venerdì 4 marzo 2005

Gmail sul cellulare

Ho provato il servizio gmailwireless. Dopo la registrazione, si può accedere alla posta di Gmail con un terminale wap.
Oddio, è da usare solo in caso di bisogno, ma è intelligente.

Le Markette del TG5 colpiscono ancora

Qualche giorno dopo il lancio alla stampa di Nintendo DS, Sony replica con Panorama e TG5. Infatti, Panorama ci presenta la Levi Montalcini con la Psp (cosa non si farebbe per stare a galla...) e il TG5 casualmente ne fa un servizio nel Tg delle 20, con uno share di circa il 30% (8 milioni di italiani).
Ognuno può combattere con le armi che vuole.
Non credo che Psp debba avere paura di Nintendo Ds: sono due prodotti molto diversi tra loro, con target diversi e con prospettive diverse.
Ma questa marketta mi fa pensare...

giovedì 3 marzo 2005

Cabir continua a diffondersi

il virus per cellulari Nokia S60 continua ad espandersi.
Maggiorni informazioni qui, sul blog di f-secure.

Una lettera sul file sharing

Ricevo e volentieri ripubblico, visto che il messaggio mi è arrivato cinque volte stamattina.
Caro Amico,
Martedì 01/03/2005 inizierà la discussione prima al Senato e poi alla Camera del provvedimento (ddl numero 7/2005) che comprende anche alcune modifiche della legge voluta dal Ministro Urbani che ha reso la condivisione dei file coperti dal diritto d'autore (musica, video ...) un reato punibile con un massimo di 4 anni di galera anche qualora l'illecito fosse stato fatto senza fine di lucro e per uso personale. Entro 60 giorni il provvedimento potrà diventare legge dello Stato.
Gli utenti di Internet hanno chiesto ai parlamentari di trasformare questo reato in illecito amministrativo
Cercherò di spiegarti brevemente ed in maniera semplice cosa realmente significhi questa richiesta. Innanzitutto ti faccio notare che la migliore tradizione del pensiero giuridico ha sempre ritenuto che la repressione penale debba essere riservata alla tutela di quei valori e di quei beni reputati fondamentali per la conservazione della pace sociale e nei soli casi in cui ogni altro rimedio (in particolare quelli civili ed amministrativi) sia risultato del tutto inutile.
Alla luce di questo appare, perciò, sproporzionato perseguire con sanzioni penali chi tiene una condotta che non desta allarme sociale e la cui pericolosità si può ben dire prossima allo zero. Infatti, la pacifica convivenza sociale non è certo turbata dalla pratica dello scambio di file musicali o video per giunta gratuitamente e per uso personale. Mi sembra onestamente decisamente più dannosa, per il sistema economico e sociale del Paese, la pratica della falsificazione dei bilanci dei gruppi societari, come dimostrano ampiamente le recenti vicende della Parmalat e della Cirio eppure le Camere hanno ritenuto, nel 2002, che fosse opportuno - vista la bassa offensività del reato di falso in bilancio - "derubricare" il reato: da delitto a contravvenzione (cfr. il nuovo testo dell'art. 2621 cc).
Oggi, al contrario, si discute se punire come reato delittuale - cioè come reato grave - la condivisione dei file musicali e non. A parte l'evidente sproporzione di trattamento tra chi falsifica un bilancio ed un ragazzino intento ad ascoltare gratis la musica del suo cantante preferito non posso non essere preoccupato dallo spreco di risorse dello Stato (forze di polizia e magistratura del ramo penale) per la repressione di una condotta sostanzialmente inoffensiva e questo proprio in un periodo in cui addirittura la Camorra organizza manifestazioni di protesta in piazza a sostegno dei propri affiliati.
Per comprendere l'aggravio di lavoro che si riverserebbe sulle forze dell'ordine (che a mio parere dovrebbero essere destinate a combattere una criminalità sempre più aggressiva e pericolosa) osserviamo che per applicare la sanzione penale indipendentemente da se verrà applicata una semplice multa o saranno comminati degli anni di galera occorre un'attività di accertamento del reato attraverso un processo - fosse anche un procedimento deformalizzato come quello per decreto penale - con conseguente impegno di risorse umane e finanziarie.
Ciò significa acquisire da parte della Procura della Repubblica competente una notizia di reato da parte della polizia giudiziaria e/o degli altri soggetti preposti alla rilevazione delle violazioni; procedere alle comunicazioni all'indagato, anche ai fini della elezione di domicilio e della nomina di un difensore di fiducia; passare alla valutazione del fatto-reato esaminando la possibilità di procedere con decreto penale; emettere e notificare il decreto penale. Ed in caso di opposizione svolta contro il decreto penale dal condannato, predisporre le attività per il processo dibattimentale (con le lungaggini e con i costi umani e monetari che conosciamo).
Passando ad esaminare, poi, l’efficacia - anche preventiva - della misura penale, occorre osservare che la relativa sanzione nei confronti dei minori diventa di difficile applicazione: sotto i 14 anni il soggetto non è imputabile (e dunque non è punibile); tra i 14 ed i 18 anni, il giudizio sulla condotta criminale del minore è attribuito alla competenza del tribunale dei minorenni, con ogni immaginabile conseguenza per la psiche del giovane (che verrebbe processato per nulla).
I problemi sopra indicati - che non sono certo gli unici - cadrebbero automaticamente, con la semplice previsione di sanzioni amministrative, per l'applicazione delle quali sarà sufficiente un verbale di contravvenzione redatto dai funzionari preposti e contro il quale si potrà eventualmente fare opposizione dinanzi all'organo amministrativo competente.
Ti ho inviato questa mail innanzitutto per comunicarti l'esistenza di questo decreto legge in discussione alle camere che potrebbe (pur mitigando le pene previste dalla legge voluta dal ministro Urbani) continuare a prevedere come penale un reato inoffensivo come quello di usufruire di qualche canzonetta senza corrispondere il salatissimo prezzo alle industrie discografiche.
Se condividi la mia opinione e pensi anche tu sia il caso di chiedere ai nostri parlamentari di limitarsi alla previsione del semplice illecito amministrativo, evitando di sprecare le forze necessarie per perquisizioni, sequestri e processi sia pure con riti deformalizzati al solo scopo di perseguire semplici condivisori di musichette, allora ti chiedo di scrivere anche tu ai parlamentari del partito che pensi di votare alle prossime elezioni affinchè ascoltino anche la voce degli utenti e non solo quella dei discografici (gli indirizzi e-mail dei senatori puoi trovarli al seguente link http://www.senato.it/leg/14/BGT/Schede/Attsen/Sen.html mentre le e-mail dei deputati sono del tipo cognome_prima lettera del nome@camera.it ad es. l'indirizzo di Gennaro Esposito sarebbe esposito_g@camera.it ) .
Inoltre se pensi che sia il caso di avvisare anche i tuoi amici, conoscenti o parenti affinchè possano prendere le proprie contromisure facendo magari in modo di evitare di vedere il proprio figlio in una situazione veramente problematica allora puoi inviare anche a loro il testo di questa mail avendo però cura di copiare questo testo in una nuova mail, di mettere solo l'indirizzo della persona che vuoi avvisare del grave pericolo (mi raccomando una mail diversa per ogni conoscente, amico o parente che vuoi avvisare) e di mettere nella prima riga dopo la parola Caro il nome della persona a cui stai inviando l'avviso.
MI RACCOMANDO, crea una nuova mail per ogni persona a cui abitualmente scrivi delle e-mail. EVITA la semplice redirezione della mail ricevuta.

Il P@tto

Prima di parlare di quanto accaduto ieri a San Remo, vorrei parlare della parola patto. Fin dall'antichità, il patto è qualcosa di più importante della legge. Lo si vede già nella bibbia, nella quale si crea il patto tra Jahvé e Israele sul Sinai, la cosiddetta alleanza. La legge ne è una conseguenza del patto, una parte dello stesso. Siccome mi piace cercare di portare un po' di completezza intorno ad un'informazione/evento che di per sé è difficile da capire, proverò a racchiudere in questo post il maggior numero di link possibili al fine di mettere il lettore in condizione di capire il problema nella sua globalità. Solo il web e un blog possono probabilmente svolgere questo ruolo. Mi asterrò da commenti il più possibile.
Ebbene, ieri si è celebrato un patto che, per la stessa ammissione dei firmatari, è da definire come insieme di linee guida per l'adozione di codici di condotta per la diffusione dei contenuti digitali nell'era di Internet.
Qui trovate il rapporto della commissione.
Qui la lettere d'impegno dei ministri.
Qui le linee guida.
Qui trovate l'elenco dei firmatari.
Devo dare atto che, come ha scritto 01net, da un lato si vogliono sostenere le iniziative per la produzione e la diffusione di contenuti digitali per valorizzare la cultura nella rete, dall'altro si vogliono studiare e mettere in atto iniziative idonee a combattere il fenomeno dell'illegalità.
A parte tutti i bla-bla dei ministri, mi pare interessante l'ultima parte del comunicato stampa: [...]Inoltre, si è ipotizzata la messa a punto di possibili interventi normativi con l'obiettivo di “non criminalizzare” il Peer-to-Peer e la diffusione legale dei contenuti, considerando che le norme devono essere sufficientemente flessibili da non rappresentare un freno allo sviluppo delle tecnologie e del mercato.
Non vogglio addentrarmi in considerazioni con sfondo politico, come ha fatto brillantemente ZeusNews, parlando di tanto fumo e poco arrosto e spiegando i motivi che hanno portato alla firma di un simile patto.
Anna Masera, il primo marzo ha scritto sulle pagine della Stampa, un pezzo interessante, che trovate qui. Ne prendo un breve passaggio.
[...]Un documento ricco di dichiarazioni di intenti che entra nel tecnico con frasi come «favorire lo sviluppo e l’adozione di sistemi di Digital Rights Management», ma che ignora il dibattito in corso su «chi» concede i criteri di gestione dei diritti di proprietà nell’era digitale. E ancora: «promuovere la disponibilità e l’utilizzo di contenuti digitali secondo modelli di pubblico dominio e licenze alternative...», senza però dichiarare che un bene prodotto con i soldi dello Stato deve essere liberamente disponibile, e che già esistono forme giuridiche innovative per la diffusione dei contenuti come Creative Commons (www.creativecommons.it). Insomma: un patto sbilanciato verso la tutela dei precedenti modelli di creazione e diffusione delle idee, anziché su quelli innovativi, protestano associazioni come la Free Software Foundation Europe, che vorrebbe che ogni autore fosse realmente libero di scegliere quale forma di protezione assegnare alla sua opera.
A questo punto, visto che sono partito dall'antichità, mi piace tornare a riferirmi alla storia. Questo patto mi pare più simile al Trattato di Vienna che ad un reale intento di far crescere il mercato in modo naturale.
Il senatore Fiorello Cortiana, presidente dell'Intergruppo Bicamerale per l'Innovazione Tecnologica (mica l'ultimo arrivato), dice che si tratta di un'occasione persa per essere davvero innovativi e finanziare la ricerca anzichè fare del proibizionismo. Servirebbe ben altro, come l'abbassamento dell’Iva sui beni culturali.
Per cui, invece di passare allo sharing della cultura, abbassando i prezzi dei prodotti con la riduzione dell'Iva, si abbatte lo sharing di idee, contenuti, servizi. Ignorare il creative commons, i blog, i podcast e via di seguito è un problema serio. Chi fa podcast, per esempio, dovrà pagare una tassa come una radio. Se poi non avrà assolto al diritto d'autore presso la siae, rischia anche la galera. Ha senso?
Forse la commissione Vigevano doveva occuparsi di qualcosa di più importante che non affermare le posizioni del passato. E' ovvio che le industrie corrano attorno al travolo: il business del DRM è enorme e fa gola a tutti. Ma soprattutto fa gola a una trentina di nome dei 50 firmatari.
Tra parentesi, c'è Buongiorno Vitaminic, che senza entrare nel merito delle email e via di seguito che in questo caso non mi interessa, offre dei contenuti, come una battuta al giorno, del quale ben si guarda di pagare i diritti di chi l'ha creata, anzi, elegantemente spesso ci mette come autore "anonimo". Chiedete ad un po' di comici famosi, quelli di Zelig, per esempio, se non si incazzano un po'.
E poi mi fa vomitare il susseguirsi di comunicati stampa di aziende firmatarie del patto, che portano nuova linfa al casino che si è già creato aggiungendo dei loro pensieri ad un patto in cui non sono assolutamente scritti. Interpretazioni che aggiungono fumo al fumoso patto.
Mi auguro che le associazioni consumatori vigilino. Se saranno capaci di comprendere i passaggi e vederne le trappole.
Interessante la dichiarazione di Gianluigi Chiodaroli, presidente della Società Consortile Fonografici, cioè chi gestisce i diritti musicali discografici, che ha tre figli adolescenti. So bene che tutte le famiglie saranno preoccupate, perchè lo sono anch’io come padre, che sgrido i miei figli se vengo a sapere che scaricano musica illegalmente. Sicuramente la legge non basta, è un problema culturale. Mi chiedo che cosa farà, in qualità di padre, qualora capitasse che uno dei figli venisse "beccato" online: preferirebbe pagare le sanzioni o lasciarli processare? Temo di conoscere la risposta.
Un altra cosa: c'è una dichiarazione del Ceo di Dell che mi sta facendo riflettere. Il Congresso Usa e i tribunali dovrebbero evitare di imporre nuove restrizioni sul modo in cui i consumatori fruiscono i computer e altri apparecchi per ascoltare la musica digitale e vedere i film. Si propone quindi, una guerra "santa" tra chi produce dispositivi e chi produce i contenuti. Qui il patto è firmato da entrambe le parti. Curioso.
Insomma, si parte maluccio. Ma si può ancora peggiorare. Credetemi.

mercoledì 2 marzo 2005

P@tto di Sanremo

Prendo dall'agenzia Asca. Non commento nemmeno.
Si chiama ''P@tto di Sanremo'' l'alleanza operativa da cui nasce il tavolo di confronto pubblico-privato per lo sviluppo dei contenuti digitali.
L'accordo, il primo in Europa, e' stato siglato oggi a Sanremo dal Governo e da tutti i diversi soggetti (una cinquantina tra fornitori di connettivita', titolari dei diritti, case di produzione e gestori di piattaforme di distribuzione), che operano per gestire costruttivamente la ''rivoluzione digitale'' rappresentata dai diversi contenuti che vengono immessi in Rete, dalla musica al cinema e televisione, dalla cultura all'editoria.
Su iniziativa di Lucio Stanca, ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, di concerto con Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le Attivita' Culturali, e di Maurizio Gasparri, ministro delle Comunicazioni, in occasione del 55* Festival di Sanremo i rappresentanti dei settori interessati hanno firmato il ''P@tto di Sanremo'', che dara' vita a diversi momenti di confronto per superare le esigenze, spesso contrastanti, degli operatori e assecondare il crescente sviluppo del settore dei contenuti digitali, evitando che Internet sia una sorta di Far West.
All'accordo hanno aderito anche i ministri delle Politiche Comunitarie, delle Attivita' Produttive, degli Affari Esteri, della Giustizia, dell'Istruzione-Universita' e Ricerca, nonche' il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio.
''L'affermazione mondiale di Internet - ha detto Stanca -, la trasformazione in forma digitale di ogni tipologia di contenuti, la rapida diffusione delle reti di comunicazione elettronica e della larga banda rappresentano le innovazioni tecnologiche alla base del cosiddetto 'dilemma digitale'''.