giovedì 16 giugno 2016

Le chat sono la quinta essenza dei big data? E le sfide per il marketing e la nostra privacy?

Le persone preferiscono comunicare e non è una scoperta recente. Il successo dei social non è da ricondurre alla voglia di far conoscere, ma quella di entrare in contatto.
Non conta la trasmissione, ma la comunicazione. A pochissimi interessa la foto o sapere quel che fai in quel momento, a molti interessa partecipare a quel momento ed entrare in contatto, comunicare. Magari anche impersonalmente, con un semplice like, ma ci si ricorda che ci sei, che esisti.
Quindi i social servono per entrare in contatto, per lanciare i messaggi, le chat per entrare nei dettagli.
Infatti, non tutto può essere pubblico e non tutto vogliamo che resti a disposizione per sempre.
La chat è personale anche quando riguarda decine di persone.



Per il marketing, però, la chat è un pericolo e un'opportunità.
Su un social si critica anche aspramente, si entra nei dettagli, ma siamo sicuri che i cosiddetti haters rappresentino una comunicazione vincente? Oppure annoiano tremendamente gli altri utenti/clienti?
Le recensioni di Tripadvisor sono piene di Haters e Lovers e tutti riescono a capire di chi si tratta in poche righe. Aiuta la ricerca?

Interazione

Ognuno di noi necessita di reperire informazioni e la diffusione di Google ne è l'emblema. Ma quando si ha un problema si preferisce interagire, una volta con un call center o con un negoziante, oggi via web. La chat è perfetta.
Provo ad accompagnarvi nel ragionamento. Il tasso di apertura di un banner pubblicitario è ampiamente sotto l'1%.
L'apertura di una newsletter generica, quindi c'è interesse ma non passione, è del 30%. L'apertura di una mail privata di una persona che conosciamo supera il 95% di tasso di apertura!
Quindi il messaggio privato vince, ma vince se resta privato e se il marketing vuole sfruttarlo deve essere capace di farlo sembrare privato. Le mail di Amazon, per esempio, cercano di andare in quella direzione mostrando prodotti che l'utente cercava, ma l'esperienza per chi le riceve non è entusiasmante anche se magari i prezzi possono essere un ottimo pretesto. Interagire è la parola chiave, ma per farlo serve conoscenza e capacità.

Il contenuto è ancora re?

Ogni brand comunica con dei contenuti e lo storytelling è il paradigma vincente di questi anni. Anche qui provo ad accompagnarvi nel ragionamento. Le foto dei gattini permettono di avere molti Like e Follower, volendo creano anche interazioni. Ma cosa conosciamo di quell'amico? Siamo sicuri che sia interessato davvero a noi? Le persone pretendono un'interazione immediata e precisa, quasi intima. E ognuno ha un rapporto con un prodotto o una marca ben diverso dagli altri amici.
Il contenuto, quindi, resta re, anzi, diventa imperatore quando al centro c'è un'esperienza da far vivere agli utenti. Il problema è che le esperienze possono essere molteplici, e come si può fare per raggiungere tutti? Con i messaggi privati.

Facebook è stata la prima azienda a comprendere questi meccanismi e si è mossa per tempo occupando il territorio strapagando WhatsApp. Allo stesso modo (ma non esclusivamente per questo), Microsoft ha puntato su LinkedIn, dove i messaggi personali e i gruppi la fanno da padrone quando si cercano persone per il business.



Non è un caso che sia Facebook sia Microsoft ultimamente abbiano posto l'accento sulle chat e sui bot, sui risponditori automatici. E qual è la miglior forma di interazione basata sulle conoscenze dei clienti? La chat.
Ho citato Facebook e Microsoft, ma anche Apple con Siri o Google si muovono in questa direzione, non dimentichiamolo.
Creare conversazioni con i bot che siano il più possibile intelligenti e che possano sembrare umani è possibile solo attraverso i big data, quindi conoscenze molto spinte di una quantità incredibile di dati.
Facebook si sta muovendo molto rapidamente per trasformare la propria piattaforma come un enorme hub commerciale. Per praticità, lo è già per la comunicazione allargata dei brand sia per Facebook sia per Instagram, ma Messenger rappresenterà il futuro.



La privacy?

Qualcuno sostiene che le privacy delle persone in questo modo è messa a repentaglio e che oggi il 90% dei messaggi che si scambiano le persone sono privati e fuori dalle logiche dei grandi operatori.
Peccato che se prenotate un hotel e vi fate inviare una mail su Gmail, entrando nella mappa della città che andrete a visitare quell'hotel sarà in bella mostra senza che voi abbiate detto niente. Google ha letto la vostra mail e vi fa il favore di indicarvelo sempre sulla cartina. Senza chiedere il permesso, ovviamente.
Quindi c'è privacy? Possiamo stupirci se Facebook ci mostra la pubblicità di un prodotto di cui si stava chattando su WhatsApp? Il problema vero è capire se queste aziende rivenderanno a terzi tutti i nostri interessi.
Questa è la sfida per la privacy dei prossimi anni, ma per il marketing delle aziende è una manna piovuta dal cielo.

venerdì 27 maggio 2016

Iniziamo ad esserci coi 2 in uno

I computer 2 in uno, quindi i tablet con una tastiera staccabile, non mi sono mai piaciuti.
Il motivo è semplice: o sono troppo tablet o sono troppo notebook.
Nel primo caso leggeri ma poco potenti, nel secondo pesanti e ingombranti e fin troppo potenti.

Non esiste una via di mezzo per cui, in caso di estremo bisogno, possa lanciare su un modello di fascia bassa Photoshop o Premiere per chiudere un lavoro, piuttosto che andare in giro con una workstation che pesa e costa più di un discreto ultrabook.

Acer, ma anche altri produttori, stanno cercando di creare prodotti per la fascia bassa sufficientemente potenti ma poco pesanti e ingombranti, per essere tablet durante un viaggio o sul divano e computer(ino) in caso di bisogno, con una spesa molto contenuta.



Switch V 10 di Acer, appena presentato a Taipei, sembra andare in quella direzione, nel senso che il costo è di 250 dollari, processore Atom quad core e batteria interessante, USB-C, lettore d'impronte e via di seguito.
Il fatto che vada nella direzione giusta non significa che il prodotto sia perfetto, ma siamo sulla buona strada, perché certo, un po' di RAM in più e un po' di spazio di memoria in più non avrebbero fatto male.

martedì 10 maggio 2016

HP entra nell'era della contaminazione (di idee)

Il lancio dell'Innovation Center italiano è stata l'occasione per fare un po' il punto della situazione dell'ICT con uno dei leader mondiali.
Partiamo da una considerazione: sul printing HP è avanti anni luce, con soluzioni per stampe anche A0 davvero incredibilmente versatili. Il punto debole qui potrebbe essere individuare i centri stampa con queste macchine se non si ha la necessità di mettersele in casa. L'importanza delle stampanti è dimostrata dal numero di pezzi presenti.
Il PC sta cambiando, e HP sta mostrando due innovazioni, una in 3D e una per scansioni 3D e interattività su documenti molto promettenti.
Gli spazi sono fatti per poter raccontare la tecnologia, viverla, e possibilmente confrontarsi oltre che con i tecnici anche con i partner e le aziende che possono visitare il centro.
In questo modo viene agevolata la contaminazione, ossia vedere prodotti e servizi pensati per altri ambiti che potrebbero interessare invece le imprese per semplificare o cambiare alcuni processi.
Sale riunioni accessibili, un piccolo anfiteatro per conversazioni informali, ma anche un ottimo servizio al piano di sotto per effettuare test sulle macchine in modo efficace.
Quindi un laboratorio di idee, non una mostra inventario di soluzioni come tante, troppe aziende nell'ICT si esercitano con successo relativo perché si rivolgono essenzialmente a coloro che sono già clienti e non ai prospect...

mercoledì 27 aprile 2016

L'acqua calda dei terzisti nell'ICT

Gira uno scoop sul fatto che le lenti del Huawei P9 non sia di Leica e si parla di un lensgate.



Premesso che le lenti sono fatte da Sunny Optical e non da Leica, avviene quello che avviene in ogni prodotto informatico da anni e anni: produzioni dell'est asiatico. Il fatto che Huawei e Leica abbiano avviato una partnership e che queste lenti siano il primo frutto di questa intesa pare non essere significativo o ingannevole. Come se le lenti Carl Zeiss siano davvero prodotto da Carl Zeiss...
Ma è un po' come stupirsi se l'iPhone è fatto da cinesi, che le Fender possono essere fabbricate in Messico, che i Jeans Diesel possono essere creati in Marocco, che una maglietta di Armani arriva dalla Cina...
Si potrebbe andare avanti.

lunedì 18 aprile 2016

Come cambiano i processi di business?

Si parla di disruption, di cambiare i processi di business e si parte dalla digitalizzazione e soprattutto dalla disponibilità di dati in tempo reale.

L'informatica ha prodotto questi vantaggi nel business delle aziende da oltre 20 anni, diffondendole praticamente per ogni tipologia di business e dimensione aziendale.
Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso: un'app per ogni cosa.
Ha senso? pare di sì, se per parlare e incontrare i consumatori è necessario incontrarli su uno schermo, se per fare CRM oggi non si può prescindere dai social.
Ma le app hanno un significato per leggere i business delle aziende, dei distretti industriali, delle regioni e delle azioni? Pare proprio di sì.
I Big Data offrono informazioni che sfuggono agli enti statali di statistica, per esempio, perché raccolgono dettagli importanti. La cosa difficile è mettere in relazione i dati.
Un prova?
C'è un dato importante, sfuggito alle statistiche: a Shanghai il 50% della popolazione non cucina, ordina il cibo. Una tendenza a livello mondiale. Se lo valutassimo solo in termini di servizi offerti e dimensioni del mercato avremmo poche informazioni. In realtà, guardando l'evidenza del dato con i Big Data, si possono trarre conclusioni più importanti, perché è un dato più eloquente di un PIL perché mostra come sia in atto la trasformazione dell'economia cinese verso un'economia di servizi. Non basta? Infatti, i dati mostrano come vi sia spazio per una crescita interna.

lunedì 11 aprile 2016

Inizia l'invasione dei robot (chatbot)

All'inizio sembra che Apple e Microsoft, con Siri e Cortana, lavorassero solo per creare delle interfacce vocali a delle ricerche.
In realtà l'evoluzione l'ha mostrata Telegram, con una serie di canali che non sono solo un'evoluzione dei Feed Rss (ve li ricordate?), ma offrono anche risposte a domande.

Si tratta di un business incredibile, perché il costro dei call center, dei centri d'assistenza e via di seguito è enorme ma il valore aggiunto è limitato perché si risponde in base a maschere precostituite.
Per fare il lavoro di pre-screening, quindi, basta un robottino, possibilmente intelligente, che interpreta il linguaggio e indirizza poi, se è il caso, ad un umano, ma l'intento è farlo sufficientemente intelligente per rispondere al 90% dei problemi.

Microsoft sta investendo molto in questo settore, e anche Facebook ci si sta buttando, fornendo servizi ai propri utenti (comprami il biglietto del cinema, qual è la farmacia più vicina,...) e nei prossimi mesi ci sarà una vera e propria invasione di sistemi intelligenti di risposta.
Intelligenti, ovviamente, si fa per dire, nel senso che l'intelligenza è quella che qualche umano ha passato loro.