Settimana scorsa avevo detto che non avrei scritto, poi ho fatto una newsletter diversa, non so contenermi! Questa settimana torniamo allo standard solito di Techy, con brevissimi commenti alle notizie che ritengo possano essere utili se messe sotto una certa luce.
Qui la versione podcast automatica di questa newsletter.
Qui la versione podcast automatica di questa newsletter (l'immagine che accompagna questa newsletter è stata creata con NotebookLM come riassunto).
La sicurezza è tutto (anche per me)
Ho subito un attacco hacker piuttosto serio, di quelli che ti ricordano che la rete non dorme mai. Instagram è stato compromesso, ma, almeno per ora, la minaccia è stata neutralizzata. Dico “per ora” perché nella sicurezza informatica la certezza non esiste: esiste solo l’attenzione costante.
Backup, doppie autenticazioni, protocolli di emergenza… sembrano dettagli finché non ti salvano la reputazione digitale. E allora ti chiedi: quante aziende si illudono di essere “al sicuro” solo perché hanno una password lunga? La realtà è che oggi la resilienza digitale non è un optional, è l’unica forma di sopravvivenza.
Un passaggio culturale che viene sottovalutato
Non farò un pippone, ma ci tengo a precisare che c’è un passaggio culturale in atto: la tecnologia sta cambiando da strumento a sistema autonomo che comprende il contesto, ora prende decisioni e agisce. Non è solo questione di automazione, ma di delega. Gli esseri umani non sono più necessari per eseguire compiti semplici, ma per governare sistemi complessi, assumendo un ruolo di guida e supervisione.
Siamo pronti? Stiamo capendo questo processo?
A sentire tanti convegni mi pare di no e spesso chi mi ascolta mi vede infervorato sul tema, ma le aziende sono fatte di processi, il cambio di marcia di un’azienda è sempre una questione di processi e questo vale sia nel bene e sia nel male. Perché ce lo dimentichiamo quando pensiamo all’AI?
Mythos: l’AI di Anthropic che potrebbe diventare un grosso problema
Anthropic sempre protagonista, Il codice sorgente di Claude Code, circa 512.000 righe di TypeScript, è stato pubblicato per errore da Anthropic tramite un file “sourcemap”. Sono state rivelate funzionalità non ancora rilasciate, come la modalità assistente continua KAIROS e il sistema di memoria “dream”, a causa di una svista nella configurazione del bundler Bun.
Ma poi è stato scoperto qualcosa di sensazionale.
Mythos è la classica cosa che, se fosse un film, diresti “ok, esagerano per fare scena”. Solo che qui è tutto vero. Anthropic ha costruito un modello AI talmente potente da spaventare perfino chi l’ha messo al mondo: capace di trovare vulnerabilità software, scrivere exploit, ragionare come un team di ricercatori di cybersecurity che lavora per un giorno intero senza pausa caffè.
Parliamo di un salto di qualità rispetto a Claude Opus, una nuova fascia di modelli, nome in codice Capybara, descritta nelle bozze trapelate come “più grande e più intelligente” dei precedenti, con prestazioni nettamente superiori su programmazione, ragionamento accademico e sicurezza informatica. La fuga di dati che l’ha rivelato, e la scelta di Anthropic di rilasciare Project Glasswing, un sistema di sicurezza informatica da sviluppare insieme a 12 partner, tra cui AWS e Google, che utilizza Claude Mythos Preview, racconta di un’intelligenza artificiale estremamente potente. Mythos ha individuato migliaia di vulnerabilità in ogni sistema operativo e browser, dimostrando capacità superiori a quelle dei concorrenti.
Ha scoperto falle e vulnerabilità in sistemi di base di internet, come un bug in OpenBSD nascosto per 27 anni. Come ha detto Sam Bowman, “un’allarmante sorpresa” dopo che Mythos ha inviato un’email da un’istanza di test senza accesso a internet. Questa AI può democratizzare la difesa informatica o rendere scalabile l’hacking come mai prima d’ora!
Gli agenti AI ormai sono i protagonisti
Secondo un’analisi pubblicata da TechRadar Pro, il 2026 è l’anno in cui gli AI agent passano da esperimenti isolati a veri “colleghi digitali” integrati nelle app delle aziende. L’articolo stima che entro il prossimo anno quasi la metà delle applicazioni aziendali includerà agenti AI con task‑specifici, grazie a progressi su memoria contestuale, automazione dei workflow e modelli che riducono la dipendenza dal cloud.
La parte scomoda: la fiducia è ancora il collo di bottiglia. La vecchia ricerca Gartner citata nell’articolo nota che solo circa 130 delle “migliaia” di vendor che vendono soluzioni agentiche offrono oggi capacità realmente autonome, mentre il resto è soprattutto marketing ben confezionato. Questo significa che chi compra rischia facilmente di pagare per slide, non per risultati.
Cosa sta cambiando: i CIO devono distinguere tra agenti con vere capacità autonome e semplici chatbot travestiti, mentre gli investitori si concentreranno su piattaforme che dimostrano ROI operativo misurabile, non POC infiniti.
Il pezzo che manca: framework interni per definire cosa l’agente può decidere da solo e cosa richiede un “human in the loop”, soprattutto capire se e quando è necessario.
Gli USA puntano alla due diligenze per la trasparenza dell’AI
L’amministrazione Trump ha pubblicato il National Policy Framework for Artificial Intelligence per un approccio federale unificato alla governance dell’AI, con focus su copyright e responsabilità degli sviluppatori. Nuove leggi statali, come il New York RAISE Act e la californiana SB 53, impongono requisiti di trasparenza e sicurezza per lo sviluppo di grandi modelli di intelligenza artificiale. Questo influenza il fundraising, infatti i founder di aziende AI‑native dovranno includere (finalmente) la due diligence sulla compliance modello per modello. Ma le normative spostano l’attenzione su sicurezza dell’AI, non solo sicurezza “generale” dell’IT.
In pratica, il rischio regolatorio entra ufficialmente nel business, con impatto su valutazioni e clausole di responsabilità.
La PA della Francia abbandona Windows
La Francia sceglie Linux per le istituzioni pubbliche per rafforzare la sovranità digitale e ridurre la dipendenza da aziende straniere. Il piano prevede una mappatura completa delle tecnologie utilizzate e un report dettagliato entro l’autunno per facilitare la transizione, controllando dati, costi e sviluppo tecnologico.
La prima startup creata da una persona a diventare unicorno
Matthew Gallagher ha trasformato la sua startup, Medvi, da un esperimento di intelligenza artificiale da 20mila dollari a 1,8 miliardi di dollari di vendite annuali previste. Medvi vende farmaci online, esternalizzando medici e prescrizioni. Gallagher ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT e altri per sviluppare e gestire l’azienda. Come previsto da Sam Altman, “un’azienda da un miliardo di dollari con una sola persona sarebbe stata impensabile senza intelligenza artificiale, e adesso è accaduto”.
Meta fa sul serio con l’AI, ma non è più OpenSource
Meta ha presentato Muse Spark, un modello di ragionamento multimodale sviluppato dai Superintelligence Labs di Alexandr Wang. Muse Spark gestisce input vocali, testuali e di immagini, con una modalità di contemplazione che mette in competizione più agenti su problemi complessi. Il modello è competitivo con rivali come Opus 4.6 e GPT 5.4 nel ragionamento, ma è più debole nella codifica e in alcuni test. Wang afferma che il team ha “ricostruito la nostra AI da zero” dopo l’acquisto di Scale AI da parte di Zuckerberg. Muse Spark è particolarmente forte nel ragionamento sanitario, un’area prioritaria per Meta. Vi lascio una risposta di esempio a una domanda banale, “dammi la descrizione della newsletter Techy”.
E Zuckerberg si crea il suo personale metaverso per interagire con i dipendenti
Meta sta sviluppando un’intelligenza artificiale simile a Mark Zuckerberg per interagire con i dipendenti. Il CEO è personalmente coinvolto nell’addestramento e nel test del suo avatar AI, che sarà addestrato sui suoi modi, tono e dichiarazioni pubbliche, come dice il Financial Times, e come Zuckerberg stesso afferma, nel quadro dei piani di Meta per sviluppare “personal superintelligence” e competere con OpenAI e Google.
Come gestire la superintelligenza secondo OpenAI
OpenAI propone misure per gestire l’impatto della superintelligenza sulla società, come tasse sui profitti dell’IA, un fondo sovrano per i cittadini e una settimana lavorativa di 4 giorni in un paper pubblicato qualche giorno fa. Sam Altman, CEO di un’azienda da 852 miliardi di dollari, chiede al governo americano di prepararsi a un futuro in cui l’AI potrebbe destabilizzare l’economia.
Sostituire i radiologi con l’AI: discussione molto aspra
Il CEO di NYC Health + Hospitals, Mitchell Katz, è pronto a sostituire i radiologi con l’AI per la lettura delle immagini diagnostiche non appena le normative lo consentiranno. Altri CEO ospedalieri condividono questa idea, citando risparmi e risultati promettenti. Tuttavia, i radiologi criticano duramente questa posizione. Le aziende sanitarie sapranno gestire questi cambiamenti di processo? Che ruolo avranno i tecnici? e i medici?
Non sono interrogativi banali.
Un po’ di robotica che fa la differenza
ForSight Robotics ha completato con successo il primo intervento di chirurgia della cataratta totalmente assistito da robot in un paziente umano. La procedura è stata eseguita con la piattaforma JASPER, senza anestesia generale, segnando una nuova era di precisione robotica in chirurgia oftalmica.
In Cina robot di ricarica mobili da 100 kWh trasformano i parcheggi in punto di ricarica: power bank su quattroruote.
Physical Intelligence ha sviluppato un sistema di memoria per i modelli AI che fornisce sia memoria visiva a breve termine che memoria semantica a lungo termine, consentendo di addestrare robot a eseguire compiti lunghi e complessi come pulire una cucina o preparare un panino al formaggio dalla scratch.
L’AI Week si avvicina
La corsa agli eventi AI in Europa sta accelerando, e l’Italia si sta ritagliando un ruolo di hub con AI WEEK 2026 a Milano Rho Fiera, previsto per il 19‑20 maggio con oltre 700 speaker internazionali su numerosi palchi. Sapete che ci sarò, vero, gestirò un palco e… avrete una sorpresa!
Nel frattempo questa settimana giro un po’… tra i laghi, magari ci incontriamo.
La puntata del Late Tech Show
questa settimana ho voluto portare nel Late Tech Show tre conversazioni che hanno un punto in comune molto concreto: l’intelligenza artificiale sta uscendo dalle slide e sta entrando nei processi, nei PC e persino negli hangar.
Non futuribile. Operativa.
Oracle AI World Tour. Benvenuti nell’Agentic AI
Con Andrea Sinopoli, VP Technology and Cloud Country Leader di Oracle Italia, abbiamo guardato come cambia pelle un gigante enterprise.
Il tema non è “un chatbot in più”, ma 22 nuove Agentic Application che automatizzano processi complessi end to end.
PC e Intelligenza Artificiale. Oltre la potenza di calcolo
Con Massimiliano Rossi, EMEA Vice President, Product Business Unit, Commercial & Customer Service di Acer, siamo scesi dal cloud alla scrivania.
L’AI PC non è marketing. È silicio pensato per fare cose banali ma costose in termini di tempo: cancellazione rumore in call, video fluido senza bruciare la batteria, modelli locali che non mandano tutto su. Per le PMI, la vera novità è gestionale: con strumenti come Acer Manager puoi governare un parco macchine senza un reparto IT da multinazionale.
Aerospazio e Open Innovation. TXT Group incontra il PoliTO
Chiudo con Daniele Misani, CEO di TXT Group, che racconta come nasce un centro di eccellenza con il Politecnico di Torino dedicato ad Aerospazio e Difesa.
Qui l’AI incontra XR, Digital Twin e sciami di droni. Risultato: addestramento dei piloti che costa meno e rischia meno, progettazione di velivoli che si testa prima in gemello digitale e poi in officina. È open innovation fatta bene: ricerca universitaria che diventa prodotto industriale, non paper.
SmartBreak (e Vita da Ufficio)
Lo so che sono in colpa, ne faccio pochi, ma alle 11 essere live è complicato. Anche oggi ho provato ma non ce l’ho fatta…
Qui l’ultima puntata in versione podcast “Vita da ufficio”, perché tutti parlano di “agenti” AI come se fossero dipendenti digitali e come mai questa mania stia alimentando il mito dell’azienda da una sola persona, anche se avete visto da questa newsletter che qualche esempio inizia ad esserci, ma non può valere per tutti.
Come sempre gli SmartBreak, live nei miei profili social e in quelle di alcune associazioni manageriali, provo a dare uno sguardo a ciò che accade, a creare un momento di riflessione, provocazione o ispirazione su gestione d’azienda, team e trend. Non è mai una “lezione”, ma una “provocazione intellettuale” pratica.
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