mercoledì 10 febbraio 2016

Il digitale in Italia "non conta un cazzo" e chi se ne occupa lo fa sempre a titolo gratuito: ma dove vogliamo andare?

Il titolo, crudo, è uno sfogo.
Se hai bisogno di un imbianchino, lo paghi.
Se hai bisogno di un architetto, lo paghi.
Se hai bisogno di un commercialista, lo paghi.
Se hai bisogno di un avvocato lo paghi.
Potrei andare avanti nell'elenco, dimostrando che la competenza si paga.
In Italia invece c'è un mondo che apparentemente non costa: l'ICT.
Hai un problema col computer? ma che vuoi che sia per te, ti pago un caffè e siamo a posto è un classico delle PMI italiane.
Ti occupi di social? dai, mi fai un paio di post su Facebook al giorno gratis? Ti offro in cambio visibilità!
E via fino a scalare alle più grandi, dove il digitale, che ci si racconta come determinante per il futuro prossimo delle imprese, non vale molto e non è nemmeno considerato molto.
Taglio la storia per arrivare al punto: Diego Piacentini è stato nominato da Renzi come Commissario del governo per il digitale e l'innovazione.



Il super manager torna in Italia per due anni, a partire da quest'estate, per lavorare per il nostro paese a titolo gratuito.
Avete letto bene, Piacentini molla Amazon da cui ricava uno stipendio milionario per lavorare gratis per l'Italia.
Gesto nobile, per carità, ma purtroppo vedo per l'ennesima volta la grande ipocrisia italiota verso il digitale, quello che fa risparmiare costi, quello che migliora l'efficienza delle aziende e della PA, non costa e non prevede un giusto compenso per le attività svolte.
Troverò mai qualcuno che mi spiegherà perché il digitale fa rima con gratis?
Ma soprattutto, chi lavora gratis ha credibilità?
Scusate lo sfogo a caldo. Tornerò sul tema.


PS la teoria dell'economia del dono non funziona in questo contesto, dove chi si occupa di digitale sposta o cancella milioni, se non miliardi, di euro

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