lunedì 27 febbraio 2017

Nokia 3310: una bella idea, ma interpretata male

Nokia rinasce. Oddio, è più corretto dire che è risorto il marchio.
Tralasciando il parere sui due modelli Android, con una scocca e design vecchia di anni, per capirci prima della vendita della divisione a Microsoft, mi soffermerei un secondo a parlare del 3310.


Stiamo parlando di uno di quei telefoni che ha fatto la storia della telefonia. Ma la realizzazione e il prezzo sono fuori mercato.
Non intendo parlare di Snake (come si fa ad avere nostalgia di snake se lo si realizza così male), ma con quelle caratteristiche ci sono prodotti più belli, più pratici e più a buon mercato.



Operazione nostalgia, quindi, riuscita a metà.

domenica 26 febbraio 2017

Il Blackberry torna, anche se del vecchio ha ben poco

Tutti i media celebrano il ritorno del Blackberry che per altro ha inaugurato le notizie dal Barcellona per il Mobile World Congress, la fiera più importante del settore.
In realtà il logo e il design sono oggi in mano ad un'altra società che ne sfrutta la conoscenza presso i clienti finali e infatti è a tutti gli effetti un cellulare Android, ma con tastiera tipica del Blackberry e alcune innovazioni interessanti.



Partiamo da una considerazione personale: in un'epoca di smartphone eccezionali, questo sembra fin troppo tradizionale, nonostante buone prestazioni generali di calcolo e batteria. Il punto di forza del Blackberry è sempre stato il mondo aziendale, ma siamo sicuri che possa riconquistarsi questo spazio? Lo schermo, sostanzialmente piccolo rispetto ai concorrenti, sembra poco adeguato alle esigenze di comunicazione attuale. Ma in questo, il KeyOne è assolutamente nel solco della storia dell'azienda, perché lo schermo più piccolo è un marchio di fabbrica.
Soluzioni d'interfaccia insolite, lettore delle impronte sulla barra spaziatrice non sono sufficienti a convincermi della qualità del prodotto. Magari mi sbaglio.

giovedì 23 febbraio 2017

I taxisti sono miopi e mal consigliati

I taxisti hanno pagato una licenza per poter svolgere il proprio lavoro. Spesso anche salata, e si sono indebitati.
Il problema vero è che da 25 anni si parla di liberalizzazione del settore, non da ieri e il problema delle NCC (perché Uber non esisteva visto che non c'era il web e non c'erano le App su smartphone perché non era stato inventato) è un problema serio che rimandiamo da sempre (Veltroni ha perso la poltrona di sindaco a causa dei taxi) ma che ci chiede l'Europa.


I taxisti si lamentano, tengono famiglia, ma è accaduto a tante categorie. Ogni volta che passo da Viale Papiniano vedo l'edicola chiusa perché a 2 metri l'Esselunga vende gli stessi giornali.
E' un esempio, nulla di più, ma lampante.

Il problema vero, per i taxisti, è che stanno arrivando le auto che si guidano da sole. Ideali per sostituirli, perché non prendono strade alternative ma le più veloci basandosi sui dati reali del traffico. Inoltre avranno auto completamente elettriche, non inquinanti...

A quel punto i taxisti si ribelleranno, ma è chiaro che sarà tardi, così tardi da perdere tutto, non una parte dei privilegi acquisiti.

martedì 14 febbraio 2017

Apple vale quasi 700 miliardi di dollari (e cresce)

Parlare di tecnologia, di prodotti e di servizi probabilmente paga.



Apple sta raggiungendo il prezzo record per azione, quasi 130 dollari (considerando gli split è comunque record da tanto tempo, ma lasciamo stare) eppure qualcuno, qualche mese fa, parlava di crisi, degli iPod, dei Watch e degli iPad.
Visti i dati di vendita, ci sono aziende che disposte a vendere l'anima al diavolo pur di avere questi risultati, perché se questa è una crisi, forse è il caso di non guardare mai i conti pubblici italiani.

venerdì 10 febbraio 2017

La guerra della Boldrini ai social network e l'aria che è cambiata

L'aria è cambiata.
Sparito Renzi, la politica prende le distanze dai social network e li attacca. Laura Boldrini li ha attaccati direttamente durante l'incontro Quali tutele contro ogni discriminazione, hate speech, cyber bullismo e diffusione di false notizie? in occasione del Safer Internet Day.



I social devono rispondere alle regole dei paesi ove operano non è una frase messa lì a caso, ma una presa di posizione che ormai si avverte nel parlamento, e non solo nel nostro.
La partenza sono le fake news, poi c'è l'hate speech, due argomenti che per i polici e poi per cittadini, in rigoroso ordine di importanza nelle stanze del potere, sono oggi più importanti del rapporto debito/PIL.
L'elezione di Trump, l'ascesa di gruppi populisti, il fallimento di un certo tipo di storytelling preoccupa i nostri politici, come preoccupa, e prendo spunto dalle parole della Presidenta, l’odio su web sta marcando il discorso politico ed è giunto il tempo delle responsabilità: per tutti, anche per gli operatori. È in gioco il futuro civile e democratico dei nostri figli. Non possiamo tollerare più le fake news.
Qualche mese fa aveva anche avanzato delle richieste precise a Facebook per far bollare i commenti offensivi, ma eravamo in campagna elettorale e la cosa si è poi persa per strada, ma è chiaro che le Istituzioni hanno dichiarato guerra ai social.
Per vincerla avrebbero a disposizione un'arma imbattibile: le richieste fiscali.
Ma abbiamo visto tutti cos'è successo nel recente passato e tutto finisce in poco di fatto, per non dire nulla.

lunedì 6 febbraio 2017

180 miliardi di dollari in un trimestre

Il digitale di qua, il digitale di là. Tira, funziona, serve? A guardare i fatturati delle principali aziende HiTech, bisognerebbe fare qualche riflessione. Alphabet (che in realtà tutti conosciamo come Google), Amazon, Apple, Facebook e Microsoft hanno superato i 180 miliardi di fatturato nell'ultimo trimestre. Consideriamo anche che si tratta aziende tra le prime per capitalizzazione a New York. Piaccia o no, il digitale non è il futuro, è il presente e queste aziende trainano tante altre, anche non digitali. Sono aziende che offrono servizi, puntando sul cloud, ma non solo, oppure sfruttanto il cloud. Il cloud è qui per restare, ma soprattutto è qui per essere sfruttato. Siri, Amazon Echo e mille diavolerie raccontano una cosa sola: servizi intorno alle informazioni.

Informazioni che sono reperibili in mille modi, ma che devono essere governate. Questa è la sfida di queste aziende, che i dati dimostrano che stanno vincendo, ma anche la sfida di ogni azienda e di ogni professionista. Anche per chi si occupa della produzione di viti o del professionista del fissaggio. Il servizio è gran parte del business, e diventa sempre più legato al digitale, Piaccia o non piaccia, è così.

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