martedì 30 novembre 2004

Adsl

Siccome Blogger è down, provo a mandare questo post via email. Sperando in bene, perchè chissà poi quando potrò rieditarlo o cancellarlo.
Moltissimi mi chiedono se esiste una cartina della copertura dell'Adsl sul territorio italiano. L'ho trovata su Libero.

C'è la rete di Libero in verde, e quella di Telecom Italia in rosso. Ovviamente, dove c'è Libero/Wind/Infostrada c'è anche Telecom.
E' racchiusa per regione, poi per provincia, mostrando tutti i comuni. Questo è un buon sistema per monitorare la situazione.

lunedì 29 novembre 2004

I giovani e la lettura

Prendo spunto da Wired per fare un piccolo commento sulla lettura dei giovani. Leggete quel pezzo perchè è interessante.
I ragazzi di oggi, quelli che hanno accesso ad internet, leggono e si informano in modo alternativo rispetto ai genitori. La prima fonte è Google news, dove leggono i titoli. Poi ci sono i blog, i rmandi dei blog e quindi le home page dei quotidiani. Hanno free press tra le mani e consumano i siti di notizie sportive, di gossip e di musica.
Quindi non solo P2p e chat. ma anche dal P2p e chat traggono informazioni, si formano le idee, pensano.
Sms a profusione, per lo più futili, sono esempi di lettura e di scrittura. Che cambieranno il modo di pensare delle generazioni future. Anche solo il concetto di email ricca dovrebbe far riflettere. E' un po' quello che è accaduto alle generazioni precedenti, influenzate non più dalla carta stampata ma dalla TV.
Il problema è che sull'argomento leggo solo le solite quattro fregnacce. Invece andrebbe approfondito. Ma non saprei indicare un nome che potrebbe farlo seriamente.
E' grave?

Ancora sulla brevettabilità del software

E' interessante vedere i messaggi che mi arrivano catalogati per argomento. Infatti, mi sono fatto un piccolo foglio di calcolo per monitorare, a mano, i messaggi e così contare fisicamente gli argomenti toccati dai messaggi. Ed è stranissnomo notare che tra venerdì e sabato mi avete scritto a riguardo della brevettabilità del software, pur che io non abbia scritto una virgola, ma citando comunque i miei vecchi commenti.
Probabilmente in rete è arrivato qualche rimando, per cui non sto a preoccuparmi dei motivi, ma mi piaciono le teorie che stanno saltando fuori.
La brevettabilità del software, per tanti, è un falso problema: chi mette a disposizione il sorgente originale e con quali prove di tempo e di utilizzo? E chi decide? Per tutti quanti, in sistanza, si configura un problema tipico del "più grande si mangia il più piccolo", per cui si va in tribunale per sfinire il più piccolo che, non potendosi accollare le spese, cede.
Probabilmente nel nord america è così.
Poi c'è tutta una scuola di pensiero sull'uso di software libero nelle Pmi. Praticamente tutti i messaggi che ricevo a riguardo mi spiegano che il software libero aiuta ad abbattere i costi nelle Pmi, soprattutto nelle piccolissime, con parecchi esempi.
Ormai lo sanno tutti che sono così dentro al software libero che ho una distribuzione Linux che gira in parecchie scuole milanesi (gratuitamente). Ma sul fatto che per le piccolissime aziende il software libero sia una scelta azzeccata c'andrei cauto.
Nella media azienda, comunque quelle con almeno una quandici di addetti, è ipotizzabile la presenza di una persona preposta ai problemi hardware e software, quindi è possibile adottare software libero e sistemi operativi Linux, proprio perchè al sorgere di un problema c'è qualcuno in grado di risolverlo (forse).
Per le piccolissime aziende, queste competenze non è detto che ci siano, per cui l'imprenditore non deve avere la preoccupazione anche del software e del PC e gli standard sono assolutamente auspicabili. Può bastare OpenOffice.org per scrivere a far di conto, ma se si ha bisogno di un software per i codici a barre o per qualsiasi evenienza, è ovvio che utilizzare Windows facilita la ricerca, l'installazione, l'uso. Se si deve installare una stampante, un masterizzatore o uno scanner, dove trova le istruzioni per Linux, e i driver. Deve chiamare qualcuno, quindi pagare.
Sono qui per essere smentito, per avere casi diversi. Per avere soluzioni diverse.

venerdì 26 novembre 2004

Rfid secondo Etnoteam

Durante la Microsoft Technical Conference ho girato un video con Marco Zamperini, responsabile Ricerca e Sviluppo di Etnoteam (scusami se l'incarico non è preciso!).
Di fatto, Etnoteam a messo a disposizione la tecnologia Rfid, quindi a radio frequenza, per facilitare il contatto tra aziende e partecipanti, in quanto bastava strisciare la tesserina per far passare i dati alle aziende, senza scambiarsi biglietti da visita o altro.
Finalmente una soluzione Rfid funzionante per una grande partecipazione di pubblico (credo che siano stati 4000 i partecipanti all'evento, ma non vorrei aver detto una castroneria).
Una soluzione italiana. Una soluzione funzionante. Una soluzione efficiente. Una soluzione dai costi ragionevoli.
Insomma Rfid inizia a muoversi dai laboratori e a trovare degli sbocchi. Anche da noi. Alla faccia di chi dice che è una porcheria, che costa troppo, che è inutilizzabile.
Per connessioni BroadBand (ma anche per connessioni lente, con un po' di pazienza).









Il FuturShow

Premesso che tutti quelli che ho visto in questi giorni, parlando del FuturShow, hanno avuto un'unica risposta, prendo spunto da un messaggio postatomi da Daniele, che riprende a sua volta un articolo apparso su La Stampa, firmato da Anna Masera. Per leggibilità, Daniele scusami ma ho posto le tue considerazioni in fondo, sempre in corsivo. Poi ci sono i miei commenti. Si tratta di un'intervista a Claudio Sabatini, il fondatore, motore e creatore dell'evento.
[...]Perchè «questo comparto non si può relegare a una carrellata di prodotti».
Come è andata?
«Milano ha colto la nuova formula: gli oltre 60 luoghi sparsi nella città sono sempre stati affollati. Ma soprattutto, è stata una sfida entusiasmante».
Cosa ha funzionato di più?
«Declinare le tre T di Richard Florida (Tecnologia, Talento, Tolleranza): a giudicare dall’accoglienza del pubblico e dei partecipanti, è piaciuta l’idea di puntare sui progetti, sui personaggi e sulle idee, e non sui prodotti. Abbiamo dimostrato che una fiera può diventare un luogo di incontro sociale. Le aziende e le istituzioni hanno capito e ci hanno seguito. Hanno riflettuto sul modo di comunicare innovativo».
[...]
Che cosa ha funzionato di meno?
«Economicamente non chiudo in attivo, ma me lo aspettavo: è stato un investimento che mi ha ripagato con la soddisfazione. Questo è il primo anno, conto di rifarmi in futuro».

Da qui i commenti di Daniele.
La ICT, per definizione, offre una carrellata di prodotti. Non può far fare altro. Possono essere prodotti utili, inutili, ma sempre prodotti. Se perdiamo questo punti fermi non so dove potremo capitare. La tecnologia non si mischia facilmente con la filosofia.
La formula di fare un qualcosa al di fuori della fiera è una bella idea, ma che non porta nessun valore aggiunto ai prodotti e alle aziende. Se poi lo spazio in fiera è lasciato al vuoto di Assolombarda o all'Onu... Che in fiera ci siano stati degli incontri sociali è tutto da dimostrare. Per altro, ci sono stati degli scontri tra chi entrava nelle tende e chi ne usciva. FuturShow è qualcosa di inutile, ma soprattutto dannoso per il sistema informatico italiano. Non ha senso parlare a vanvera, nemmeno Bill Gates mi pare che abbia avuto qualcosa da dire di sensato. Le aziende vendono prodotti. Poi il marketing ci può mettere qualcosa. Ma si vendono prodotti. In qualsiasi caso, di idee al Futurshow non ne ho viste. Per niente.

Ok, adesso provo a dire qualcosa.
Allora, il FuturShow non è mai stato un evento importantissimo, fondamentale per il mercato italiano. Ma secondo me esiste un'esigenza per le aziende che si occupano di prodotti consumer e da parte dei consumatori-clienti-utenti, ed è una grande opportunità. La formula del FuturShow è innovativa e sbalorditiva, tanto da far parlare qualcuno di scandalo e altri per sbertucciarlo a causa del "vuoto candore" degli spazi.
Sabatini voleva colmare questo spazio, in una sede adeguata che non sia Bologna, lontana dalle aziende high tech. Ha avuto coraggio, c'ha messo la faccia e Microsoft c'ha messo Bill Gates. Ha fatto un gran bel "can can" con uno sforzo sostanzialmente limitato.
Con tutto contro. E con una politica di prezzo aggressiva.
I numeri dei visitatori hanno dato ragione a Sabatini. Per le aziende non saprei, ma il costo contatto è stato ridicolo. Dipende poi come un'azienda ha deciso di impostare il proprio spazio-tenda. E qui si vede la differenza tra aziende serie e aziende che stanno in piedi per miracolo.
Una volta stanziato il budget per partecipare, fatto trenta, si può fare trentuno cercando di allestire gli spazi. Alla fine, Milan e Inter, che con FuturShow e le tre T erano probabilmente le aziende che c'entravano meno, hanno cercato di inventarsi qualcosa. Ma quante aziende non sono state in grado di andare più in là di una vetrinetta con i prodotti.
Il problema, quindi, è sempre il solito: chi ci mette la testa e chi no. Indipendentemente da chi organizza le fiere e come le allestisce. Anche perchè, chi l'ha fatto, la gente dentro la fiera e in giro per Milano ce l'ha portata. Quindi ha fatto il suo lavoro e ha vinto la sua sfida.
Se poi la sfida non era quella delle aziende o dei consumatori è un altro paio di maniche.
Alla fine a novembre-dicembre, negli anni novanta, c'era Abacus. Si trattava di un evento consumer. Il periodo è quello giusto. Del FuturShow, qualche idea è stata ottima. Qualcuna è stata buona, diverse erano sbagliate. Ma credo che nessuna fiera abbia avuto un successo tale in termini di partecipazione di pubblico e di aziende.
Se con Smau facessero gioco di squadra ...

giovedì 25 novembre 2004