martedì 24 novembre 2015

Digital Day e la ricerca della credibilità perduta

Il digitale è un problema? Il digitale è un'opportunità?
Il digitale non si fa a proclami, perché il digitale avanza inesorabilmente e chi non lo adotta resterà indietro, piaccia o no, pubblico o privato.
Il digitale è qui e resterà qui, sostituirà molti lavori dei colletti bianchi.
L'Italia aveva e ha bisogno di una scossa, cosa che in un anno il Digital Champion nominato dal governo e i digital champions nominati da un'associazione privata che fa capo al Digital Champion non hanno fatto.
Perché non c'è stata questa scossa? Perché si va avanti a proclami e convegni invece di fare qualcosa.
Si cerca la frase ad effetto piuttosto che cercare di fare in modo che l'effetto ci sia davvero. Ascoltate questo estratto di Renzi.


Partiamo da un elemento: Renzi è praticamente l'unico governante che ha compreso cosa significhi il digitale e che peso ha nell'economia e nella comunicazione.
Il problema è che si ferma lì, o peggio, va avanti a proclami.
Sarebbe ora di fare, non di chiacchierare.
Ma lo è da almeno 10-15 anni.
Non da sabato scorso o da un anno.
L'innovazione digitale in Italia è portata avanti da potentati economici facilmente riconoscibili e vale oggi come in passato quando Olivetti, e questi interessi pesano fortemente sull'innovazione, solo che a un player nazionale si aggiungono 10 stranieri che hanno finalità di colonizzazione. 
I digital champions, che avevano potenzialmente la possibilità di sensibilizzare, sono diventati strumenti spuntati o inefficaci per i legami con i potentati o per interessi personali. Per fortuna non tutti, per fortuna qualcosa si è mosso.
Ma è troppo poco, il motore non può essere sempre l'autopromozione di qualcuno o la ricerca di visibilità, cose che con le competenze non hanno assolutamente nulla a che fare.


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