lunedì 7 febbraio 2011

Bolle e bollini

C'è uno strano puzzo di bolla su internet, e sto parlando di bolla finanziaria speculativa.
AOL ha acquistato The Huffington Post per 315 milioni di dollari, e la cosa mi ha fatto riflettere.
Mi ha fatto pensare la stretta assurda, sebbene necessaria, a siti di condivisione di streaming sportivi, ma anche l'ipotesi di IPO (collocamento in Borsa) di Facebook.
Tira una strana aria sul web, fatta da una parte di apps da scaricare che "ciucciano" i dati degli utenti, dall'altra di investimenti ingenti.
Di solito mi piaceva parlare di internet come di una industry.
Oggi mi chiedo se sia esattamente quello che gli utenti desiderino: se le regole le fanno le lobby e invece di restare spazi aperti si costruiscono steccati, dovre andremo a finire?
Nei paesi in cui la tecnologia è più sviluppata, questi discorsi stanno emergendo.
Da noi no: ti bollano per pirata e ti fanno tacere.
Pirata "de che"?
Mi preoccupa il fatto che se non hai un bollino di autenticità sei tagliato fuori da internet. Autenticità "de che"?
La libertà di link è un diritto o serve un bollino che la certifichi? E chi ce lo può fornire?
Chi ha la possibilità di dire che quel sito deve essere accessibile e chi no?
E quali diritti ha un provider e quali doveri?
Problemi seri, che dovrebbero essere in cima ai pensieri degli utenti e dei politici.
Perché è da qua che deve partire ogni decisione su internet: dai diritti e dai doveri.
Senza questo, ogni discorso di Civiltà crolla.

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