venerdì 27 aprile 2007

Telefonica si pappa telecom

Sembra che sia fatta, con Intesa San Paolo, per Telefonica.
Tronchetti si prende 2,80 ad azione.
Adesso vedremo.

Informazione e controinformazione

Su Vista se ne leggono, tutti i giorni, di tutti i colori.

Ebbene, a fronte di articoli denigratori, che spiegano l'insuccesso del prodotto che si trova in tutti i negozi della grande distribuzione e negli specializzati, sono usciti i dati relativi all'ultimo trimestre di Microsoft.
Record!
Grazie a Vista e a Office, il fatturato ha registrato un +32 e spiccioli per cento rispetto a un anno fa. Ma anche all'on line e alla pubblicità.
Ebbene, si finirà con queste chiacchiere isteriche sul vuoto pneumatico?

PS Ho preso una schermata di Vnunet.it perché era emblematica: sparava su Vista e sui costi ed era infarcita dalla pubblicità Microsoft. Potevo sceglierne anche altre, ovviamente.

Management serio

Sostengo che la PS3 sia un fallimento, visti gli scaffali pieni.
Ebbene, sembra che Ken Kutaragi, il creatore del prodotto, sia pronto a mettere il proprio incarico nelle mani del prossimo consiglio di amministrazione.
La notizia non è ancora verificata, ma sembra che a giugno possa scendere dal carro Sony.
Come mai non si vede questo genere di comportamento in altre aziende?

giovedì 26 aprile 2007

Ipred 2

Forse sulla vicenda Ipred2 è meglio tacere.
Le lobby ci ascoltano.

martedì 24 aprile 2007

SuperCazzola

Alfredo Cazzola vende Smau.
Informazione corretta solo in parte.
Cazzola vende la Promoter, quindi anche il MotorShow, tanto per intenderci.
Non so nulla dell'operazione, se non quello che si è letto sul Sole, ma mi pare evidente che l'operazione ci possa stare, soprattutto per l'impegno su Smau, ma soprattutto capitalizzando la rassegna bolognese.
E' curioso che tutto ciò stia accadendo durante il salone del Mobile di Milano, un evento di design internazionale che ravviva la citta.
E' curioso perché Smau significa Salone del Mobile e dell'Arredo per l'Ufficio.

PS3: che legnata

Le vendite dalla PS3 vanno a rilento. Anzi, non vanno più.
Nel senso che quelli che la volevano se la sono presa, gli altri passano, la vedono e nicchiano, poi se ne vanno senza prenderla.
Ormai i consumatori sanno che il prezzo "tanto scenderà", e poi non c'è un gioco per cui vale la pena l'acquisto.
Il paragone con Xbox 360 non è realizzabile, ma con Wii sì: prezzo adeguato, giochi relamente innovativi, ma soprattutto, per tutti.
Per Sony si prospetta una dura legnata!

lunedì 23 aprile 2007

Wi-fi e Indipendent


Un articolo senza capo né coda, quello de The Indipendent. Scienziati non precisati sostengono che l'elettrosmog sia nocivo.
Di certo non sarà positivo, dico io, ma se andiamo in qualsiasi posto, negozi e parchi compresi, ci sono delle reti Wi-fi attive. A casa mia, oltre alla mia, ne ricevo altre 3 o quattro.
E i cellulari sicuramente sono più nocivi.
O no?

giovedì 19 aprile 2007

MrReset Tech Selecta n.6

Direttamente da YouTube, la selezione di filamti di tecnologia.
In questo numero:
1) Il PC nelle scuole africane
2) Come disegnare la Monna Lisa con Microsoft Paint (probabilmente è un fake)
3) Bloggare con oneNote e SharPoint
4) Samsung F500
5) Creare un chiosco con Windows Vista
6) Creare un filmato don Movie Maker

mercoledì 18 aprile 2007

Pistorio, Montezemolo e la Telecom

Non vado a chiedere in ST cosa pensano della nomina di Pistorio come AD di Telecom.
E non vado in giro a chiedere lumi sulle dichiarazioni di Montezemolo relative all'intervento del governo sulla vicenda.
Ma Pistorio è il vice di "Luchino" in Confindustria.
Non commento nemmeno quanto dichiarato da Bersani su Wind, che è egiziana, perché Vodafone è italiana, o Fastweb o British Telecom?
Se tutti facessero come Murdoch, ossia è diventato cittadino americano per fondare il suo impero, non sono certo che le cose cambierebbero.
Io sono stato scettico su AT&T, perché sebbene sia la Telco più grande, non aveva i mezzi per entrare in mercati che non conosce in modo approfondito e l'investimento, elevato (anche se relativo per loro), prevedeva dei rischi enormi. Era stata tirata in ballo da Pirelli, aveva manifestato interesse, ma alla fine si sarebbe probabilmente ritirata.
Quello che mi preoccupa non è che Telecom versi in queste condizioni, quanto che per uno straniero è quasi impossibile investire da noi, in tutti i sensi.
Eppure siamo colonizzati: la grande distribuzione ormai parla francese e anche qui la concorrenza italiana non è un esempio di correttezza, l'informatica e internet non parlano italiano, se non in casi particolari.
Forse è meglio che mi fermi qui nell'elenco.
E' un momento triste.
Tristissimo per la nostra economia e per il nostro paese.
E si parla di innovazione, di investire nell'innovazione e nella ricerca.
L'ICT è il fattore più importante, anche se non basta, per crescere.

Watergate e i sigari di Clinton

In Italia viviamo fuori dal tempo.
La legge che prevede di non poter pubblicare non solo le intercettazioni telefoniche e le indagini degli inquirenti (per certi versi giusta) si estende praticamente al secondo grado di giudizio.
Questo significa che, per esempio, nel caso della Franzoni, non la moglie del Presidente del Consiglio, ma quella che abitava a Cogne, non si potrebbe, ancora, dire poco più di niente.
Nell'epoca dei blog, di internet, dell'informazione non mediata, questa legge è assolutamente fuori dal tempo e non segue nessuna logica.
Ma come si può, in un paese civile, in un'epoca in cui l'informazione circola alla velocità della luce, decidere il silenzio stampa?
Un conto è la tutela dei diritti degli indagati ancora non processati, sacrosanta, ma un'altra è mettere un bavaglio all'informazione.
Il passaggio da forcaioli a garantisti in un lampo è davvero assurdo, inconcepibile e sbagliato.
Il cronista, di fatto, svolge il proprio lavoro. Se qualcuno passa le informazioni è colpa sua?
Perfetto, ci mettiamo al riparo da un altro Watergate o dai racconti delle stagiste della Casa Bianca... Non faccio altri esempi di scandali nati dalla stampa, anche italiani, perché è un esercizio inutile.

martedì 17 aprile 2007

AriSmau

Eccoci qui.
Smau si rimette in moto per il 2007.
Il comunicato (la campagna advertising è già partita) recita: Forti del successo della precedente edizione si lavora all’organizzazione del Salone B2B dedicato all’Information & Communications Technology.
Sono scettico, mi lascia interdetto che gli amici di Smaunews siano ancora al palo, ma soprattutto sul sito ufficiale e sull'interesse da parte delle aziende.
Il comunicato fa il suo lavoro, spara cose già viste (percorsi dell'innovazione, e-Academy, ...) e parla di business.
Manca la sostanza, magari mi sbaglio.

Prada, Motorola ed Eni

Le procedure di sicurezza di Prada, Motorola ed Eni: ottime.
Ho visto con i miei occhi i sistemi di Luna Rossa, assolutamente all'avanguardia, così come Motorola è all'avanguardia nella sicurezza delle comunicazioni (Tetra dice niente?) e Eni è leader in tutto il mondo, soprattutto sulle piattaforme.
Eppure, queste aziende sembra che si servissero del lavoro di Tavaroli per "spiare", insieme ad altre 49 società.
Questo fatto, che una volta si sarebbe definito incredibile, mette in risalto un elemento importante: il management di Telecom Italia doveva, per forza di cose, sapere.
Adesso inizieranno i distinguo, tra intercettazioni e cessione di tabulati telefonici e polemiche sterili, avvocati e censure.
In qualsiasi caso c'è più di qualcosa che non va nella vicenda, e il ritiro della cordata americana dalla corsa a Telecom è un fatto importante: la politica conta più del mercato.
E' un bene?
E' un male?

Modelli

Il modello economico della grande impresa italiana è alla frutta.
Bastonata Telecom, in crisi nera Alitalia, ci si accorge solo ora che le aziende valgono, oggi, per quello che sono, ma la prospettiva non è rosea.
In più, va detto, c'è una volontà di svendere all'italiano e non allo straniero che facco fatica a comprendere.
Pazienza.
Dove queste aziende non sono riuscite a diventare competitive in un mercato che si è trasformato profondamente?
Prima di andare a cercare altre cose, sarebbe bene fermarsi a riflettere sui reali problemi di queste aziende, senza chiudersi al foglio di Excel dei costi-ricavi.
Innovazione non significa solo tecnologia, ma l'innovazione è nei processi.
Questo non riguarda solo Telecom o Alitalia, ma anche le ferrovie e la pubblica amministrazione in generale e anche molti altri settori.
L'Italia si è sviluppata intorno ai "salotti buoni". Oggi non è sufficiente il salotto, serve una casa intera, e magari un condominio!
Il nostro sistema economico sarà capace di cambiare, di trasformarsi e adeguarsi agli eventi?
O siamo ancora fermi alle merchant bank di basso profilo?

lunedì 16 aprile 2007

Google e Doubleclick

Siccome sulla vicenda ci sono tanti pareri, mi limito a dire un paio di cosette.
La prima è che Google ha strapagato per togliere a Microsoft il boccone (un anno fa valeva 2,1 mdi di dollari).
La seconda è che adesso, puntando violentemente sulle agenzie e centri media, Google diventerà una presenza ingombrante per le concessionarie tradizionali.

venerdì 13 aprile 2007

Ridurre i consumi del 500%

Il Mondo, in edicola oggi, a pagina 27, in basso, racconta di una nuova tecnologia che promette di usare il Bluetooth risparmiando il 500% di energia.
Pensavo si trattasse di un errore nell'occhiello.
Ci sta, eccome se ci sta.
Poi mi ritrovo la medesima percentuale all'interno.
Mi chiedo: se vado in un negozio e compro un prodotto scontato del 500%, mi danno indietro, in quattrini, 4 volte tanto il prezzo sul cartellino?
Mica male: uso il bluetooth e ricarico il cellulare!
In realtà, il consumo è pari al 20% (circa) di quello di un dispositivo standard, con un risparmio quindi dell'80%.
Il testo originale riportava un risparmio 5x.
La tecnologia si chiama 2.1+EDR.

Operatori e Mobile Voip: no grazie!

In Uk sono in vendita, con un successo più che discreto, i cellulari Nokia N95.
Il fatto, però, è che Vodafone e Orange li vendono senza la funzionalità Voip, disabilitata dal menù.
Non è una novità, certamente, ma è un segnale forte e chiaro da parte degli operatori della volontà di "levarsi dalle palle" il problema delle chiamate "quasi gratuite" via web.
Il fatto grave non è tanto che questi operatori si comportino così, quanto che vendano il cellulare a prezzo pieno, mentre l'edizione è priva di una funzionalità importante!
Mi aspetto di vedere uscire versioni senza il wi-fi, come è successo negli USA con gli E62.

giovedì 12 aprile 2007

Quadriporcessori

Amd li ha appena presentati.
Adesso è arrivata anche Intel.
Ma il mio Tablet a 1.4 GHz è così antico?

Roaming: -70%

L'UE si sta muovendo per tagliare i costi per il roaming telefonico, raggiungendo il 70%.
Arrivo da Londra. Con il mio operatore, il roaming significa solo uno scatto alla risposta più alto, il resto è uguale.
Mah...

mercoledì 11 aprile 2007

Scaglia ha abdicato

Scaglia ha ceduto il pacchetto di Fastweb a Swisscom.
La notizia è di ieri sera.
Ma non ne ha parlato nessuno.
Curioso.

I passi di BT

British Telecom pensa a diventare un operatore serio anche in Italia.
Ha addirittura siglato un accordo con Vodafone, sì il nemico Vodafone, per l'offerta mobile.
BT ha già in pancia i.net, nel bene e nel male...
Cara Telecom Italia, gli inglesi sono qui per farti le scarpe.

Debian 4.0

L'ho scaricato, l'ho provato e devo dire che è piuttosto stabile, anche se acerbo.
E' scaricabile qui.
Adesso ci vorrà un po' per vedere le varie distribuzioni gratuite aggiornarsi.
E inizierà la corsa al Linux più facile, più completo, su chiavetta, su CD, Live e via di seguito.

Piccola polemica

Ottimo post del Quinta (come quasi tutti i suoi, accidenti), che cito due volte in un giorno, che riguarda la pubblicità delle telefonate tra utenti di Alice.
C'è un ma.
Infatti dichiara che Guido Rossi, che è uno dei padri dell'antitrust in Italia, non avrebbe mai acconsentito a quest'offerta.
Premesso che si è dimesso da poco e che quindi ha certamente avvallato lui l'operazione, mi pare evidente che la parentesi Rossi per Telecom, ma mi pare di capire anche per la Federcalcio, sia stata deleteria.
Non basta avere un passato all'antitrust per essere infallibili, e forse, proprio su questo passato che si pensava di fondare un futuro.
Ossia, la solita furbizia di conoscere i meandri delle leggi e dei dispositivi di attuazione per aggirare a proprio vantaggio le situazioni.
E' andata male nel calcio, è andata a mio avviso malissimo nelle TLC.
E la mano di Rossi, caro Stefano, è evidente, vista la presenza di Alice negli spot TV.
In Inghilterra, tanto per restare in tema, sono in pubblicità Sky broadband e Tiscali.
Vorrà dire qualcosa?

Note londinesi

Era da un po' che mancavo da Londra.
Un po' nel senso soprattutto di respirare l'aria londinese, vedere come vivono, come lavorano, che cosa fanno.
Insomma, stare in mezzo a loro.
Considerando che c'era il Good Friday di mezzo ed ero lì con la pargolanza, non è che ho visto molto come lavorano, ma ho raccolto preziose informazioni.
Prima di tutto il wi-fi.
Londra è strapiena di wi-fi gratis e la zona più coperta è certamente il Covent Garden, ma non mancano servizi in tutti i punti di interesse della città (tolto il LondonEye e la zona dei ministeri).
Le telecamere ovunque non rappresentano un grande fastidio, mentre i cellulari iniziano a essere davvero noiosi.
E sì, perché l'inglese è diventato un fanatico del cellulare, apprezza gli ultimi modelli e ho visto fare la coda per vedere un LG Prada funzionante in Tottenham Court Road.
Si vede gente alle stazioni "spippolare" con il cellulare, ma non tanto per i texts, quelli che noi chiamano sms, quanto per leggere i servizi: tempi degli autobus e metrò perfettamente aggiornati, ma anche alcuni servizi di news e intrattenimento.
Fiumana di gente all'Apple Store in Regents Street, ma pochissimi a vedere l'AppleTV, e forse l'interesse al negozio è sviluppato intorno al fatto che si naviga "aggratis"...
C'è fermento a Londra sulla tecnologia, un fermento che mi ricorda i primi anni 90, quando per primi avevano capito l'uso del PC anche per divertirsi e quando poi hanno tentato di cavalcare, seppure in modo approssimativo, la multimedialità e internet.
Un fermento che ritrovo negli spagnoli...
Un'aria che in Italia non respiro, una fonte che non zampilla.
Andremo ad abbeverarci alla loro fonte?

PS Della PS3 non frega niente a nessuno (tanto me lo avreste chiesto).

Assenze

Siccome sono stato assente da questo spazio, non ho detto la mia sul codice di comportamento del blogger e qualcuno via email me lo sta rimarcando.
Sottoscrivo quanto ha detto Stefano Quintarelli: "Dico agli altri ciò che vorrei fosse detto a me".
Il resto è discussione sterile.

mercoledì 4 aprile 2007

Socialmente

Quanto ha scritto Grazzo e Liguori, ieri, non l'ho commentato.
In questo periodo, mi manca il tempo e, sebbene da ieri pomeriggio si a più tranquillo (e oggi già virtualmente in vacanza), era bene fare qualche analisi sui dati (in formato Excel).
Scrivo di getto, sono le 7 e trenta del mattino e quello che verrà fuori sarà, probabilmente un casino. Tanto pubblicherò senza rileggere lo stesso.
Premetto che non ho basi di sociologia e quindi le mie riflessioni sono dettate dall'esperienza e dall'osservazione di alcuni fenomeni.
E poi, come sempre, sono qui per beccarmi le critiche.

Considero il dato grezzo degli ascolti TV delle 2.00 25.59 (che sono le 1.59 del giorno dopo).
Se si misurasse il successo solo in base ai dati, non si capirebbe come una Tv come Odeon, per esempio, riesca a raccogliere pubblicità.
Eppure sopravvive.
E Canale Italia allora? 13mila utenti, 0.13% di share. Sopravvive, ha degli opinionisti e programmi di grido.
Andiamo a prendere la radio, allora? Che dati ci troveremmo?
Tutto questo cosa significa?
Che la TV, come la radio e il web, è fatta di "comunità", che spesso non interagiscono, oppure sì, a seconda della volontà dell'editore e della trasmissione.
Faccio qualche di esempio.
Il primo che mi viene in mente mi riguarda: 105 Happy Days, poi Ambaradan di 105. Anni 98-2000.
Gli ascoltatori entravano in contatto con Marco Galli in due modi: telefonate in diretta, telefonate registrate sulla segreteria e montate in "rulli" all'interno del programma.
3 telegatti.
Poi potrei fare l'esempio, sempre radiofonico di Linus e Nicola, programma Deejay chiama Italia, che per osmosi fanno quello che fanno gli ascoltatori, addirittura partoriscono! Leggono le opinioni, parlano con gli ascoltatori e leggono fax e mail.
A Milano c'è una radio che parla di sport, si chiama MilanInter.fm. Toni pacati, niente musica, troppi interisti (ma questo è un problema mio). Di radio così ce ne sono altre, e Roma insegna il mestiere. Qui gli ascoltatori sono i protagonisti, con le telefonate in tutti programmi, le mail e gli sms che hanno sostituito il fax ed è un fenomeno sociale rilevante (a mio avviso).
Guardiamo le TV: ormai il sondaggio e il televoto è ovunque.
Le Private, poi, fanno del dialogo con i propri telespettatori il punto di forza. Lo scopo è intrattenere, OK, ma è qualcosa. E' una domanda che esiste e quindi qualcuno la soddisfa.
Ebbene, c'è una grandissima analogia tra il mondo delle radio e delle TV con il mondo web, una trasformazione lenta ma inesorabile che dimostra che esiste la voglia di chi ascolta o vede una trasmissione di intervenire, ma non necessariamente si desidera essere protagonisti.
Come per un avventore di un blog ha voglia interagire con il curatore e con gli altri lettori: qualcuno lo fa da protagonista, qualcuno in punto di piedi.
Questo bisogno non è tanto di produrre informazione, ma stimolare e rilanciare le discussioni, una sorta di assemblea permanente sui temi più disparati.
Quindi, l'audience intesa come utenti/spettatori unici inizia a perdere il suo peso, in favore del target di riferimento, delle tematiche trattate.
Contano, ovviamente, ancora i muscoli, ossia i numeri, ma non sarà sempre così.
"Siete voi che fate la rivoluzione" dice la Gazzetta.
Ma è una rivoluzione assolutamente pacifica e silenziosa.
Guidare, da editore, questa rivoluzione è un'impresa impossibile, da provare, ovviamente, ma non ci sono regole.
Insomma, la voglia di interagire, comunicare, parlare e confrontarsi è un bisogno crescente che ha implicazioni importanti.
Quando nel 98 ho scritto di Internet che avrebbe tolto spettatori alla TV non immaginavo la nascita di Youtube, ma era chiaro che dai portali si andasse incontro a piccole piazze dove crescere e accrescere.
I blog erano nati come diari, mentre oggi sono il mezzo a disposizione di tutti per informare. Questo è il bello di Internet: pensi a qualcisa e l'uso probabilmente sarà un altro.
Siamo all'inizio della rivoluzione. I segnali sono positivi.
fare capire ai centri media che gli spazi che acquistano non sono più quelli di una volta non sarà facile.
Ma questo è un fatto sociale evidente a tutti, che andrebbe analizzato a lungo e che riguarderà, tra qualche anno, anche la politica.
Già oggi cogliamo dei segnali: dal bipolarismo andremo incontro a tanti piccoli partiti, fino a giungere a ogni membro del parlamento che corrisponderà a un certo nucleo di elettori che dialogheranno in un blog-forum on line, sempre attivo.
Non quegli esempi finti, aperti in campagna elettorale.

martedì 3 aprile 2007

Internet contro TV: qualche dato

Prendo dalla "querelle" tra Liguori e Grasso per capire un po' che cosa significa il web in Italia oggi.

Ipotesi di Grasso

Ieri, non appena sono stati resi noti i dati Auditel su Sky, il Tgcom diretto da Paolo Liguori (è il giornale Mediaset online) ha sparato a zero: "Il velo si è sollevato e il re è nudo... Così il colosso di Murdoch, alla fine della fiera, se non nudo si trova almeno scoperto davanti ai freddi numeri che collocano tutto il suo profumato e ricco bouquet alla stregua di un network analogico oppure ai piedi di una qualsiasi delle sei reti più seguite". Legittima soddisfazione da parte della concorrenza (anche se agli addetti ai lavori i numeri erano noti da tempo) ma errore metodologico di valutazione.
Perché non si può paragonare Sky alle tv analogiche? La prima ragione consiste nell'universo di riferimento. La tv generalista che ha più di 50 anni di vita, si rivolge alla totalità della popolazione, al 100% delle famiglie italiane. Sky, invece, per ora si rivolge soltanto al 20% della popolazione e gode però di un'audience molto qualificata (si tratta perciò di capire se il pubblico, per la pubblicità, va solo contato o anche pesato).
La seconda è che i criteri di programmazione di Sky sono necessariamente diversi da quelli delle tv generaliste, dove i grandi numeri si fanno anche in virtù della controprogrammazione. Sky, invece, ha un'offerta tematizzata e fa della varietà dell'offerta la sua varietà rispetto alla tv tradizionale. La terza e ultima ragione è che la vera concorrente della tv satellitare non è la tv generalista ma sono il digitale terrestre (che in Italia avanza con fatica) e l'Iptv, cioè la tv che corre sulla banda larga della rete Internet.
E' lì che si gioca il futuro della tv, non certo sui numeri del pubblico che segue Ilaria D'Amico.


Risposta di Liguori

Ha ragione Aldo Grasso nel fissare le regole del confronto tra i dati (finalmente in chiaro) dei canali Sky e altre fonti di comunicazione. Sono d’accordo con lui. La tv generalista si rivolge alla totalità della popolazione. Sky ha un'audience qualificata e va paragonata piuttosto ad Internet. Bene, confermo che, anche paragonati a quelli di Internet i dati della tv satellitare sono molto poveri. Per quantità e qualità. Tgcom, nel suo piccolo, mette assieme 430mila visitatori unici, che sono molto di più dei 9mila ascoltatori medi di Skytg24 ed anche dei suoi 16mila nella fascia di punta tra le 7 e le 9.
I 600mila contatti quotidiani della stessa rete sono dieci volte inferiori ai 6 milioni di pagine di Tgcom e perfino i 120mila video scaricati dal nostro nuovo aggregatore soltanto ieri nel giorno di prova sono praticamente pari ai 153mila spettatori medi del totale Sky e superiori ai 115mila del totale delle reti Fox. Poiché Grasso invita a non contare, ma a pesare gli ascolti, non mi dilungo nella citazione dei dati degli altri grandi siti Internet (Repubblica.it e Corriere.it intervengano, se vogliono) ma vado al sodo. Il pubblico internet pesa molto di più, è ancora più “pregiato” di quello Sky, poiché in massima parte interagisce direttamente dai luoghi di lavoro e di studio, nella parte attiva della giornata, mentre quello della televisione satellitare è presente davanti al teleschermo nei momenti di riposo. Basti pensare che per Visitatore Unico si intende un indirizzo IP che spesso accomuna decine di computer aziendali.
Dunque, il pubblico Sky pesa molto meno di quanto si pensasse ed ancor meno in prospettiva. Aldo Grasso ci tira le orecchie perché abbiamo “sparato a zero”, ma sbaglia. Abbiamo solo constatato che è stata finora cattiva abitudine di Sky e di tanti giornali (anche l’articolo a fianco del commento di Grasso, per esempio) misurare, cioè contare tutto l’ascolto assieme delle reti satellitare e riferirlo ad un’unica emittente, qualche volta ad un unico evento. Si è detto spesso, per sottrazione: “quell’evento sportivo ha fatto il 9 o il 10 per cento”. Balle. Nel 9,5 per cento c’è Sky, più Fox, più le altre satellitari, a cominciare da quei canali di carton animati(esempio Disney) che fanno più ascolti di tutti. Questo non è pesare, soltanto contare male, secondo i propri comodi.
Ma il punto chiave che il nostro amico sembra dimenticare sta nella pubblicità. Giusto finchè si vuole pesare secondo qualità, a patto di non scendere sullo stesso terreno della vecchia obsoleta televisione generalista. Se si coccolano i propri abbonati, tutto bene. Ognuno è libero di coltivare la propria comunità, il proprio piccolo paradiso. Ma, quando si chiede pubblicità per un singolo programma, le regole del mercato sono chiare e uguali per tutti, a prescindere da Grasso: lì conta sempre il costo-contatto, ovvero le teste. Un uomo, un voto è la democrazia moderna. Un Grp*, un costo è la democrazia pubblicitaria. Il resto è gioco delle tre carte.


E' una questione di "celodurismo" o il web inizia a picchiare duro sulla TV?
Penso a SkySport e penso a Gazzetta.it, per restare in tema.
E come contiamo gli utenti di skylife.it?
Ne vedremo delle belle.

Unti

Eccoti qui che adesso anche "gli unti dal Signore ... del design", come li definisce un mio amico, hanno dei problemi con l'Antitrust. Dall'Ansa.

La Commissione europea prende di mira il gigante Usa dell'informatica Apple e alcune tra le principali case discografiche del mondo: gli accordi siglati tra queste società per la vendita di musica online impongono restrizioni territoriali ai consumatori, violando quindi la legislazione comunitaria. L'Antitrust Ue ha confermato oggi di avere inviato alle parti dichiarazioni di addebiti in cui si mette sotto accusa il sito di musica online iTunes della Apple e gli accordi tra il colosso Usa e le case discografiche per la vendita dei brani musicali. I consumatori, si legge in un comunicato diffuso oggi, possono acquistare i brani musicali solo dal negozio online iTunes nel loro Paese di residenza.
Per questo, prosegue la nota, le scelte dei consumatori relative al luogo in cui acquistano la musica sono soggette a "restrizioni". Quindi, osserva l'Antitrust, questa politica condiziona l'offerta e il prezzo della musica disponibile in un determinato mercato. In un breve comunicato diffuso in mattinata, la Apple ha indicato di non avere violato la legislazione europea, sottolineando che lavorerà con Bruxelles per risolvere la questione. Bruxelles non ha rivelato i nomi della case discografiche, ma secondo il Financial Times - che ha anticipato oggi la notizia - tra queste ci sarebbero Universal, Warner, Emi e Sony Bmg. Le società hanno adesso due mesi per rispondere alla Commissione Ue.

La rovoluzione siete voi

Da quando è uscito sulla copertina di Tim quel YOU non si riesce a parlare d'altro sul web.
Gazzetta.it si è rinnovata.
E l'annuncia con il claim siete coli che fate la rivoluzione.
Si apre ai commenti (non totalmente) ma soprattutto si apre alla comunità.
Il discorso del direttore è stato molto bello, senza cadere nella retorica, ha spiegato il progetto del terzo portale di news italiano (dopo Repubblica e Corriere).
Ha toccato il tema del web come canale, che non toglie lettori alla rosea ma che vive di luce propria.
Quanto durerà?

lunedì 2 aprile 2007

Telecom e ...

Non capisco: se telecom viene venduta a tedeschi o francesi va bene, se sono americani o messicani no?
Mi spiegassero i motivi...

Unomobile

Stamattina c'ero.
Carrefour entra con Effortel nel mercato della telefonia mobile, con un'offerta che uscirà presso i punti vendita Carrefour, Dì per Dì e Gs entro la fine della primavera. Solo ricaricabili e solo chiamate e SMS.
Ma chi è Effortel?
E' il partner di Carrefour in ogni paese (Francia tanto per incominciare), e si occuperà di tutto, dalle Sim all'assistenza tecnica. Chi c'è dietro?
Non si sà (ci penserà il Quinta?).
In pratica, Vodafone vende le linee, in un'offerta wholesale di telefonia mobile.
La società di Guindani potrebbe cedere clienti a Unomobile, visto che è la fascia meno interessante dal punto di vista fatturato e valore aggiunto.
Così, questi clienti diventano di colpo una voce di guadagno secca a bilancio di Vodafone.
Non male.
Adesso, dopo Coop, si attende la mossa Poste nella sua definizione e degli altri.

Ignoranza su Dell

Su Dell ho letto di tutto, ma ci fosse qualcosa di sensato.
Qualcuno si è preso la briga di verificare i prezzi tra i PC con Windows e i PC con Linux, solo che ha confrontato un PC con Windows contro un PC senza sistema operativo.
Chi ha fatto questo genere di operazione dimostra di conoscere molto poco come lavora Dell, per cui confronta dei prezzi come se si trattasse del negozietto sotto casa che monta i PC a pezzi, a seconda della convenienza o delle richieste dell'utente.
Dell non lavora così, e non è solo un problema di garantire l'assistenza.
La mia è una difesa d'ufficio di Dell, che non ne ha bisogno, perché è bene che si faccia chiarezza e non si scrivano cazzate tanto per battere sui tasti.
La licenza di Windows, tanto per cominciare, costa relativamente poco per una grande azienda con grandi volumi, per cuo il sistema operativo ha un peso limitato.
La Dell, quando fa un PC, lo testa non solo dal punto di vista elettronico, ma anche dal punto di vista applicativo, tanto che se chiedete a Dell di montarvi il software chichessia in fabbrica loro hanno già le immagini testate. Non è un elemento trascurabile, perché Dell può vendere il PC a me ma anche lla General Motors, per cui io non avrò bisogno che vi sia compatibilità con SAP, mentre per loro è importante.
Poi c'è un altro aspetto.
Se il PC esce senza sistema operativo, Dell deve provvedere a fornire i driver per tutti i sistemi operativi, quindi, deve fare in modo che siano presenti, all'interno della confezione, i driver. Il costo di duplicazione di quel cd non è nullo, se poi si considera che è fatto ah hoc, ha un costo elevato ed è un servizio che Dell si fa, da sempre, pagare profumantamente.
Quando a listino compariranno le prime macchine con Linux montato, si farà un discorso sensato.
I primi esempi con Red Hat, sono più costosi delle macchine con Windows, ma stiamo parlando di Server e quindi i prezzi variano, perchè non è solo un problema di sistema operativo.
La politica commerciale di Dell si può discutere, ma bisogna anche capire che molto spesso la differenza di prezzo tra un PC con Windows e uno senza sistema operativo è davvero esigua, si parla di qualcosa come 5-20, a favore del PC nudo e crudo.
Se sul web sono presenti offerte non allineate, ma questo è un problema che Dell ha sempre avuto ed è stata una delle ragioni del suo successo (ripassi domani e trovi il PC che volevi oggi che costava di più o di meno, così torni e prendi l'offerta che tu reputi migliore).

La musica ha dato i numeri

Nel momento in cui la FIMI forniva i dati di vendita della musica in Italia nel 2006, Emi vende su iTunes senza DRM.
Meno 10% la musica in Italia, ma il digitale è cresciuto di oltre il 40% (ma ci sono anche le suonerie). Ma il P2P viene considerato stabile, mentre i ricavati corrono.
Ops.
Emi, invece, da Londra fa sapere di vendere su iTunes le canzoni senza DRM, uno schiaffo all'industria intera.
E ha mosso Jobs per l'annuncio.

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