martedì 6 giugno 2006

Google, MS ed Excel

Google oggi mostra il suo foglio di calcolo.

La battaglia al patrimonio di Microsoft si apre così, per arrivare poi al word processor on line, atteso già nei prossimi mesi.
Ma ha senso usare un foglio di calcolo on line? Probabilmente sì, solo se si potrà visualizzare il file su qualsiasi tipo di apparecchio/browser, perché se è per il PC, basta una chiavetta e Portable OpenOffice.org.
Sono più che altro curioso di veder come farà a leggere i dati all'interno del foglio di calcolo per piazzare la pubblicità "contestuale".
Staremo a vedere.
il link per GoogleSpreadsheets è qui.

Musica on line

Basta la lettera di un provider per alzare una polvere pazzesca sulla musica on line.
Non si capisce, davvero, perché ci debba essere differenza tra Europa e Usa, mentre la Fimi dichiara candidamente che i maggiori proventi arrivano dalle suonerie dei cellulari, cosa che farà scoppiare di gioia gli artisti.
Il paladino della battaglia in Parlamento contro la Urbani è fuori non solo dal Senato, ma anche da Comune di Milano.
Sono segnali evidenti di una volontà politica di non occuparsi di questi problemi e di una volontà popolare di non schierarsi.
Peccato (non tanto per Cortiana, che si rifarà).
La rete ha bisogno di nuove regole. Di fatto ha creato una nuova economia che prima non c'era. Ora deve cambiare delle regole che hanno un sapore feudale, di novità che vengono travolte dalla "restaurazione".
Ci si domanda come mai non sia possibile trovare un modello di business che sia soddisfacente per tutti. La risposta è semplice: i clienti/utenti sono da sempre abituati a subire, quindi non propongono. Le Major sono da sempre attente a raggiungere il massimo risultato (economico) con il minimo sforzo.
Quindi, gli unici attori di questo cambiamento devono essere gli artisti: una rivolta non dal basso, non dall'alto, ma dal cuore del business.
Qualcosa si muove. Poco, ma si muove.

lunedì 5 giugno 2006

Tiscali, le major, l'america e le marce

Tiscali ha deciso di chiudere il suo Juke Box, scrivendo una lettera aperta alle major discografiche europee.

Oggetto: l’impossibilità di lavorare con l’industria discografica europea per
la promozione della musica legale online

Gentili Signori,è con estremo rammarico che oggi ci troviamo costretti a “spegnere” il nostro servizio Tiscali Juke Box, lanciato lo scorso 26 aprile in Italia e Regno Unito, con il preciso obiettivo di fornire agli utenti la possibilità di ascoltare in p2p streaming milioni di pezzi legalmente, selezionandoli per autore, genere, o semplicemente scegliendo playlist già definite e messe a disposizione da altri utenti. Il servizio, sviluppato sulla piattaforma di Mercora, che da oltre un anno sta offrendo per altro con grande successo la stessa possibilità di ascolto legale negli Stati Uniti, è stato giudicato dalle major discografiche “troppo interattivo” per il solo fatto che permette agli utenti di Internet (mezzo interattivo per antonomasia) di effettuare ricerche per “autore”, oltre che per genere. Va spiegato ai lettori, che i diritti musicali online si differenziano in due macrocategorie: “diritti non interattivi”, che possono essere negoziati con le collecting society, e “diritti interattivi” che devono invece essere negoziati con le singole case di produzione. Oggi, dopo aver siglato un accordo sperimentale della durata di un anno basato su una gestione di diritti non interattivi, Tiscali riceve la richiesta da parte delle case discografiche di modificare il servizio togliendo la modalità di ricerca per artista o,alternativamente, di negoziare con le singole case i diritti ritenuti interattivi.Tutto questo va evidentemente contro lo spirito dell’iniziativa che per Tiscali, da sempre in prima linea nella promozione della distribuzione e vendita di musica legale online, rappresentava un ulteriore importante passo nella propria politica di incentivazione all’acquisto legale di musica via Internet. Un passo per altro dimostratosi nella pratica estremamente efficace per la promozione musicale dal momento che dalla messa online del servizio le vendite legali di brani sul Tiscali Music Club (collegato al servizio di streaming Tiscali Juke Box) hanno registrato una crescita fino al 30%.Stupisce che, ad un solo mese dal lancio del servizio, nonostante il lavoro congiunto effettuato durante la fase di test e messa a punto, l’industria discografica decida di avanzare inaspettate richieste di modifica. Ancor più stupisce la miopia con la quale agiscono le major, non facendo alcuno sforzo per comprendere le basilari necessità di chi fruisce di musica tramite Internet. Infatti l’utente difficilmente potrebbe rinunciare ad uno strumento di ricerca che gli permetta di identificare i brani quanto meno per “genere” e “artista” se non per singolo titolo. Nemmeno la discografia coglie, è evidente,il potenziale di business che risiede dietro a un servizio come Tiscali Juke Box che, prevedendo il riconoscimento e il pagamento dei diritti per ogni canzone ascoltata in streaming, consente di tutelare gli interessi dell’industria e degli artisti.Un fatto ancor più grave se si considera che lo stesso servizio, ancora più completo e con tutte le funzioni oggi qui contestate, viene offerto da Mercora negli Stati Unitied in Canada dove è ritenuto perfettamente legale. Non possiamo non considerare che le obiezioni avanzate a Tiscali in questa occasione rappresentano da parte dell’industria discografica la delineazione di un netto confine discriminante tra gli utenti Internet americani e quelli europei.E’ di fronte a questa totale mancanza di lungimiranza che Tiscali, pur avendo lavorato al meglio nella messa a punto del servizio, e in totale trasparenza e collaborazione con l’industria discografica, si vede oggi costretta a interromperlo.E’ importante sottolineare che tutta la vicenda non impatta solo sul Tiscali Juke Box ma sull’intero mercato della distribuzione di musica legale online perché l’atteggiamento conservativo assunto dall’industria rende difficile qualsiasi collaborazione volta a commercializzare efficacemente qualsiasi servizio legale innovativo. E’ purtroppo l’ennesima dimostrazione della completa chiusura ad ogni ipotesi di utilizzo legale della musica in rete su sistemi aperti, a tutto vantaggio del proliferare dei servizi di pirateria musicale.Ne prendiamo atto, rammaricandocene nuovamente, e non resta che augurarci che questo episodio possa divenire spunto di ulteriori riflessioni.

L'america ha una marcia in più. Forse a noi sono rimasti i marci...

Chip(s e ciaps)

Parafrasando una vecchia battuta di Teocoli, ho voluto un po' sdrammatizzare una situazione difficile.
Chip passa di mano, nel senso che cambia editore e quindi staff. Ammesso che di fronte ai passaggi di proprietà di un giornale, i giornalisti dovrebbero seguire la testata, resta un po' di amaro in bocca.
Le testate tecniche sono in evidente stato di difficoltà. Non nego di aver attaccato da questo blog Chip per alcuni articoli un po' azzardati, ma quando si chiude un'epoca non è mai bello. E lo dico per esperienza vissuta sulla mia pelle.
In bocca al lupo a Silvia, a Dario e a tutti i ragazzi.