martedì 7 settembre 2010

Applichiamoci

Le applicazioni sono l'elemento nuovo nel panorama del web e dei contenuti.
La novità, chiaramente, è relativa.
Pare che tutto debba passare da un'applicazione apposita.
Vale per gli smartphone, ma pare valga anche per i computer futuri.
Non si deve fare un ragionamento di tanto al chilo, ossia tante applicazioni quindi piattaforma valida.
Per un momento, escludiamo dalla discussione Apple, perché ha un'applicazione per qualsiasi cosa e ha spostato la battaglia degli sviluppatori sulla qualità.
Ecco il punto, la qualità.
Ha senso avere applicazioni scadenti pur di avere massa critica?
Avere applicazioni scadenti avvantaggia o no la piattaforma?
Un fornitore di servizi ha dei vantaggi a creare un'applicazione scadente in termini di esperienza d'uso?
Risposte facili a domande apparentemente guidate. In realtà non prenderei in esame le applicazioni sconosciute, ma piuttosto versioni apps di servizi web abbondantemente affermati per fare qualche considerazione.
Cosa ci vuole a realizzare una versione customizzata di Twitter per iPhone o Android?
Eppure le versioni ufficiali sono uscite tardi, in fondo bastavano pochi giorni per mettere in piedi qualcosa, tanto è gratis.
Ecco, il tanto è gratis è il vero problema.
Se un'applicazione è gratuita (magari con la pubblicità) non significa scadente e non significa prendere in giro gli utenti.
Twitter, come Facebook, hanno atteso nel promuovere le proprie applicazioni per telefoni proprio perché pretendevano di fornire agli utenti degli strumenti potenti e utili.
Hanno puntato sulla qualità e sul design e non hanno buttato dentro cose a caso tanto per riempire lo spazio.
I vantaggi sono stati parecchi: altri sviluppatori si sono occupati di creare applicazioni basic, dalle quali hanno imparato molto, poi hanno avuto modo di concentrarsi sulle interfacce e, non ultimo, hanno avuto modo di testare i prodotti per il tempo necessario.
Un'applicazione clone del sito web, quindi, non ha senso.
Non ha senso, soprattutto, se è facile memorizzare i dati dei siti offline.
Quante sono le applicazioni su iTunes? Ma in realtà, quali sono quelle redditizie?
Il mercato comunque selezione in maniera naturale, e anche Apple sa che non è sul tanto al chilo che si vince la battaglia di una piattaforma.
La cosa divertente, poi, è che Apple adesso punta molto sui giochi, terreno su cui doveva trionfare n-gage di Nokia...
Forse non conta solo avere un'idea e una strategia: bisogna rimboccarsi le maniche e darci dentro.
Ora le apps arriveranno sui netbook: ma ne sentivamo la mancanza noi utenti?
Per chi ha vissuto l'epoca d'oro del freeware o dello shareware sembrerà di essere tornati all'età della pietra.
Ma soprattutto, siamo sicuri che gli utenti abbiano qualche vantaggio?
Non bastavano i programmi?

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