacy, da un lato, nuove opportunità dall'altro.
Non è un caso che l'annuncio di un'app per il dating abbia fatto crollare del 20% il valore in borsa di Tinder.
Molta attenzione sull'intelligenza artificiale, sia per individuare le fake news, sia per bloccare i commenti molesti, ma anche per selezionare i post che potrebbero interessare gli utenti di Facebook, ma anche di Instagram.
E le video chiamate, ormai diventate fondamentali nel mercato USA, che su WhatsApp diventano di gruppo.

martedì 27 marzo 2018

Facebook cambia rotta per evitare un'altra Cambridge Analytica

Da qualche ora non è possibile creare nuove applicazioni.



Le applicazioni di Facebook non riguardano solo la piattaforma, perché per esempio sono il motore del login con l'account di Fb, piuttosto che i chatbot su messenger.
Sta congelando la situazione per due motivi.



Prima di tutto il rinnovamento della piattaforma, che viene anticipato di qualche settimana.
E poi per cambiare le condizioni d'uso e quindi tamponare la fuga di informazioni dalla piattaforma.
Nel frattempo, le indagini mostrano che l'azienda conserva i dati sensibili degli utenti e si sospetta (m come si sospetta) ufficialmente che vengano lette le rubriche e gli sms dei cellulari.
Incredibile come nessuno abbia notato cosa compare sui telefoni Android nel momento che si installa un'applicazione dell'ecosistema di Facebook (fb, Instagram, Whatsapp), perché l'azienda lo dichiara apertamente a tutti.

mercoledì 17 gennaio 2018

I giornalisti, gli editori e i creatori di contenuti non sono apprezzati al dalle parti di Menlo Park

Un dato di fatto.
Facebook non ama i contenuti prodotti dai brand e dai giornali. Progressivamente negli anni ha deciso di mostrarne sempre meno nei feed degli utenti, ma con l'ultima mossa, ha messo la parola fine alla questione: solo pubblicità, altrimenti briciole.



L'inganno degli instant article è finito, così come la condivisione dei guadagni pubblicitari con gli editori sugli stessi, perché la cosa non ha mai funzionato a dovere.
Adesso, in nome dell'abolizione delle fake news, verranno mostrati prevalentemente i post di amici e parenti: sai che noia!



Questo è il terzo colpo ben assestato ai media.
Il primo era al concetto di brand.
Il secondo al concetto di autorevolezza, alla base, da sempre, del rapporto di fiducia tra editore/giornalista/creatore di contenuto e utente/cliente.
Il terzo è al business model dei giornali, perché se la visibilità la si conquista solo a pagamento (in percentuale le condivisioni degli utenti è limitata), il sistema non si regge più.
Certo, resterebbero le revenue potenziali dai video, che apparentemente non verranno penalizzati, ma anche qui si guadagnano centesimi di euro (sono buono e dico 50) per 1000 visualizzazioni.
Sembra quasi un'elemosina.
Facebook era impegnata a trattenere l'utente nella piattaforma, adesso lo costringerà ad uscire per trovare le informazioni, perché "queste non gli cadranno più addosso."
Le cose sono due: o si tratta di una forma di controllo innovativa sugli utenti (innovativa è un eufemismo), oppure hanno deciso di perdere clienti.
La Borsa non sta premiando la scelta di Mark.
Vedremo cosa accadrà in futuro.

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