Riparte Techy e cercherò di mischiare informazioni e riflessioni, per darvi qualche argomenti di discussione con colleghi e amici, ma anche provare a farvi ragionare sulla tecnologia.
Trovate come sempre qui la versione podcast automatica.
Ci sono due elementi che vorrei toccare brevemente e che mi stanno a cuore.
Chi si è perso i miei pensieri sull’AI che “crea” o “aiuta a creare” è invitato a riprendere le precedenti newsletter. Ricordo, solo per fare un esempio, che per l’AI Act, che venga usata un’AI per scrivere tutto un testo o solo per correggerlo, la cosa è la medesima e va dichiarata. Io uso l’AI per correggere i testi, per trovare incongruenze e per ottimizzare i motori di ricerca.
Ma possibile che nella discussione sull’AI che “lavora” al posto nostro nessuno si chieda quanto gli strumenti che usa, a partire dal browser o dal client di posta, oggi sia stato programmato da un umano o da una macchina?
Perché ormai è evidente che la stragrande maggioranza del software è stata creata da una “macchina” e non serve scomodare il vibe coding.
Nessuno si indigna, nessuna caccia alle streghe? e perché?
Un signore mi ha mandato due pagine del mio libro “Digilosofia” che ha fatto scansionare da un AI detector e mi ha accusato di averlo scritto con l’AI perché è risultato “scritto al 100% dall’AI”. Ho semplicemente ringraziato dicendo che il libro è del 2019, se avessi usato a quell’epoca l’AI di cui disponiamo oggi sarei diventato smodatamente ricco… Ma possibile che ci stiamo imbruttendo a questo punto?
Comunque sappiate che non l’ho convinto!
La seconda parte, invece, per dire a gran voce che stiamo perdendo un’occasione incredibile e il motivo mi sembra una strana forma di provincialismo misto a poca lungimiranza.
Ho seguito da vicino la vicenda della “Quantum Valley campana” e, ogni volta che ci ripenso, provo la stessa sensazione: quella di un Paese che riesce a mettersi i bastoni tra le ruote da solo, nel momento esatto in cui avrebbe potuto fare un salto in avanti, per altro con uno sforzo relativo.
Partiamo dai fatti. La Regione Campania aveva avuto un’intuizione coraggiosa: portare sul territorio un sistema quantistico moderno, da oltre 100 qubit e costruirci attorno un ecosistema di algoritmi, software, applicazioni, competenze. Un lavorone e una bella visione. Di fatto, è stata indetta una vera e propria gara internazionale che ha visto competere i migliori operatori al mondo. Una commissione indipendente ha assegnato il punteggio tecnico più alto a una proposta precisa. Il tutto è stato annullato a causa di un vizio formale e poi il Consiglio di Stato ha confermato lo stesso annullamento. La cosa assurda è che il vizio era una proroga dei termini che il soggetto poi escluso non aveva nemmeno chiesto! Vi lascio un post su LinkedIn che racconta la storia (Alessandro dirige il laboratorio europeo più importante sul Quantum di IBM e ovviamente era stato intervistato a suo tempo al Late).
Non mi interessa la parte legale: mi fido dei giudici. Ma il punto che mi interessa è culturale.
Pensare di trattare la vicenda come “via la tecnologia straniera” è una follia totale, è come se una tecnologia così complessa possa essere in qualche modo locale. I fornitori della tecnologia sono pochi e molto concentrati, non ne esistono di autoctoni di quel livello. Ci stiamo autoconvincendo che si possa fare innovazione da soli, ma con quali presupposti e su quali basi “fisiche”? Ci stiamo dimenticando che l’hardware ha un suo peso, ma è il software a fare la differenza e quello non ha confini.
Ma c’è di più. Culturalmente è sbagliato continuare a perdere occasioni. Quegli studenti ed esperti con competenze verranno contesi e contattati fuori dal nostro paese, noi ripartiremo da zero e vuol dire mettersi a rincorrere.
La cultura della rincorsa non è quasi mai vincente nell’innovazione.
La domanda sull’AI che manda in tilt le aziende
C’è una domanda che faccio ai manager che incontro: i tuoi sistemi funzionerebbero con un altro LLM o sistema agentico?
Sembra una domanda fine a se stessa, ma di fatto è quanto è successo a Cursor in passato, quando nell’agosto 2025 Anthropic ha revocato l'accesso all’API e ora è risuccesso con OpenAI (con Anthropic che invece viene in soccorso).
Cosa voglio dire con quella domanda?
Se il tuo strumento (qui si tratta di programmazione, ma vale per tutto) può essere disattivato da chi possiede il modello, allora non hai un prodotto o un servizio. Se una tua applicazione dipende fortemente da un modello LLM, e per qualsiasi motivo quel modello viene sostituito (e capita spesso), funzionerebbe con un altro?
Come vedete, è una domanda semplice e facile da testare, ma quanti conoscono la risposta?
Meta, i ragazzi, la multa e il coinvolgimento dei concorrenti
Meta ha siglato un patto da 17,1 miliardi di dollari con 47 stati americani per chiudere le accuse di progettare “trappole digitali” per i ragazzi.
Ho notato però che c’è una parte dell’accordo che non è stato osservato con attenzione.
Infatti, l’azienda accetta nuove leve di sicurezza: orari giornalieri, silenzi notturni e controlli genitori, ma il vero colpo di scena è la clausola di “solidarietà” che rende obbligatori i limiti anche per TikTok e YouTube, creando un fronte unito contro il veleno della dipendenza.
Le preoccupazioni di Bill Gates sull’AI
Vi invito a guardare l’intervista (o se volete leggete qui) a Bill Gates. L’uomo scalza la montagna di conoscenza, ma l’AI plasma nuovi sentieri ignoti e avverte: siamo di fronte a una delle epoche più turbolente della storia. Non possiamo fermare il progresso, ma dobbiamo imparare a cavalcare il vento del cambiamento prima che ci travolga. Ha elencato 3 problemi che vede. A mio avviso ce ne sono anche altri.
SpaceX fa concorrenza a Github e le aziende si interrogano
Cursor ha lanciato Origin, la propria piattaforma di hosting codice integrata nell'editor. Disponibile in beta per i piani a pagamento, unifica repository, pull request e agenti AI in un'unica interfaccia, eliminando l'overhead di sincronizzazione con servizi esterni. Origin supporta il sync bidirezionale con GitHub, integrazioni CI/CD native e regole di protezione dei branch.
Questo segna un cambiamento deciso: Cursor non è più solo un editor, ma mira a controllare l'infrastruttura dove gli agenti AI sviluppano il codice. Sebbene prometta efficienza, la beta solleva dubbi su sicurezza, lock-in e funzionalità enterprise ancora incomplete. Vedremo come evolve.
Il portable computer di Perplexity
Perplexity lancia Portable Computer: un agente AI locale che trasforma l’NVIDIA DGX Spark in un cervello privato, immune ai limiti di token, capace di orchestrare Google Drive, Gmail, Slack e GitHub con la silenziosa efficienza di un Qwen 3.8 27B post-addestrato. Non è un semplice client, è un’entità autonoma che veglia 24/7 sul codice e sui dati sensibili, offrendo la libertà di switchare tra nuvola e silicio locale a seconda della gravità del compito.
Parallelamente, NVIDIA scatena lo stesso Qwen3.8-27B sulle RTX 5090: 131 token al secondo grazie alla predizione multi-token, velocità da “frontier quality” per un coding agent che respira nel contesto locale del progetto senza mai varcare la soglia del cloud.
E dalla Cina arriva anche Xiaomi, che ha presentato un’alternativa al sistema Nvidia DGX Spark con il nuovo AI Cube, con processori cinesi.
Avranno davvero mercato questi prodotti in futuro?
Z.AI e l’open weight GLM 5.3 flash
In un concerto inaspettato di velocità e potenza, Z.ai ha svelato GLM-5.3-Flash, il modello che stava dominando silenziosamente le classifiche di coding sotto il nome di Ox Alpha. Ora, dopo aver svelato il nome, ha mostrato un prezzo accessibile e pesi aperti, pronti a trasformare il panorama dell’intelligenza artificiale in locale. Un LLM Mixture of Experts che mantiene il sistema leggero ed efficiente, pur vantando 320 miliardi di parametri totali. Questo approccio gli permette di gestire nativamente testo, immagini e video, oltre a custodire un contesto di ben 1 milione di token, equivalente a un oceano di 750.000 parole. Le sue capacità di ragionamento sono già state confrontate con i top di gamma, eguagliando Claude Opus 4.8 nei test di coding, ma a un costo irrisorio. Con un prezzo API che tocca quota 0,15 dollari in ingresso e 0,50 in uscita per milione di token, e una licenza MIT che ne libera l’uso commerciale, GLM-5.3-Flash non è solo uno strumento, ma un’innovazione open-source pronta a essere addestrata localmente o integrata in automazioni visive, segnando l’inizio di un’era in cui l’intelligenza artificiale potentissima diventa democraticamente accessibile.
La sicurezza informatica con l’AI secondo Anthropic (capitolo n+1)
L’ingegneria del futuro sembra diventare un monologo cieco e mentre l’AI inizia a “scolpirsi” da sola, l’allineamento deve diventare il motore inarrestabile che permette alla ricerca di sicurezza di non restare indietro. Misurare il successo di questo processo è un percorso quasi impossibile, ma i ricercatori come quelli di Anthropic hanno tracciato elementi precisi, sviluppando strumenti come Petri, in grado di quantificare i tradimenti più sottili, la lusinga ipocrita e le fughe dai vincoli dei modelli. In un esperimento, per esempio, si è chiesto a Claude di trasformare modelli deboli in maestri invisibili, sovrintendendo l’addestramento di quelli più potenti. Orrore!
Claude ha addestrato autonomamente modelli per migliorare le loro performance su dieci componenti, dalle violazioni della privacy agli attacchi più subdoli. Il metro di giudizio non è stato il successo assoluto, ma la percentuale di “gap di sicurezza” che veniva chiuso, spingendo il modello verso il punteggio perfetto teorico senza intaccare la sua capacità complessiva. È stato in pratica imposto un vigilante severo che vigilava su ogni intuizione di Claude prima che potesse diventare azione, garantendo che le azioni non diventassero un problema per le capacità del modello.
Il verdetto è netto: i metodi di Claude hanno funzionato su tutti e dieci i fronti, rimanendo efficaci persino su benchmark mai visti prima e su modelli fino a 4,7 volte più grandi. Non si sono limitati a chiudere il divario, ma hanno dimostrato una resilienza che sfida il tempo e la scala. In una sfida diretta, l’AI ha superato 28 ricercatori umani, migliorando del 20%. La cosa interessante è che, dimenticando la velocità di esecuzione perché non c’è gara, gli umani avrebbero potuto fare molto meglio, per cui è corretto inserirli nei processi. L’esperimento più affascinante vede un modello più debole, Sonnet 5, addestrare un mostro sacro come Opus 4.8: in soli sessanta ore, ha sperimentato oltre cinquanta soluzioni, raggiungendo punteggi quasi identici a quelli dei modelli di produzione, usando una quantità minuscola di dati e mostrando un’efficienza incredibile rispetto ai metodi attuali.
In sostanza, abbiamo l’IA che si allena da sola per poter generare le generazioni successive, un ciclo dove la sicurezza non è più un semplice elemento o una conseguenza, ma il primo mattone dell’evoluzione.
Le aziende che stanno sfruttando l’automazione nei video fanno cambiare le percezioni dell’AI
Parlando davvero con chiunque ho sempre la percezione che non si stia prendendo sul serio l’elaborazione sintetica con l’AI.
Provo a portare un esempio di come un’industria possa cambiare. WPP sta creando di fatto un nuovo linguaggio visivo. AI che approda sui set più o meno reali. La simbiosi tra Google Cloud e chip NVIDIA trasforma giorni di addestramento in un’ora.
Il salto è quantico: il settanta percento del tempo risparmiato, la fluidità meccanica imparata a furia di simulazioni. “La programmazione di questi robot è probabilmente altrettanto tecnica e complicata quanto le riprese su cui vengono testati.” Non è fantascienza. È un telaio industriale che cuce precisione e creatività, mutando per sempre il ritmo della produzione narrativa.
Le immagini sono sempre più realistiche
Nel campo della creatività visiva, Artlist ha integrato il potente modello Seedance 2.5, in grado di generare video fino a 30 secondi con una coerenza visiva eccezionale, disponibile per il test appunto sulla piattaforma Artlist.
E poi, tra le innovazioni video e di accessibilità, spiccano il modello Wan3.0 di Alibaba.
La robotica prende per mano l’automotive
L’IA incarnata si infiltra nelle fabbriche di auto. Il round da 900 milioni di XPeng segna la corsa all’umanità meccanica: un investimento colossale, guidato da IDG, Tencent e Alibaba, per finanziare Iron, il primo sistema capace di muoversi con 76 gradi di libertà su tre chip Turing proprietari. La meta è chiara: trasformare i capannoni in culla di corpi meccanici, pronti a operare nel 2027. Non è più fantascienza, ma una scommessa industriale dove il confine tra veicolo e assistente si dissolve, sancendo la vittoria della Cina nel primo grande round globale di intelligenza corporea.
E le olimpiadi cinesi dei robot hanno fatto rumore
A Pechino, il robot umanoide di X-Humanoid ha vinto i 100 metri in 8,64 secondi, sotto il record umano di Usain Bolt. Tuttavia, le prove più realistiche, come rifare un letto, sistemare libri, martellare chiodi, hanno rivelato limiti notevoli in destrezza, affidabilità e autonomia.
Che lezione possiamo trarre? Al di là della prova muscolare dell’industria cinese, ci sono dei passi in avanti significativi.
Il punto industriale è proprio questo: la Cina produce il 95% delle circa 20.000 unità umanoidi spedite globalmente lo scorso anno, ma molte fabbriche non trovano ancora conveniente o sicuro impiegarle in compiti complessi. Bank of America prevede 1,2 milioni di spedizioni annue entro il 2030. Stiamo parlando di crescita esponenziale, ma la domanda c’è davvero?
Siamo pronti per la Physical AI?
Poi arrivano gli esercizi stilistici…
World Robot Conference 2026
Sempre per parlare di come la Cina interpreta la robotica, si è conclusa il 23 agosto a Pechino la World Robot Conference 2026, con oltre 370 espositori da 26 Paesi e più di 300 nuovi prodotti presentati. Protagonisti ancora i robot umanoidi, affiancati da applicazioni per logistica, produzione industriale e servizi. Il focus dell’edizione è stato lo spostamento verso utilizzi concreti in fabbriche e magazzini.
Il mio nuovo libro
Finalmente lo posso presentare: Physical AI vuole fare il punto sull’industria della robotica e dell’intelligenza artificiale applicata all’uso nel manifatturiero
Late Tech Show
La prima puntata dell’ottava stagione la preparo questa settimana, Formula 1 permettendo, e quindi la prima puntata sarà disponibile dal 9 settembre (anteprima 8).
Nel frattempo colgo l’occasione per ringraziarvi: a livello di ascolti/visioni è stato il miglior mese di agosto di sempre!
SmartBreak e Vita da ufficio
Oggi ho ripreso le live alle 11:00 sui miei profili social e su quelli di alcune associazioni manageriali che lo ripropongono. Trovate già la puntata su Spotify.
Techy e oltre
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