martedì 31 agosto 2004

Parola di Mister Mpeg

Leonardo Chiglione, 60 anni, piemontese è l'inventore dello standard Mpeg. Ex videpresidente dei Telecom Italia Lab, nel 1988 ha fondato e da allora dirige il Moving Picture Expert Group, per gli amici MPEG, il gruppo di esperti che ha creato tutti gli standard per la trasmissione digitale audio e video. Senza di loro probabilmente non avremmo la trasmissione digitale, ovvero Dvd e Tv via satellite come la conosciamo ora. Nel 1999 il settimanale Time ha inserito Chiglione tra le 50 personalità più innovative nel campo della tecnologia.
Cosa pensa delle problematiche dell'Mp3? Ecco le sue parole un po' deluse: "Non della scoperta, ma dell'utilizzo che ne è stato fatto. Ci perdono tutti: artisti, produttori e utenti". Il difetto dell'Mp3 è stato quello di contribuire all'espandersi della pirateria online. Però, dice Chiglione: "Punire pirati, come stanno facendo i discografici, non è una soluzione, Anche perché chi può dire chi è un pirata? Se uno scarica una canzone gratis è un pirata? No. Il problema è conservare quello che di buono l'Mp3 rappresenta, ovvero la possibilità di scambiare file audio e video tra le persone ma lasciare che chi ha lavorato venga giustamente ricompensato".
Per questo Chiglione sta lavorando dalla fine del 2003 al Digital Media Project, un'organizzazione non profit con esperti e industrie di tutto il mondo. L'obiettivo è di offrire i vantaggi dello Mp3 protetto da sistemi via via aggiornabili - non esiste un sistema che non sia neutralizzabile dai pirati - in modo che quelle obsolete siano velocemente sostituibili. Proteggere gli artisti e consentire lo scambio di file tra gli utenti. Un sogno? I geni sono sempre un po' visionari, e spesso realizzano i propri sogni...

I giochi on line

Mi avete inviato una serie infinita di messaggi sul gioco al computer e su console, sulle produzioni holliwoodiane, su dati e statistiche. Stimolato, e con un po' di tempo a disposizione, segnalo che secondo una serie di ricerche in mio possesso, a giocare sono maggiormente le donne, alla faccia di chi ha sempre pensato che i videogiochi siano maschili. I dati di The Sims, ad esempio, mettono proprio in evidenza questo fattore, sia su PC che su Ps2. Il titolo più giocato al mondo è il solitario, poi il campo minato e a seguire i giochi presenti in Windows Xp.
Cerco di trarre brevemente delle conclusioni. La gente vuole giocare con i computer e comunque con gli aggeggi elettronici. Ma vuole qualcosa di semplice e di immediato.
La differenza tra gioco online e offline, per quanto riguarda i computer, è davvero labile. Molto pronunciata per le console.
A questo punto, le produzioni megagalattiche hanno davvero senso? Così vi rimando la palla.

Il Dep del Service Pack 2

Dopo l'entusiasmo per il service pack 2 di Windows XP, mi sto accorgendo che ci sono dei piccoli problemi. Testandolo con un po' di calma, si nota che alcuni programmi e giochi non funzionano.
Girando su internet mi sono imbattuto in una serie di pagine che indicano nel sistema Dep la causa dei problemi. Il Dep è il Data Execution Prevention, un sistema di sicurezza che viene attivato su macchine dotate di processore Intel Pentium 4 Prescott in poi e su AMD Athlon 64.
In pratica, non permette la corretta esecuzione di alcuni comandi, giudicati pericolosi, e quindi il malfunzionamento degli applicativi che li usano. Sui giochi vengono bloccate routine grafiche che consentono alcuni effetti grafici, ma ci sono programmi che addirittura non funzionano più, come la visualizzazione dei filmati DivX (non ho ancora provato, ma leggo sul sito Microsoft che esiste questo problema). Problema che pare superato da Windows Media Player 10, in versione beta e scaricabile qui.
Segnalo qui una pagina che spiega i principali problemi del Dep e come risolverli.
In qualsiasi caso, per lanciare questi programmi, basta disattivare, prima di lanciarli, la funzione Dep, andando su Pannello di controllo, Sistema, Avanzate, Prestazioni, Impostazioni, Protezione esecuzione programmi, Disattiva modalità di protezione hardware.
Ricordarsi di riattivare il Dep alla fine...

lunedì 30 agosto 2004

Ancora sull'edicola

Siccome ho ricevuto un po' di messaggi in merito, voglio fare una precisazione. Non ce l'ho con chi fa della pirateria spicciola, casalinga, che alla fine non nuoce più di tanto.
Ce l'ho con la pirateria in grande stile, che si permette di vendere schede non più programmabili a 100 euro (costo di produzione inferiore ai 10) e frega un sacco di gente che pensa di poter vedere Sky via satellite gratis. E ce l'ho con le riviste che cavalcano quest'onda.
Molti mi hanno scritto che le riviste offrono quello che i lettori attendono (o si presume che sia così).
Ebbene, credo che molti desiderino fare sesso, ma nessuno ha mai pensato di mettere un buono per una sc...ata gratis in una rivista!
Qui si tratta di qualcosa di diverso, e secondo qualche amico esperto di Diritto, si può ipotizzare il reato di istigazione a delinquere.
Ma è possibile che questa gente non abbia un minimo di ritegno?
Ed è mai possibile che il nostro sia un paese di piratoni?
Siccome non credo a questa teoria, invito tutti quanti a non cadere nel tranello di queste riviste senza scrupoli. Un conto e descrivere come duplicare un DVD, che è reato in linea di principio ma c'è la scusa che almeno è possibile crearsi una copia di backup nel caso si danneggi, un conto è vedere di frodo la tv satellitare, dove c'è una legge apposita che la regolamenta e punisce penalmente i trasgressori.
L'argomento è chiuso.

L'edicola e la pirateria

Mi batto da tempo contro la pirateria. Quella vera, non tanto quella spicciola. Ma poi vado in edicola e cosa mi trovo? Un sacco di riviste che parlano di come si fa a piratare Sky, con tanto di foto in copertina. Anzi, qualcuno ha anche la sfacciataggine di metterci sotto un artocolo su come copiare i DVD.
Non voglio entrare nel merito legale della faccenda, ma mi chiedo se vendere mille copie in più giustifichi tali comportamenti, con articoli ed editoriali che citano la posizione dominante di Sky come pretesto.
Ma la serietà, la correttezza, la necessità di non prendere in giro i propri lettori dov'è?
Se uno prende quelle riviste e prova a farsi in casa la schedina, senza conoscenze tecniche e senza strumenti, che possibilità ha? Ma invece, sapendo che è possibile, non andrà a cercare qualcuno che quelle smart card le vende?
E poi un'altra cosa: come è accaduto prima dell'avvento del seca2, i giornali di terza categoria si impegnano per salvare la versione precedente. Quando si sa che ha le ore contate. Se questo non è prendere in giro i lettori...

sabato 28 agosto 2004

Linux/Windows, pubblicità ingannevole?

Il Garante della pubblicità Inglese, l'Asa, ha chiesto a Microsoft di modificare la sua pubblicità dove afferma, secondo un test svolto da analisti indipendenti, che il costo di esercizio di sistemi Linux sarebbe sino a dieci volte superiore rispetto a quello dei sistemi Windows. Lo leggo da un nostro quotidiano, che come tale tratta spesso le notizie di informatica e tecnologia con la stessa perizia e competenza che io potrei sfoggiare se parlassi di moda femminile.
Il punto focale è il motivo della contestazione dell'Asa: "Per i sistemi Linux nel test si sono usati sistemi più potenti di quelli necessari per farli funzionare". Ridicolo!!
Il test a cui quasi fa riferimento Microsoft è stato svolto in ambito aziendale considerando i costi di esercizio di sistemi Windows e Linux nel tempo. Tale test è riportato sul sito di Microsoft e la pubblicità è probabilmente quella apparsa su riviste di tutto il mondo, Italia compresa (non ne sono sicuro solo perché non ho visto la pubblicità inglese contestata). Il costo di esercizio deriva dunque non solo dal quello iniziale dei sistemi, ma in gran parte dal tempo e denaro necessari in una azienda per la manutenzione dei sistemi in ambito lavorativo, compreso il tempo di manutenzione, quello degli applicativi professionali necessari ecc. ecc. Molti (non tutti) sanno che in ambito lavorativo la manutenzione di sistemi Linux, decisamente molto meno user-friendly di quelli Windows, costa assai di più, anche perché c'è assai meno concorrenza tra chi offre prodotti e assistenza tecnica. Che c'entra dunque il prezzo iniziale del computer necessario ai due sistemi, senza considerare poi che la licenza di Linux è gratis e compensa dunque un sistema leggermente più potente di quello necessario?!
Morale: o il quotidiano ha travisato la notizia, oppure in Inghilterra qualcuno ha voluto a tutti i costi neutralizzare un annuncio troppo sfavorevole a Linux solo perché urlato con forza da Microsoft come pubblicità.
Propendo per la prima ipotesi: in fondo se si dice alle aziende che Linux costa meno SOLO se lo si usa con Pc meno potenti di quelli necessari per Windows, ovvero quelli di 6-7 anni fa, siamo sicuri che si fa a Linux una bella pubblicità? Anzi, FORSE Linux costa meno perché l'Asa non lo garantisce certo: pare abbia solo zittito una pubblicità in base ad un parametro discutibile, un cavillo, che non ne modificava affatto la sostanza.