venerdì 27 agosto 2004

Qualche piccola riflessione

Considerando quest’estate strana che mi è capitata, considerando che ho un cellulare con la batteria che può esplodere ma che non posso sostituire, considerando che il Gprs, se appena appena sei fuori da una zona di buona copertura viaggia come il gsm, se si considera che ho scritto un sacco di riflessioni sul palmare e che qui su questo blog non sono mai arrivate, posso affermare che ho fatto un po’ di vacanze.
Segnalo solo, per sommi capi, alcuni degli argomenti che ho trattato in lungo e in largo. Così potrò riscriverli (visto che me li sono appuntati indelebilmente qui) e chi legge può inviare qualche intervento preventivo.
Una delle cose che mi ha più impressionato è andare in un rifugio, a 2000 metri, e vedere prendere le ordinazioni con degli aggeggi simil palari che inviavano le ordinazioni in cucina wireless. E mica in un rifugio, ma in tutti, con tanto di server che poi invia il conto compreso di ordini scritti da camerieri diversi.
La seconda questione riguardava l’uso della tecnologia e il suo impatto con la natura, visto quanto sta accadendo a un numero notevole di produttori di cellulari e videocamere con le batterie. Il risparmio energetico, onestamente, non sta creando altri problemi (che siano più o meno gravi non è granchè fondamentale).
I videogiochi sono alla frutta? Un post su come i giochi non siano cultura e di come si tratti di un mercato sopravvalutato e assolutamente sproporzionato per i budget, è nata una discussione notevole che sono sicuro riprenderò. I videogiochi devono trovare nuovi stimoli, oppressi da una grafica mozzafiato si è persa la funzione principale, che è quella di intrattenere e divertire. È come se per i libri esistessero solo i romanzi o per la televisione solo gli sceneggiati. Che poi la situazione italiana, segnatamente, sia particolare, non ci piove. Ma Xbox e PlayStation fanno politiche europee, e non mi pare brillino particolarmente.
Sulla musica e sul marketing si era sviluppata una discussione interessante, sebbene non accesa. E’ di questi giorni la notizia che molte major si stanno creando delle strutture per le suonerie per i cellulari, dimostrando che ci sono altri spazi. Basta pensarci. Ci vorrà tempo.
Avevo fatto un bel post, scritto sotto un bel pino all’ombra, sulle killer application e su internet. Alla fine è ancora la posta elettronica, più che il web, la killer application. E proprio di posta elettronica sto soffrendo in questi giorni (sia per i messaggi mai arrivati a blogger che per gmail).
L’unica discussione che non vedrà mai la luce su questo sito riguarda Google e il suo collocamento. Mi spiace. Primo perché c’avevo azzeccato, ma dirlo adesso non serve a niente. Secondo perché era nata una bella discussione a riguardo. A proposito anche di speculazioni. Google non brillerà probabilmente in futuro, ma di certo il momento congiunturale è favorevole.

giovedì 26 agosto 2004

Email andate in fumo

Se avevo scritto di messaggi postati su questo blog andati a farsi benedire, oggi ho preso una decisione: 1840 messaggi inviatimi in questi 21 giorni buttati tutti nel cesso! Il motivo: un sacco di messaggi con virus e obiettivamente troppi messaggi da leggere. Per cui, chi mi ha scritto, è pregato di rimandarmi il messaggio, nel caso fosse significativo.
Un dato interessante: le visite al blog sono calate dell'80% in questi giorni. Non si non azzerate come mi aspettavo.

mercoledì 25 agosto 2004

Appunti persi!

In questi giorni ho scritto parecchi appunti, inviandoli a Blogspot attraverso l'email. Alcuni erano futili, altri interessanti. Ho in pratica perso i pensieri di 15 giorni: sul sito non sono arrivati e la memoria del palmare si è resettata (non essendoci la batteria tampone, se finisce del tutto la carica perde tutti i dati!).
Peccato.
A questo punto penso che mi prenderò qualche giorno di pausa. Sono troppo incavolato.

giovedì 5 agosto 2004

La musica mp3 fa marketing

Lascio in sospeso il discorso videogiochi, ma ci tornerò presto, per infilarmi nella musica.
Sebbene la Urbani metta fuori legge i file Mp3 da scaricare, questo formato è più che mai sulla cresta dell'onda.
Partiamo dall'elettronica di consumo. Non c'è riproduttore di cd serio che non permetta di suonare i file mp3, gestire anche le cartelle e le raccolte personalizzate (non saprei tradurre meglio playlist). Moltissimi lettori di DVD leggono anche cd rom con file mp3, per cui possiamo tranquillamente dire che la musica è entrata nella televisione! A parte le battute, se entriamo in uno qualsiasi dei negozi di elettronica troviamo decine di prodotti in grado di far girare musica mp3. E non prendo in considerazione l'enorme quantità di riproduttori mp3 che svolgono solo quel lavoro.
Poi andiamo a vedere l'automobile. Ormai un'autoradio con lettore cd su tre ha un riproduttore di file Mp3 da cd rom! Se guardiamo i caricatori di cd, quelli che si mettono nel bagagliaio., superiamo la soglia dell'uno su due in vendita.
Poi andiamo a vedere il commercio elettronico. I successi di iPod dimostrano che la musica digitale funziona, con oltre un centinaio di milioni di brani scaricati. E la musica on line è conveniente: costa meno del cd e si possono acquistare anche solo alcuni brani, andando a risparmiare ulteriormente.
Ci sono aziende che stanno percependo questo modo di proporre la musica, e andando ad aggredire il mercato dei giovani, non possono non valutare il formato mp3 come veicolo di marketing.
L'esempio più importante è rappresentato da Pepsi, che negli Usa ha messo in vendita un milione di brani attraverso un concorso. Ebbene, a detta dell'azienda, nessun concorso aveva mai avuto punte così elevate di ritorno sia in termini di immagine che in termini di prodotti venduti. Perché la musica può fare marketing è piuttosto evidente: facile, per moltissimi, interessante e coinvolgente.
Sono innumerevoli i casi in cui un'azienda fa comarketing con qualche cantante, offrendo il cd in concorso o in regalo (pensiamo alle Pringles in questi giorni in promozione anche in TV). In pochi invece stanno comprendendo che il mercato è già maturo per l'Mp3. In fondo le aziende che potrebbero fornire il servizio non mancano, da Buongiorno Vitaminic a Messaggerie Digitali. Eppure nessuna azienda si fa avanti. In questi giorni in montagna ascolto parecchia musica, cosa che non riesco a fare durante l'anno (non ho acquistato nessun disco nuovo, tenendo fede al mio sciopero). Ho convertito i dischi in mp3 e in wma (da windows media player viene automatica la conversione per il palmare!) e me li ascolto un po ovunque. Anche il cellulare ha un riproduttore Mp3, per cui, in caso di passeggiata breve, si risparmia un oggetto da portarsi dietro.
Ma non è di me o su di me che volevo parlare. I ragazzi utilizzano ormai questi prodotti e questi formati normalemente, come quelli della mia generazione usava le cassette e il walkman. Ieri mattina, in dieci minuti, ho visto riproduttori tra chi correva e chi passeggiava, contandone ben 12 e 19 se si considerano i lettori di cd che potrebbero essere lettori mp3. Di gente con il walkman a cassette ne ho visti 4. Sono cifre, che anche se non certamente inappuntabili, che mi hanno spinto a scrivere questo post.
Non dico che un'azienda che fa mozzarelle possa sfruttare gli mp3 come veicolo promozionale, ma penso davvero a tantissime aziende di prodotti di largo consumo, per non parlare di merendine e bibite, che potrebbero incontrare il proprio pubblico con un gadget interessante.
E valutiamone i ritorni e i vantaggi. Si tratterebbe di comarketing: Pepsi ha pagato Apple per il milione di brani, ma Apple aveva bisogno di una massa critica e per farsio conoscere, per cui ha strappato prezzi irrisori. In Italia i produttori musicali vendono l'anima al diavolo per poter piazzare la propria canzone negli spot di un operatore mobile (lasciamo stare "fin che la barca va'…"). Perché sono soldi sicuri, non molti, ma un veicolo di promozione del disco incredibile.
Mi sono posto una domanda: ma possibile che non ci abbia pensato ancora nessuno? Gli operatori sono così scarsi? Ma chi c'è al marketing in queste aziende? Il discorso è lungo, ma credo di avere già la risposta.

martedì 3 agosto 2004

Ma i videogiochi sono cultura?

Mi sono infilato in una discussione senza fine. Ho polemizzato con una serie di illustri membri del mondo dei videogiochi qui in Italia. Una discussione che sta diventando davvero esagerata nei toni e nei modi.
Cercherò di fare ordine. Da sempre cerco di evitare di andare alle convention aziendali di questo mondo che, per come è connotato in Italia, non funziona assolutamente bene.
Questo non significa che non faccia qualche eccezione, ma è da un po' che non ne faccio. E continuerò su questa strada. I videogiochi non usciranno mai dal ghetto in cui si trovano, ossia in prodotti di intrattenimento di serie C, fintanto che il mercato è in mano a dei dilettanti allo sbaraglio, anche se con le dovute eccezioni (anche in questo caso, e poi non mi piace fare di tutta un'erba un fascio).
I videogiochi non sono cultura, non sono considerati prodotti culturali nemmeno negli Stati Uniti e in Giappone. Per ora sono una forma di intrattenimento, e sono tra i pochi che paragona fare giochi a fare televisione, che con la cultura, nella stragrande maggioranza dei casi, non c'entra nulla. Non è un passo da poco, secondo me. Ma c'è chi non la pensa così.
Mi si dice che i giochi sono cultura, che hanno trasformato la vita di milioni di giovani. Ci si sono messi anche fior fiore di capiredattori di testate storiche per convincermi. Ma non c'è nulla da fare. I videogiochi hanno avuto un'influenza sulla musica, prevalentemente dance, e sui video musicali. Per il resto tutto è da dimostrare. E credo che obiettivamente ci si debba mettere d'impegno.
I videogiochi sono il condensato di altre forme di espressione e sfruttando il digitale e le connessioni, aprono nuove strade e nuovi orizzonti.
Credo che a sdoganare i videogiochi saranno la tv digitale terrestre e i telefonini, ma non nell'immediato. Se il mondo dei videogiochi conta numericamente più del cinema, se contiamo anche la vendita delle console di gioco e le schede grafiche per PC, è altrettanto vero che il cinema conterebbe infinitamente di più se contassimo i sistemi home theatre, i videoproiettori, le poltrone, le patatine e i pop corn, le bibite, i decoder satellitari e la vendita delle televisioni e dei videoregistratori.
I numeri, da sempre, si possono leggere in molti modi, ma sono sempre dei numeri. Se li si interpreta correttamente, si possono avere dei dati interessanti.
Lascio una traccia. Quanto costa un DVD di un film e quanto un videogioco per console? In quanti fruiscono del dvd e in quanti del videogioco? Che longevità ha il DVD e che longevità ha il videogioco?
Se Matrix è un "momento culturale", Enter the Matrix non è semplicemente una buona occasione commerciale? Esiste una cultura in Quake o in the Sims?
Prima di raccontarci, tra pochi intimi, delle storielle, pensiamo a che cosa ha prodotto questo mercato in Italia dagli anni 80 ad oggi: quanti posti di lavoro e interesse generale?
Non è mia intenzione insegnare niente a nessuno, anzi preferisco imparare! Ma scendiamo, tutti quanti, sulla terra.
E devo una risposta a Max: in Giappone la più importante rivista di videogiochi vende più di un milione e mezzo di copie al mese (è settimanale). Quanto vendono quasi tutte le riviste europee messe assieme! Ma quanto costa, in proporzione al pane, al latte e alla carne un videogioco in Giappone e quanto costa qua in Europa?
Facciamo delle proporzioni e forse potremo capirci di più, soprattutto potremmo cogliere delle occasioni.
Non so se n-gage o la psp saranno il divertimento in movimento per il futuro. Di certo credo che milioni di persone giocano con i cellulari per ingannare il tempo e che milioni di persone avranno una piattaforma di gioco standard in casa. Ma per ora non è interesse di molti questo mercato. Tutt'altro che potenziale.

domenica 1 agosto 2004

Se Xbox va a 150 euro...

Il prezzo di Xbox sarà di 150 euro a settembre. Si troverà quindi tranquillamente sotto i 99 sotto natale nelle promozioni. C'è addirittura chi dice che si troverà a 59. Ma quanto costa Xbox a Microsoft?