Eccoci con una nuova newsletter, devo partire con dei ringraziamenti, ma anche con una tiratina d’orecchie, perché soprattutto su Substack ho tante letture ma gli iscritti non crescono più. Se siete passati di qui per caso, o per una raccomandazione di qualcuno, vi chiedo la cortesia di iscrivervi, mi permette di dare continuità al lavoro.
L’Europa pensa alle AI factories
Partiamo da lontano. Le AI Factories, nate dal super‑computing di EuroHPC, sono ecosistemi vivaci che trasformano potenza, dati e talento in modelli generativi affidabili, collegando centri di calcolo, università, PMI, industria e finanza. Sostanzialmente servono i comparti salute, manifattura, clima, finanza, spazio. La Commissione europea le ha inserite nella Priorità Strategica del Pacchetto AI 2024 e nel Piano Azione AI Continent, con 19 Fabbriche, 13 Antenne e nove nuovi supercomputer che triplicheranno la capacità EuroHPC.
Ora la commissione ha lanciato una gara per sette AI Gigafactories, con 10 miliardi di euro di finanziamento pubblico e l’obiettivo di sbloccare altri 20 miliardi di investimenti privati. Saranno dotate di oltre 100 000 processori AI, energia, catene di fornitura, rete avanzata e automazione. Una risposta per l’indipendenza? Siamo sicuri?
OpenAI taglia la valutazione, Anthropic rallenta l’ipo: 650 miliardi evaporati in due settimane
Mercoledì sera è arrivata la notizia economica più importante della settimana: OpenAI ha abbassato da 1.400 a 1.250 miliardi di dollari la propria valutazione proposta agli investitori per il suo prossimo round privato da 30 miliardi, dopo le resistenze di chi ha visto i documenti.
Il round viene presentato come un ponte verso la quotazione, prevista nella prima metà del 2027, e in questo caso il termine per gli impegni è il 30 ottobre. Il motivo è interessante: molti investitori preferiscono aspettare di vedere a quale prezzo Anthropic si valuterà in borsa prima di mettere soldi in OpenAI.
E Anthropic, di fatto, ha deciso per un passo indietro: all’investor day alcuni investitori hanno discusso una capitalizzazione intorno ai 1.500 miliardi, contro i circa 2.000 miliardi attesi, con debutto in borsa previsto già a metà novembre. Sommando 500 miliardi su Anthropic e 150 su OpenAI, il conto che gira sui social è di 650 miliardi sostanzialmente evaporati in due settimane.
Vale la pena essere precisi: sono due misure diverse sommate, una aspettativa di quotazione e un obiettivo di round privato, e nessuna delle due è un prezzo, non caschiamo in questo tranello (ma anch’io ho titolato così, per attirare l’attenzione).
Il contesto di mercato, però, non parla solo di due società, ma di un vero e proprio ecosistema. Il Nasdaq ha perso lo 0,7% settimana scorsa e ben il 2,6% giovedì, la peggior giornata dal primo giugno, mentre il Dow Jones ha guadagnato lo 0,4% trainato da sanità e settori difensivi. Il contesto va sempre tenuto nella giusta considerazione.
E il motivo del calo è tecnico, non sentimentale: i costi di finanziamento per sostenere la spesa enorme in beni capitali per l’intelligenza artificiale sono ingenti ed è probabile che il prossimo anno si investa meno in data center di quanto prospettato e inserito in tanti piani industriali.
Intanto, sul fronte commerciale, un segnale forse più importante del titolo: OpenAI porta i suoi modelli di frontiera su Google Cloud, con transazioni attraverso il marketplace di Google e anteprima privata per alcuni clienti enterprise.
Vorrei chiudere questa sezione con una piccola spiegazione e una lettura per chi investe i propri risparmi: la bolla dell’intelligenza artificiale non è più una bolla che riguarda le società private, è diventata un problema di prezzo del denaro. Se l’AI si finanzia a debito, e il debito costa di più proprio quando l’inflazione è al 4,2%, allora ogni punto di rendimento che cala sui titoli tecnologici è un punto che prima o poi torna in qualche bilancio. I più attenti mi diranno che non si tratta di una correlazione pura, ma è chiarissimo che il canale esista. In buona sostanza, ce lo dicono con due settimane di anticipo e nessuno ha il coraggio di fiatare.
Beneficenza o…
Mi hanno colpito due notizie: Anthropic destinerà il 5 % delle proprie azioni a un fondo di pubblica utilità, aggiungendo un 2 % per ogni incremento del 50 % del valore aziendale; Musk ha promesso un’azione SpaceX a ogni bambino americano dal prossimo anno, senza però precisare tempi o criteri. Le due iniziative sembrano che vadano in direzioni opposte, da un lato un fondo che decide dove investire e dall’altro delle azioni distribuite direttamente, ma credo che la vera questione stia nel comprendere chi governa questi processi. Sarà interessante seguire la vicenda per capire come si tradurranno gli annunci in pratica e quale sarà la trasparenza e come essa stessa verrà garantirà.
Non vorrei che siano solo operazioni di marketing per vincere la diffidenza verso l’intelligenza artificiale.
DeepSeek chiude un round da 15 miliardi: a pagare l’intelligenza artificiale è l’industria cinese
Giovedì Bloomberg ha raccontato che DeepSeek sta chiudendo un round da circa 100 miliardi di yuan, poco meno di 15 miliardi di dollari: il doppio dell’obiettivo iniziale di 50 miliardi di yuan, con più di quindici investitori.
I nomi che mi hanno colpito non sono fondi: sono Contemporary Amperex Technology (la batteria cinese delle auto elettriche), con Tencent (quelli di WeChat), Geely (auto), Midea (condizionatori ed elettrodomestici) e Meituan (commercio al dettaglio). La valutazione calcolata prima dell’entrata dei nuovi capitali si parla di 500 miliardi di yuan, circa 75 miliardi di dollari. Deepseek intanto non si ferma: ha presentato il modello 4.1 Flash 1017, uscito il 17 ottobre con pesi sotto licenza MIT.
E mentre il denaro cinese compra laboratori, dalla Cina arriva anche un altro modello: Moonshot ha rilasciato Kimi K3.1 Pro, che sul Terminal-Bench 4.0 fa 65,7% contro il 58,2% di GPT-6 Astra, e ha promesso pesi aperti entro il 4 novembre.
Due notizie lontane che vanno nella stessa direzione: il capitale industriale cinese che finanzia l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale e un modello cinese che batte il migliore modello americano su un test pensato per gli agenti che scrivono codice. La leva si sta spostando dal “modello migliore” al “modello abbastanza buono e molto più economico”. Chi mi ha seguito in qualche evento o webinar ha presente che questa da ormai un anno è la mia convinzione.
La scelta concreta è questa: i modelli aperti cambiano il costo. Se oggi paghi venti euro al mese per usare l’intelligenza artificiale a scuola o al lavoro, c’è una probabilità concreta che entro un anno tu possa usare qualcosa di simile a costo quasi nullo, o comunque più basso. Non è un risparmio immediato, è un risparmio che si sposta nel tempo. Gli agenti sono sempre più avidi di token, le aziende non sono così disposte a spendere cifre folli. Il mercato deve trovare un proprio equilibrio.
Tre giorni per sfruttare un buco e un ransomware con esecutore artificiale: la sicurezza è il vero risparmio
La storia più urgente della settimana: due falle critiche in PHP, battezzate PHP2Shell, che permettono di prendere il controllo di un server web con una sola richiesta. I dettagli sono trapelati prima della patch, gli attaccanti hanno cominciato a sondare quattro giorni prima del fix, e i tentativi di attacco sono ormai nell’ordine dei milioni.
I governi europei hanno messo offline i propri siti e il dato che mi ha colpito è che 1,5 milioni di server erano ancora non aggiornati il primo giorno. C’è un dettaglio che cambia la lettura di tutta la settimana: i modelli AI hanno aiutato i ricercatori a trovare le due falle. Non è una curiosità da appassionati: è la prima volta, su scala, che l’intelligenza artificiale sta dalla parte di chi dovrebbe difendere e dalla parte di chi attacca, con la stessa velocità.
Nel terzo trimestre le falle ad alta gravità sono state sfruttate in media entro tre giorni dalla divulgazione e nel 71% dei casi entro sette giorni. Gli Stati Uniti sono il Paese più attaccato, con il 60% degli attacchi, poi la Germania con il 7% e l’Italia con il 5%. I gruppi più attivi sono The Gentlemen, con 342 incidenti rivendicati, e Qilin con 339. Qui trovaten l’analisi di Rapid7 sul terzo trimestre.
Claude Duet: l’assistente proattivo di Anthropic
Anthropic ha presentato Duet, la sua risposta a ChatGPT Dots, Meta Muse e Grok bot. La differenza chiave: è proattivo. Non aspetta un prompt, ma scrive di sua iniziativa (”Buongiorno Gigi, oggi: intervista a X, meeting con Y, pranzo con Z, …”) e propone azioni da fare. Include una dashboard integrata nella chat, può usare tool (POS, eCommerce, CRM, support, payroll, banca) e collegarsi a Gmail, Slack, Stripe, LinkedIn, Canva e Shopify. Ha un classificatore dedicato per evitare leak di dati sensibili.
Per il momento, accesso solo su lista d’attesa per i piani Pro e Max. Non è ancora disponibile per tutti e comunque non in Europa.
Video AI con labiale perfetto (o quasi)
ElevenLabs Chimera: combina Seed Dance 2.5 e ElevenLabs V4: dai un’immagine e un audio, e sincronizza il labiale. Il lip-sync è decente, ma la UI ha una raffica di bug poco spiegabili in un’epoca in cui si programma con l’AI. Spesso non usa l’immagine originale come base e anche questo è inspiegabile.
I siti chiudono le porte agli agenti AI
Dopo Amazon, ora anche Yelp, Delta, JP Morgan Chase e Amtrak bloccano gli agenti. Shopify va in direzione opposta: tutti i suoi store sono “agent-friendly”.
Il dilemma strategico: essere human-first (rischi di perdere vendite) o agent-first (diventi sostituibile)?
La voce di Mistral sorprende
Mistral Voxtral 3 è l’agente che ascolta più persone contemporaneamente, distingue chi parla, gestisce interruzioni e ragiona in tempo reale. La demo impressionante.
Canva ha il proprio generatore di immagini
Canva Craft è il primo modello di image generation di Canva. Canva ha assorbito Leonardo.ai nel 2024, integrando i ricercatori della startup nel nuovo modello d’immagine e già sta perfezionando due versioni ultra‑economiche, Craftfast e Craft‑ultrafast, pronte per il lancio.
Nonostante i $4 miliardi di fatturato dell’anno scorso, la società ha ridotto le previsioni di crescita per il 2026, facendo scivolare la valutazione da $42 miliardi a $35 miliardi secondo gli analisti. Come può un colosso del design digitale permettersi un simile passo indietro? L’opportunità è dematerializzare i costi, democratizzare la creatività e, soprattutto, trasformare la crisi in spinta verso un’innovazione rapida.
Lo spettro di Character.AI aleggia (se non lo sapete, ve lo ricordo: da valutazioni plurimiliardarie al fallimento il passo è stato breve).
Microsoft e il modello AI che è più bravo di un medico
Microsoft MAI-DxO, il modello medico che secondo Microsoft è 1,7x più accurato dei medici; oltre due volte con libri e internet; quasi volte migliore in diagnosi senza risorse. Possibile futuro supporto nelle diagnosi cliniche. Lo trovate discusso anche nell’ultimo numero di Science.
L’Europa prova a costruire palestre per robot
In Italia qualcuno prova a costruire la parte che manca alla robotica: delle palestre dove “allenare” i robot. Generative Bionics ha annunciato al CES Unveiled Milan la più grande fabbrica europea per addestrare robot umanoidi, un Physical AI Data Factory di 5.000 metri quadrati, operativo entro il quarto trimestre del 2027, con tre sedi in programma e AMD come partner tecnologico con la piattaforma Helios.
NVIDIA ha fatto anche lei una nuova mossa al GTC di Berlino del 21 ottobre: la piattaforma Isaac ha un nuovo umanoide di riferimento, Agile ONE SN, con 31 gradi di libertà, 40 chili e 3 chili di carico per braccio, più Isaac Lab 3.0 come versione stabile e Isaac OS come strato di esecuzione aperto.
E Agility Robotics ha annunciato che Digit 5 userà i moduli NVIDIA IGX Thor, con ordini pluriennali per oltre 300 milioni di dollari e oltre 65.000 ore di funzionamento di Digit 4 presso clienti come GXO, Schaeffler, Amazon e Toyota.
Lo ripeto anche questa settimana: se il 97% degli umanoidi venduti è cinese, la competizione non si fa sui robot, non c’è partita, ma sui dati, sulle abilità e sul tempo. I cinesi hanno la scala, l’Europa sta cercando di comprare il tempo con i soldi dell’industria, costruendo palestre. E la differenza tra un’ora di robot in una fabbrica europea e un’ora in una fabbrica cinese non è la meccanica: è il corpus di dati raccolti.
La scelta concreta: se lavori in un settore esposto all’automazione, la domanda da porsi non è “quando arriva il robot” ma “che cosa so fare che un modello non sappia fare”.
Unitree H2-X “Kung Fu Legend Guardian” è un video virale: capriole sopra un’auto, calci che ammaccano il cofano, salti da 4 metri, protezione da un intruso, sollevamento di un’auto. Sembra solo un video dimostrativo, un po’ artefatto, ma certamente spaventoso.
La risposta di Musk all’Odissea contro Nolan, usando Grok
Non servono molte parole, 7 minuti di video, premessa di una lunga serie.
Fatevi pure un’opinione. Io ce l’ho, ma preferisco tenermela.
La puntata del Late Tech Show
Come stanno cambiando le nostre abitudini con gli smartphone e quale ruolo gioca oggi l'intelligenza artificiale nei nostri acquisti e nelle recensioni online?
In questa settima puntata dell'ottava stagione del Late Tech Show approfondiamo l'evoluzione del mercato mobile e il legame sempre più stretto tra recensioni, intelligenza artificiale, con i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), e processi decisionali dei consumatori.
Con: Giorgia Bulgarella, Marketing Director di Motorola Italia, Nicoletta Besio, General Manager South Europe di Trustpilot, Roberto Ciccone, Senior Researcher di SWG.
Lo SmartBreak (e il podcast “Vita da ufficio”)
Qui l’ultimo disponibile in formato podcast. Provo a farli #live alle 11 sui miei profili social o in quelli di alcune associazioni manageriali, ma con scarsa assiduità…
Il Libro Physical AI
Vi ho detto che è appena uscito mio nuovo libro, ci saranno occasioni per parlarne insieme, sia online (già questa settimana vedrete qualcosa che ho registrato per un canale TV) e sia fisiche, ve lo assicuro.
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