martedì 31 maggio 2005

RossoAlice tutto nuovo

RossoAlice, il portale BroadBand di Telecom Italia, si è completamente rinnovato, diventando, di fatto, un sito di e-commerce.
La cosa mi lascia un po' perplesso, ma staremo a vedere.

Il Ministro ha stancato

Io lo dico da tempi non sospetti, attirandomi le ire di molti che credevano che il Ministro Stanca potesse fare qualcosa di buono. Un ministro senza portafoglio, quindi senza potere economico, non può far molto per diefinizione. In realtà, il Ministro Stanca non ha fatta praticamente nulla, se non parlare, parlare, parlare, parlare, ...
Anche Beppe Caravita si è stancato di Stanca. Lui che lo ha sempre osannato, coccolato, gli ha dato tutte le chance possibili ed immaginabili, non ne può più. Lui ne fa anche un discorso politico. Io non mi spingo fin lì.
Prendo alcuni stralci del post di Beppe.
Aveva a disposizione una legislatura, cinque begli anni filati di governo. Poteva essere la legislatura dell'inizio di snellimento e di efficacia della Pubblica Amministrazione, invece i suoi progetti di e-government sono quasi tutti o fermi o con ritardi evidenti. Poteva essere la legislatura di rilancio dell'industria del software e dell'Ict italiana, nel numero di imprese e negli addetti sul paradigma open source. Invece, al di là di generiche circolari di valutazione del software aperto nella Pubblica Amministrazione, non ha fatto nulla di concreto. Poteva essere la legislatura che prendeva al volo il trend alla larga banda per fare di internet un laboratorio sociale innovativo. E invece la si è voluta criminalizzare, impaurire, e sotto sotto anche rimonopolizzarla, riducendone di fatto il suo grado di pluralismo. Mi chiedo come sia possibile che un uomo d'azienda, di grande esperienza, che conosce i meccanismi dell ICT, si sia invischiato in situazioni insostenibili e non abbia fatto altro che da megafono di idee di altri? Ha promesso un cambiamento alla Urbani, ha dichiarato di tutto, e come sempre è evaporato?
... non dice una parola, nonostante che l'80% dei progetti venga di fatto abbandonato (perchè un pubblico amministratore soltanto sano di mente non stanzia soldi su un progetto futuro e incerto mentre la sua casa brucia...). E a livello centrale i danari per i progetti sono quasi del tutto inesistenti. Dalla fine del 2002 apparve chiaro, in una famosa conferenza stampa in cui Stanca fu pubblicamente zittito da suoi autorevoli colleghi di governo. E' qui che è crollato il suo castello fatto di promesse e di un'Italia che può cambiare, sui progetti che crollano. Invece di puntare sui progetti che funzionano nella PA (e quanti ce ne sono), sui ha preferito sempre rilanciare, puntare più avanti.
Stanca sembrava una speranza per una politica della rete di buon senso.Prendiamo il diritto d'autore. Niente, per lui esiste solo il Drm, il lucchetto a pagamento su ogni canzone o filmato in rete. C'è e c'è stata una sola verità e una sola soluzione per la commissione Stanca e Vigevano, ancora prima che iniziasse i suoi (finti) lavori di indagine.
Questa è stata, secondo me, la sua più grave pecca: non si rende conto, probabilmente, di mettersi al servizio delle lobby, perché lo fa in buona fede (provo a difenderlo), ma ha perso di vista il problema. Oltre al Drm, ci potrebbero essere sistemi più intelligenti e semplici, anche molto pmeno costosi da implementare per le industrie. Ma non ha mai preso seriamente in considerazione la cosa.
Grave.

Premiowww 2005

E' partito il PremioWWW 2005 de Il Sole 24 Ore.
Vi invito a NON VOTARMI in quanto, per regolamento, non posso partecipare al concorso che mi ha visto tra i finalisti (ricordo ancora che nella mia categoria BroadBand ha vinto Google) lo scorso anno.
Qualcosa è cambiato, si selezionano prima i primi venti siti per categoria, e poi si voteranno da settembre solo quelli, sperando di fermare lo spamming dei voti, come è successo per il vincitore assoluto dello scorso anno OroscopoFree.
Uno dei trucchi, se vi interessa, per restare in classifica, è farsi votare fin dall'inizio, perché si viene conosciuti e così, si è cliccabili e quindi ci si può far votare anche da qualcuno che prima non vi conosceva.
La giuria è un po' cambiata (visti i cambi di poltrone), ma lo spirito è sempre lo stesso.

Daniele Bossari: libro e blog

Daniele Bossari è un personaggio conosciuto, soprattutto tra i giovani. Ebbene, ha realizzato un libro "Ora che ho la banda larga, che cosa ci faccio?", ha aperto anche un blog, anzi, un LifeBlog visto che posta grazie al Nokia 6630.
Trovate tutto sul suo sito www.danielebossari.it.

domenica 29 maggio 2005

Blogger, giornalisti, oppure ...

Ho trovato un articolo interessante su SmauNews che riguarda i blog e prende spunto da un discorso di Rupert MUrdoch, riportato da Prima COmunicaizone. Lo riporto in parte.
[...]Il fermento attorno all'argomento blog è confermato dall'intervento di Rupert Murdoch, presidente di News Corporation una delle più grandi industrie della comunicazione internazionale, che in un discorso tenuto di fronte all'associazione americana degli editori di quotidiani (pubblicato da Prima Comunicazione) si è occupato anche dei blog. Analizzando la crisi dei quotidiani Usa Murdoch ha affermato che: “L'indigeno culturale (l'utente a suo agio con le nuove tecnologie, ndr ) non manda più le lettere al direttore. Va online e apre un blog. Dobbiamo riuscire a essere la destinazione di questi blogger. Dobbiamo incoraggiare i lettori a pensare al Web come al luogo dove andare per aprire un confronto con i nostri reporter e commentatori in dibattiti riguardo al modo in cui una particolare storia è stata riferita. Allo stesso tempo vorremmo confrontarci con l'idea di usare i blogger come supplemento alla copertura quotidiana del nostro notiziario su Internet. Naturalmente questa strategia comporta alcuni pericoli, soprattutto quello di metter a rischio i nostri standard di credibilità e accuratezza. Per dirla tutta non siamo in grado di garantire la qualità della gente che non sia direttamente assunta nelle nostre redazioni. I blogger possono solo aggiungere qualcosa al lavoro compiuto dai nostri reporter, mai rimpiazzarli. Ma possono lo stesso raggiungere una finalità di grande importanza: allargare la copertura delle notizie, offrirci prospettive nuove e fresche sulle grandi tematiche, approfondire la nostra relazione con le comunità cui ci rivolgiamo. A condizione che i lettori comprendano la differenza fra i blogger e i nostri giornalisti”.
Il lungo inciso apre nuovi scenari per i blogger, permette forse di uscire dal dibattito “Siamo blogger o giornalisti?” che ha animato anche troppo le pagine Web e rappresenta per certi versi un arruolamento che può forse non essere apprezzato dalla comunità. Il futuro dei blogger sta nel controllo di chi fornisce le informazioni, in un ruolo da "cane da guardia della democrazia" come si dice ogni tanto dei giornalisti, o nell'affiancamento di chi lavora nelle redazioni?

Devo ammettere che alcuen frasi mi hanno colpito: l'utente non manda più le lettere al direttore. Va online e apre un blog. Dobbiamo riuscire a essere la destinazione di questi blogger.
Non sono completamente d'accordo con questa tesi. Un utente non apre il blog per mettersi contro o per dire qualcosa ad un giornale, ma per cercare di dare ampio respiro al suo pensiero, cercando di trasformarlo in un messaggio. Lo si evince dal fatto che, chi come me ha la fortuna di disporre di un blog di successo, riceve moltissime lettere da parte dei lettori, e quindi, ma forse è una visione acerba e particolarmente legata al panorama italiano, non sottrae e non aggiunge nulla alle discussioni dei giornali, ne apre di nuove.
Allo stesso tempo vorremmo confrontarci con l'idea di usare i blogger come supplemento alla copertura quotidiana del nostro notiziario su Internet. Questo è quanto sta avvenendo già in Italia, dove priam passi sul cartaceo, quindi entri nel sito durante il giorno e consulti un po' di blog per vedere quello che bolle in pentola, perché spesso nei blog trovi punti di vista diversi, che, proprio per il fatto che esulano dagli schemi comunicativi classici, possono permettersi.
I blogger possono solo aggiungere qualcosa al lavoro compiuto dai nostri reporter, mai rimpiazzarli. Ma possono lo stesso raggiungere una finalità di grande importanza: allargare la copertura delle notizie, offrirci prospettive nuove e fresche sulle grandi tematiche, approfondire la nostra relazione con le comunità cui ci rivolgiamo. A condizione che i lettori comprendano la differenza fra i blogger e i nostri giornalisti.
Su queste frasi non sono molto d'accordo. I blogger, spesso sono dei giornalisti. Lasciamo stare il mio caso, che è patologico e che riguarda comunque i blog tecnologici, dove non solo qui in Italia sono gestiti da giornalisti ed esperti del settore. Che differenza c'è se su di un blog che mi ha fornito un'informazione vera e autentica scriva un giornalista o un "non giornalista"? Sono d'accordo sullo sfruttare il lavoro dei blogger, purché si citi la fonte (cosa che non avviene mai, la storia di Macchianera insegna). In questo momento, soprattutto da noi, ma vedo la stessa cosa in UK e negli Usa, i giornali aprono i loro blog per dire qualcosa che non possono dire sulla carta, per avere un contatto (?) più diretto con i lettori o, forse, più semplicemente per seguire una moda.
Il tema “Siamo blogger o giornalisti?” mi pare che interessi principalmente una branchia di blogger che in realtà aspirano ad essere dei giornalisti ed è un falso problema. Mi spiego meglio. E' necessari essere iscritti ad un ordine professionale per dare delle notizie? Vediamo i blog come il "giornale" su cui fare praticantato. Dopo un certo lasso di tempo, se si sono guadagnati l'audience, si può dire che hanno fatto il salto? Sono figure autorevoli e forniscono informazioni e approfondimenti, lasciano spunti di riflessione?

venerdì 27 maggio 2005

Su Confindustria

Molte le lettere ricevuto a riguardo del mio lunghissimo post riguardante le dichiarazioni di Confindustria sulla brevettabilità del software. Tra le tante, segnalo il messaggio di Claudio.
Qualche "piccola" considerazione sul testo di Confindustria.
Punto primo
Fate un minimo di chiarezza nelle vostre menti illuminate, tra proprietà intellettuale e brevetto. Se io acquisto un libro che cosa compro? I diritti di lettura, quelli di sfruttamento commerciale o di copia? Ho acquistato un oggetto fisico (carta + scrittura+ immagini) o la fruizione del suo contenuto?
Punto secondo
Accordi di licenza incrociata. Mi pare che il paragone con le automobili (tanto care al Presidente Bellicapelli o Libera e Bella, a scelta) sia calzante: FIAT auto produce pneumatici, carburatori, ammotizzatori ecc, oppure le acquista da terzi mettendo poi in vendita motori marchiati FIAT? Terzisti e subfornitura non hanno voce in capitolo? Acquistiamo automobili completamente assemblate e studiate dall'R&S delle varie case, che "studiano e mettono insieme al meglio prodotti costruiti da altri". La logica di costruzione è quella di una qualsiasi architettura informatica, che mette insieme SW e HW per rispondere a una esigenza di mercato. Ma i componenti interni non vengono mai nominati, se non nelle costose elaborazioni, che
fanno rima con le customizzazioni dei SW. Eppure non mi pare che Michelin, FIAMM, Magneti Marelli, Weber (solo per citare alcune aziende) non posseggano al loro interno reparti di R&S...
Punto terzo
Sei io brevetto la "proprietà intellettuale" di una bottiglia. Vale per qualsiasi contenuto? Brevettare un'idea può essere molto pericoloso. Un esempio seguendo la logica del documento di Confindustria: sarebbe possibile effettuare interventi migliorativi su un prodotto/idea e, in seguito brevettarlo, oppure questa facoltà ce l'ha solamente che l'ha brevettato per primo? Se io voglio scrivere un programma di videoscrittura che faccio? Parlo con Microsoft (mitico EDLIN), con Wordstar o altri? Chi vuole brevettare o andare in SIAE per depositare il concetto di "ruota" o "fuoco"? E poi non scanniamoci se qualcuno vuol brevettare i prodotti dell'ingegneria genetica, che mi pare richieda qualcosina a livello di investimenti in R&S!
Punto quarto
Che fine possono fare i progetti "nati in uno scantinato dalla passione di due ragazzi che, con il loro entusiasmo, idee innovative e una buona dose di fortuna", possono portare, passo dopo passo, alla creazione di grandi aziende? La citazione di Bill Gates non è a caso.
Punto quinto
Gradirei chiarezza sull'oggetto del contendere. Se una va all'Ufficio Brevetti e riempie i moduli si trova davanti a categorie ben precise. Chiunque ha mai provato a proteggere in qualche modo un progetto, un piano di comunicazione, o semplicemente un'idea, sa che non è possibile. Si brevetta solamente qualcosa di tangibile, come un oggetto, una materia prima, un qualcosa di fisico, anche un disegno. Ma la proprietà intellettuale è un'altra cosa. Se si va alla SIAE con un piano di comunicazione, o un progetto di una pubblicazione, quand'anche venga accettata, basta variare minimamente il contenuto (cosa che con un minimo di esperienza si fa in zero secondi) per avere una "cosa" uguale, anzi identica, forse anche migliore!
Punto sesto
Ma cavolo! non sapevo che per avere idee bisognava essere una grande impresa... Proprio nel Paese della microimpresa a carattere famigliare. Il problema dell'accesso al credito in Italia esiste perchè le banche per decenni hanno erogato fondi a pioggia alle grandi imprese, ma centellinato i crediti alle PMI e al popolo delle partite IVA. Chi ne possiede una sa benissimo cosa significa andare in banca a chiedere un fido o un prestito... Guarda caso, poi sono proprio le grandi aziende (quelle magari coi bilanci taroccati e facilmente taroccabili) che hanno più facilità ai fondi UE.
Punto settimo
Questo mi sembra il frutto di menti stanche, senza idee e confuse. Se i nostri imprenditori illuminati tornassero a fare il loro lavoro, anzichè utilizzare la propria azienda e il loro business per fare "ingegneria finanziaria" (molto più redditizia nel breve, ma letale nel lungo periodo), allontanandosi dal loro core business, sarebbe un bene per tutti. "Tornare a lavorare" potrebbe essere una nuova filosofia che darebbe linfa vitale alle nostre aziende, il cui management sembra afflitto solamente dalla preoccupazione di assomigliare sempre di più a Briatore (bella vita e belle donne), piuttosto che far funzionare al meglio la propria azienda.
L'anonimato non piace, parola di Montezemolo.

Che dire di più?
Ringrazio, tra i tanti, Rosanna, Paolo, Stefano ed Enrico (che ho ritrovato dopo tanti anni) per i loro contributi, anche se il messaggio di Claudio ne condensa i pensieri e li rilancia.

Italian Knoppix

A LinuxWorldExpo è stato presentato l'altro giorno il Italian Knoppix, giunto alla versione 1.3. Ha riscosso interesse il fatto che ci siano dei minicorsi su Knoppix, quindi su Linux, da vedere direttamente.
Tra i programmi presenti in Italian Knoppix segnalo solo OpenOffice, la suite per connettersi on Adsl, Bluetooth, la connesisone di rete, il kernel 2.6.11 e molto altro.
Sul sito è scaricabile l'immagine Iso, facilmente masterizzabile su CD.

giovedì 26 maggio 2005

Cicli storici

Mi è arrivata una decina d volte queta email.
1978
La Juventus vinse lo scudetto;
Papa Paolo VI - e, per dovere di cronaca, anche Giovanni Paolo I - morì, lasciando il posto ad un nuovo pontifice;
L'Inter vinse la Coppa Italia;
Il Liverpool vinse la Coppa dei Campioni.
Mi auguro che la Roma vinca la Coppa Italia...

La Cina e l'innovazione

Ho trovato su 01net questo articolo.
Lo scorso anno Ict Trade si era aperto sotto il segno di uno slogan, tuttora caro a Maurizio Cuzari, di una Italia gaudente, che si dilettava, malgrè tout, nell'acquisto di gadget e tecnologie non necessariamente indirizzati a facilitare il business, ma a rendere più “piacevole” la vita.
Altri toni nel discorso di apertura dell'edizione di 2005 della manifestazione estense.
”Le nuove tecnologie sono l'unico strumento perché il nostro Paese possa riacquistare competitività” è stato l'esordio di Mattia Losi, chief content officer de Il Sole 24 Ore online.
L'unico strumento in uno scenario che di confortante in effetti ha poco.
E Losi sciorina cifre: un'Italia che investe solo l'1,16% del Pil in ricerca e sviluppo, metà rispetto agli Stati Uniti, che ha 75.000 imprese Ict (contro le 60.000 della Germania), affette per altro da una sorta di “nanismo strutturale” dimostrato dal loro fatturato medio di 266.000 euro l'anno, e che continua a registrare un tasso bassissimo di esportazione di prodotti hi-tech. Di fronte a questa Italia, Losi propone una Cina un po' diversa da quella un po' stereotipata fissata dall'immaginario collettivo. È una Cina che già investe più di noi in ricerca e sviluppo, attestata come è all'1,35% del Pil, che lo scorso anno ha garantito il sostegno governativo a 824 progetti scientifici chiave, che ha aperto nel 2004 40 centri per la ricerca scientifica, che ha depositato 354.000 richieste di brevetto, laddove l'Italia ha faticosamente raggiunto le 3.500. Per non parlare dell'export hi-tech cinese, che cresce del 20% l'anno, del sempre crescente numero di laureati in ingegneria, quotatissimi per altro presso le università americane, che assegnano a studenti cinesi il 25% dei dottorati in scienze. L'unico strumento sono le nuove tecnologie, sostiene Losi.
Ma il guado è ancora lungo da atraversare.

Un discorso che credo sia stato colto correttamente.
Ma ha premesse sbagliate. Non conta molto l'investimento in R&S come dato se considerato sa solo. Parlare di 350mila brevetti contro 3500 nostri. Ma quanti sono i cinesi? Quanti dei brevetti cinesi sono stati finanziati da paesi occidentali. Quanti brevetti, sebbene siano cinesi, derivano da studenti che frequentano i campus americani?
Il futuro passa dall'innovazione, lo sentiamo ripetere da almeno una decina d'anni. Eppure, se guardiamo un paio di paesi, come Gran Bretagna e Giappone, siamo certi che il motore sia l'innovazione e basta? O piuttosto si tratta di un'armonizzazione dei processi aziendali, spesso coaudiuvata da strumenti informatici?

Qualche domanda a Confindustria

Vorrei fare qualche domanda a Confindustria, visto che a Bruxxelles ha espresso parere favorevole ai brevetti software.
La prima è di carattere generale: leggo da tutte le parti che l'economia ristagna, che stiamo andando male e via di seguito. Faccio presente che il PIL in questi anni è sempre cresciuto, quindi, vedendola dal punto di vista dell'imprenditore, si tratta di aumento del giro d'affari. Se le nostre aziende crescono del 1% anno su anno e razionalizzano i costi, vanno a lavorare meglio sui margini, le aziende prosperano. In questo settore, quello dell'ICT, ci sono aziende che si accontentano di non perdere fatturato e mantenere le posizioni.
Confindustria dice [...] Sulla riduzione delle quote di mercato delle imprese italiane ha inciso la liberalizzazione del commercio internazionale e la concorrenza di alcuni paesi emergenti come la Cina, i cui principali settori di esportazione sono quelli in cui l'economia italiana è specializzata. Tale apertura internazionale è avvenuta in maniera repentina e talora senza rispettare le regole del commercio internazionale.
A parte il fatto che qualcuno ha aperto il WTO alla Cina senza vedere se rispettava le regole, e quindi ha delle colpe, mi pare indubbio che non si possa additare alla sola Cina i problemi che ci affliggono come paese e come settori industriali. Rendiamoci conto che nei prossimi anni il flusso di finanziamenti europei diminuirà, a favore di nuovi paesi accolti con gioia nella Comunità Europea. Ci mettiamo anche il peso dell'euro, che per giochi di qualcuno, continua a rivalutarsi sui mercati, rende la partita con la Cina ancora più aspra sul fronte dei prezzi. In fondo, ai tempi della Prima Repubblica, bastava una svalutatina e ci mettevamo di nuovo in corsa (il Presidente Ciampi dovrebbe saperne qualcosa, ma è quello che ci ha portato l'euro più vicino alle 2000 lire, dicendoci che siamo stati bravi, piuttosto che alle reali 1500).
Ebbene, dopo tutto questo, che cosa ha fatto Confindustria in questi anni? Dov'era? Perché non ha alzato la manina per dire che ci sono problemi? Ma ora capisco: parla di problemi che non conosce, nel senso che da quanto detto, si evince che la perdita di competitività c'è stata soprattutto per le PMI. Gli industriali, quelli "illuminati", andavano in Cina con i nostri governi a fare affari, a produrre a basso costo, a "portare la civiltà e la cultura".
Sempre Confindustri ha detto [...] diritti di proprietà intellettuale e, in maniera particolare, i brevetti servono proprio a questo scopo [investire in R&S] e costituiscono un importante strumento di sviluppo e di crescita per le imprese, soprattutto le PMI, che, per mezzo di essi, possono ottenere un consolidamento dei propri vantaggi di business (quando questi siano basati su qualità e fatti tecnici) non altrimenti conseguibile. Ma quindi ci stiamo riferendo a brevetti normali, protezione del proprio know how?
I diritti di proprietà intellettuale consentono, infatti, di realizzare un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti e di ottenere una protezione ampia nei confronti di eventuali imitatori e contraffattori. Non solo, essi permettono altresì di:
- proteggere i risultati degli investimenti nella ricerca e nello sviluppo di prodotti ad elevato valore aggiunto o nuovi servizi che si caratterizzino in termini di nuove ed inventive soluzioni tecniche (la bilancia commerciale dell'Europa è positiva grazie ai prodotti di alta tecnologia, es. medicinali, apparecchiature elettroniche e meccaniche, ecc.);
- difendere dall'imitazione la differenziazione che è il risultato di tali investimenti;
- permettere alle imprese che non dispongono di risorse finanziarie di accedere a finanziamenti (per gli investitori riveste grande importanza il fatto che l'azienda detenga un portafoglio di brevetti);
- concedere licenze di utilizzazione a terzi in vista della commercializzazione e dell'immissione sul mercato dei prodotti protetti e dunque ottenere profitto dalle invenzioni messe a punto;
- ottenere accordi di licenza incrociata con altre imprese che abbiano proprie tecnologie brevettate per combinarle con le proprie al fine di offrire prodotti unici e non copiabili da terzi;
- ottenere valore dalla propria impresa: il valore della propria impresa è più chiaro ed è maggiore quando il business su cui essa si basa è protetto con brevetti o altri diritti di proprietà intellettuale;
- ottenere partecipazioni nelle imprese (diverse dalla propria) che fanno uso delle proprie tecnologie brevettate (o di altri diritti di proprietà intellettuale).

Ma il ricorso alla non brevettabilità del software permetterebbe di poter crescere insieme ad altre, a fare distretto, che potrebbe diventare un distretto di competenze virtuale e non solamente fisico.
Il combinare le licenze, mi pare una cavolata sacrosanta, nel senso che esistono delle licenze OpenSource, ad esempio, ma non voglio metterci l'Opensource per forza, perché la questione dei brevetti software non riguarda solamente l'OpenSource, che permettono lo sfruttamento commerciale e la compatercipazione ai progetti.
Comunque, in qualsiasi caso, i computer e l'informatica devono diventare una commodity per le aziende, e quegli operatori che lo stanno capendo sono quelli che stanno crescendo a cifre enormi nel mercato. Parlo di Sap, Oracle, Microsoft, Sun, Atos Origin e compagnia cantante.
Soluzioni che, sto banalizzando, sono molto simili tra loro ma che hanno un approccio al problema diverso l'uno dall'altra, ma in qualsiasi caso si basano su pacchetti già pronti, da andare semplicemente, si fa per dire, ad assemblare. Lo stesso avviene per aziende italiane, come TC Sistema o Gruppo Formula, tanto per fare dei nomi. E così avviene per tante piccole imprese ICT che si stanno muovendo in questo senso, utilizzando i più disparati sistemi informativi, compreso il reperimento di sorgenti aperti. Il sistema economico prospettato da Confindustria è assolutamente chiuso, in cui chi ha il know how sfrutterà per sempre la propria posizione dominante sui nuovi arrivati. Una sorta di medioevo industriale, in cui ci sono i Conti e il popolo.
Ancora da Confindustria [...] Pur rimanendo il software non brevettabile di per sé, la tutela diretta del software in quanto attua, e in subordine a, invenzioni brevettabili di prodotto o processo, costituisce un elemento importante per lo sviluppo di nuove tecnologie. Si pensi, per citare soltanto uno dei possibili esempi, alla sempre più frequente convergenza tra informatica e telecomunicazioni che rende possibile lo sviluppo di nuove architetture di rete e quindi l'offerta di soluzioni tecniche innovative che corrispondono ad esigenze del mercato che non hanno ancora trovato risposta.
Se il software non è brevettabile di per sé, lo sono i processi che li usano? Quindi un'architettura di rete, secondo Confindustria sarebbe brevettabile. Peccato che la rete per eccellenza, Internet, si sia diffusa proprio per la non brevettabilità (o comunque parziale). Stiamo parlando di ricadute commerciali da invenzioni o da brevetti di assemblaggio di varie tecnologie? Perchè se io uso due tecnologie non ie per creare un prodotto nuovo, io non posso brevettare il nuovo prodotto, sebbene sia un processo innovativo. Ma lo sanno? Faccio un esempio: mi invento un nuovo tipo di browser 3D, usando vari brevetti (jpeg per le immagini, di visualizzazione, dei clic e via di seguito). Così facendo io non posso brevettare il mio prodotto (non c'è nulla di innovativo se non l'idea, che è brevettabile ma opinabile), ma dovrò pagare fior di quattrini a chi ha brevettato le jpeg, il click del mouse, la visualizzazione e così via.
Accumunare la brevettabilità al diritto d'autore, oltre che una sciocchezza, è un esercizio inutile. [...] la possibilità di cumulare la protezione conferita dal diritto d'autore con quella brevettuale per le invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici. Le due protezioni riguardano infatti aspetti differenti dell'innovazione e non sono tra loro in contrapposizione;
- una protezione non solo tramite rivendicazioni di dispositivo/sistema (product) e metodo (process), ma anche, in subordine a rivendicazioni di prodotto o processo, mediante rivendicazioni di "programma per elaboratore" ("computer program product"), che permettono di verificare e colpire per contraffazione diretta (non solo per induzione alla contraffazione) eventuali contraffattori;
- la brevettabilità di soluzioni tecniche che riguardino (e/o siano funzionali a) l'interoperabilità fra sistemi diversi (ancora nel rispetto dei vincoli sopra richiamati).

Io mi invento un nuovo sistema per riscuotere le tasse e quindi ho il diritto, in quanto inventore, di avere un riconoscimento da ogni dichiarazione dei redditi?
Ma di fatto, fatemi capire, non è già così? Se io scelgo un Erp Sap piuttosto che di Gruppo Formula non scelgo e pago un premio che riconosce il "programma per elaboratore" all'azienda che lo ha prodotto e che me lo vende. Io non acquisto il supporto su cui mi distribuisce il prodotto, io acquisto le funzionalità, l'assistenza, la consulenza e una parte dei costi di produzione dei codici sorgenti. Il prezzo della soluzione informatica non prevede già questo?
Il prezzo di un'automobile non è al chilo, ma tiene conto della ricerca e sviluppo, del lavoro degli operai, delle concessionarie, delle autofficine.
Ma l'ultima parte del discorso di Confindustria mi lascia tramortito. [...] Soprattutto le PMI possono ben utilizzare il sistema brevettuale al fine di mantenersi competitive rispetto ai migliori concorrenti (incluse le grandi imprese) in termini di business e capitalizzare in termini di valore (nella propria o altrui impresa) i risultati del proprio ingegno e delle proprie iniziative.
Proprio le tecnologie moderne abbassano la soglia di accesso alla creazione di nuovi risultati tecnici da parte di piccole imprese. Per contro, la riscrittura del codice, non richiede attività di R&S, ma l'impiego di risorse qualitativamente diverse e spesso quantitativamente disponibili in grandi aziende. Queste non hanno difficoltà ad usare tali risorse quando vogliano conseguire significativi risultati tecnici quali sono a volte (non sempre) quelli brevettati. In assenza di una protezione brevettuale, le grandi imprese avrebbero buon gioco a sviluppare simili soluzioni tecniche, sia pure indipendenti in termini di software, rispetto a quelle innovative sviluppate dalle PMI.

Vorrei capire che cosa significa la frase la riscrittura del codice, non richiede attività di R&S, ma l'impiego di risorse qualitativamente diverse e spesso quantitativamente disponibili in grandi aziende. Si parla di copiare il codice a mano? Le grandi aziende hanno dei vantaggi perché copiano il codice a mano e quindi la disponibiità di personale è la chiave di volta? Le grandi imprese, in quanto grandi, possono copiare a mano il codice delle piccole?
Cerchiamo di essere seri e non finire nel ridicolo.
Non si copiano le righe di codice a mano. Qui parliamo, probabilmente, di altre pratiche, certamente meno eleganti.
Il bello dell'OpenSource, ma anche del software proprietario, è che se mi serve del codice per un determinato problema, lo integro nella mia soluzione, piuttosto che integrare un webservices nella stessa.
Vorrei, ora, sapere chi è che ha scritto questo testo per Confindustria, perché che ci siano degli incompetenti in Confindustria è grave. Che poi abbiano avvallato questa posizione è altrettanto grave.

Playstation e Champions League

A parte il fatto che speravo tanto di poter spegnere l'Xbox e andare a letto contento (come gli interisti, che almeno nei videogiochi, dopo essere stati eliminati non possono tirar già i fumogeni), ieri sera hanno fatto l'esordio i nuovi colori di PlayStation, con il giallo dominante, come si era evinto anche dalle scatole delle ultime PS2.

Europa a banda larga

Prendo dall'Ansa-Web.
Internet decolla tra le imprese europee e sta per raggiungere la soglia del 50% per penetrazione tra i cittadini europei: e' quanto emerge da una ricerca realizzata dall'Ufficio statistico europeo (Eurostat) secondo la quale in Italia le imprese seguono la buona tendenza emersa nel resto d'Europa, ma la percentuale di utilizzatori tra gli abitanti del Belpaese e' tra le piu' basse del continente.
- VICINI AL 50%:
ad utilizzare il web in Europa e' il 47% delle persone di eta' compresa tra i 16 ed i 74 anni, con un picco del 53% tra gli uomini, mentre tra le donne la percentuale scende al 43%. Naturalmente il livello di diffusione decresce con l'aumentare della fascia d'eta', passando dal 75% circa tra la fascia di 16-24, al 22% di quella 55-74.
In Italia l'uso di Internet tra gli abitanti fa registrare un netto ritardo rispetto alla media Ue, e avvicina i risultati del Belpaese piu' alla fascia dei nuovi stati membri dell'est, che si stanno aprendo relativamente da poco alle nuove tecnologie, che a quella dei piu' tecnologicamente maturi 15 vecchi stati.
In particolare, infatti, la proporzione di italiani che usa il web si attesta al 31% (sui livelli di Lituania, Lettonia e Polonia), lontano dalla media Ue del 47% ed in netto ritardo rispetto alla Gran Bretagna (62%) e alla Germania (61%) e lontanissima dai primi della classe scandinavi: Svezia (82%), Danimarca (76%) e Finlandia (70%).
A fare ricorso ad Internet in Italia sono soprattutto gli uomini (37%), mentre tra le donne l'uso del web scende a livelli preoccupanti con un 26% che rappresenta la seconda peggiore prestazione continentale dietro alla sola Grecia.
- BOOM TRA LE IMPRESE:
il dato piu' evidente riguarda la totale apertura del mondo imprenditoriale europeo alla rete. Complessivamente l'89% delle imprese utilizza Internet, con un picco del 99% tra le grandi societa' e dell'89% tra le piccole e medie imprese (Pmi). L'Italia e' in linea con i dati che emergono a livello continentale, con l'87% delle imprese in generale e, in dettaglio, l'87% delle Pmi e il 98% delle grandi imprese.
Tra le imprese europee si fanno sempre piu' strada le connessioni a banda larga, che permettono una velocita' di trasmissione dei dati sensibilmente piu' elevata. In media il 53% delle imprese europea fa ormai uso di questo tipo di tecnologia, che sale all'87% tra le grandi attivita' e che si attesta al 51% nel settore delle Pmi.
Anche in questo caso l'Italia e' sui livelli europei, con il 51% delle imprese complessive che fa ricorso alla banda larga e con un'ottima percentuale del 93% tra le grandi imprese. Tra le Pmi la media e' del 51%.
A livello europeo trova conferma il dato che, per le imprese, avere a disposizione Internet non vuol dire automaticamente usarlo per comprare o vendere: nel complesso, infatti, nonostante il buon tasso di penetrazione registrato, solo il 32% delle imprese usa il web per comprare (livello che sale pero' al 48% tra le grandi societa'), ed appena l'11% per ricevere ordini di acquisto (tra le grandi imprese e' il 18%).
In Italia i livelli scendono drasticamente: solo 15% delle imprese usa la rete per acquistare (28% tra le grandi imprese) ed appena l'8% per vendere (13% tra i colossi).

mercoledì 25 maggio 2005

Linux raddoppierà nel 2008

Ho trovato un articolo su 01net che parla del mercato Linux.
Lo riporto integralmente.
A fronte di un mercato Ict che, al massimo, cresce di qualche punto percentuale, Idc prevede un tasso di crescita medio di circa il 20% per le piattaforme Linux in Italia, che porterà a un raddoppio del mercato entro il 2008.
Ezio Viola, Group vice president e General manager per il south Europe di Idc, ha delineato la situazione attuale e ciò che ci si dovrebbe aspettare nel prossimo futuro, in particolare in Italia. Secondo l'analista, il mercato italiano delle revenue Linux vale circa 100 milioni di dollari, valore che ci posiziona tra i primi cinque Paesi europei. Particolare interessante è che, come installato desktop, Linux supera già di molto il Mac Os.
Oltre a queste cifre di scenario, Viola illustra una ricerca eseguita in Italia che ha coinvolto circa 300 piccole e medie aziende italiane.
Il 32,1% degli intervistati ha dichiarato di avere installato Linux o promette di farlo entro 12 mesi, mentre il 61% continua a preferire sistemi operativi proprietari.
Interessante, però, il fatto che all'interno delle infrastrutture It di quel 32,1%, il sistema operativo dominante (in sette casi su dieci) è ancora Windows.
Ciò indica un fenomeno di convivenza di più piattaforme che, sostiene Viola, delinea un ruolo da protagonista per figure come il system integrator.
Gli ostacoli all'implementazione di Linux sono, essenzialmente, quattro. Sono poche le applicazioni disponibili, poche le risorse formate, costano di più e poco il supporto da parte dei vendor. Dunque c'è ancora molto da fare in quest'ambito mentre, sempre secondo la ricerca di Idc Italia, Linux risulta preferibile non solo a Windows ma anche a Unix per lo startup dell'implementazione, per prestazioni e per scalabilità.
Nonostante tutto, però, Linux non traina come si vorrebbe gli altri applicativi Open Source, il 44% di quel famoso 32,1%, infatti, non intende installare altri applicativi open.
La conclusione di Viola riguarda gli inibitori di tutto il mercato open. In quest'ambito c'è ancora molto da lavorare sul supporto, in particolare per gli aggiornamenti, c'è da costruire referenze importanti, da creare skill di qualità e da migliorare la compatibilità con le architetture preesistenti.

Palm-PalmOne-Palm: che lungimiranti

Molti messaggi oggi sull'argomento Palm. Io non ho parole per dire che è stata una cretinata cedere il marchio Palm, ma è ancora peggio riprenderselo.
In pratica, mi pare che esistano delle aziende in questo mondo ICT che non hanno la minima idea di quelli che sono gli obiettivi a medio e a lungo termine, e quindi perdono di vista dei fatti reali e contreti.
Una follia economico-finanziaria, che si giustifica solo con quella che molti definiscono ingegneria finanziaria, ossia spezzare le aziende, accorparle, acquistarle in perdita per risanarle. Un flusso di denaro notevole, che in realtà non esiste, ma è solo sulla carta e sulle dichiarazioni al fisco.

martedì 24 maggio 2005

LinuxWorldExpo

Apre oggi al Crown Plaza a S.Donato Milanese la più importante kermess Linux in Italia.
Oggi non riuscirò a farci un salto, spero di farcela domani, anche perché mi riguarda da vicino con la presentazione della mia distribuzione...
Il link lo trovate qui.

Longhorn Beta scaricabile

Microsoft ha rilasciato una versione pre-release Beta 1 "RC" di Indigo e Avalon tecnologie incluse nel prossimo Longhorn, nonchè in Windows XP e Windows Server 2006. Indigo è il nuovo sistema di comunicazione che troveremo in Longhorn e che permetterà ad esempio una applicazione scritta in .Net di scambiare informazioni e dati con una applicazione Java senza la necessità di codice aggiuntivo.
Avalon, invece, è il motore grafico e del prossimo Windows.
Il link è questo qui. E' tutto in inglese.
A vostro rischio e pericolo!

lunedì 23 maggio 2005

Amd-HP e il PC per la ricerca

Prendo dall'Agenzia Asca.
Amd e Hp hanno introdotto sul mercato americano un'edizione speciale di un Pc portatile a marchio Livestrong a supporto della fondazione no-profit Lance Armstrong, creata nel 1997 per aiutare i malati di cancro. Il nuovo Hp L2000 e' basato sul processore Amd Turion 64 e riporta la scritta Livestrong e l'autografo del campione di ciclismo Lance Armstrong. Per ogni notebook venduto, Hp donera' 50 dollari alla fondazione. Il Pc notebook Hp L2000 sara' disponibile negli Stati Uniti dal mese di giugno sul sito www.hpshopping.com.
Maggiori informazioni dal sito di AMD.

Indiscrezioni Telecom Italia

Sono molte le indiscrezioni che girano sull'attività di Telecom Italia da giugno.
Upgrade gratuito delle Adsl a 4 Mb
Accordo con Sky per i canali digitali in streaming
Una flat Adsl da 640k/s a 20 euro
Una flat per le telefonate via Voip a 12 euro
L'inizio della sperimentazione del RossoBox, il box interattivo di Telecom
Secondo me tre almeno sono voci fondate.
Sul Voip, Parla.it ha sta vendendo il servizio a 13,89 (+4 di modem), un prezzo che si fa interessante.

Bello scherzo

Neri ha sorpreso tutti...

Intervento sull'OpenSource

Ho trovato su di un blog, un intervento interessante sull'OpenSource.
Il blog è connexioni.blogspot.com.
Fino a pochi anni fa il software opern source godeva di due fondamentali qualità da parte di chi lo installava: era gratuito e, anche se non funzionava al primo colpo, copriva delle esigenze di utilizzo piuttosto limitate.
Nell’ultimo periodo, dopo aver riscritto le regole di come il software viene licenziato, l’open source sta influendo sul mercato dei servizi, grazie alla grande quantità di prodotti open-source disponibili e alla sempre maggior qualità del codice. Una ricerca di Forrester Research del 2004 ha evidenziato che software open source sono presenti in più del 60% delle aziende.
Linux nei sistemi operativi, Apache nei web server, Jboss negli application server e MySQL nei database, sono diventati oggetti consolidati e sul cui supporto alcune aziende stanno costruendo un business vero e proprio.
Negli Stati Uniti si sta assistendo a un periodo di esplosione di start-up che offrono supporto dedicato ai prodotti open source, insieme alle aziende cresciute intorno al software stesso, come Jboss o MySQL. Nel nostro paese sono state soprattutto piccole aziende che hanno iniziato a inserire ne loro portafoglio di soluzioni il supporto e lo sviluppo su sistemi open source, ma per l’anno a venire saranno soprattutto le grandi realtà come IBM e HP, che hanno aperto divisioni ad hoc, a farla da padrone.
L’introduzione di un software in azienda è stato da sempre caratterizzato dai costi delle licenze e dai servizi professionali per installazione, configurazione, successiva manutenzione e training.
Realizzare un’applicazione partendo da software open-source generalmente richiede un maggior lavoro di integrazione: i produttori di software proprietario hanno ingegnerizzato i propri prodotti in modo da poter essere integrati e permettere di semplificare il processo di aggiornamento.
Attraverso l’open source possiamo però realizzare sistemi “best-of-breed”, scegliendo le tecnologie più vantaggiose per una determinata realtà e consentendone l’integrazione grazie a protocolli aperti o piattaforme realizzate per questo scopo.
Il principio 80/20 o legge di Pareto sta facendo la fortuna del software aperto: secondo Kim Polese, veterana di Java e dei sistemi aperti, “una delle maggiori frustrazioni dell’IT con l’industria dominata dai vendor è che si ha a che fare con prodotti sovra-ingegnerizzati, con talmente tante caratteristiche che l’80% di esse non vengono utilizzate. Grazie all'open source si riduce il codice e si utilizza esattamente ciò che si necessita”.
Questo movimento influenzerà considerevolmente anche il mondo del software commerciale: i tagli sofferti dal settore IT negli ultimi tempi si sono riflessi in minori acquisizioni di software, oltre che di hardware.
Il nuovo modello di business alle porte, sia per il software aperto che per quello commerciale, prevederà l’abbassamento o l’annullamento totale dei costi di licenza e il mantenimento dei costi di sottoscrizione a un servizio di manutenzione, con un conseguente potenziamento delle strutture dedite a integrazione, training e supporto.

Mi fa piacere leggere che Kim Polese dice quello che dico da sempre, che invece i costi di licenza si annulleranno ho qualche dubbio. Non possiamo nasconderci dietro ad un dito: da qualche parte i soldi devono pur saltar fuori per vivere...

sabato 21 maggio 2005

Tanti nuovi browser, Netscape compreso

Bè, tra problemi di sicurezza e bug da risolvere (e forse anche l'imminente arrivo di Internet Explorer 8 chissà) pare che i produttori "storici" di browser si stiano dando molto da fare ultimamente: Firefox è arrivato alla versione 1.04 in italiano, Mozilla alla versione 1.7.8 e soprattutto è arrivato il redivivo Netscape 8.0.1. Può usare sia il motore Gecko di Mozilla sia quello di IE, ma l'interfaccia è talmente caratteristica da non soffrire di problemi di identità. Ovviamente li trovate tutti su Tecnoattack.

Che sabato sarà mai

Ask Jeeves acquista Excite da Tiscali. Gli juventini festeggiano l'ennesimo limpido scudetto in silenzio stampa (almeno non sentissimo petulare anche Moggi). Al Corriere scioperano per Ricucci.
Che mondo sarebbe senza Nutella?

venerdì 20 maggio 2005

MrReset su Dagospia

Son finito nelle lettere di Dagospia con la questione delle classifiche di DIPiùTv.
Non ho inviato io la lettera, ma ciò conta poco visto che molti rimbalzano il link alle pagine e ogni tanto il sistema impazzito esce con la mia email.
Ringrazio Fabio e Anna per avermi segnalato la cosa.
Che fa piacere, perché una volta trovata una magagna, è bene che siano in tanti a conoscerla...

Film per il cellulare

Non parlo mai di riviste d'informatica, per vari motivi.
Faccio un'eccezione per Win Magazine, che spara un film per cellulari. Oddio, nella confezione parla di film completo (esistono film incompleti in commercio?) e solo per alcuni modelli ovviamente.
L'ho caricato nel mio e devo dire che se prima pensavo che fosse una cazzata vedere un film su di un cellulare, adesso ne sono praticamente certo.
Voglio però fare una prova: prendo un film vero (ossia che vorrei vedermi), lo converto e lo salvo nel cellulare.

Xbox 360: che figura di Mac!

All'E3, stand Microsoft. Esposta la Xbox 360. Un gioco fighissimo.
Un paio di tizi vnno dietro la colonna e trovano due mac che fanno girare il gioco.
Non male.

Smau Webbit e Futurshow

Sebbene "Super" Cazzola sia ancora un po' evasivo nelle risposte alle domande su come sarà Smau (bisogna attentere la presentazione alla Terrazza Martini del 14 giugno), si comincia a delineare una linea guida interessante: Smau si chiama sempre più B2B.
L'accordo con Webbit, di fatto, è l'esempio di come si voglia creare un evento che possa aiutare la PMI italiane (soprattutto), perché a Webbit ci ha abituato a tanti seminari.
Oddio, parlare di certificazione dopo aver assistito ad un seminario di mezza giornata mi pare esagerato, ma di certo è un evento che porta della cultura tecnologica nelle aziende e questo è certamente un bene.
Da qui a capire che cosa accadrà realmente a Smau ce ne vuole. Perché, nonostante l'acquisizione di Webbit, lo spazio espositivo non cambia (ma anche qui "Super" Cazzola non ha risposto con precisione, interpretando la domanda di Gigio nel senso della nuova sede di Rho).
Uscendo, poi, ci si chiedeva se il consumer facesse davvero così schifo come ce lo vogliono dipingere tutti quanti, visto che poi sui quotidiani e sulle TV Smau esce solo per il consumer. Ma pazienza.
Vorrei sottolineare alcune frasi di "Super" Cazzola. Non c'è ansia di vendere metri quadri, ma contenuti. Non sarà ansia, ma sempre più aziende si chiamano fuori da Smau e mi dicono che l'offerta commerciale è rivista al ribasso continuamente. Per i contenuti, parliamone. Nel senso che lo scopo di una Fiera, e ieri lo si è ribadito più volte, anche in polemica con altri poli fieristici, è un incorntro di un settore, un'esigenza di mercato. "Super"Cazzola ha anche dichiarato di voler trasformare Smau in un evento informatico del sud Europa (una volta andava di moda il concetto di Mediterraneo, ma i tempi cambiano), l'alternativa a Cebit. In questo ambito, incastonerei l'intervento dalla platea dell'Amministratore Delegato di Accenture, che "auspica" più attenzione a B2B e all'incontro tra aziende e operatori, oltre ad una netta apertura internazionale.
"Super" Cazzola risponde che ha aperto tavoli con Slovenia, Corazia, Serbia e altri paesi dell'est europeo. Che "paga" il 50% del rapporto Eito (con il resto al Cebit).
Non so se interpreto bene, ma se Accenture parla di incontro tra aziende e operatori, credo che si riferisse ad altri mercati. C'è anche da dire che per Accenture andare a vedere altri mercati per le aziende potrebbe significare scegliere qualcosina di meglio dei sistemi di consulenza di Accenture, ma è un altro paio di maniche.
"Super" Cazzola ha anche accennato, in chiusura della sessione domande e risposte, ad un possibile accordo con Sabatini e il Futurshow.
Dubito fortemente di questo, se non altro perché han fatto di tutto per escludere il consumer e poi lo fanno rientrare dalla porta principale.
L'idea in testa di "Super"Cazzola, molto probabilmente, è acquistare il marchio per farlo confluire nella nuova società che è nata ieri, con tutti i marchi che contano nelle fiere ICT.
Ma siamo nelle interpretazioni fantasiose, che però, oltre ad essere verosimili, hanno dei fondamenti di business precisi: creare valore intorno ad una newco che si pensa di vendere a Fiera Milano (che ricordiamo è quotata in Borsa e deve sempre dimostrare un pò di attività) fra quattro anni.
Quindi "Super"Cazzola potrebbe, in quel caso, passare alla cassa.

Internet sui treni

L'idea di Stanca, l'occasione per Catania.
Tutti e due sanne benissimo che cosa vuol dire informatica nella vita reale, visto la loro storia passata.
Internet sui treni e nelle stazioni è una buona idea per l'Italia.
L'infrastruttura sarà di IBM?

giovedì 19 maggio 2005

La patch di Apple

Siccome gli amici del Mac non perdono mai l'occasione di bacchettarmi quando sono pro PC, volevo dire che ho appena finito di fare l'aggiornamento di Tiger, scaricando 37 Mega.
Per un sistema operativo di poche settimane, non c'è male.

Fiera Milano e Smau

Ieri avevo ricevuto uno strano invito da Assolombarda e Smau.
Ora trovo sull'agenzia Asca la notizia, che riporto qui sotto, di una nuova azienda che guiderà l'ICT in fiera nei prossimi cinque anni e l'acquisto della controllante di Smau (Promotor, quelli del MotorShow) di Webbit.
Fiera Milano e Promotor International hanno concluso un accordo che ridisegna le fiere di Information Communication Technology e rilancia con forza Milano come punto di riferimento per gli operatori del comparto. In base all'intesa chiusa oggi Promotor International acquisisce da TL.TI Expo il marchio Webbit per 1,250 milioni di euro da versare in contanti alla parte venditrice. Contestualmente TL.TI Expo avvia con Promotor International un contratto di consulenza a valere per il quadriennio 2005-2008, finalizzato allo sviluppo degli eventi collegati a Webbit (la cui formula e' caratterizzata da una forte componente formativa e convegnistica), nonche' al coordinamento tra tali eventi e SMAU. A fronte di questa consulenza Promotor International riconoscera' a TL.TI Expo un corrispettivo annuo fisso di 200mila euro. Promotor International riconosce infine a Fiera Milano un'opzione sull'acquisto del 51% di una newco a cui la stessa Promotor International conferira' il proprio ramo di azienda nel comparto ICT e che verra' appositamente costituita se Fiera Milano decidera' di esercitare l'opzione call a lei concessa. In tal caso Promotor International e Fiera Milano definiranno di comune accordo statuto, atto costitutivo e composizione degli organi societari della newco, riservando all'amministratore delegato di nomina Promotor International la gestione dell'attivita' fieristica del settore ICT. Fiera Milano potra' esercitare tale opzione dal 15 gennaio al 15 febbraio 2009 a condizioni economiche prestabilite. Il prezzo di esercizio della call option sara' infatti pari al 51% del valore della societa', determinato come media aritmetica del Mol realizzato nel biennio 2007- 2008, moltiplicato per cinque e ridotto (o aumentato) della posizione finanziaria netta negativa (o positiva).

Dipiù e l'intrattenimento

Qualche tempo fa avevo pizzicato Dipiù con la classifica dei dvd più venduti che metteva in classifica, al primo posto, Gli Incredibili, quando ancora questo DVD non era uscito (per diverse settimane).
Ora ho beccato su Dipiù TV n. 16 (23 maggio 2005), a pagina 155, nella classifica dei giochi più venduti Xbox al secondo posto Grand Theft Auto: San Andreas.
Anche questo gioco non è ancora uscito.
In fondo, scrive che i dati forniti da www.ibs.it. Andando a cercare il gioco su ibs, ci si imbatte su una pagina in cui dice che è prenotabile. Quidni non è in vendita, lo si prenota. Una differenza sostanziale.
Non capisco se è la potenza del marketing, l'ignoranza di qualcuno, oppure semplicemente Ibs vende pochino e quindi entra in classifica anche la prenotazione. In fondo è fatturato.

Monclic

Da qualche tempo mi scrivete di Monclic, il sito di commercio elettronico di uno dei distributori di ICT italiano. La preoccupazione del canale è capire il motivo per cui un distributore di successo salta la filiera, su cui ovviamente ha vissuto, per camminare in qualche modo da solo.
Devo ammettere che c'è una sola ragione: fare qualcosa per rivitalizzare il titolo in Borsa. Ne aveva bisogno? probabilmente sì, visto che lo fanno.
Altrimenti si sono messi in ballo con un discreto ambaradan (che fa da contraltare a Linus, ma la cosa la capiranno due lettori di quato blog in tutto), si deve occupare delle spedizioni ai clienti finali e del customer care, due cose assolutamente lontane da Esprinet e che con il rallentamento dell'apertura dei cash & carry dimostrano la criticità.
Su 01net si trova un articolo interessante, con l'Amministratore Delegato, quello che propone contratti su di un blocco notes, scrive a matita e ti lascia una fotocopia illeggibile in mano, che spiega la strategia di creare valore a breve termine.
Quindi la disponibilità finanziaria come chiave per acquisizioni e per consolidare la posizione sul mercato. Puntare sulla GDO e DS per avere volumi e margini (un'altra chiave di lettura del raffreddamento della strategia dei cash & carry), diventare un hub per i "supermercati"...
Insomma, a fronte di crescite attese per il settore enormi, come mi hanno dichiarato l'altro giorno in Euronics, la risposta del distributore è davvero sensazionale. A fronte di concertazione e acquisto di prodotti delle grandi marche a livello europeo, Esprinet risponde così, gettando un po' di scompisglio e alzando il polverone.
Ma me ne sono accorto solo io e pochi altri? Esiste un'altra possibilità di lettura di questa fase di Esprinet?

Stanca, i PC e le famiglie

Sarà rifinanziato il bonus di 200 euro per l'acquisto di pc destinato alle famiglie con redditi inferiori ai 15 mila euro. L'ha dichiarato il Minisitro per l'innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca. Fino ad oggi hanno usufruito del contributo 140 mila famiglie e ha detto di voler reperire nuovi fondi per riaprire il programma. L'innovazione a misura di cittadino passa anche attraverso il sostegno ai giovani, a questo proposito Stanca ha annunciato che continuerà il sostegno ai sedicenni con 175 euro per l?acquisto del computer insieme al patentino informatico.
Su quest'ultimo punto ci sarebbe da discutere per anni, ma qualsiasi tipo di formazione, anche brutta, è meglio della sua assenza.

mercoledì 18 maggio 2005

Smau Webbit

Mi è arrivato un invito che suona così:
IMPORTANTE ANNUNCIO PER ICT - DOMANI A MILANO
Non dice nulla di chi e che cosa.
Solo i relatori:
- Michele Perini, Presidente di Assolombarda
- Piergiacomo Ferrari, Amministratore delegato di Fiera Milano spa
- Alfredo Cazzola, Presidente di Promotor International
- Pierantonio Macola, Amministratore delegato di TL.TI Expo

Le cose son due: o Smau ha acquistato Webbit, o Webbit ha acquistato Smau.
Oppure c'è una terza ipotesi: Assolombarda (a cui fa riferimento Webbit- Tl.Ti Expo) e Fiera Milano hanno bisogno di un importante cappello.
Stay tuned...

Blogpoly

Vi rimando al link qui.

Qualcuno vuole fare l'edizione italiana? Quella spagnola c'é già.

PR e Microsoft

Un saluto a Roberta Visigalli, che dopo tanti anni (c'è chi dice troppi) di Microsoft lascia l'azienda (ma quanto ha capitalizzato in questi anni con le stock option?).
Il segno dei tempi. Di un'informatica che cambia, di aziende che non sono più le stesse, di un mercato che non è più lo stesso.

Il mercato: crescerà dell'11% per Euronics

Caspita. Ieri sono andato ad una presentazione di Euronics.
Altro che crisi, si attende una crescita sostanziosa per i prossimi due anni, con informatica, televisione e fotografia a fare da traino nel consumer.
E mi parlano di crisi...

martedì 17 maggio 2005

Ps3

Prendo dall'Ansa, ma ho ricevuto un sacco di messaggi da lettori di questo blog.
La Sony ha annunciato oggi il lancio per l'estate 2006 della sua nuova console per videogiochi, Playstation 3. Sara' due volte piu' potente della nuova console della Microsoft XBOX 360, sul mercato dal Natale 2005, e 35 volte piu' potente della Playstation 2 ora in vendita. I 'segreti' della nuova Playstation sono un microprocessore di nuova generazione 'Cell', molto piu' potente del Pentium 4 Intel, e l'altissima definizione grafica.
Prendo dal servizio di NextGame.it.
PlayStation 3 sarà totalmente retrocompatibile, giusto a fugare fin da subito ogni possibile sospetto di “abbandono” delle macchine precedenti (Microsoft più tardi seguirà la stessa strada annunciando la retrocompatibilità di Xbox 360 con la console precedente). Come la concorrente, anche PlayStation 3 - ed era lecito aspettarselo - sarà una macchina orientata all'alta definizione e all'integrazione di più media. PlayStation era anche un lettore CD Audio e PlayStation 2 ha contribuito a “sdoganare” il DVD Video nel mercato di massa, ma si tratta di scelte che impallidiscono oggi di fronte a quanto PlayStation 3 potrà fare: il suo lettore sarà infatti un Blu-Ray (e nessuna menzione è stata fatta sulle trattative che vorrebbero il formato proprietario di Sony destinato a fondersi con il concorrente, in campo video, HD-DVD) e potrà leggere un gran numero di formati oltre ai dischi BD-ROM, BD-R, Blu-Ray Video e BD-RE: dischi PlayStation e PlayStation 2, CD-R, CD-RW, CD Audio, CD-ROM, SACD, Dual Disc (dischi audio ibridi CD/SACD), DVD Video, DVD-ROM, DVD-R, DVD+R, DVD+RW. In pratica, quindi, si tratta di qualsiasi formato oggi esistente in commercio, con l'unica eccezione del DVD-Audio, concorrente del SACD sviluppato direttamente da Sony.
PS3 sarà infatti in grado di leggere, oltre ovviamente alle Memory Stick, anche SD e Compact Flash, e presenterà in totale sei porte USB 2.0, quattro frontali e due posteriori. Il collegamento in rete è garantito dal supporto Gigabit Ethernet, dalla presenza di Wi-Fi in standard 802.11 b/g e dal Bluetooth, la cui prima applicazione interessante è legata al joypad.
La nuova unità, ridisegnata rispetto al classico Dual Shock pur senza “stravolgere” la posizione dei vari tasti e grilletti, sarà infatti wireless e grazie a Bluetooth potremo collegare fino a sette joypad contemporaneamente, dimenticandoci una volta e per sempre degli odiosi Multitap, accessori da acquistare a parte e incompatibili tra una versione e l'altra delle console.

Xbox 360: il comunicato

Invece delle chiacchiere, meglio ripubblicare il comunicato stampa sulla nuova frontiera dell'intrattenimento. Sapete cos'è, quindi prendetelo per quello che è, non un mio commento...
Dopo la presentazione del sistema di videogiochi ed entertainment Xbox 360™, avvenuta in anteprima mondiale la scorsa settimana su MTV, Microsoft ha rilasciato importanti dichiarazioni al pubblico presente allo Shrine Auditorium durante la manifestazione Electronic Entertainment Expo (E3) 2005 di Los Angeles.
Confermando la promessa secondo cui Xbox 360 proietterà il giocatore al centro delle più coinvolgenti esperienze di gioco ed entertainment di nuova generazione, Microsoft ha rivelato che Square Enix Co. Ltd. - uno dei maggiori sviluppatori del settore, publisher della famosissima serie "FINAL FANTASY®" che ha venduto oltre 60 milioni di copie in tutto il mondo - produrrà "FINAL FANTASY XI" per Xbox 360 e Xbox Live™. "FINAL FANTASY XI" è solo l'inizio: Square Enix lavorerà a stretto contatto con Microsoft su Xbox 360 e Xbox Live.
"Siamo onorati che Square Enix abbia deciso di realizzare giochi come 'FINAL FANTASY XI' per i milioni di appassionati Xbox® che da tempo aspettavano questo momento storico", ha dichiarato Robbie Bach, Senior Vice President e Chief Xbox Officer Home and Entertainment Division di Microsoft. "Insieme tracceremo una nuova rotta per il futuro dei videogiochi".
"Xbox è diventata la piattaforma di riferimento nell'innovazione dei videogiochi e non potevamo essere più stimolati di così nel realizzare titoli per la Xbox 360", ha affermato Yoichi Wada, Presidente di Square Enix. "'FINAL FANTASY XI', il primo gioco online cross-platform al mondo con oltre 500.000 utenti, farà leva sull’incredibile potenza di Xbox 360 per immergere i giocatori all'interno di storie coinvolgenti con trame online collaborative".
Confermando la propria collaborazione con Xbox 360, EA, il publisher di videogiochi leader di settore, ha annunciato che i titoli per Xbox 360 rappresenteranno il più grande impegno mai attuato dalla società nei confronti del lancio di una nuova piattaforma. E a dimostrazione della ricchezza del portafoglio di altissima qualità su cui lavora, EA intende proporre una gamma di giochi per Xbox 360 rivoluzionari, come "Madden NFL 06", "Need for Speed™ Most Wanted", "FIFA 06", "Tiger Woods PGA TOUR® 06", "The Godfather™ The Game" e "NBA Live 06".
Microsoft ha reso noto, inoltre, che Xbox 360 sarà retro-compatibile con i giochi Xbox di maggior successo. Per Xbox 360 sono in fase di sviluppo più di 160 titoli, di cui 25-40 in uscita entro l'anno. Tutti sono ottimizzati per una resa visiva in alta definizione (720p e 1080i).
Fra i nuovi titoli in fase di sviluppo, molti dei quali in esclusiva per Xbox 360, vi sono:
• Blue Dragon" (Microsoft Game Studios, Mistwalker Inc.) di Hironobu Sakaguchi, il creatore della serie originale "FINAL FANTASY", è un RPG (Role-Playing Game) epico che si avvale della grafica originale di Akira Toriyama, autore della serie di manga e anime "Dragonball".
• "Call of Duty® 2" (Activision Publishing Inc., Infinity Ward), sequel della premiata edizione del 2003, propone con intensità cinematografica le battaglie della Seconda Guerra Mondiale con grafica dettagliata, intelligenza artificiale avanzata e azione esplosiva.
• "Condemned: Criminal Origins" (SEGA, Monolith Productions Inc.) è un thriller psicologico in prima persona che vanta una grafica fotorealistica, intelligenza artificiale nemica e una forte dose di atmosfera di tensione. La caccia a un noto serial killer offre ai giocatori ambienti e combattimenti imprevedibili e reali.
• "Dead or Alive 4", (Tecmo Inc., Team Ninja) sarà il titolo che definirà l'esperienza di gioco su Xbox 360 sfruttando tutto quello che questa console di nuova generazione ha da offrire. La ricompensa per i giocatori sarà l'esperienza di combattimento digitale più coinvolgente mai sperimentata finora su una piattaforma d’intrattenimento.
• "DEAD RISING (titolo provvisorio)" (Capcom, Capcom): un fotoreporter freelance tenta di sopravvivere in mezzo a schiere infinite di zombie. I giocatori avranno il pieno controllo di uno shopping center e potranno utilizzare tutto ciò che troveranno per combattere nemici affamati di carne umana e scoprire la verità che si nasconde dietro l'orribile epidemia.
• "The Elder Scrolls: Oblivion" (Bethesda Softworks/2K Games, Bethseda Game Studios) è un RPG di nuova generazione e un altro salto in avanti per i videogiochi. "Oblivion" è il nuovo capitolo della saga epica "Elder Scrolls" e utilizza la nuova generazione dell'hardware per videogame per immergere totalmente il giocatore all'interno dell'esperienza.
• "Full Auto" (SEGA, Pseudo Interactive Inc.) ridefinisce le corse con combattimento con una tecnologia che riproduce gli incidenti più spettacolari con il tasso di distruzione più elevato mai apparso in un gioco di corse. Veicoli dettagliati corrono per trafficate vie cittadine sparando agli avversari e distruggendo altri veicoli ed edifici che incontrano lungo la strada.
• "Gears of War" (Microsoft Game Studios, Epic Games Inc.) fonde il meglio dei giochi tattici d'azione con il meglio dei titoli di sopravvivenza horror per proiettare i giocatori nella vicenda di un'umanità in lotta per la sopravvivenza contro l'Orda delle Locuste, creando ambienti cinematici ad alta definizione per un’azione di gioco di nuova generazione così reale da trasportare il giocatore all’interno di un film.
• "Kameo™: Elements of Power™" (MGS, Rare Ltd.) è un gioco di avventura e azione con elementi RPG (Role Playing Game) per giocatori di ogni età e livello, nato dalla leggendaria Rare. Un viaggio epico ricco di combattimenti, esplorazioni e innovative trasformazioni.
• "Lost Odyssey" (MGS, Mistwalker) è un RPG di nuova generazione creato da Takehiko Inoue (creatore di manga reso famoso da "Slam Dunk"), Kiyoshi Shigematsu (romanziere giapponese) e Nobuo Uematsu (compositore giapponese autore della colonna sonora della serie "FINAL FANTASY"), e prodotto da Hironobu Sakaguchi, il creatore di "FINAL FANTASY".
• "NINETY-NINE NIGHTS" (MGS, Q Entertainment/Phantagram Ltd.) è un nuovissimo gioco d'azione fantasy realizzato da Tetsuya Mizuguchi, creatore di "Space Channel 5", "Rez" e del recente "Luminese", sviluppato in collaborazione con la coreana Phantagram.
• "The Outfit" (THQ Inc., Relic Entertainment) porta il combattimento esplosivo della II Guerra Mondiale all'interno di un nuovo gioco d'azione in terza persona. Combinando intensi combattimenti di squadra con intuitivi elementi strategici di gioco, porta il giocatore dietro le linee nemiche per contrastare la macchina da guerra nazista con dure missioni.
• "Perfect Dark: Zero™" (MGS, Rare) è il prequel del gioco di successo "Perfect Dark®". Ambientato nel 2020, anni prima del gioco originale, permette di scoprire le origini di Joanna Dark, uno degli Agenti Speciali più letali di sempre.
• "Project Gotham Racing® 3" (MGS, Bizarre Creations Ltd.) è il nuovo appuntamento con la serie cult "Project Gotham Racing", che espande caratteristiche e trama della corsa tanto amata dai fan. "PGR 3" permette di creare la scuderia perfetta con le più potenti supercar in circolazione introducendole nell'alta definizione e facendole gareggiare in un nuovo mondo delle corse in cui lo stile domina la strada.
• "QUAKE 4™" (Activision, id Software e Raven Software) è il sequel dello storico "QUAKE II™". Nella guerra per la sopravvivenza della Terra contro un nemico inesorabile, l'unico modo per sconfiggerlo è diventarne parte.
• "Saint's Row" (THQ, Volition Inc.) sfrutta la potenza di Xbox 360 per combinare una coinvolgente trama cinematografica con un grado di personalizzazione senza precedenti. Inaugurando la nuova evoluzione dei giochi a trama aperta, "Saint's Row" segue la carriera del giocatore da delinquente a boss all'interno di un ambiente non lineare che reagisce e si adatta a ogni mossa. Disponibile sia in modalità single-player sia multiplayer online.
• "Test Drive® Unlimited" (Atari, Eden Games) è la perfetta esperienza per gli appassionati di auto e moto. "Test Drive Unlimited" sfida i giocatori online a sperimentare i veicoli più esotici e veloci su oltre 1.000 miglia di strade nella cornice delle Hawaii.
Xbox Live: un ambiente di due milioni di abbonati in rapida espansione
Entro fine giugno Xbox Live supererà il traguardo di due milioni di abbonati, raddoppiando il dato dello scorso anno, e disporrà il prossimo autunno di oltre 300 giochi multiplayer, con nuovi titoli come Tony Hawk's American Wasteland™" (Activision), "Star Wars Battlefront™ II" (LucasArts), "Burnout™ Revenge" (Electronic Arts) per Xbox e "PGR 3" (MGS), "Madden NFL 06" (Electronic Arts) and "Call of Duty 2" (Activision) per Xbox 360.
Gli abbonati a Xbox Live potranno passare facilmente da Xbox a Xbox 360 al momento del lancio della nuova console.
Nuovo impulso per la crescita di Xbox Live verrà anche dalla disponibilità del livello Silver del servizio disponibile senza costi aggiuntivi ai giocatori di Xbox 360 dotati di connessione broadband. Il livello Silver garantirà accesso immediato a Xbox Live Marketplace, da cui sarà possibile scaricare sull'hard disk della console Xbox 360 demo e trailer, nuovi livelli di gioco, mappe, armi, veicoli, cover, classici da arcade, giochi di carte e da tavolo, contenuti creati dalla comunità e altro ancora. I giocatori potranno anche chattare con gli amici e scambiarsi messaggi testuali e vocali.
Inoltre, i giocatori di Xbox 360 che si collegheranno per la prima volta a Xbox Live potranno provare gratuitamente per un mese il servizio completo, il livello Gold, accedendo a tutta le sue funzionalità, come giochi online multiplayer, tornei e la programmazione originale esclusiva. Le proposte speciali riservate agli abbonati Gold comprendono Spectator Mode, funzionalità che potenzia in maniera straordinaria l'esperienza Xbox Live. Per fare un esempio di ciò che esso può offrire, con "PGR 3" le persone potranno assistere in diretta alle sfide tra i loro amici e i migliori giocatori del mondo, sapere quando gli sfidanti superano i record e competere con chiunque in qualsiasi luogo e in qualunque momento.
Grazie a giochi coinvolgenti e alle nuove funzionalità, Microsoft ha ottime aspettative per il servizio, prevedendo di connettere a Xbox Live la metà di tutte le console Xbox 360.
"Con nuovi livelli di servizio e nuove funzionalità come i Gamer Profile, Xbox Live Marketplace, lo Spectator Mode e la video chat, la console Xbox 360 ridefinisce il futuro dei giochi online", ha affermato Laurent Detoc, Executive Director di Ubisoft North America. "Ogni grande gioco della prossima generazione sarà un grande gioco online. Gli appassionati possono contare su Ubisoft per portare le possibilità di Xbox Live al limite".
La piattaforma Xbox: la base dei giochi e dell'entertainment Xbox 360
Xbox 360 è stata progettata secondo una particolare visione tecnologica che combina hardware ad alte prestazioni con software e servizi intelligenti per mettere il giocatore al centro di una nuova esperienza. Offrendo il più alto valore oggi disponibile in un sistema di entertainment, Microsoft ha selezionato le caratteristiche chiave della piattaforma Xbox 360:
• Una CPU basata su IBM PowerPC con tre core simmetrici a 3,2 GHz ciascuno per la potenza di calcolo e di AI più avanzata disponibile
• Processore grafico ATI custom e più di 512 MB di memoria per giochi e applicazioni di entertainment ad alta definizione
• Tutti i giochi sono ottimizzati per la visione con rapporto 16:9, uscita in alta definizione (720p e 1080i), audio surround multicanale e anti-aliasing a pieno schermo
• Hard disk da 20GB per scaricare demo e trailer, nuovi livelli di gioco, mappe, armi, veicoli, cover, contenuti creati dalla comunità, per effettuare il salvataggio di brani musicali e per ascoltare playlist personalizzate in ogni gioco
• Un controller wireless e un pulsante Xbox Guide Button su ogni controller per permettere l’accesso istantaneo a giochi, contatti e brani musicali e per accendere e spegnere la console Xbox 360 senza doversi alzare dal divano
• Software Gamer Profile che ricorda i risultati ottenuti da ogni giocatore
• Accesso immediato a Xbox Live, compresa una porta Ethernet integrata per la connettività; Xbox Live Marketplace per contenuti scaricabili; Message Center per ricevere messaggi vocali e video dagli amici; funzionalità che permettono di conversare con gli amici anche mentre si guarda un film o si ascolta musica; una cuffia Xbox Live Headset
• Tre porte USB 2.0 per periferiche Xbox Live Camera, per collegare controller via cavo per videogiochi già utilizzati sui PC Windows, per effettuare lo streaming da dispositivi portatili, macchine fotografiche digitali e PC basati su Windows XP
• Riproduzione di DVD cinematografici progressive-scan; riproduzione di musica e fotografie da DVD e CD; supporto dei formati DVD-Video, DVD-ROM, DVD-R/RW, DVD+R/RW, CD-DA, CD-ROM, CD-R, CD-RW, Windows Media Audio CD, MP3 CD, JPEG Photo CD
• Media Center Extender integrato per accedere da qualsiasi sistema Xbox 360 a programmi televisivi registrati (compresa TV ad alta definizione), film digitali (compresi film ad alta definizione), musica, video e fotografie residenti su PC basati su Windows XP Media Center Edition 2005
• Supporto di quattro controller wireless e un Universal Media Remote opzionale con Windows XP Media Center Edition Button per la funzione Media Center Edition
• Supporto di Xbox 360 Wireless Network Adapter attraverso 802.11b, g e a
• Visualizzatori tridimensionali interattivi a pieno schermo
• Due porte per memory unit per salvare i dati su memorie portatili a partire da 64 MB
• Piastre intercambiabili per personalizzare la console
• Parental Control per limitare i giochi e i film utilizzabili sulla console; controlli Xbox Live per gestire le Friends List, comunicazione vocale e video e condivisione dei Gamer Profile
Mai così alta la domanda di Xbox
Xbox continua a proporre giochi emozionanti e i consumatori possono attendersi più di 200 nuovi titoli Xbox nel 2005 e altre centinaia di novità nel 2006.

Diadi 2000: per le Pmi l'OpenSource (in Piemonte)

Riassumo brevemente la notizia che volevo pubblicare stamane, ma che per motivi vari non ce l'ho fatta e ora non ho molto tempo a disposizione...
Una buona notizia per l'OpenSource in Italia.
Diadi 2000 è un progetto per finanziare strategie di sviluppo della competitività locale attraverso l'introduzione e l'uso dell'ICT sia a livello di processi aziendali che per l'implementazione e la fornitura di servizi personalizzati a valore aggiunto. "Una piattaforma tecnologica collaborativa sviluppata da CSP Innovazione nelle ICT con particolare attenzione sia agli aspetti organizzativi che di innovazione, verrà messa a disposizione delle Pmi risultate idonee, che potranno proporre progetti volti all'individuazione di una filiera di applicazione, all'evoluzione migliorativa della piattaforma, allo sviluppo di servizi personalizzati e di nuove funzionalità per il suo reale utilizzo nel settore individuato come ambiente applicativo", si legge in una nota ufficiale. La piattaforma tecnologica di tipo collaborativo verrà concessa alle imprese con licenza open source, scelta di rilascio che verrà anche favorita nella valutazione dei progetti presentati.
Solo per le PMI Piemontesi.
Informazioni complete al sito www.csp.it/diadi

Punto Informatico tutto nuovo

Stamattina ho avuto problemi di connessione.
Comunque grazie per i messaggi.
Volevo solo dire che Punto Informatico ha cambiato veste. E ha abolito i giochi (oltre che altre cose).
Però devo dire che è molto più pulito.

lunedì 16 maggio 2005

Sull'OpenSource e dintorni

Ho ricevuto una selva di messaggi relativi al post sull'OpenSource.
C'è chi dice che "programmare non è un lavoro per hobbisti, quindi OpenSource va bene per farsi le ossa, ma poi non ci si cava denaro per vivere", piuttosto che commenti del tipo "io lavoro mesi ad un progetto e un'altro prende il progetto e vende il prodotto".
Mi pare evidente che ci sia una confusione di merito:
OpenSource non significa, intrinsecamente, GRATIS.
Ci sono comunque delle licenze. GPL è quella licenza che permette anche lo sfruttamento commerciale di un software opensource. Ma esistono altri tipi di licenza, come potete vedere su Wikipedia
.
Ma poi c'è chi si è preso la briga di scrivere una lettera a Giacomo.
Silvano, infatti, mi ha scritto e poi ha aperto la discussione anche sul suo blog.
A me l'OpenSource è servito, e molto. Ma non rientro nelle categorie che hai indicato:
1)Non sono una grossa azienda
2)Non faccio installazioni (anche se a volte capita, in mezzo a tutto il resto)
3)Non sono un programmatore di ottimo livello, ma me la cavo.
4)Non sono ricercatore o professore (anche se mi capita di insegnare a volte)
5)Non sono un grosso cliente
Sono in un'altra categoria: quella di chi nel software OpenSource (e suoi derivati a codice aperto anche non gratuiti) ha trovato una possibilità in più. Nè più, nè meno: solo una possibilità in più. Nel mazzo di carte da giocare con i clienti c'è anche quella.
L'uso più grande che ho fatto finora di strumenti OpenSource, comunque, è ben diverso da quello che tu descrivi: a pensarci non ho mai adattato software già fatto (ho sviluppato plugin, questo sì, ma l'avrei fatto anche per software commerciale). Finora dal software OpenSource ho più che altro imparato: più di quanto una scuola potrà mai insegnarmi.
Non mi definirei "patito" dell'OpenSurce, ma lo trovo un'opportunità interessante e, in certi aspetti, mi appassiona. Ma non mi sembra di lasciarmi sfruttare dalle grosse ditte. E condivido la tua opinione sul fatto che l'uso di OpenSource in grandi aziende non ha ragioni morali, ma di vantaggio.
Aggiungo solo un quasi sempre, per non sembrare troppo pessimista.
Io ti auguro una vita serena, ma mi spieghi che c'entra con i contratti a progetto? Credo che si possa vivere serenamente anche lavorando con contratti a breve termine. Il modo di lavorare è cambiato negli ultimi anni e non c'è storia: non credo che si possa tornare indietro. Non vedo futuro per il lavoro fisso: gli spazi disponibili sono quelli che sono e bisogna ritagliarsi zone al contorno. Ma non ho autorità per affermazioni del genere, prendile come semplici opinioni personali.
Ti auguro una vita serena, di guadagnare quanto desideri e ti ringrazio per avermi fatto riflettere.

Poco da aggiungere a questa email. A queste si potrebbero collegare molte alte, che parlano di assistenza tecnica, del costo insostenibile dell'assistenza, delle vulnerabilità di Linux che visto che non sono certificate rendono i sistemi instabili e via di seguito. Insomma, ogni volta che si parla di OpenSource in modo un po' diverso, perché è quello che bisogna fare, saltano fuori dei grafomani che scrivono messaggi su messaggi. A cui, come sempre, rispondo.
La posizione di Silvano mi pare matura, per questo ho riportato l'intero messaggio.
C'è un discorso a monte da fare. In Italia si è, sostanzialmente, dei girascatole, con poche software house che creano direttamente il software. E' sempre stato così, ed è sempre stato vero che ci sono dei grandi centri di competenza e delle software house che hanno investito tantissimo in ricerca e sviluppo, soprattutto nell'Erp.
Se pensiamo alla situazione italiana normale, possiamo dire con tranquillità che la maggior parte delle soluzioni vendute alle aziende è di "customizzazione" di un prodotto, che è la fortuna non solo dei partner Microsoft, ma anche Sap, Oracle e via di seguito. Una volta compreso questo, ben vengano progetti alternativi, basati su OpenSource e sul lavoro non di un solo programmatore, ma di un team di programmatori, probabilmente conosciuti via web e via email, a cui non riesce a dare un viso, ma con cui si condividono ore e ore di progetti anche sofisticati.
Questa è la rivoluzione OpenSource. Il resto mi pare che sia sostanzialmente chiacchera.

venerdì 13 maggio 2005

Apple e Jobs

Qualcuno mi ha scritto incavolato nero per quanto ho riprosto su Steve Jobs.
Lungi da me voler screditare il nuovo sistema operativo Mac e favorire Windows, direi che il post non riportava in nessun modo niente del genere.
Quanti poi vedono nella campagna di questi giorni di Microsoft un'operazione per tappare la nuova versione di Mac Os, ebbene, devo ammettere che c'è della fervida fantasia.
Come c'è nei creativi Fiat che ci dice che gli stranieiri ringraziano quando acquistiamo un'auto straniera, mentre andando a leggere sul sito Fiat si scopre che produce, oltre che in Italia, anche in Polonia, Brasile, Argentina, e, grazei a patnership, anche in Francia, Turchia, Egitto, Sud Africa, India e Cina.
L'informazione, in qualsiasi caso, e ripeto la parola qualsiasi, è sempre incompleta. Questo blog mette solo delle pulci nelle orecchie. In certi casi provoca, in certi casi interroga, in altri semplicemente esprime un'opinione.
Non penso che realisticamente a Redmond siano preoccupati della nuova versione del Mac (che ha oggi il 2,5% del mercato e che, se sono bravi e mi auguro che possano avere ottimi risultati), puà aspirare al 3%. Si tratta di una crescita in doppia cifra percentuale in un mercato in cui la criscita è di qualche decimale!

Rivelata l'Xbox Bianca

Non so quanti messaggi stamattina su Xbox 360, la nuova console che punta, sostanzialmente sull'alta definizione s sul'integrazione con i media center.
Stasera lo spaciale su Mtv (credo oscurato sul satellite) che mostrerà anche a noi la macchina delle meraviglie e soprattutto Nba 2k6, che è stato il gioco utilizzato per mostrare al meglio il realismo dei nuovi giochi.
Zero dichiarazioni sulla retrocompatibilità.
Sulle reti P2P sono stati immessi molte registrazioni dello special, andato in onda poche ore fa negli Usa.
Un personaggio che conta in Microsoft mi ha detto che Xbox 360 potrebbe essere la sorpresa di Natale 2005. Più che altro, mi pare la sorpresa per spiazzare la concorrenza. staremo a vedere.

giovedì 12 maggio 2005

Microsoft, il Gatekeeper Test e la sicurezza

Caspita, una notiziuola mica male.
Microsoft ha sospeso il Gatekeeper Test, il gioco sulla sicurezza che metteva in palio un Tablet PC, perché il sistema si è dimostrato insicuro!
Non ho parole.

MrReset e Msn Messenger

Da qualche giorno era possibile abilitare Msn Messenger per ricevere gli alert di MrReset.
Il servizio messo a disposizione da MessageNet, è stato sospeso per acquisizione della società.
Non so se verrà riattivato.
Keep in touch.

Gmail: che problemi ha il POP

Non si riesce da qualche ora a scaricare la posta via POP di Gmail.
Speriamo sistemino il problema, ma per fortuna esiste sempre il web!

Perché Sas ha coperto i marchi?

Passando davanti alla sede Milanese di Sas ho notato che gli enormi loghi appesi alla facciata sono ricoperti da sacchi dell'immondizia neri.
Ci sarà sicuramente un motivo.

Un filmato sul software libero

Lo si trova sul sito di E-TV









OpenSource, FreeSoftware e la crisi IT

Ricevo e volentieri pubblico. E' un messaggio inviatomi da Giacomo e apparso, a quanto ho capito, su Punto Informatico (io non l'ho trovato ma pazienza). Non ho capito nemmeno se lo ha scritto Giacomo o me lo ha riportato. Quindi mi scuso in anticipo e approfondirò.
Ecco... con l'open source spesso si parla di free software.... gli infomatici fanno solo piccole modifiche mal pagate a software esistenti e il cliente "risparmia".
Questo crea un mercato sempre piu' povero dove serve gente sempre meno specializzata (un conto e' progettare e reallizzare un software complesso e un conto e' adattarne uno gia' fatto) e disposta a lavorare per sempre meno creando poi la spirale che ci porta alla crisi.
La mia opinione e' che e' meglio pagare di piu' ma alzare il livello economico che abbassare i prezzi per poi far girare meno soldi e trovarci tutti piu' poveri.
Il software gratuito non crea lavoro, ma lo distrugge e non mi frega se e' migliore, se combatte la Microsoft, se quelli che dicono che rovina il mercato dovrebbero andare a giocare con i giocattoli di Bill.
A me di Bill non frega nulla, del fatto che Stallman dice che e' giusto porter regalare all'amichetto un programma non mi frega nulla, del fatto che l'informazione deve essere libera non mi frega nulla (poi un conto e' l'informazione e un conto sono i prodotti finiti ed inoltre chi produce informazione merita un compenso per gli sforzi fatti)
Io voglio solo smetterla di vedere la mia professione vista al pari di una segretaria e pagata 2 lire.
Voglio smettere di vedere ditte come l'IBM che assumono meno personale specializzato perche' sfruttano strumenti free come eclipse
Perche' i vari "profeti" (manco migliorassero il mondo veramente) dell'open source non parlano mai di soldi?
Perche' i patiti di open source si fanno sfruttare dalle grosse ditte? guardate che se i giganti stanno appoggiando l'open source e' solo perche' hanno capito come servirsene a loro vantaggio e non certo per una questione morale.
Stallman parla bene... lui ha lo stipendio sicuro ed e' in cima, ma le sue ideologie perche' non le dice ai laureati con contrattino a tempo determinato che si limitano a fare lavori di basso livello.
Per me l'open source piace solo a chi puo' sfruttarlo e tra queste categorie includo:
1) Grosse aziende che modificando software gia' fatti evitano di assumere personale (assumono solo quello per le modifiche)
2)Persone che fanno installazioni e che possono far prezzi piu' bassi al cliente sfruttando il lavoro dei programmatori che hanno lavorato gratis
3)Programmatori di basso livello che non sarebbero capaci di realizzare software complessi e che invece possono limitarsi a modificare software fatti da altri
4)Ricercatori e professori che hanno la scusa per far passare che non stanno scaldando la sedia e che scrivono articoli o ricerche riguardo il mondo open.... tanto loro lo stipendio lo hanno!!!
5)Grossi clienti che ritengono di risparmiare denaro che resta nelle tasche del solito riccone
Aspetto i vostri insulti e grazie per aver letto le idologie di uno che vuole guadagnare bene e avere una vita serena.
Mi scuso per questo mio desiderio rendendomi conto del fatto che dovrei accontentarmi e andare a comprare riviste di informatica alla domenica pensando solo che tramite l'open (che spesso e' free!) combatto quel tiranno di bill.
Perche' si fanno riunioni per Linux ma MAI per combattere i contratti a progetto? boh

Brevetti Software al Senato

Prendo dal sito di Fiorello Cortiana, Senatore dei Verdi.
Giovedì prossimo, nell'aula del Senato della Repubblica, avvieremo la discussione della mozione contro la proposta di direttiva per la brevettabilità del software che ho presentato insieme a 99 colleghi di tutti i gruppi parlamentari, quasi un terzo di tutti i senatori. Sarà l'occasione, dopo Germania, Olanda e Spagna di rafforzare il fronte contro questa ipotesi, deleteria per il mondo dell'Information Technology in Europa.
Stiamo all'erta.

mercoledì 11 maggio 2005

Steve Jobs

Via Wall Street Journal e via Milano Finanza.
La grandiosità del capitalismo democratico americano può essere riassunta in un nome: Steve Jobs. Ciò che l'amministratore delegato della Apple ha regalato al mondo (dai Mac agli iPod) ha decisamente migliorato la vita dei cittadini.
Eppure, il suo genio ha sempre avuto un lato oscuro che si è manifestato ancora una volta. Infuriato per la diffusione nelle librerie di una sua biografia non autorizzata, la settimana scorsa Jobs è ricorso a misure drastiche: ha bandito il libro dai negozi Apple.
Potremmo anche ammettere che sia un suo diritto, ma è stata una mossa saggia? I proprietari dei negozi sono gli azionisti della Apple, non il suo a.d. L'innocuo volumetto avrebbe attirato i clienti nei negozi Apple. Ahimè, Jobs non si è fermato qui. Ha bandito dai "suoi" - negozi anche tutti i libri della casa editrice, la John Wiley & Sons.
Fra questi decine di famosi nerd books (libri per appassionati di informatica), come “Macs for Dummies”, scritto per i clienti della Apple inetti in campo informatico. Questa volta, però, l'inetto è stato Jobs.
La guerra di Jobs contro questo volume biografico fa seguito a un'altra decisione inopportuna, dettata, si potrebbe dire, da un impulso totalitarista. In gennaio, la Apple ha fatto causa a tre blogger accusandoli di avere pubblicato delle informazioni riservate sui prodotti Apple.
Uno di questi è un giovane studente universitario che scriveva pubblicazioni celebrative sul Mac dall'età di 13 anni. Nonostante tutto, l'America ama Steve Jobs. E anche chi scrive, anche se non dovrebbe. Anni fa, Jobs mi telefonò un sabato mattina per cercare di evitare che la rivista che gestivo allora, “Upside”, pubblicasse un articolo sulla NeXT, la sua seconda startup dopo la Apple. La NeXT stava fallendo e il nostra articolo l’avrebbe fatto sapere al mondo.
Al telefono Jobs mi lanciò le minacce più disparate, fra cui quella di “guardarmi le spalle” e quella, alquanto singolare, di “non andare in bicicletta da sola per strade buie”. Pubblicammo Farticolo.
Prima di diventare venture capitalist e finanziatore di Yahoo! e Google, Michael Moritz faceva il giornalista per la rivista “Time” e una volta scrisse un articolo sulla Apple. Jobs cercò in più occasioni di farlo licenziare. Decine di giornalisti potrebbero raccontare vicende simili.
Posso facilmente perdonare Jobs per la sua telefonata, perché grazie a lui la mia vita è cambiata in meglio. Il primo Mac del 1984 era talmente facile da usare e talmente grandioso che permise a me e a milioni di altre persone, di entrare nel mondo dell'informatica.
Qualche anno più tardi il Mac diventò il fondamento di un nuovo settore: il desktop publishing. lo e un mio amico pensammo che avremmo potuto fondare una rivista con un investimento minimo, acquistando solo due Mac e una stampante laser. Così facemmo. Ecco perché oggi lavoro nel settore delle riviste. Grazie, Steve.
Il fatto che Jobs abbia cambiato la mia vita in meglio non è un caso. L'impulso che guida Steve Jobs è quello di migliorare il mondo. Poco dopo avere fatto ritorno alla Apple, nel 1996, Jobs si è servito di inserzioni e manifesti pubblicitari per legare il nome della Apple a eroi rivoluzionari che hanno cambiato il mondo: Mahatma Gandhì, Cesar Chàvez; Rosa Parks, e così via.
Tuttavia, come molti rivoluzionari, Jobs sembra essere una persona che ama il mondo e detesta le persone. È noto per essere stato la causa dell'infelicità di molte persone, e non solo degli scrittori. La sua crudeltà va da attacchi verbali ai suoi stessi clienti a licenziamenti sommari di dipendenti che pare avessero commesso l'errore di portargli la bottiglia d'acqua della marca sbagliata. Per anni ha negato la paternità di una figlia.
In un libro intitolato “Infinite Loop”, l'autore Michael S. Malone parla di come, all'inizio degli anni 70, Jobs abbia persino truffato quello che poi diventò il co-fondatore della Apple, Steve Wozniak. A quel tempo, Jobs era un giovane programmatore freelance per la Atari. Convinse il suo amico d'infanzia, il genio della tecnica Woz, ad aiutarlo a scrivere un gioco chiamato Breakout, dicendogli che si sarebbero divisi il compenso (700 dollari).
Woz, che a quel tempo lavorava per la Hewlett Packard, lavorò notti intere per scrivere Breakout. Fu lui a fare tutto il lavoro. Il suo matrimonio ne risentì. A lavoro ultimato, la Atari pagò a Jobs 7 mila dollari. Jobs si prese il merito per avere scritto il gioco e pagò al suo amico Woz la metà di quanto concordato, 350 dollari. Anni dopo Woz si rese conto dell'inganno leggendo un libro sulla Atari e non poté trattenere le lacrime.
Il genio, l'idealismo, il carisma, il fiuto per gli affari, l'ossessività, la paranoia e la crudeltà racchiusi in personalità come quelle di Steve Jobs e di altri grandi simboli americani come Henry Ford e Howard Hughes si ritrovano anche nei peggiori tiranni del mondo. Il culto della personalità costruita attorno a Lenin e Mao non è molto diverso dal culto che i cosiddetti macolyte, (i fanatici dei prodotti Apple) hanno costruito attorno a Jobs.
Possiamo solo ipotizzare cosa avrebbe potuto diventare il genio bifronte di uno Steve Jobs bambino se un centinaio di anni fa una cicogna l'avesse lasciato cadere in Russia o in Cina. In quale direzione si sarebbero canalizzate le sue energie in un contesto non capitalistico? Supponiamo verso il suo lato oscuro. Portato in California da una cicogna nel 1955, Jobs è eresciuto tra gli alberi da frutto e si è ritrovato nella Silicon Valley, il cuore, dell'imprenditoria dell'America democratica.
Che fortuna per lui e per noi! Questo è il vero genio dell'America: prendere dei potenziali Lenin, mischiarli nel crogiolo del capitalismo e trasformarli in tanti Steve Jobs.

Karlgaard è l’editore della rivista “Forbes” e autore di “Life 2.0” (Crown Business, 2004).

Windows Mobile 5

Poche volte mi è capitato di trovare uno speech di Bill Gotes noioso ed inutile.
Ma è quanto è accaduto ieri nel corso del MEDC 2005, in cui ha presentato Windows Mobile 2005. In fondo non si tratta di una major release, come farebbe intendere il numero, ma di un aggiornamento della versione precedente.

La cosa curiosa è questa: Microsoft in questo mercato per la prima volta mostra i muscoli e abbandona il basso profilo tenuto finora. Parla di Word Mobile che mostra i documenti con le immagini, di PowerPoint Mobile che non ha mai avuto e dei grafici di Excel. Cose che il mio palmare e qualche buon software J2ME fanno già (il mio palmare mi permette di modificare anche i file di PowerPoint!).
Microsoft mi parla di ActiveSync 4.0, che dovrebbe aiutare ad usare sempre meglio il palmare e il cellulare dotato di sistema operativo Windows, utilizzando anche il bluetooth. Proprio quest'ultimo ritengo che sia la rivoluzione più importante di questa release di Windows CE, ora soprannominato Mobile perchè rientra anche nei prodotti embedded e nei cellulari. Dal punto di vista della connessione Bluetooth, infatti, sono stati fatti passi da gigante nell'integrazione, dimunuendo le Api da chiamare al sistema operativo per raggiungere la massima compatibilità. E' la prima azienda che si sta muovendo in questa direzione e certamente in futuro potrebbe raccogliere molti consensi.
Parlare invece di 3G, della sicurezza di memoria fissa, di gestione delle email, dell'uso della connessione Usb 2 o del DRM per i contenuti mi sembra una naturale evoluzione del sistema.
Il problema che si pone è piuttosto un altro: Microsoft sta seguendo una strategia per ricchi, per chi usa il PC e vuole un cellulare/palmare da portare sempre cin se. Mi pare quindi, ma potrei sbagliarmi, che si rivolga ad una nicchia di mercato, sebbene importante, mentre gli operatori hanno più interesse in altri ambiti.
Tra tutti Giovanni Bergamaschi citava l'esempio di un operatore spagnolo che a 70 euro pubblicizzava un cellulare dotato di Windows Mobile per usare Msn Messenger, ossia per stare in contatto con gli altri anche fuori da casa e comunque lontano dal computer.
Microsoft, secondo me, in questo ambito ha molto vantaggio rispetto alla concorrenza, con servizi di localizzazione e possibilità di creare server locali per chattare in uno stesso ambiente, migrati proprio da Windows.
Un altro ambito che ritengo possa portare delle crescite spaventose è quello delle applicazioni nelle automobili e in casa, per cui il mio "oggetto" comunica con gli altri intorno e può scambiare informazioni. Sarebbe bello poter ascoltare un disco in macchina, scendere e arrivare a casa e ascoltarlo dallo stereo, grazie al cellulare che ha passato l'informazione ed è l'unico "oggetto" che mi segue sempre. Potrebbe avere anche un'"intelligenza" limitata, ma deve comunicare con il resto.
Con i mezzi attuali, realizzare qualcosa del genere è davvero un attimo. In fondo copi la playlist di Windows Media Player, la posta è già condivisa per lo standard (basta lasciare la copia sul server), le foto e la musica sono su di un server o possono essere copiate sul cellulare e spedite alle periferiche (in fondo, cosa ci vuole a fare la copia del file delle canzoni di un CD che sto ascoltando, con i sistemi di cache dei lettori attuali?).
Lo stesso discorso vale per i video: portarsi con se la registrazione di un programma TV, già compressa per il formato desiderato sarebbe un attimo da realizzare, come avere a disposizione l'ultimo telegiornale. Stacchi il palmare/cellulare dal PC e hai sempre con te i file aggiornati.
Ci vorrebbe poco. Ma ci vorrebbe una visione.
Che invece nel discorso di Bill Gates, che riporpongo integralmente qui sotto, non ho trovato.










Un'ora e tre minuti di filmato. Da vedere per capire dove andremo a finire con i cellulari sempre più piccoli e potenzialmente intelligenti, e i palmari sempre più potenti (c'è un prototipo di palmare in cui si ruota lo schermo come per i tablet e sotto c'è una tastiera di dimensioni finalmente decenti).
Segnalo inoltre che al sito del MEDC 2005 c'è un podcasting di quanto presentato. Un altro segno dei tempi da parte di Microsoft e un trionfo per questo tipo di tecnologia.
Il fatto che Windows Mobile venga aggiornato anno dopo anno non è un buon segnale per il mercato, perchè esce oggi, i primi prodotti che lo adotteranno li vedremo a settembre (al salone del mobile e dell'arredamente d'ufficio qui da noi). In fondo Nokia ha fondato il proprio impero sulla stabilità del proprio sistema, che ora si traduce nella stabilità d'interfaccia. Nel rassicurare l'utente e nel metterlo in condizione di travare quel che serve.
Qualcosa vorrà pur dire. Windows Mobile è talmente personalizzabile che si può fare del prorpio cellulare un oggetto davvero unico. Un approccio molto diverso.
C'è da dire che Microsoft, molto probabilmente, intende con questa nuova release capitalizzare il vantaggio tecnologico che ha in termini di connessione Wi-fi, visto che nei prossimi mesi usciranno sempre più prodotti che integreranno Wi-fi e connessione Umts/GPRS. Un vantaggio che in Microsoft credo possano davvero sfruttare al meglio. Se però ci saranno degli sviluppatori attenti nel costruire soluzioni per i palmari/cellulari, che si connettano ai sistemi aziendali.
Una bella sfida.

martedì 10 maggio 2005

Non mi piace citarmi

Una mia indiscrezione per un giornale inglese di qualche tempo fa (10 aprile) su di un oggetto tecnologico innovativo sta facendo il giro del mondo in questi ultimi giorni.
Ora scopro che anche altre aziende stanno pensando di fare un palmare dello stesso tipo... Per l'iPod la vita sarà dura?
Ma dai....

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