lunedì 29 agosto 2016

Il divario con la bay area è impressionante

L'Europa non si avvicina nemmeno lontanamente alla bay area, alla Silicon Valley e via di seguito.
Qui c'è energia, ci sono programmatori che si trovano ai vari barcamp che ci sono sostanzialmente ogni sera.
Poi ci sono le varie comunità nazionali, che si ritrovano, si consigliano e scambiano idee.
E poi ci sono i soldi, perché farsi dare un seed da 200milan dollari è davvero facile, basta far vedere l'idea.
In Europa tutto questo non succede.
E l'Italia è ancora più indietro.

martedì 23 agosto 2016

Windows 10, la rivoluzione e l'amica iriense

E' arrivata grati la nuova versione, sarà che è arrivata d'estate, ma tant'è che non se l'è filata nessuno. Almeno nel nostro paese. Ma non solo da noi.
Della versione nuova se ne parlava già da aprile, con rassegne che raccontavano le varie novità.
Quindi i cosiddetti "nerd" sanno di che cosa si parla.
La casalinga di Voghera, secondo voi, ne sa qualcosa?
Ha un'idea di quanto pesi la nuova versione, di quanta velocità di connessione ad internet avrà bisogno, e di cosa troverà dopo?
Ovviamente no, ma anch'io faccio fatica a capire che differenza c'è, e soprattutto se, se c'è.

Partiamo dalle cose futili: Cortana è un po' più invadente di prima, suggerisce più cose perché si impiccia di più degli affari nostri. Poco male, nel senso che essendo ampiamente sottoutilizzata dall'utente medio, non ci saranno scossoni.
Altro annuncio poco significativo per la casalinga di Voghera, ma anche al sottoscritto, è l'arrivo di Windows Hello, che non è altro che un sistema di riconoscimento biometrico, ma né io né la casalinga abbiamo un computer che è in grado di sfruttarne le potenzialità.
Migliorato poi l'uso con la penna e l'integrazione con il browser: qui ci si chiede davvero a chi interessi visto che il mondo delle imprese, attualmente, non prevede computer touch, figuriamoci poi modelli 2 in 1. A casa? A meno che non si possegga un Surface, il beneficio è imperscrutabile.
Arriva poi il colpo di grazia alla nostra amica iriense: Xbox Play Anywhere, che se non ha figli nei paraggi non l'userà mai, nemmeno sotto tortura.

Cosa piacerà (forse); il menù un po' più semplice e intuitivo, le notifiche, a meno che non diventino troppo impertinenti, un'evoluzione del Browser verso la modernità (tanto auspicata ma non ancora trovata) delle estensioni, una gestione della batteria dei portatili migliore, le notifiche del cellulare (anche Android) sul computer.

C'è una certezza: cosa non userà mai! Infatti la funzione Bash, utile per i programmatori che arrivano dagli ambienti del sistema operativo Linux, non la proverà nemmeno per semplice curiosità. Anche perché, se ci riuscisse, non saprebbe cogliere la rivoluzione.

lunedì 25 luglio 2016

Perché comprare un'auto (ma anche moto) quando esistono sistemi come The Hurry e puoi persino ricaricare i chilometri che farai?


Buzzoole
Il mondo delle auto è in subbuglio da parecchio tempo, considerate semplicemente da quanti anni esistono gli incentivi alla rottamazione per fare in modo che qualche macchina venga venduta.
Fatta questa premessa, nelle principali città esistono servizi di car sharing, quindi l'esigenza di avere a disposizione un mezzo non è sparita, sta solo cambiando.
In questo scenario è arrivata The Hurry, con un'idea piuttosto semplice: noleggio a lungo termine con anche la possibilità di acquistare i chilometri che si vogliono percorrere.

Una cosa strana?

Mica tanto, perché il noleggio a lungo termini, quello per cui tieni un auto per un po', diciamo tre anni e nel canone hai inclusa la manutenzione, assicurazione, bollo e ovviamente uso, non è una novità. Qui si tratta di inserire, in questo contesto, delle semplificazioni o, evoluzioni tecnologiche dettate dall'eCommerce e dalla filosofia delle carte prepagate.
In pratica, un cliente di The Hurry può noleggiare un'auto, con un prezzo a partire da 99 euro al mese (ricordo comprende assicurazione, bollo, soccorso stradale e manutenzione) si può avere un’ auto sempre a disposizione sotto casa, ma si possono ricaricare i km, all'occorrenza anche via smartphone.



L'offerta prevede diversi tipi di veicoli, a partire appunto da  99 euro al mese con assicurazione, con una buona possibilità di scelta, non c'è bisogno di anticipo e nemmeno della maxirata finale e ci sono anche moto, scooter e Minicar.
Esiste anche la possibilità di prendere proprio delle carte prepagate con i chilometri compresi, come accade con i servizi telefonici, utili per esempio per regalarli a un ragazzo che è fuori sede.

Il servizio sarebbe già completo, ma sono andati oltre. Infatti c'è la possibilità di permutare la propria auto o acquistare un’auto usata, ma è anche in sito di eCommerce a tutti gli effetti, con una serie di prodotti da acquistare legati al mondo dei viaggi e dei trasporti.



La cosa che più mi ha colpito? I prezzi, intorno al 30% inferiori rispetto alla concorrenza, che però non offre i chilometri aggiuntivi da acquistare.

domenica 10 luglio 2016

20 anni di Linear assicurazioni: un evento per il web

Il web ha le sue regole, i social altrettanto. Linear Assicurazioni, per i suoi 20 anni, ha realizzato una campagna sui social davvero interessante.


Il video è lungo, ma ha colto nel segno. Perché, per fare breccia, ha toccato le emozioni, lo storytelling, ma soprattutto ha dimostrato di essere vicina ai clienti.
Come se non bastasse, i clienti hanno la possibilità di partecipare direttamente all'evento, perché gli utenti hanno l’opportunità di poter vedere i messaggi più belli ed emozionanti proiettati sul maxi-schermo di Linear in piazzale Loreto a Milano, punto di snodo per tutti gli automobilisti della metropoli.
E tu, hai partecipato? Ti ha emozionato il video?

http://l12.eu/linear-839-au/Q0ICBLHRTWABJIL9KQNZ

Buzzoole

giovedì 16 giugno 2016

Le chat sono la quinta essenza dei big data? E le sfide per il marketing e la nostra privacy?

Le persone preferiscono comunicare e non è una scoperta recente. Il successo dei social non è da ricondurre alla voglia di far conoscere, ma quella di entrare in contatto.
Non conta la trasmissione, ma la comunicazione. A pochissimi interessa la foto o sapere quel che fai in quel momento, a molti interessa partecipare a quel momento ed entrare in contatto, comunicare. Magari anche impersonalmente, con un semplice like, ma ci si ricorda che ci sei, che esisti.
Quindi i social servono per entrare in contatto, per lanciare i messaggi, le chat per entrare nei dettagli.
Infatti, non tutto può essere pubblico e non tutto vogliamo che resti a disposizione per sempre.
La chat è personale anche quando riguarda decine di persone.



Per il marketing, però, la chat è un pericolo e un'opportunità.
Su un social si critica anche aspramente, si entra nei dettagli, ma siamo sicuri che i cosiddetti haters rappresentino una comunicazione vincente? Oppure annoiano tremendamente gli altri utenti/clienti?
Le recensioni di Tripadvisor sono piene di Haters e Lovers e tutti riescono a capire di chi si tratta in poche righe. Aiuta la ricerca?

Interazione

Ognuno di noi necessita di reperire informazioni e la diffusione di Google ne è l'emblema. Ma quando si ha un problema si preferisce interagire, una volta con un call center o con un negoziante, oggi via web. La chat è perfetta.
Provo ad accompagnarvi nel ragionamento. Il tasso di apertura di un banner pubblicitario è ampiamente sotto l'1%.
L'apertura di una newsletter generica, quindi c'è interesse ma non passione, è del 30%. L'apertura di una mail privata di una persona che conosciamo supera il 95% di tasso di apertura!
Quindi il messaggio privato vince, ma vince se resta privato e se il marketing vuole sfruttarlo deve essere capace di farlo sembrare privato. Le mail di Amazon, per esempio, cercano di andare in quella direzione mostrando prodotti che l'utente cercava, ma l'esperienza per chi le riceve non è entusiasmante anche se magari i prezzi possono essere un ottimo pretesto. Interagire è la parola chiave, ma per farlo serve conoscenza e capacità.

Il contenuto è ancora re?

Ogni brand comunica con dei contenuti e lo storytelling è il paradigma vincente di questi anni. Anche qui provo ad accompagnarvi nel ragionamento. Le foto dei gattini permettono di avere molti Like e Follower, volendo creano anche interazioni. Ma cosa conosciamo di quell'amico? Siamo sicuri che sia interessato davvero a noi? Le persone pretendono un'interazione immediata e precisa, quasi intima. E ognuno ha un rapporto con un prodotto o una marca ben diverso dagli altri amici.
Il contenuto, quindi, resta re, anzi, diventa imperatore quando al centro c'è un'esperienza da far vivere agli utenti. Il problema è che le esperienze possono essere molteplici, e come si può fare per raggiungere tutti? Con i messaggi privati.

Facebook è stata la prima azienda a comprendere questi meccanismi e si è mossa per tempo occupando il territorio strapagando WhatsApp. Allo stesso modo (ma non esclusivamente per questo), Microsoft ha puntato su LinkedIn, dove i messaggi personali e i gruppi la fanno da padrone quando si cercano persone per il business.



Non è un caso che sia Facebook sia Microsoft ultimamente abbiano posto l'accento sulle chat e sui bot, sui risponditori automatici. E qual è la miglior forma di interazione basata sulle conoscenze dei clienti? La chat.
Ho citato Facebook e Microsoft, ma anche Apple con Siri o Google si muovono in questa direzione, non dimentichiamolo.
Creare conversazioni con i bot che siano il più possibile intelligenti e che possano sembrare umani è possibile solo attraverso i big data, quindi conoscenze molto spinte di una quantità incredibile di dati.
Facebook si sta muovendo molto rapidamente per trasformare la propria piattaforma come un enorme hub commerciale. Per praticità, lo è già per la comunicazione allargata dei brand sia per Facebook sia per Instagram, ma Messenger rappresenterà il futuro.



La privacy?

Qualcuno sostiene che le privacy delle persone in questo modo è messa a repentaglio e che oggi il 90% dei messaggi che si scambiano le persone sono privati e fuori dalle logiche dei grandi operatori.
Peccato che se prenotate un hotel e vi fate inviare una mail su Gmail, entrando nella mappa della città che andrete a visitare quell'hotel sarà in bella mostra senza che voi abbiate detto niente. Google ha letto la vostra mail e vi fa il favore di indicarvelo sempre sulla cartina. Senza chiedere il permesso, ovviamente.
Quindi c'è privacy? Possiamo stupirci se Facebook ci mostra la pubblicità di un prodotto di cui si stava chattando su WhatsApp? Il problema vero è capire se queste aziende rivenderanno a terzi tutti i nostri interessi.
Questa è la sfida per la privacy dei prossimi anni, ma per il marketing delle aziende è una manna piovuta dal cielo.

venerdì 27 maggio 2016

Iniziamo ad esserci coi 2 in uno

I computer 2 in uno, quindi i tablet con una tastiera staccabile, non mi sono mai piaciuti.
Il motivo è semplice: o sono troppo tablet o sono troppo notebook.
Nel primo caso leggeri ma poco potenti, nel secondo pesanti e ingombranti e fin troppo potenti.

Non esiste una via di mezzo per cui, in caso di estremo bisogno, possa lanciare su un modello di fascia bassa Photoshop o Premiere per chiudere un lavoro, piuttosto che andare in giro con una workstation che pesa e costa più di un discreto ultrabook.

Acer, ma anche altri produttori, stanno cercando di creare prodotti per la fascia bassa sufficientemente potenti ma poco pesanti e ingombranti, per essere tablet durante un viaggio o sul divano e computer(ino) in caso di bisogno, con una spesa molto contenuta.



Switch V 10 di Acer, appena presentato a Taipei, sembra andare in quella direzione, nel senso che il costo è di 250 dollari, processore Atom quad core e batteria interessante, USB-C, lettore d'impronte e via di seguito.
Il fatto che vada nella direzione giusta non significa che il prodotto sia perfetto, ma siamo sulla buona strada, perché certo, un po' di RAM in più e un po' di spazio di memoria in più non avrebbero fatto male.

martedì 10 maggio 2016

HP entra nell'era della contaminazione (di idee)

Il lancio dell'Innovation Center italiano è stata l'occasione per fare un po' il punto della situazione dell'ICT con uno dei leader mondiali.
Partiamo da una considerazione: sul printing HP è avanti anni luce, con soluzioni per stampe anche A0 davvero incredibilmente versatili. Il punto debole qui potrebbe essere individuare i centri stampa con queste macchine se non si ha la necessità di mettersele in casa. L'importanza delle stampanti è dimostrata dal numero di pezzi presenti.
Il PC sta cambiando, e HP sta mostrando due innovazioni, una in 3D e una per scansioni 3D e interattività su documenti molto promettenti.
Gli spazi sono fatti per poter raccontare la tecnologia, viverla, e possibilmente confrontarsi oltre che con i tecnici anche con i partner e le aziende che possono visitare il centro.
In questo modo viene agevolata la contaminazione, ossia vedere prodotti e servizi pensati per altri ambiti che potrebbero interessare invece le imprese per semplificare o cambiare alcuni processi.
Sale riunioni accessibili, un piccolo anfiteatro per conversazioni informali, ma anche un ottimo servizio al piano di sotto per effettuare test sulle macchine in modo efficace.
Quindi un laboratorio di idee, non una mostra inventario di soluzioni come tante, troppe aziende nell'ICT si esercitano con successo relativo perché si rivolgono essenzialmente a coloro che sono già clienti e non ai prospect...

mercoledì 27 aprile 2016

L'acqua calda dei terzisti nell'ICT

Gira uno scoop sul fatto che le lenti del Huawei P9 non sia di Leica e si parla di un lensgate.



Premesso che le lenti sono fatte da Sunny Optical e non da Leica, avviene quello che avviene in ogni prodotto informatico da anni e anni: produzioni dell'est asiatico. Il fatto che Huawei e Leica abbiano avviato una partnership e che queste lenti siano il primo frutto di questa intesa pare non essere significativo o ingannevole. Come se le lenti Carl Zeiss siano davvero prodotto da Carl Zeiss...
Ma è un po' come stupirsi se l'iPhone è fatto da cinesi, che le Fender possono essere fabbricate in Messico, che i Jeans Diesel possono essere creati in Marocco, che una maglietta di Armani arriva dalla Cina...
Si potrebbe andare avanti.

lunedì 18 aprile 2016

Come cambiano i processi di business?

Si parla di disruption, di cambiare i processi di business e si parte dalla digitalizzazione e soprattutto dalla disponibilità di dati in tempo reale.

L'informatica ha prodotto questi vantaggi nel business delle aziende da oltre 20 anni, diffondendole praticamente per ogni tipologia di business e dimensione aziendale.
Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso: un'app per ogni cosa.
Ha senso? pare di sì, se per parlare e incontrare i consumatori è necessario incontrarli su uno schermo, se per fare CRM oggi non si può prescindere dai social.
Ma le app hanno un significato per leggere i business delle aziende, dei distretti industriali, delle regioni e delle azioni? Pare proprio di sì.
I Big Data offrono informazioni che sfuggono agli enti statali di statistica, per esempio, perché raccolgono dettagli importanti. La cosa difficile è mettere in relazione i dati.
Un prova?
C'è un dato importante, sfuggito alle statistiche: a Shanghai il 50% della popolazione non cucina, ordina il cibo. Una tendenza a livello mondiale. Se lo valutassimo solo in termini di servizi offerti e dimensioni del mercato avremmo poche informazioni. In realtà, guardando l'evidenza del dato con i Big Data, si possono trarre conclusioni più importanti, perché è un dato più eloquente di un PIL perché mostra come sia in atto la trasformazione dell'economia cinese verso un'economia di servizi. Non basta? Infatti, i dati mostrano come vi sia spazio per una crescita interna.

lunedì 11 aprile 2016

Inizia l'invasione dei robot (chatbot)

All'inizio sembra che Apple e Microsoft, con Siri e Cortana, lavorassero solo per creare delle interfacce vocali a delle ricerche.
In realtà l'evoluzione l'ha mostrata Telegram, con una serie di canali che non sono solo un'evoluzione dei Feed Rss (ve li ricordate?), ma offrono anche risposte a domande.

Si tratta di un business incredibile, perché il costro dei call center, dei centri d'assistenza e via di seguito è enorme ma il valore aggiunto è limitato perché si risponde in base a maschere precostituite.
Per fare il lavoro di pre-screening, quindi, basta un robottino, possibilmente intelligente, che interpreta il linguaggio e indirizza poi, se è il caso, ad un umano, ma l'intento è farlo sufficientemente intelligente per rispondere al 90% dei problemi.

Microsoft sta investendo molto in questo settore, e anche Facebook ci si sta buttando, fornendo servizi ai propri utenti (comprami il biglietto del cinema, qual è la farmacia più vicina,...) e nei prossimi mesi ci sarà una vera e propria invasione di sistemi intelligenti di risposta.
Intelligenti, ovviamente, si fa per dire, nel senso che l'intelligenza è quella che qualche umano ha passato loro.

giovedì 7 aprile 2016

I diritti TV per lo sport da ieri non saranno più gli stessi


La serata di ieri ha segnato la morte dell'esclusività dei diritti sportivi. Non bastava Periscope con le dirette e i commenti in diretta, adesso sono arrivate le dirette video per tutti gli utenti su Facebook per le pagine e i gruppi e ieri sera, almeno per quanto riguarda il mio account, è stato un florilegio di dirette delle partite di champions riprese dalla TV. Non oso immaginare per F1, Mondiali, olimpiadi...



Introducing New Ways to Create, Share and Discover Live Video on Facebook from Facebook on Vimeo.



E' chiaro che i video sono dei mangiabanda internet, dei consumaGiga, ma a casa, con il wifi si aggira il problema.
Ecco, credo che il 6 aprile 2016 abbia decretato l'inizio del declino di un'industria, quella dei contenuti di eventi, che ha prosperato per anni e anni.


Certo, la ripresa dell'evento è un atto di pirateria informatica, si muoveranno certamente per bloccare in modo automatico queste pratiche illegali, hanno certamente i soldi e i muscoli per farlo, ma è un castello che si sgretolerà piano piano.
Twitter stessa ha fatto un accordo per distribuire alcune partite di football americano in diretta sul social network, avendo intercettato questo cambiamento.

Ma è un cambiamento che parte dal Mobile, ma arriva al computer, e anche questo è un elemento di cui bisogna tenere conto, e bisogna tenere conto della geolocalizzazione. Periscope ha un anno e ha fatto di questi elementi un punto di forza, Facebook, grazie alla popolarità, ne amplificherà l'uso e la distorsione.


La risposta per i detentori dei diritti può essere una sola: abbracciare in modo diverso i social, ma soprattutto cercare di studiare qualche modo per monetizzare

mercoledì 6 aprile 2016

Huawei punta sulla fotografia

Huawei P9 cerca di portare innovazione nella fotografia da smartphone.
L'idea, sviluppata su ottiche Leika, si basa su un doppio obiettivo.

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