mercoledì 11 aprile 2007

Debian 4.0

L'ho scaricato, l'ho provato e devo dire che è piuttosto stabile, anche se acerbo.
E' scaricabile qui.
Adesso ci vorrà un po' per vedere le varie distribuzioni gratuite aggiornarsi.
E inizierà la corsa al Linux più facile, più completo, su chiavetta, su CD, Live e via di seguito.

Piccola polemica

Ottimo post del Quinta (come quasi tutti i suoi, accidenti), che cito due volte in un giorno, che riguarda la pubblicità delle telefonate tra utenti di Alice.
C'è un ma.
Infatti dichiara che Guido Rossi, che è uno dei padri dell'antitrust in Italia, non avrebbe mai acconsentito a quest'offerta.
Premesso che si è dimesso da poco e che quindi ha certamente avvallato lui l'operazione, mi pare evidente che la parentesi Rossi per Telecom, ma mi pare di capire anche per la Federcalcio, sia stata deleteria.
Non basta avere un passato all'antitrust per essere infallibili, e forse, proprio su questo passato che si pensava di fondare un futuro.
Ossia, la solita furbizia di conoscere i meandri delle leggi e dei dispositivi di attuazione per aggirare a proprio vantaggio le situazioni.
E' andata male nel calcio, è andata a mio avviso malissimo nelle TLC.
E la mano di Rossi, caro Stefano, è evidente, vista la presenza di Alice negli spot TV.
In Inghilterra, tanto per restare in tema, sono in pubblicità Sky broadband e Tiscali.
Vorrà dire qualcosa?

Note londinesi

Era da un po' che mancavo da Londra.
Un po' nel senso soprattutto di respirare l'aria londinese, vedere come vivono, come lavorano, che cosa fanno.
Insomma, stare in mezzo a loro.
Considerando che c'era il Good Friday di mezzo ed ero lì con la pargolanza, non è che ho visto molto come lavorano, ma ho raccolto preziose informazioni.
Prima di tutto il wi-fi.
Londra è strapiena di wi-fi gratis e la zona più coperta è certamente il Covent Garden, ma non mancano servizi in tutti i punti di interesse della città (tolto il LondonEye e la zona dei ministeri).
Le telecamere ovunque non rappresentano un grande fastidio, mentre i cellulari iniziano a essere davvero noiosi.
E sì, perché l'inglese è diventato un fanatico del cellulare, apprezza gli ultimi modelli e ho visto fare la coda per vedere un LG Prada funzionante in Tottenham Court Road.
Si vede gente alle stazioni "spippolare" con il cellulare, ma non tanto per i texts, quelli che noi chiamano sms, quanto per leggere i servizi: tempi degli autobus e metrò perfettamente aggiornati, ma anche alcuni servizi di news e intrattenimento.
Fiumana di gente all'Apple Store in Regents Street, ma pochissimi a vedere l'AppleTV, e forse l'interesse al negozio è sviluppato intorno al fatto che si naviga "aggratis"...
C'è fermento a Londra sulla tecnologia, un fermento che mi ricorda i primi anni 90, quando per primi avevano capito l'uso del PC anche per divertirsi e quando poi hanno tentato di cavalcare, seppure in modo approssimativo, la multimedialità e internet.
Un fermento che ritrovo negli spagnoli...
Un'aria che in Italia non respiro, una fonte che non zampilla.
Andremo ad abbeverarci alla loro fonte?

PS Della PS3 non frega niente a nessuno (tanto me lo avreste chiesto).

Assenze

Siccome sono stato assente da questo spazio, non ho detto la mia sul codice di comportamento del blogger e qualcuno via email me lo sta rimarcando.
Sottoscrivo quanto ha detto Stefano Quintarelli: "Dico agli altri ciò che vorrei fosse detto a me".
Il resto è discussione sterile.

mercoledì 4 aprile 2007

Socialmente

Quanto ha scritto Grazzo e Liguori, ieri, non l'ho commentato.
In questo periodo, mi manca il tempo e, sebbene da ieri pomeriggio si a più tranquillo (e oggi già virtualmente in vacanza), era bene fare qualche analisi sui dati (in formato Excel).
Scrivo di getto, sono le 7 e trenta del mattino e quello che verrà fuori sarà, probabilmente un casino. Tanto pubblicherò senza rileggere lo stesso.
Premetto che non ho basi di sociologia e quindi le mie riflessioni sono dettate dall'esperienza e dall'osservazione di alcuni fenomeni.
E poi, come sempre, sono qui per beccarmi le critiche.

Considero il dato grezzo degli ascolti TV delle 2.00 25.59 (che sono le 1.59 del giorno dopo).
Se si misurasse il successo solo in base ai dati, non si capirebbe come una Tv come Odeon, per esempio, riesca a raccogliere pubblicità.
Eppure sopravvive.
E Canale Italia allora? 13mila utenti, 0.13% di share. Sopravvive, ha degli opinionisti e programmi di grido.
Andiamo a prendere la radio, allora? Che dati ci troveremmo?
Tutto questo cosa significa?
Che la TV, come la radio e il web, è fatta di "comunità", che spesso non interagiscono, oppure sì, a seconda della volontà dell'editore e della trasmissione.
Faccio qualche di esempio.
Il primo che mi viene in mente mi riguarda: 105 Happy Days, poi Ambaradan di 105. Anni 98-2000.
Gli ascoltatori entravano in contatto con Marco Galli in due modi: telefonate in diretta, telefonate registrate sulla segreteria e montate in "rulli" all'interno del programma.
3 telegatti.
Poi potrei fare l'esempio, sempre radiofonico di Linus e Nicola, programma Deejay chiama Italia, che per osmosi fanno quello che fanno gli ascoltatori, addirittura partoriscono! Leggono le opinioni, parlano con gli ascoltatori e leggono fax e mail.
A Milano c'è una radio che parla di sport, si chiama MilanInter.fm. Toni pacati, niente musica, troppi interisti (ma questo è un problema mio). Di radio così ce ne sono altre, e Roma insegna il mestiere. Qui gli ascoltatori sono i protagonisti, con le telefonate in tutti programmi, le mail e gli sms che hanno sostituito il fax ed è un fenomeno sociale rilevante (a mio avviso).
Guardiamo le TV: ormai il sondaggio e il televoto è ovunque.
Le Private, poi, fanno del dialogo con i propri telespettatori il punto di forza. Lo scopo è intrattenere, OK, ma è qualcosa. E' una domanda che esiste e quindi qualcuno la soddisfa.
Ebbene, c'è una grandissima analogia tra il mondo delle radio e delle TV con il mondo web, una trasformazione lenta ma inesorabile che dimostra che esiste la voglia di chi ascolta o vede una trasmissione di intervenire, ma non necessariamente si desidera essere protagonisti.
Come per un avventore di un blog ha voglia interagire con il curatore e con gli altri lettori: qualcuno lo fa da protagonista, qualcuno in punto di piedi.
Questo bisogno non è tanto di produrre informazione, ma stimolare e rilanciare le discussioni, una sorta di assemblea permanente sui temi più disparati.
Quindi, l'audience intesa come utenti/spettatori unici inizia a perdere il suo peso, in favore del target di riferimento, delle tematiche trattate.
Contano, ovviamente, ancora i muscoli, ossia i numeri, ma non sarà sempre così.
"Siete voi che fate la rivoluzione" dice la Gazzetta.
Ma è una rivoluzione assolutamente pacifica e silenziosa.
Guidare, da editore, questa rivoluzione è un'impresa impossibile, da provare, ovviamente, ma non ci sono regole.
Insomma, la voglia di interagire, comunicare, parlare e confrontarsi è un bisogno crescente che ha implicazioni importanti.
Quando nel 98 ho scritto di Internet che avrebbe tolto spettatori alla TV non immaginavo la nascita di Youtube, ma era chiaro che dai portali si andasse incontro a piccole piazze dove crescere e accrescere.
I blog erano nati come diari, mentre oggi sono il mezzo a disposizione di tutti per informare. Questo è il bello di Internet: pensi a qualcisa e l'uso probabilmente sarà un altro.
Siamo all'inizio della rivoluzione. I segnali sono positivi.
fare capire ai centri media che gli spazi che acquistano non sono più quelli di una volta non sarà facile.
Ma questo è un fatto sociale evidente a tutti, che andrebbe analizzato a lungo e che riguarderà, tra qualche anno, anche la politica.
Già oggi cogliamo dei segnali: dal bipolarismo andremo incontro a tanti piccoli partiti, fino a giungere a ogni membro del parlamento che corrisponderà a un certo nucleo di elettori che dialogheranno in un blog-forum on line, sempre attivo.
Non quegli esempi finti, aperti in campagna elettorale.

martedì 3 aprile 2007

Internet contro TV: qualche dato

Prendo dalla "querelle" tra Liguori e Grasso per capire un po' che cosa significa il web in Italia oggi.

Ipotesi di Grasso

Ieri, non appena sono stati resi noti i dati Auditel su Sky, il Tgcom diretto da Paolo Liguori (è il giornale Mediaset online) ha sparato a zero: "Il velo si è sollevato e il re è nudo... Così il colosso di Murdoch, alla fine della fiera, se non nudo si trova almeno scoperto davanti ai freddi numeri che collocano tutto il suo profumato e ricco bouquet alla stregua di un network analogico oppure ai piedi di una qualsiasi delle sei reti più seguite". Legittima soddisfazione da parte della concorrenza (anche se agli addetti ai lavori i numeri erano noti da tempo) ma errore metodologico di valutazione.
Perché non si può paragonare Sky alle tv analogiche? La prima ragione consiste nell'universo di riferimento. La tv generalista che ha più di 50 anni di vita, si rivolge alla totalità della popolazione, al 100% delle famiglie italiane. Sky, invece, per ora si rivolge soltanto al 20% della popolazione e gode però di un'audience molto qualificata (si tratta perciò di capire se il pubblico, per la pubblicità, va solo contato o anche pesato).
La seconda è che i criteri di programmazione di Sky sono necessariamente diversi da quelli delle tv generaliste, dove i grandi numeri si fanno anche in virtù della controprogrammazione. Sky, invece, ha un'offerta tematizzata e fa della varietà dell'offerta la sua varietà rispetto alla tv tradizionale. La terza e ultima ragione è che la vera concorrente della tv satellitare non è la tv generalista ma sono il digitale terrestre (che in Italia avanza con fatica) e l'Iptv, cioè la tv che corre sulla banda larga della rete Internet.
E' lì che si gioca il futuro della tv, non certo sui numeri del pubblico che segue Ilaria D'Amico.


Risposta di Liguori

Ha ragione Aldo Grasso nel fissare le regole del confronto tra i dati (finalmente in chiaro) dei canali Sky e altre fonti di comunicazione. Sono d’accordo con lui. La tv generalista si rivolge alla totalità della popolazione. Sky ha un'audience qualificata e va paragonata piuttosto ad Internet. Bene, confermo che, anche paragonati a quelli di Internet i dati della tv satellitare sono molto poveri. Per quantità e qualità. Tgcom, nel suo piccolo, mette assieme 430mila visitatori unici, che sono molto di più dei 9mila ascoltatori medi di Skytg24 ed anche dei suoi 16mila nella fascia di punta tra le 7 e le 9.
I 600mila contatti quotidiani della stessa rete sono dieci volte inferiori ai 6 milioni di pagine di Tgcom e perfino i 120mila video scaricati dal nostro nuovo aggregatore soltanto ieri nel giorno di prova sono praticamente pari ai 153mila spettatori medi del totale Sky e superiori ai 115mila del totale delle reti Fox. Poiché Grasso invita a non contare, ma a pesare gli ascolti, non mi dilungo nella citazione dei dati degli altri grandi siti Internet (Repubblica.it e Corriere.it intervengano, se vogliono) ma vado al sodo. Il pubblico internet pesa molto di più, è ancora più “pregiato” di quello Sky, poiché in massima parte interagisce direttamente dai luoghi di lavoro e di studio, nella parte attiva della giornata, mentre quello della televisione satellitare è presente davanti al teleschermo nei momenti di riposo. Basti pensare che per Visitatore Unico si intende un indirizzo IP che spesso accomuna decine di computer aziendali.
Dunque, il pubblico Sky pesa molto meno di quanto si pensasse ed ancor meno in prospettiva. Aldo Grasso ci tira le orecchie perché abbiamo “sparato a zero”, ma sbaglia. Abbiamo solo constatato che è stata finora cattiva abitudine di Sky e di tanti giornali (anche l’articolo a fianco del commento di Grasso, per esempio) misurare, cioè contare tutto l’ascolto assieme delle reti satellitare e riferirlo ad un’unica emittente, qualche volta ad un unico evento. Si è detto spesso, per sottrazione: “quell’evento sportivo ha fatto il 9 o il 10 per cento”. Balle. Nel 9,5 per cento c’è Sky, più Fox, più le altre satellitari, a cominciare da quei canali di carton animati(esempio Disney) che fanno più ascolti di tutti. Questo non è pesare, soltanto contare male, secondo i propri comodi.
Ma il punto chiave che il nostro amico sembra dimenticare sta nella pubblicità. Giusto finchè si vuole pesare secondo qualità, a patto di non scendere sullo stesso terreno della vecchia obsoleta televisione generalista. Se si coccolano i propri abbonati, tutto bene. Ognuno è libero di coltivare la propria comunità, il proprio piccolo paradiso. Ma, quando si chiede pubblicità per un singolo programma, le regole del mercato sono chiare e uguali per tutti, a prescindere da Grasso: lì conta sempre il costo-contatto, ovvero le teste. Un uomo, un voto è la democrazia moderna. Un Grp*, un costo è la democrazia pubblicitaria. Il resto è gioco delle tre carte.


E' una questione di "celodurismo" o il web inizia a picchiare duro sulla TV?
Penso a SkySport e penso a Gazzetta.it, per restare in tema.
E come contiamo gli utenti di skylife.it?
Ne vedremo delle belle.