giovedì 31 marzo 2005

Note

Ho una marea di messaggi che mi dicono, più o meno la stessa cosa, ossia che i blog vanno aggiornati, sennò sono altro, come ho scritto in queste pagine.
Ma siccome ho dei problemi, mi risulta difficile scrivere.
Tutto qui.

mercoledì 23 marzo 2005

Bill Gates e il corriere

Credo che in Microsoft si siano incavolati, vista la rettifica. L'originale era qui. Il link è questo.
IL DOPO BOLLA
Bill Gates oggi capitalizza 275 miliardi di dollari, nel febbraio 2000 la Microsoft arrivava a 465. E’ stata superata da GE, che oggi vale 309 miliardi di dollari e che all’epoca della bolla ne pesava 434. Ecco le attuali dimensioni di Borsa dei big dell’S&P 500 a confronto con quelle raggiunte nel periodo dell’euforia. Per una svista fatale, a pagina 18 dello scorso numero di Corriere Economia, questi dati erano stati segnalati in milioni di dollari e non in miliardi. Ci scusiamo con i lettori.

Tredicesimo rapporto Eito

Per comodità e anche per il fatto che non sono andato alla presentazione e il rapporto me lo manderanno oggi, prendo spunto da quanto scritto su 01net da Luigi Ferro. La ripresa per il comparto ICT c'è, non è solo una sensazione.
Il grande freddo è definitivamente finito. L'Ict ha ricominciato a marciare e, pur senza tornare ai fasti del passato, ci aspettano un paio d'anni di crescita. Così parla Eito nel suo 13° rapporto che assegna all'Europa una crescita del 3,4% nel 2004 rispetto al 2,9 degli Stati Uniti. La stima per il 2005 è del 4,1% (3,9% gli Usa) mentre per il 2006 si dovrebbe tornare al 3,9% nel Vecchio continente con gli Stati Uniti che accelerano fino a un segno positivo del 4,5%.
In questo scenario che volge al bello l'Italia arranca guadagnandosi nel 2004 e nel 2005 l'ultimo posto con una crescita del 1,1% e del 3,7% per poi superare nelle stime del 2006 Francia e Germania con un saldo positivo del 4,3%. Colpa soprattutto dell'It visto che le telecomunicazioni vedono lo Stivale guidare la crescita nell'anno appena trascorso con il 3,7% di aumento e proseguire con il 4,4% nel 2005 cedendo la prima piazza alla Gran Bretagna (che crescerà del 3,9%) nel 2006 con un aumento del 3,7%.
E sempre con Uk ci giochiamo la leadership per l'aumento della banda larga. Secondo il rapporto presentato dal presidente Bruno Lamborghini, nel periodo che va dal 2003 al 2007 l'Italia avrà una crescita media del 39% contro il 42,3% degli inglesi che si traduce in 9,5 milioni di linee Adsl per la fine del periodo preso in esame. Più limitata, ovviamente, la crescita degli abbonamenti mobile che dal 2003 al 22007 aumentaranno con un tasso medio del 3,5% per un totale di 63,8 milioni di abbonamenti. Buone soddisfazioni arriveranno anche dall'e-commerce con il b2b pronto a salire del 42% da qui al 2008 e il b2c che dovrebbe crescere del 46,5%.
Più a breve termine le previsioni sull'elettronica di consumo che nell'Europa occidentale nel 2005 rispetto al 2004 dovrebbe vedere la crescita dell'advanced tv (32,3%), delle fotocamere digitali (+15,6%), set top box (11,5%), digital personal audio (18,4%) per un aumento del valore medio del mercato del 6,2%.
Sempre più vicino, ha osservato Lamborghini è l'obiettivo”any content, any time, any platform, anywhere” verso il quale si muovono i vari attori del mercato, mentre i driver della crescita sono la migrazione dal Gsm al 3G, la diffusione dell'Adsl, Voip e Iptv, wireless, la diffusione degli apparecchi digitali, la mobilità, la musica e i video digitali, Rfid oltre a Open source e file sharing.

Siae replica a Asmi

Non ho finito di postare il messaggio sulle rivendicazioni Asmi, che mi scrivete mandandomi la replica della Siae.
Per comodità uso Asca. Non commento perché è inutile.
La Societa' Italiana Autori e Editori, in una nora, replica a quanto sostenuto dall'ASMI circa il compenso per copia privata. Scrive la Siae: ''1) Il compenso per copia privata che non e' una tassa, non e' fissato dalla Siae ma dalla legge operante in Italia fin dal 1992. La Siae si limita a riversare tale compenso agli aventi diritto: autori, produttori, interpreti, per rifonderli in parte dal mancato acquisto dei prodotti originali. La royalty sui supporti vergini e' presente in quasi tutti i paesi europei e in gran parte dei paesi del mondo. 2)Questo compenso esiste in Italia da 15 anni e, nel recepimento della Direttiva Europea 2001/29/CE, e' stato semplicemente adeguato alla media dei paesi europei. 3)Una vasta giurisprudenza ha legittimato da tempo il compenso per copia privata, i cui principi sono stati confermati dall'UE. D'altra parte, dove la copia privata non e' ammessa (vedi Gran Bretagna) le registrazioni personali di opere tutelate sono sanzionate anche penalmente. 4)Per oltre dieci anni gli autori e l'industria culturale italiana (da quella musicale a quella cinematografica) sono stati penalizzati rispetto ai mercati esteri, in cui il compenso per copia privata e' 30/50 volte superiore a quello italiano. Basti dire che attualmente l'ammontare degli incassi per copia privata e', solo in Francia e in Germania, piu' del doppio di quello italiano''.

L'Asmi contro l'Urbani

Eiste una categoria che si batte contro gli effetti assurdi della legge Urbani.
Ed è una categoria produttiva! Come avevo detto tempo fa, chi produce supporti in Italia viene tassato, mentre chi lo fa all'estero e si avvale di una distribuzione "parallela" non paga la Siae. Concorrenza sleale?
Prendo da Corriere.it e non commento ulteriormente. Il taglia e incolla ha degli errori, presenti nell'originale.
MILANO -La caccia al "pirata" digitale ha portato a una serie di effatti bizzarri nelle nuove legislazioni. Forse non tutti sanno, per esempio, che acquistando una cassetta vergine,(oggi sempre meno usata) un cd o un dvd registrabile o anche una memory card ogni consumatore paga, con il prezzo, anche un versamento alla Siae come se quel supporto, vuoto, fosse già inciso con le canzoni di Sanrmo o con l'ultimo film di Spielberg. In pratica: siccome si presuppone che il supporto serva per fare una copia (legale) di un prodotto acquistato (e sul quale l'utente paga il diritto d'autore) la legge precvede che anche il supprto regine debba essere soggetto a quello che viene definito "equo compenso" per la copia che viene incassato dalla Siae.
TASSA AUMENTATA DEL 3000% - Ora, dopo circa un anno e mezzo dall’entrata in vigore del decreto in materia di diritto d’autore e copia privata, l’Associazione Sistemi e Supporti Multimediali Italiana e alcune aziende (Computer Support Italcard, Datamatic, Imation, TDK Marketing Europe, TX Italia, Verbatim) hanno intrapreso un’azione legale contro la Siae. Scopo: veder riconosciuta l’incostituzionalità degli articoli del decreto che trattano il tema della definizione dell’equo compenso. Secondo i promotori dell'azione il recepimento della direttiva comunitaria 2001/29 ha portato all'introduzione in Italia di un aumento del compenso per copia privata sui supporti di registrazione, calcolato in misura fissa per ogni tipologia di supporto. Ma, dice l'associazione, tale compenso (e la sua entità) era già previsto in una normativa preesistente. Il legislatore ha arbitrariamente fissato i nuovi compensi con incrementi che in alcuni casi si avvicinano al 3000%. Tale aumento ha comportato un aumento dei prezzi di vendita, che in alcuni casi sono stati anche dell’ordine del 60%.
CROLLO DEL MERCATO - In un anno, dice l'Asmi, il mercato è crollato: i CD-R -38,7%, i CD-R audio - 41,8% , cassette e videocassette sono in vcaduta anche perchè il mercato si muove verso idvd, unico stettore comunque in crescita. Il dato globale porta a un -40%. i DVD-R. «La legge - dice Mauro Santi Presidente dell’associazione - non prevede diversità di trattamento tra riproduzione analogica e digitale, non tiene conto della presenza di misure di protezione anti-copia di cui molti DVD e CD sono dotati e non distingue tra apparecchi e supporti in grado di diventare strumenti di riproduzione di opere protette, e viceversa. I fenomeni tecnologici devono essere studiati, capiti ed interpretati: ci auguriamo che i lavori della Commissione Interministeriale presieduta da Paolo Vigevano possano rappresentare un punto di partenza per rilanciare il comparto tecnologico in un’economia in cui i confini sono transnazionali ed in cui l’applicazione di legislazioni locali imbavaglia in partenza qualsiasi espressione imprenditoriale. Contenuti, contenitori e reti distributive devono poter crescere di pari passo in modo da non penalizzare i consumatori che per definizione premiano il libero mercato perché porta benefici in termini di prezzo ed innovazione".
ECCESSO DI TUTELA - Il parere è condiviso da Roberto Liscia, Presidente di ANEE , Commissione servizi e contenuti di Assinform: « E' assurda l’imposizione di una tassa su ogni strumento di digitalizzazione, dando per scontato che vi si riproducano opere soggette al diritto d’autore. Il sistema dell’equo compenso prevede un indennizzo preventivo di possibili atti di pirateria quando si acquistano supporti digitali e apparecchi di duplicazione. Così per combattere la pirateria di fatto la si legalizza, considerandola inevitabile e scontata. Paradossalmente ci si trova a dover pagare il diritto d’autore anche sulle memory card dove si scattano le foto di famiglia…. Siamo ad un eccesso di tutela che, lungi dal salvaguardare gli autori, non fa che diffondere ancora di più la legittimazione verso lo “scaricare” piuttosto che caldeggiare l’acquisto per la fruizione. Si pone d'altronde il problema della redistribuzione tra gli autori delle somme percepite in modo “aprioristico”. È infatti impossibile sapere quali contenuti siano stati scaricati.

martedì 22 marzo 2005

Chiama tutto il mondo a poco per Pasqua

Ho trovato un servizio che non ti fa abbonare a niente, che non usi nient'altro che il tuo telefono Telecom o Fastweb, e che ti fa chiamare tutto il mondo a pochissimo: 1,2 centesimo al minuto (sei centesimi di scatto alla risposta).
In realtà all'interno del sito si parla di un centesimo al minuto, ma credo che non Comunque, basta fare un numero 199 per chiamare.
Il link è qui. Meglio dei negozietti phone center. Ovviamente è una promozione.

Più avanti del Voip

Non si fa altro che parlare del Voip.
Segnalo un servizio, tutto su web, installa poca roba, per parlare e videoparlare con internet.
Il link è questo, il nome è 3WVP. Qui trovate il blog del curatore. Che potete videochiamare, in inglese o in spagnolo, visto che si tratta di un servizio di messicani!

Gli italiani e il web

Prendo direttamente da Reuters e non commento, anche se la media mi pare esagerata vista la diffusione della Adsl a consumo (che è un freno alla diffusione di molti servizi web).
L'uso domestico di Internet in Italia è aumentato del 15%, a una media di 8 ore al mese, in febbraio rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. E' quanto emerge da una ricerca condotta dalla Nielsen/NetRatings presentata venerdì.
Ma sono i navigatori di Honk Kong ad aver usato di più Internet a casa in febbraio, con 21 ore e 53 minuti, a un tasso di crescita del 25% rispetto ai dati di un anno fa. Anche in Francia si è assistito a un incremento del 19%, arrivando a 14 ore e 26 minuti, mentre gli utenti giapponesi hanno passato online 14 ore e 51 minuti, +12% in confronto al febbraio 2004. Gli americani invece hanno navigato meno in Internet a casa, in media 13 ore e 44 minuti, in febbraio, dato in calo del 2% rispetto a un anno fa. La ricerca è stata condotta in 12 paesi che rappresentano più del 70% di utilizzatori del Web nel mondo. Tra questi paesi solo gli Stati Uniti hanno sperimentato una diminuzione dell'uso domestico di Internet.

venerdì 18 marzo 2005

Microsoft: Per Ue misure insufficienti

Prendo da Reuters.
L'ultima offerta avanzata da Microsoft per adeguarsi alle sanzioni imposte dalla Commissione europea è insufficiente, ha detto oggi un portavoce della Commissione. "Sulla base dei risultati di un esame effettuato sul mercato, ci sono seri dubbi che Microsoft stia mettendo in opera la prevista compatibilità", ha detto il portavoce Ue per la competività Jonathan Todd. La compatibilità è uno dei due provvedimenti che l'Ue ha imposto a Microsoft lo scorso anno, insieme a una multa da 497 milioni di euro. Secondo la Commissione, Microsoft era rea di concorrenza sleale, anche nel mercato dei server per gli uffici per collegare le stampanti e permettere l'accesso ai file, il cosiddetto problema dell'"interoperabilità".
Insomma, anche facendo lobbing, senza Monti, Microsoft non ce l'ha fatta.

Yahoo!: Cucù! anzi KelKoo

E' da un po' di tempo che non parlo di Yahoo. Anzi, è da un po' di tempo che Yahoo Italia non parla proprio. Siccome ieri un amico mi chiedeva "come è messa la situazione internet in Italia", mi sono fatto qualche domanda. A questo, per onestà, devo aggiungere una "soffiata" sulla dipartita di larga parte del management di Yahoo Italia.
La situazione di Yahoo Italia è disastrosa. Nel senso che per anni è stata una guida, un'azienda innovatrice, una di quelle che aveva superato brillantemente lo sgonfiamento della bolla speculativa di internet. Non so cosa possa scrivere il Corriere Economia in termini di valore (è una battuta), ma sembrava qualcosa di solido, con servizi intelligenti, con campagne di marketing per le aziende che sceglievano il circuito Yahoo molto importanti. Insomma, un'azienda che andava oltre il banner. Poi, tutto d'un tratto, Yahoo si prende Kelkoo. Solo che qui in Italia Kelkoo si inghiotte Yahoo, nel senso che praticamente tutto il management di Yahoo è stato sostituito da quello di Kelkoo. Figure professionali spariscono (la comunicazione è sotto l'amministratore delegato, che avendo altri problemi, finisce per non comunicare), finiscono gli investimenti.
Temo che siano finiti i quattrini, hanno rescisso alcuni contratti in essere per difficoltà e a questo punto quello che era uno dei siti guida nel mare magnum di internet sta andando lentamente alla deriva. Eppure era uno di quelli in cui il modello di business basato sui ricavi pubblicitari pareva funzionare. Questa è la situazione, vista da fuori. Non ho parlato con alcune persone che conosco all'interno di Yahoo. Ma tutto lascia intravedere che non si tratta senmplicemente di una razionalizzazione interna. Spero di sbagliarmi.

giovedì 17 marzo 2005

Indiscrezione su PSP!

Il lancio americano di PSP vedrà, oltre ai giochi che in parte sono presenti già in Giappone (uscita a dicembre), ci saranno dei film.
Gli UMD movies avranno un prezzo di 20 dollari, e i titoli saranno "National Treasure," "Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl," "Reign of Fire," "Kill Bill Vol. 1" e "Hero".
La notizia è di <a href="http://www.usatoday.com/tech/products/software/2005-03-17-psp-movies_x.htm">UsaToday</a>.

Indiscrezione da ... poco ... su PSP!

Il lancio americano di PSP vedrà, oltre ai giochi che in parte sono presenti già in Giappone (uscita a dicembre), anche dei film.
Gli "UMD movies" avranno un prezzo di 20 dollari, e i titoli saranno "National Treasure," "Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl," "Reign of Fire," "Kill Bill Vol. 1" e "Hero".
La notizia è di UsaToday.

Il nuovo portale di 3

Da ieri 3 ha deciso di fare pagare 9 centesimi l'accesso alle pagine del proprio portale da telefonino, contro le prime pagine, anzi le home page, gratis.
A fronte della promessa di servizi e news in prima pagina, quello che gli utenti di 3 hanno visto non sono altro che link ad altre pagine interne.
Io capisco che quelli di tre devono pur campare, visto che in pratica regalano i cellulari, ma non è pensabile che prendano in giro i propri clienti, con continue rimodulazioni tariffarie, facendo pagare le chiamate al call center per i problemi della loro rete e via di seguito. E faccio questo discorso come utente 3 contento. Figuriamoci se mi facevano incavolare...

mercoledì 16 marzo 2005

Per chi ha Alice Adsl a tempo

Una notizia per tutti coloro che hanno Alice Adsl e pagano una tariffa oraria di connessione. Andate alla pagina (italiana) degli Ovetti Kinder. Non serve che vi registriate. Aspettate la presentazione e cliccate sul bottone "Alice/sveglia".
C'è una bella sorpresa, da qui a giugno.

Il corriere economia

Quando non ci pensa Gasperetti (comunque ha colpito anche lunedì scorso) ci pensano da soli.
Leggo testualmente che, secondo il dorso economico del Corriere della Sera (mica panzane), Microsoft vale 275 milioni di dollari.
Quasi quasi mi faccio portavoce di un fondo tra utenti e con 1000 euro ciascuno ce la portiamo via!
Ma il bello è questo: nel 2000 l'azienda di Bill Gates, secondo il ben informato Corriere Economia, valeva 475 milioni!
Il pezzo lo trovate qui, ma per completezza d'informazione, lo trascrivo qui sotto.
Bill Gates era primo. E oggi, cinque anni dopo lo scoppio della bolla, la sua Microsoft ha perso solo una posizione tra le 500 azioni che formano l’indice S&P. La cura dimagrante della capitalizzazione però è stata notevole: nel febbraio 2000 Microsoft valeva in Borsa 465 milioni di dollari. Oggi, seconda dopo il colosso old economy General Electric, è scesa a 275,7 milioni. Pur rimanendo regina, insomma, si è sgonfiata. Proprio come la bolla. Ma, a conti fatti, non tutte le star di cinque anni fa se la sono cavata così bene. Gli analisti di S&P hanno messo in fila le dieci dive di allora (in termini di capitalizzazione) per vedere che fine hanno fatto oggi. Gli scivoloni più lunghi sono quelli di Cisco, Oracle e Lucent. La prima era seconda nel febbraio 2000 (452 milioni di dollari), oggi è solo diciottesima. E ne vale 115,5. Oracle era settima, con un valore di Borsa pari a 203 milioni di dollari: oggi ne vale 43 ed è cinquantesima. Drammatica la fine di Lucent: da ottava, con 189 milioni di dollari, si ritrova 132esima, con 16.
Fin qui i declassamenti. Poi ci sono anche le promozioni. Dovute a crescite di valore, anche se non sono mai così spettacolari quanto le perdite. E’ in ascesa Citigroup: valeva 174 milioni in decima posizione. Oggi è quinta con 222 milioni. E anche i super mercati di Wal Mart crescono: erano sesti con 217, ora sono quarti con 240. Piccolo miglioramento pure per Exxon Mobile: era quinta con 260 milioni, oggi è terza, subito dopo Microsoft con 270,8.
Ma com è la Wall Street del dopo bolla? In generale, scrivono gli analisti di S&P, 304 delle 404 azioni non tecnologiche che fanno parte dell’indice più rappresentativo della Borsa americana quotano oggi a livelli più alti di quelli raggiunti il 24 marzo del 2000, quando l’S&P 500 arrivò al suo massimo storico di 1527 punti.
I titoli tecnologici, invece rimangono ben al di sotto delle quotazioni raggiunte in quella data e solo 11 delle 78 ex stelle hi tech hanno guadagnato negli ultimi cinque anni.
I titoli tecnologici del grande paniere sono più che triplicati di valore tra il 1998 e il 1999, ma hanno perso nei due anni successivi l’82%. «Il risultato netto, dopo il successivo rimbalzo, è che queste azioni perdono ancora in media il 68% rispetto ai massimi del marzo 2000. Il che significa che devono recuperare il 209% per tornare dove erano cinque anni fa», spiega lo studio di S&P.
I veri vincitori del quinquennio sono, alla fine, i grandi pagatori di dividendo. I titoli con la cedola, in media, hanno avuto una performance annualizzata del 19,8%, con 307 azioni rivalutate anche in conto capitale su 359.
Mentre i titoli senza dividendi hanno reso in media il 3,4% l’anno. E solo 39 su 113 hanno all’attivo una crescita delle quotazioni.

Io capisco che per fretta uno scriva un bestiata. Capita, ci mancherebbe altro. Ma questo pezzo è spettacolare, perché non solo prende lucciole per lanterne, ma non tiene assolutamente in considerazione la bolla speculativa di internet, anzi la ignora, e non si rende conto che avere una quotazione di un quinto rispetto ai massimi storici è un risultato clamoroso.
Mi chiedo se in Via Solferino qualcuno legga, prenda minimamente in considerazione, quel dorso spassoso. Ma ovviamente qualcuno che lo tiene in considerazione c'è: Rcs Pubblicità.
PS Mi ha chiamato Caprotti: Esselunga vorrebbe allungare le mani su Wal-Mart. Anche Bernasconi di MediaWorld ci sta facendo un pensierino. Io punterei a Exxon, e punterei tutto sull'olio di colza!

martedì 15 marzo 2005

PSP in ritardo in Europa

Caspita, tanti soldi spesi in marketing e markette. E poi ti rinviano il lancio europeo. Un bel boomerang per Sony, a vantaggio del Nintendo DS che sul mercato c'è già. Ufficialmente gli stabilimenti della Sony non sono riusciti a produrre abbastanza Psp per poterle lanciare simultaneamente in tutto il mondo.
Ditelo a Rita Levi Montalcini!
A proposito di Nintendo DS, va sottolineata l'uscita di tre titoli "educational".
Il primo è un dizionario giapponese/occidentale con funzioni di chat senza fili, che permette la ricerca rapida dei termini sconosciuti o l'invio delle parole ad un altro utente DS, per un possibile aiuto nella ricerca del significato. La seconda è un puzzle game, mentre il terzo è un quiz generalista che supporta, oltre al touch screen, il microfono integrato.

L'ultima follia Microsoft sulle patch

La prendo direttamente da ZeusNews e non commento.
Secondo la Reuters, che a sua volta cita il Wall Street Journal (WSJ) di venerdì scorso, Microsoft sarebbe in procinto di dare la priorità al governo americano nel risolvere eventuali buchi di sicurezza per i propri sistemi Windows e non solo.
Secondo un progetto che verrà implementato nel corso del 2005, Microsoft consegnerà all'aeronautica militare statunitense le patch per riparare le vulnerabilità gravi fino a un mese in anticipo rispetto al loro effettivo rilascio. "Il dipartimento di sicurezza interna U.S. notificherà in anticipo i problemi alle altre agenzie governative e fornirà loro le patch necessarie,"sostiene il WSJ.
Se la garanzia di priorità provenisse da un'azienda di trasporti, o da uno studio di avvocati, non ci sarebbe niente di strano. Per queste aziende l'erogazione di un servizio occupa alcune risorse finite, e destinarne una parte per un cliente importante sarebbe nell'ordine delle cose.
Ma una patch è software, un insieme di dati, replicabile all'infinito senza costi, e può essere messo a disposizione via internet in pochi secondi in tutto il mondo.
La logica vuole che, appena pronta la pezza, questa venga distribuita al più presto. Quindi non ci può essere un anticipo di un mese, a meno che non si posticipi il suo rilascio ufficiale.
Detto in soldoni: non è possibile dare un privilegio al super cliente, ma posso creare un disagio per i comuni mortali, posticipando il rilascio di un mese. Quel mese che serve per rispettare l'impegno. Questo, dunque, sarebbe il senso dell'accordo tra governo U.S.A. e Microsoft.
Gli utenti Windows potranno così trovare scritto sul sito: "Sì, sappiamo che c'è una falla, e vi abbiamo pure posto rimedio. Ma dobbiamo rispettare alcuni contratti, quindi per un mese vi attaccate al tram." È per questo che si pagano le licenze?

I blog e le aziende

In tanti si stanno chiedendo perché non dico la mia sulla discussione blog-aziende, che è nata sul blog.
Il fatto è questo: non partecipo, né come relatore né come spettatore, a nessun convegno sui blog.
Perché? Perché non ho niente di sensato da dire.
I concetti che passano sono: bisogna avere un blog; bisogna alimentare il blog, bisogna avere contatto con i lettori; ...
Che differenza c'è rispetto ad un sito tradizionale? Qualcuno me lo può spiegare?
Io qualche risposta l'avrei, ma devo avere tutti gli elementi per giustificare la mia opinione.
Altrimenti si tratta solo di una moda.

Provocazione sulle contraffazioni

Il digitale sta spingendo molta gente a comportarsi in un modo che, nella vita normale, lontano dal computer, non tollererebbe da parte di nessuno. Di questo fatto, non ho mai trovato nessun sociologo pronto a darmi delle spiegazioni.
Ma pazienza.
Di fatto, il nostro Governo e il nostro Parlamento sono impegnati a combarre una dura battaglia contro la pirateria. Sacrosanta. Ma particolare.
Oggi, per proteggere l'Italia dalla pirateria del software, della musica, della moda, c'è un dispositivo di legge che prevede multe salatissime a chi acquista.
In pratica, trovi una bancarella che vende delle borse firmate contraffatte, ne prendi una e ti becchi una multa allucinante. Ancora un po' e ti mettono in galera.
Ieri sono andato a farmi cambiare la marmitta della macchina. Mi propongono una marmitta non originale, quindi non della casa madre della mia auto. Non è che si tratti della stessa cosa? Lo stesso vale per il tergicristallo, ma anche per le cartucce della stampante. Alla fine, hanno pensato ad un dispositivo che è tutto da dimostrare: di fatto, basta che nella borsa finta si metta una scritta finta, e il gioco è finito.
In pratica, mi pare che si cerchino delle soluzioni per scoraggiare la "contraffazione" spicciola, piuttosto che quella industriale. Si finisce che concetti ormai consolidati come "citazione" siano ben diversi dal "plagio". Bisognerà che si faccia qualcosa. Ma che sia serio e non di facciata.
Facendo un esempio sullo sharing di file, un docente universitario parlava delle biblioteche, di come queste dovranno nei prossimi anni pagare i diritti, come avviene per il noleggio dei film. Ma se i film sono cultura, non sarebbero soggetti allo stesso trattamento dei libri, non il contrario? Anche in termini di Iva (4% per i libri, 20% per i dvd).
Insomma, il nostro sistema economico ha partorito figli e figliastri, le leggi lo hanno assecondato e oggi la distribuzione su internet e l'allargamento dei confini sta mettendo in ginocchio il sistema. Ma a nessuno viene in mente che il sistema economico sviluppato in questi anni (tanti) fosse profondamente sbilanciato?

lunedì 14 marzo 2005

Infopoverty: il computer per crescere

Infopoverty è un programma nato in ambito ONU e coordinato da OCCAM (Osservatorio sullo sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione, creato nel 1997 dall’UNESCO). E' attivo da oltre 5 anni nella creazione di villaggi digitali dotati di apparecchiature ad alta tecnologia, che rappresentino un modello concreto per lo sviluppo delle comunità svantaggiate nel mondo. La prima esperienza in tal senso risale al 1999, quando lo stato dell’Honduras fu completamente devastato dall’uragano Mitch. Da quel tragico evento nacquero due nuovi villaggi situati nei pressi di San Ramon e nel distretto del Lempira, realizzati da Infopoverty grazie anche ai fondi previsti dal Programma Solare dell’UNESCO. Tali villaggi furono attrezzati per l’utilizzo dell’energia solare, sfruttata anche nell’alimentazione di apparecchiature utili alla conservazione di medicinali, oltre ad essere forniti di connettività satellitare per interrompere l’isolamento con l’esterno. I villaggi dell’Honduras hanno quindi rappresentato per Infopoverty un importante momento, anche per il raggiungimento di una consapevolezza ancora più solida rispetto al passato sulla concreta possibilità di portare soccorso e sostegno continuo a comunità in emergenza tramite l’utilizzo della tecnologia. Il bagaglio di esperienza maturato in Honduras si è rivelato molto prezioso per Infopoverty nella realizzazione del villaggio digitale tunisino di Borj Touil.
La decisione di realizzare il villaggio digitale in Tunisia era stata approvata dai partecipanti all’edizione del 2004 della Infopoverty World Conference, mentre la scelta è ricaduta proprio sulla comunità svantaggiata di Borj Touil grazie all’individuazione e alla segnalazione del Fondo di Solidarietà Nazionale della Tunisia. Borj Touil, la cui inaugurazione è prevista per il prossimo Summit Mondiale sulla Società dell’Informazione (WSIS) di novembre, è dotato di nuove infrastrutture che ospiteranno i tre punti focali del villaggio:

  • Il centro di accesso comunitario per l’utilizzo di internet
  • L’unità di educazione e training per la comunità in modo da istruire adulti e ragazzi nell’impiego degli strumenti tecnologici
  • Il centro di telemedicina, grazie al quale sarà possibile richiedere ad ospedali di tutto il mondo diagnosi e cure in tempo reale e informazioni su medicinali da reperire.


L’esempio di Borj Touil a sua volta sarà fondamentale nella realizzazione di altri villaggi digitali per comunità svantaggiate, soprattutto alla luce della recente e disastrosa sciagura provocata dallo Tsunami alle popolazioni del Sud Est asiatico.

Il PC per Intel o Amd

Devo dire che la novità più interessante di Hannover è stata la scheda madre di ECS, modello PF88, che può usare sia processori Intel Pentium 4 sia AMD Athlon 64.
La scheda madre è basata su chipset SiS965 (Southbridge) e SiS656 (Northbridge) che supporta processori Intel P4, ma con una scheda di conversione, sulla stessa motherboard è possibile installare un processore AMD Athlon 64. Migliori informazioni le trovate qui.
Devo ammettere che è un buon taglio sul costo di sviluppo dei PC, un'idea originale e intelligente. Che ovviamente si può migliorare.

venerdì 11 marzo 2005

Microsoft e Lotus Notes

Non si parla d'altro sulla rete. Microsoft ha acquistato un'aziendina: Groove. Fin qui non ci sarebbe nulla di nuovo o di significativo. Però Groove è specializzata in software per lavorare in remoto (semplificando il concetto).
Ma l'interesse di Microsoft è ben altro: questa'azienda era stata creata da Ray Ozzie, che altri non è che il creatore di Lotus Notes, un vero e proprio genio. Ora, l'azienda di Bill Gates pare abbia offerto a Ozzie il ruolo di Chief Technology Officer in Microsoft.
Insomma, a Redmond stanno prendendo molto sul serio la sfida dei prodotti per l'ufficio, vista la quantità di annunci, eventi e acquisizioni. Qualche analista si sbilancia nel commentare la notizia in chiave Longhorn. Io mi limiterei a pensare a quanto fatturato porta Office System, che è una bella fetta, quindi l'azienda si trova costretta a ridisegnare, nel corso dei prossimi due anni, i progetti per creare prodotti sempre più innovativi e possibilmente utili.
Per scrivere, far di calcolo e presentare ci sono già molti rivali. Ma se si integra tutto con i server aziendali, la sicurezza e la comunicazione, Microsoft può avere una marcia in più.
Magari mi sbaglio, ma siccome non ritengo certo Microsoft un'azienda di stupidi, stanno semplicemente allargando il tiro per mantenere la posizione di controllo del mercato.
A differenza di altre aziende dell'ICT, lo fanno in modo corretto, dando anche ossigeno al mercato stesso attraverso le acquisizioni.
Invece, su tutto il resto, possiamo discuterci per ore e ore.

Gnome punta all'eccellenza in Linux

E' uscita la versione 2.10 di Gnome, l'interfaccia grafica (per semplificare il concetto e usare un termine vetusto) per Linux e per altri sistemi Unix.
Le informazioni le trovate a questo link.
Devo dire la verità, questa versione mi ha davvero colpito, sia per le novità (player multimediale, conversazioni, email) sia per la solidità del sistema. Io ho sempre prediletto Kde, un po' per pigrizia, un po' perchè in fondo non è male. Ma siccome sto assemblando una nuova versione di Italian Knoppix, penso che inizierò a farci un pensierino..
Intanto, Klaus Knopper al Cebit ha presentato la nuova versione di Knoppix originale, la 3.8. Ora per default monta il kernel 2.6, tra i programmi c'è OpenOffice 1.1.4, Firefox e soprattutto si integra meglio con le reti wireless.

giovedì 10 marzo 2005

Personalizzare Google News

Google News è personalizzabile.
Basta cliccare sulla voce Personalizza Google News in alto a destra e in un attimo è possibile ridisegnare la pagina di news e inserire due sezioni, una delle quali con un argomento a piacere, impostando semplicemente una parola chiava o utilizzando la funziona avanzata. Utile.

OpenSource è il volontariato tecnologico

Prendo spunto da una lettera di Enrico, mio vecchio compagno dell'Università, oggi responsabile di un'azienda che opera in ambiente Ibm, che parla di OpenSource come risorsa nuova.
Se pensiamo al software OpenSource, cambiamo prospettiva. Usciamo dalla logica della compravendita, che ha caratterizzato l'esistenza dell'uomo da sempre, per passare ad un concetto più alto, che è presente nella società e si chiama solidarietà. L'OpenSource è prima di tutto dono. In secondo luogo è condivisione del dono stesso.
Senza cadere nella retorica cattolica, questo punto di vista è facilmente comprensibile a tutti. Chi fa l'OpenSource svolge un compito di volontariato, tecnologico e un po' diverso dal volontariato come lo intendiamo noi.
Ma è così.
Si scarica un programma OpenSource perchè ritiene che possa servire ad un suo scopo (creare un sito web, un programma di contabilità, messaggistica, e via di seguito). Già quindi è necessario del tempo per cercarlo, installarlo, provarlo, vedere se risponde alle esigenzse e risolve un problema.
Poi inizia ad usarlo e che fa, partecipa ad un forum in cui spiega quello che fa, condivide con gli altri le sue esigenze e aspettattive. Potrebbe fermarsi qui, suggerendo. Il suo contributo è vantaggioso per la comunità e lui stesso trae vantaggio (economico nel caso in cui sostituisca un software a pagamento con uno gratuito), altrimenti è un vantaggio operativo. Di certo lavora, per cui un vantaggio economico è intrinseco.
Poi c'è chi invece decide di mettere mano al codice, decide di programmare. Una volta realizzate le modifiche, le rende disponibili agli altri, ma le ha create secondo le proprie esigenze e quindi ha certamente tratto un profitto.
Se il web è pieno di siti ospitati da piattaforma Linux, programmati in Php, con database MySql, è chiaro che gli attori, le software house intese alla Microsoft, sono poche e non diventano certo ricche. Ma quante piccole aziende, sviluppatori interni e via di seguito ci sono e ci campano con queste soluzioni? Si tratta di un fiume di gente, silenzioso, non organizzato. Ma esistente.
I brevetti software, pensati dalle grandi aziende, tenderanno a spazzare queste piccole realtà. Questa economia del tutto nuova, che viene dal basso e che si sviluppa grazie all'impegno personale, all'ingegno e alla cooperazione con gli altri.
Secondo me è necessaria una riflessione su questo tema. Piuttosto profonda.
Non so se si tratti di una forma di economia nuova. Ma è un modello di economia. Che funziona ma del quale non si può parlare.

La banda larga e il Voip

Secondo Texas Instruments la telefonia su internet sarà alla guida del mercato e sarà dunque la prossima applicazione a portare la banda larga nelle case della gente.
Da quanto tempo lo dico su questo blog? Allora, se guardiamo delle situazioni a caso, pensiamo alla Germania, vediamo che ormai la connessione Adsl si vende con un numero Voip collegato.
Adsl + Voip = 25 euro
Un modo efficace per mettere fuori mercato Telecom.
Da noi quanto costa l'Adsl? 30 euro se va bene. E quindi aggiungiamo il Voip: 20-30 euro con Parla.it, che è la tariffa flat migliore per Italia e Europa.
Qualcosa deve cambiare. Ne sono sicuro.

mercoledì 9 marzo 2005

L'Italia del Web a gennaio 2005

Trovo su Repubblica.it e non mi sogno di commentare. Lo so, è di ieri, ma mi era sfuggita l'uscita dei dati Audiweb.
Buone nuove dal mondo di Internet. Secondo i dati Audiweb citati dal rapporto Isimm, nel gennaio 2005 in Italia l'universo degli utenti della Rete è stato di 30,7 mln (+6% rispetto al gennaio 2004); nello stesso periodo, il tempo medio mensile trascorso in internet è passato da 9 ore e 36 minuti a 10,30.
Non solo: il 49% degli internauti sarebbe disposto a pagare l'informazione on line, una percentuale che sale al 78% se si affiancano incentivi come l'accesso all'Adsl. Nel frattempo si allarga anche il mercato pubblicitario on line. Secondo l'Upa, l'associazione delle aziende che investono in pubblicità, è cresciuto dell'11% nel 2004 e le previsioni parlano di un +17,6% nel 2005 e del 6,8% nel 2006. Una crescita ancora più significativa se la si confronta con gli altri settori. La pubblicità su radio, ad esempio, registra una crescita del 5%, quella sui quotidiani tradizionali del 3%, la pubblicità in tv del 3,5%.
L'indagine dell'Isimm (Istituto per lo studio dell'innovazione nei media e per la multimedialità) è stata illustrata al convegno "Informazione on line, prospettive evolutive e nuove opportunità", organizzato dallo stesso istituto e dall'agenzia Ansa. Il rapporto ha tastato il polso all'informazione nel web. E l'ha trovata in ottima forma. Secondo un'indagine Istat, i quotidiani on line in italia sono 145. L'84% di questi sono generalisti, il 15,2% sono specialistici con una netta prevalenza di informazione economica (36,4%) e sportiva (22,7%). Nel biennio 2003-2004 l'incremento delle testate giornalistiche esclusivamente on line (cioè senza il corrispondente cartaceo) è stato del 27% mentre i blog italiani al febbraio 2005 sono 146.254 (secondo quanto affermato dalle principali piattaforme che li ospitano).
La banda larga, infine. Al termine del 2005 saranno almeno 4 milioni e 700mila le connessioni alla banda larga, contro le 3-400mila del 2001. E i dati confermno che si sta pian piano riducendo il "digital divide" tra le diverse aree del Paese.

Aziende nel Fortune 500 che hanno un blog

Ho trovato qui un elenco di aziende nella celebre classifica di Fortune che usano i blog.

GM
Sun Microsystems
Microsoft
Google
Yahoo!
Boeing
CitiGroup
IBM
HP
Time Warner
Dell, Inc.
Lockheed
Wells Fargo
Intel
Delphi
Merril Lynch
Disney (hugely, internally)
Motorola
FedEx
Mitsubishi
Cisco
Raytheon
Haliburton
Kimberly-Clark
UAL
Delta
Winn-Dixie
MBNA
Toys R Us
Nike
Pepsi
Texas Instruments
Oracle
Avon
Apple Computer
Shell
McGraw-Hill
Radio Shack
Starbucks
New York Times

La lista è incompleta. Le aziende sono circa 40, quindi 8% del totale. Poche? Molte?
Mi sembra un bel numero, e ne spiego i motivi. Molte aziende, soprattutto quelle di stampo americano, non vedono di buon occhio una comunicazione dell'azienda verso l'esterno "disintermediata". Molte aziende americane non parlano mai dei loro risultati in termini economici. Per questo motivo, mi pare un numero enorme, visto che la classifica è nordamericana.
Il problema è: che uso fanno del blog? Serve solo come immagine, come fanno i nostri politici prima delle elezioni? O è qualcosa di più?
E' quasi del tutto inutile che scriva una risposta.

Sull'OpenSource e computer

Siccome è da molto che mi interesso all'OpenSource come fenomeno, mi piace andare a tirare fuori qualche argomentazione diversa.
Nei commenti ad un post diBeppe Caravita mi sono imbattutto su di una domanda alla quale non finisco mai con il rispondere completamente. E non lo farò nemmeno questa volta di sicuro.
La domanda era: Ci sono esempi di OpenSource che funzionano?
Eccome se ce ne sono. E sono sotto gli occhi di tutti. La pagina che state leggendo, di Blogger, è basata su sistemi OpenSource e su Java. Ed economicamente funziona.
Con Gino Tocchetti siamo andati avanti nella discussione.
E' chiaro che il mondo dell'opensource non ha abbastanza capacita' di lobby (quest'ultima notizia lo conferma). Di solito questo dipende da due diversi motivi (banalizzando): o manca l'associazione, l'organizzazione, la comunicazione e la rappresentanza o manca addirittura la forza naturale, la forza cioe' dei singoli attori, la forza del sistema Contrariamente a quello che pensano molti, io penso che in questo momento, il problema e' la seconda (che in realta' viene prima) Non equivochiamo: sto parlando della forza economica. So bene che altri valori sono altrettanto importanti, ma economia politica e sviluppo sociale richiedono che il modello funzioni in termini economici. Il rischio, a questo punto, e' che spingere (specie se con forza) un sistema debole economicamente, porta come risultato la sconfitta di fronte a chi e' piu' forte economicamente, e magari con la facile contestazione che si sta facendo solo ideologia
C'è un punto importante su cui si cade nell'equivoco e nella disinformazione diffusa: qual è il problema del sistema economico forte o debole? Nelle aziende che fanno soluzioni o sistemi operativi?
Qui non si tratta ne di sistema economico e neppure di scelte economiche: si tratta di libertà di scelta tra le soluzioni presenti sul mercato.
Attenzione: non tutto l'opensource è ottimo e vantaggioso, anche in termini economici per le aziende. Ma in molti caso lo è.
OpenOffice.org è, per il 99% dei casi, più che sufficiente per i PC in ufficio? Sì. Eppure non sfonda anche se è gratis e non richiede licenze.
Non è un problema quindi di poteri, ma di lobby, che fa credere alla PA grazie alla disinformazione diffusa, che OpenOffice.org fa schifo, non è efficiente, castra i computer.
Il fatto vero è che la PA ascolta le aziende, non ascolta l'OpenSource. E' un problema vero, ma difficilmente ovviabile.
Le aziende normali, però, questo problema non ce l'hanno.
Google, tanto per fare un nome a caso, ha fondato tutta la sua ricchezza su software OpenSource, su cui ha programmato le proprie soluzioni.
Mi pare che qualche risultato economico l'abbia ottenuto.
Il peso delle licenze è pesantissimo. Ibm ne sa qualcosa. L'OpenSource è una prima risposta. Non definitiva. E nemmeno l'unica possibile.
Ma è una risposta.

Bill Gates e il Real Time Collaboration

Per tutti coloro che non hanno assistito allo speech di ieri di Bill Gates, lascio il video qui sotto.









Energia

La pubblicità ha un suo linguaggio e delle regole tutte da scoprire. Ma su Macchianera ho trovato un post interessante, accompagnato da un'immagine. Siccome si parla di energia, direi che è un problema affine alla tecnologia (capisco che per Gasperetti collegare un oggetto alla presa elettrica sia un problema, ma è così che funziona).
Al capolinea degli autobus, una vettura dell’ATAC, in attesa di partire, espone la seguente pubblicità:

E’ verissimo: senza energia quell’autobus non sarebbe mai esistito.
Peccato si siano dimenticati di dire un’altra cosa, e cioè che l’energia non la produce soltanto l’Enel.
Peccato anche che si siano dimenticati delle energie rinnovabili.

Ancora su Intel

La decisione dei giapponesi di ieri di dichiarare Intel come azienda che soffoca il mercato è riportata oggi in ogni dove.
Non me ne frega niente dire che lo avevo detto, che sono stato il primo a riprendere la notizia e via di seguito. Vorrei fare un piccolo passo in avanti.
Ad esempio, Intel, qui da noi, ha un vantaggio nelle gare della PA. Un esempio che ho vissuto: il Comune di Milano acquista solo macchine con processore Intel, e in più la scelta è ridotta a pochi grandi gruppi.
Molti utenti non riuscivano a capacitarsi del fatto che a fatica si trovano portatili con processori AMD. Eppure Amd ha raggiunto se non superato Intel anche qui, anche se non con Centrino.
Quello che ha fatto Intel non è una pratica commerciale fatta di sconti, del tutto legittima. In pratica, un'azione di protezione dei propri interessi, del tutto lecita, è del tipo "ti faccio lo sconto se tu usi i miei prodotti con maggiori volumi. Il problema è se con queste aziende (Toshiba, Hitachi, NEC, Sony e Fujitsu) ha fatto degli accordi per escludere gli altri.
Negli Usa e al livello mondiale, posso dirlo tranquillamente anche se trovate qualche banner Dell in questo blog (si deve pure campare in qualche modo), proprio l'azienda appena citata è un formidabile alleato di Intel. Tanto che non si esime dal dichiarare contro i processori Amd. Che cosa ne guadagna Dell a dichiarare che non adottano processori Amd?
Forse oggi i conti tornano. Anche se scommetto che negli Usa nessuno andrà contro Intel, come a fatica sono andati contro Microsoft e sappiamo tutti com'è finita.
L'unico a puntare i piedi contro l'azienda di Redmond è stato Mario Monti. Lui per lo meno ha un'idea precisa dei compiti dell'Antitrust.

martedì 8 marzo 2005

Il rapporto Eito

In molti mi hanno chiesto del rapporto Eito.
Qui trovate il link alla presentazione.
GoogleMusic

Non so perchè sto ricevendo messaggi di lettori di questo blog su Google e i servizi sulla musica. In realtà, Google ha solo registrato il dominio per effettuare ricerca di brani musicali, un servizio promesso circa un anno e mezzo fa.
Non credo che diventi un sito di vendita, quanto un servizio come Froogle, che indica i prezzi migliori.
Bill Gates in webcast

Lo speech lo si può avere dal link qui.
Ogni tanto bisogna fare qualcosa

Qui il link a quanto sta facendo l'organizzazione One.Org.
Qui sotto il video di Bono che spiega la sua iniziativa.







Intel: con le mani nel sacco?

Le voci sui comportamenti non proprio eleganti di Intel sono sempre esistite. In questo blog avevo parlato di qualcosa in più di qualche voce, visti i dati di mercato. Ebbene, Reuters scrive
Intel Corp.'s Japan unit tried to stifle competition in microprocessors by offering unfair rebates to personal computer makers, the country's antitrust watchdog said on Tuesday in a warning against the chip giant.
The warning was the Japanese Fair Trade Commission's second such action against a computer industry giant following a similar move against Microsoft Corp. last July.
Intel, the world's biggest microchip maker, immediately disputed the warning, which came with no monetary penalty.
After the FTC announcement, the European Commission said it was investigating Intel for possible antitrust violations in cooperation with Japanese authorities.
Japan's watchdog said the unit stifled competition by offering rebates to five Japanese PC makers that agreed either not to buy or to limit their purchases of chips made by Intel's rivals Advanced Micro Devices and Transmeta.
The FTC said such practices had been going on since May 2002 after the inflow into Japan of low-priced personal computers heated up competition in the domestic market.
That had prompted Japanese PC makers to turn increasingly to AMD and Transmeta chips, which were typically offered at a discount to Intel products, it said.
The share of Intel's central processing units in the Japanese PC market rose to 87 percent in 2004 from 73.2 percent in 2002, while AMD's share halved to 10.4 percent over the same period, according to data from research firm Gartner.
"In this case, a company with a dominant market position squeezed out rivals by doing business with the five major PC makers on condition of not using competitors' chips," an FTC official told reporters.
The five PC makers are NEC Corp., Toshiba Corp., Hitachi Ltd., Sony Corp. and Fujitsu Ltd., he said.
Intel said its business practices were fair and lawful and expressed concerns the FTC's finding was not based on antitrust principles commonly accepted worldwide. It said it would evaluate the warning before deciding its next step.
"There is a broad consensus that competition regulators should only intervene where there is evidence of harm to consumers. It is apparent the (FTC's) recommendation did not sufficiently weigh these important principles," Bruce Sewell, vice president and general counsel for Intel, said in a release.

Nella seconda pagina, c'è la posizione di Amd.
AMD took a different view.
"Using market power illegally to limit innovation and, more importantly, consumers' freedom to choose, cannot be tolerated," said Thomas McCoy, AMD executive vice president, legal affairs and chief administrative officer.
"We encourage governments around the globe to ensure that their markets are not being harmed as well."
The Japanese commission in April raided Intel's Japanese unit in a probe into possible antitrust violations, stirring up decade-old allegations from competitors that Intel's business practices are unfairly aggressive.
The chip maker is required to make it clear by March 18 whether it will challenge or accept the warning and scrap the practices in question.
If Intel challenges the warning, the matter will be reviewed at a court-like body set up by the FTC. If the chip maker is dissatisfied with the results, it can appeal to a high court.
Microsoft's warning from the FTC said the software giant should scrap a provision in its licensing contracts with PC makers that prevents them from filing patent infringement suits if they find Microsoft's Windows software contains features similar to their own technology.
Microsoft chose not to accept the warning and now the FTC's court-like body is reviewing the matter.
Intel's market dominance has also attracted attention from antitrust regulators in Europe.
"We are cooperating with the Japanese authorities. We have a similar investigation into Intel's practices," European Commission spokesman Jonathan Todd said.
The European Commission said last June it had rekindled a three-year-old antitrust investigation into Intel, asking new questions about the chip maker's business practices.
The sudden revival of the investigation came after AMD provided to the commission information on Intel's behavior around the time of major AMD product launches in 2003, a person familiar with the matter has said.
Earlier, Japan's FTC said it was focusing on the practices of Intel's Japan unit, and that it was not involved in any particular cooperation with anti-monopoly regulators overseas.

Non so a questo punto se si tratti di una polemica sterile.
Primo virus MMS

Lo prendo da ZeusNews.
La notizia è confermata da ben due fonti. Sia F-Secure che Symworks hanno avvistato il primo virus in grado di replicarsi via MMS. Il virus in questione è stato denominato CommWarrior.A e ha la particolarità di infettare smartphone Symbian della serie 60. Per esempio il diffuso Nokia 6600 è un bersaglio di CommWarrior.A.
Molto simile ai worm funzionanti su Windows, una volta infettato il cellulare vittima CommWarrior.A si autoinvia ai contatti presenti in rubrica sotto forma di MMS. Il worm è in grado di sfruttare anche le connessioni Bluetooth inviandosi a dispositivi presenti nelle vicinanze dello smartphone infettato.
Oltre al danno causato dall'infezione del proprio cellulare, CommWarrior.A provoca anche un danno economico non indifferente per le vittime, inviando decine di MMS che purtroppo graveranno sulla bolletta dei malcapitati.
Bill Gates a San Francisco

Oggi Bill Gates, alle 18.30 italiane, presenterà le nuove funzionalità dei prodotti Office per la comunicazione aziendale. La piattaforma si chiama RTC, acronimo di Real Time Communication, e lancerà Live Meeting 2005 e Live Communication Server 2005.
Il miniPc di Intel

Mi fa un po' ridere che Intel abbia presentato la sua risposta al MacMini, sotto forma di conceptPC. Il MacMini lo si può già acquistare.
Ma la cosa più divertente, come mi segnala Fabio, è la forma originale.
Qualche riflessione sull'Outsourcing

Scopro che, secondo Gartner, i servizi di customer service in outsourcing possono costare anche il 30% in più di quelli gestiti in-house.
Quali sono i motivi? I costi nascosti.
Cosa significa: l'80% delle aziende che esternalizzano il customer service per ridurre i costi non riescono a raggiungere l'obiettivo. Ma non basta. Il 60% di quelle che esternalizzano solo parte del customer service perdono dei clienti e devono sopportare costi nascosti che azzerano tutti i vantaggi dell'outsourcing.
Il fatto grave sarebbe che chi affronta l'outsourcing in modo corretto, ossia il 20%, riesce a risparmiare il 25-30% dei costi.
Nonostante tutto, il mercato dell'outsourcing passerà da 8,4 miliardi di dollari del 2004 a 12,2 miliardi di dollari del 2007.
Non capisco quindi, come mai il mercato cresca del 50% se non ci sono benefici se non per un'azienda su cinque. gartner non mi ha dato risposta a questo.
Forse che le altre quattro aziende si organizzino meglio, valutino meglio i conti e i costi. Ma soprattutto, Gartner si aspetta che quelle quattro aziende siano meglio supportate dai player dell'outsourcing in futuro? Quegli stessi player che adesso fanno dei margini interessanti con quelle quattro aziende?
Temo che mi manchi un pezzo...
Sul Mitico di ieri

Caspita, quanti messaggi sull'articolo di ieri. Il più bello è di Piero, che mi fa notare come sia affiancato da un articolo titolato "tante persone in cerca di cervelli", che probabilmente fotografa bene la situazione di Corriere Economia.
Ma poi sono tantissimi i messaggi relativi al passaggio "si collega alla presa elettrica (cosa un po' fastidiosa ma inevitabile)"... Uno che prova un prodotto elettronico e si chiede il motivo per cui si deve collegare alla presa elettrica è incredibile.
"Ci si chiede se il gioco valga la candela". Questa parte è mondiale. Si parla di risparmi di oltre il 50%. Vale la vandela?
Siccome il Fritz Box Fon lo uso, devo dire che non ci sono problemi di sorta. Molti lettori di questo blog mi hanno chiesto se funziona bene e devo dire che non solo funziona meglio di quanto descritto, ma di più. Il bello di quel prodotto è che è in grado di gestire due connessioni Voip in standard SIP. La prima è quella proposta da Unidata (ebbene, caro Gasperetti, te l'hanno regalata anche a te con 10 euro di telefonate...), la seconda si può scegliere tra quelle offerta da provider di servizio Voip che sfruttano il protocollo SIP. Per configurarlo, c'è una schermata (una!) a video. Un'operazione che richiede, anche a chi non ha mai usato un computer in vita sua, al massimo cinque minuti, premendo un carattere ogni dieci secondi sulla tastiera.
Se poi Corriere Economia prova la roba con firmware diverso, con lingue diverse e via di seguito, io non lo posso sapere, anche se in questo caso non farebbe un gran servizio ai propri lettori.
I brevetti: ce l'hanno fatta

Erroneamente ieri parlavo di Parlamento Europeo, mentre si trattava della Commissione. La fretta è una brutta bestia. Tanto che la fretta ha partorito una legge di stampo americano sulla brevettabilità del software, approvata dalla Commissione Europea. L'Italia, ovviamente, non si è opposta. Spagna, Danimarca, Polonia e Portogallo invece sì. Ma non sono bastate.
Perciò ora singole porzione di codice saranno brevettabili.
Personalmente, pensavo di andare a brevettare un algoritmo per la gestione delle code, che è mio. Se tutti i programmatori che hanno scritto del codice di loro proprietà lo facessero, si blocca il sistema, e quindi la regolamentazione sarebbe inutile. Sarebbe una discreta forma di protesta.
A parte la provocazione, d'ora in avanti le aziende e il progresso informatico avranno delle barriere enormi da superare, scogli economici da affrontare e sarà più difficile, per nuovi attori, entrare in questo mercato, visto che ci sono evidenti posizioni dominanti.
Ma grazie a Dio c'è il Parlamento Europeo. Speriamo che, una volta tanto, faccia qualcosa.
Le classifiche

Lo so, le classifiche che appaiono sui giornali sono false, falsissime.
Però, devo dire che quella dei DVD di DipiùTv è molto creativa. Infatti, da tre settimane, il DVD più venduto è quello de Gli Incredibili. Peccato che esca domani!

lunedì 7 marzo 2005

Mitico!

Non mi tradisce mai!
Brevettabilità del software: la giornata chiave

Forse oggi ci sarà il voto del Parlamento Europeo sulla brevettabilità del software.
Niente di definitivo. Ma sarebbe il primo di due passi importanti.
Attendo con ansia notizie.
Microsoft non ha niente da aggiornare

A marzo, l'azienda di Redmond non ha da aggiorare nulla. Non capisco se lo facciano perché altri in questi giorni sono al lavoro con le patch. Oppure nessuno ha scoperto bug seri.
Di certo non ho sbandierato l'uso di altri browser e di altri player, quindi non sbandiero nemmeno le difficoltà. L'importante, per noi utenti, è stare sempre all'erta e aggiornare i programmi con una buona frequenza.

venerdì 4 marzo 2005

OpenOffice.org 2.0cr

Non so perché, ma oggi me lo state chiedendo. Qui il link.
Arianna e i Blog

Mi stanno tirando in mezzo alla polemica intorno alla decisione di Libero di creare un motore di ricerca dei blog.
A dire la verità, non mi pare molto interessante, perchè non cataloga le informazioni in modo organico ma solo per macro tematiche.
Sono andato a prendermi le statistiche di questo blog, e non mi pare abbia portato utenti da libero, sebbene mi abbiano detto che l'altro giorno questo blog risultava tra i più popolari.
Io lascerei fare. Alla fine cercano di offrire un servizio, e quindi anche di guadagnarci un po'. Ma non porta nulla alla tematica dei blog, se non la possibilità di fare conoscere ancora di più (ma ce n'è bisogno?) i blog.
Apple e il futuro del cinema

Microsoft punta al Drm, si firmano patti, si parla tanto. E basta.
Su Mac che chi sta proponendo un servizio di condivisione di film davvero interessante.
Un modello di business completamente nuovo. Il nome non è geniale Tryst, ma sembra davvero qualcosa di innovativo.
In pratica, condivide lo stesso film, basandosi su di un unico file per tutti, tra più utenti.
Sarà possibile effettuaare ricerche e via di seguito.
Certo non è pensato per i film di hollywood, ma è un'applicazione che può avere un successo immediato, sia per l'elearning che per il futuro del podcasting.
Gmail sul cellulare

Ho provato il servizio gmailwireless. Dopo la registrazione, si può accedere alla posta di Gmail con un terminale wap.
Oddio, è da usare solo in caso di bisogno, ma è intelligente.
Le Markette del TG5 colpiscono ancora

Qualche giorno dopo il lancio alla stampa di Nintendo DS, Sony replica con Panorama e TG5. Infatti, Panorama ci presenta la Levi Montalcini con la Psp (cosa non si farebbe per stare a galla...) e il TG5 casualmente ne fa un servizio nel Tg delle 20, con uno share di circa il 30% (8 milioni di italiani).
Ognuno può combattere con le armi che vuole.
Non credo che Psp debba avere paura di Nintendo Ds: sono due prodotti molto diversi tra loro, con target diversi e con prospettive diverse.
Ma questa marketta mi fa pensare...

giovedì 3 marzo 2005

Cabir continua a diffondersi

il virus per cellulari Nokia S60 continua ad espandersi.
Maggiorni informazioni qui, sul blog di f-secure.
Una lettera sul file sharing

Ricevo e volentieri ripubblico, visto che il messaggio mi è arrivato cinque volte stamattina.
Caro Amico,
Martedì 01/03/2005 inizierà la discussione prima al Senato e poi alla Camera del provvedimento (ddl numero 7/2005) che comprende anche alcune modifiche della legge voluta dal Ministro Urbani che ha reso la condivisione dei file coperti dal diritto d'autore (musica, video ...) un reato punibile con un massimo di 4 anni di galera anche qualora l'illecito fosse stato fatto senza fine di lucro e per uso personale. Entro 60 giorni il provvedimento potrà diventare legge dello Stato.
Gli utenti di Internet hanno chiesto ai parlamentari di trasformare questo reato in illecito amministrativo
Cercherò di spiegarti brevemente ed in maniera semplice cosa realmente significhi questa richiesta. Innanzitutto ti faccio notare che la migliore tradizione del pensiero giuridico ha sempre ritenuto che la repressione penale debba essere riservata alla tutela di quei valori e di quei beni reputati fondamentali per la conservazione della pace sociale e nei soli casi in cui ogni altro rimedio (in particolare quelli civili ed amministrativi) sia risultato del tutto inutile.
Alla luce di questo appare, perciò, sproporzionato perseguire con sanzioni penali chi tiene una condotta che non desta allarme sociale e la cui pericolosità si può ben dire prossima allo zero. Infatti, la pacifica convivenza sociale non è certo turbata dalla pratica dello scambio di file musicali o video per giunta gratuitamente e per uso personale. Mi sembra onestamente decisamente più dannosa, per il sistema economico e sociale del Paese, la pratica della falsificazione dei bilanci dei gruppi societari, come dimostrano ampiamente le recenti vicende della Parmalat e della Cirio eppure le Camere hanno ritenuto, nel 2002, che fosse opportuno - vista la bassa offensività del reato di falso in bilancio - "derubricare" il reato: da delitto a contravvenzione (cfr. il nuovo testo dell'art. 2621 cc).
Oggi, al contrario, si discute se punire come reato delittuale - cioè come reato grave - la condivisione dei file musicali e non. A parte l'evidente sproporzione di trattamento tra chi falsifica un bilancio ed un ragazzino intento ad ascoltare gratis la musica del suo cantante preferito non posso non essere preoccupato dallo spreco di risorse dello Stato (forze di polizia e magistratura del ramo penale) per la repressione di una condotta sostanzialmente inoffensiva e questo proprio in un periodo in cui addirittura la Camorra organizza manifestazioni di protesta in piazza a sostegno dei propri affiliati.
Per comprendere l'aggravio di lavoro che si riverserebbe sulle forze dell'ordine (che a mio parere dovrebbero essere destinate a combattere una criminalità sempre più aggressiva e pericolosa) osserviamo che per applicare la sanzione penale indipendentemente da se verrà applicata una semplice multa o saranno comminati degli anni di galera occorre un'attività di accertamento del reato attraverso un processo - fosse anche un procedimento deformalizzato come quello per decreto penale - con conseguente impegno di risorse umane e finanziarie.
Ciò significa acquisire da parte della Procura della Repubblica competente una notizia di reato da parte della polizia giudiziaria e/o degli altri soggetti preposti alla rilevazione delle violazioni; procedere alle comunicazioni all'indagato, anche ai fini della elezione di domicilio e della nomina di un difensore di fiducia; passare alla valutazione del fatto-reato esaminando la possibilità di procedere con decreto penale; emettere e notificare il decreto penale. Ed in caso di opposizione svolta contro il decreto penale dal condannato, predisporre le attività per il processo dibattimentale (con le lungaggini e con i costi umani e monetari che conosciamo).
Passando ad esaminare, poi, l’efficacia - anche preventiva - della misura penale, occorre osservare che la relativa sanzione nei confronti dei minori diventa di difficile applicazione: sotto i 14 anni il soggetto non è imputabile (e dunque non è punibile); tra i 14 ed i 18 anni, il giudizio sulla condotta criminale del minore è attribuito alla competenza del tribunale dei minorenni, con ogni immaginabile conseguenza per la psiche del giovane (che verrebbe processato per nulla).
I problemi sopra indicati - che non sono certo gli unici - cadrebbero automaticamente, con la semplice previsione di sanzioni amministrative, per l'applicazione delle quali sarà sufficiente un verbale di contravvenzione redatto dai funzionari preposti e contro il quale si potrà eventualmente fare opposizione dinanzi all'organo amministrativo competente.
Ti ho inviato questa mail innanzitutto per comunicarti l'esistenza di questo decreto legge in discussione alle camere che potrebbe (pur mitigando le pene previste dalla legge voluta dal ministro Urbani) continuare a prevedere come penale un reato inoffensivo come quello di usufruire di qualche canzonetta senza corrispondere il salatissimo prezzo alle industrie discografiche.
Se condividi la mia opinione e pensi anche tu sia il caso di chiedere ai nostri parlamentari di limitarsi alla previsione del semplice illecito amministrativo, evitando di sprecare le forze necessarie per perquisizioni, sequestri e processi sia pure con riti deformalizzati al solo scopo di perseguire semplici condivisori di musichette, allora ti chiedo di scrivere anche tu ai parlamentari del partito che pensi di votare alle prossime elezioni affinchè ascoltino anche la voce degli utenti e non solo quella dei discografici (gli indirizzi e-mail dei senatori puoi trovarli al seguente link http://www.senato.it/leg/14/BGT/Schede/Attsen/Sen.html mentre le e-mail dei deputati sono del tipo cognome_prima lettera del nome@camera.it ad es. l'indirizzo di Gennaro Esposito sarebbe esposito_g@camera.it ) .
Inoltre se pensi che sia il caso di avvisare anche i tuoi amici, conoscenti o parenti affinchè possano prendere le proprie contromisure facendo magari in modo di evitare di vedere il proprio figlio in una situazione veramente problematica allora puoi inviare anche a loro il testo di questa mail avendo però cura di copiare questo testo in una nuova mail, di mettere solo l'indirizzo della persona che vuoi avvisare del grave pericolo (mi raccomando una mail diversa per ogni conoscente, amico o parente che vuoi avvisare) e di mettere nella prima riga dopo la parola Caro il nome della persona a cui stai inviando l'avviso.
MI RACCOMANDO, crea una nuova mail per ogni persona a cui abitualmente scrivi delle e-mail. EVITA la semplice redirezione della mail ricevuta.
Il P@tto

Prima di parlare di quanto accaduto ieri a San Remo, vorrei parlare della parola patto. Fin dall'antichità, il patto è qualcosa di più importante della legge. Lo si vede già nella bibbia, nella quale si crea il patto tra Jahvé e Israele sul Sinai, la cosiddetta alleanza. La legge ne è una conseguenza del patto, una parte dello stesso. Siccome mi piace cercare di portare un po' di completezza intorno ad un'informazione/evento che di per sé è difficile da capire, proverò a racchiudere in questo post il maggior numero di link possibili al fine di mettere il lettore in condizione di capire il problema nella sua globalità. Solo il web e un blog possono probabilmente svolgere questo ruolo. Mi asterrò da commenti il più possibile.
Ebbene, ieri si è celebrato un patto che, per la stessa ammissione dei firmatari, è da definire come insieme di linee guida per l'adozione di codici di condotta per la diffusione dei contenuti digitali nell'era di Internet.
Qui trovate il rapporto della commissione.
Qui la lettere d'impegno dei ministri.
Qui le linee guida.
Qui trovate l'elenco dei firmatari.
Devo dare atto che, come ha scritto 01net, da un lato si vogliono sostenere le iniziative per la produzione e la diffusione di contenuti digitali per valorizzare la cultura nella rete, dall'altro si vogliono studiare e mettere in atto iniziative idonee a combattere il fenomeno dell'illegalità.
A parte tutti i bla-bla dei ministri, mi pare interessante l'ultima parte del comunicato stampa: [...]Inoltre, si è ipotizzata la messa a punto di possibili interventi normativi con l'obiettivo di “non criminalizzare” il Peer-to-Peer e la diffusione legale dei contenuti, considerando che le norme devono essere sufficientemente flessibili da non rappresentare un freno allo sviluppo delle tecnologie e del mercato.
Non vogglio addentrarmi in considerazioni con sfondo politico, come ha fatto brillantemente ZeusNews, parlando di tanto fumo e poco arrosto e spiegando i motivi che hanno portato alla firma di un simile patto.
Anna Masera, il primo marzo ha scritto sulle pagine della Stampa, un pezzo interessante, che trovate qui. Ne prendo un breve passaggio.
[...]Un documento ricco di dichiarazioni di intenti che entra nel tecnico con frasi come «favorire lo sviluppo e l’adozione di sistemi di Digital Rights Management», ma che ignora il dibattito in corso su «chi» concede i criteri di gestione dei diritti di proprietà nell’era digitale. E ancora: «promuovere la disponibilità e l’utilizzo di contenuti digitali secondo modelli di pubblico dominio e licenze alternative...», senza però dichiarare che un bene prodotto con i soldi dello Stato deve essere liberamente disponibile, e che già esistono forme giuridiche innovative per la diffusione dei contenuti come Creative Commons (www.creativecommons.it). Insomma: un patto sbilanciato verso la tutela dei precedenti modelli di creazione e diffusione delle idee, anziché su quelli innovativi, protestano associazioni come la Free Software Foundation Europe, che vorrebbe che ogni autore fosse realmente libero di scegliere quale forma di protezione assegnare alla sua opera.
A questo punto, visto che sono partito dall'antichità, mi piace tornare a riferirmi alla storia. Questo patto mi pare più simile al Trattato di Vienna che ad un reale intento di far crescere il mercato in modo naturale.
Il senatore Fiorello Cortiana, presidente dell'Intergruppo Bicamerale per l'Innovazione Tecnologica (mica l'ultimo arrivato), dice che si tratta di un'occasione persa per essere davvero innovativi e finanziare la ricerca anzichè fare del proibizionismo. Servirebbe ben altro, come l'abbassamento dell’Iva sui beni culturali.
Per cui, invece di passare allo sharing della cultura, abbassando i prezzi dei prodotti con la riduzione dell'Iva, si abbatte lo sharing di idee, contenuti, servizi. Ignorare il creative commons, i blog, i podcast e via di seguito è un problema serio. Chi fa podcast, per esempio, dovrà pagare una tassa come una radio. Se poi non avrà assolto al diritto d'autore presso la siae, rischia anche la galera. Ha senso?
Forse la commissione Vigevano doveva occuparsi di qualcosa di più importante che non affermare le posizioni del passato. E' ovvio che le industrie corrano attorno al travolo: il business del DRM è enorme e fa gola a tutti. Ma soprattutto fa gola a una trentina di nome dei 50 firmatari.
Tra parentesi, c'è Buongiorno Vitaminic, che senza entrare nel merito delle email e via di seguito che in questo caso non mi interessa, offre dei contenuti, come una battuta al giorno, del quale ben si guarda di pagare i diritti di chi l'ha creata, anzi, elegantemente spesso ci mette come autore "anonimo". Chiedete ad un po' di comici famosi, quelli di Zelig, per esempio, se non si incazzano un po'.
E poi mi fa vomitare il susseguirsi di comunicati stampa di aziende firmatarie del patto, che portano nuova linfa al casino che si è già creato aggiungendo dei loro pensieri ad un patto in cui non sono assolutamente scritti. Interpretazioni che aggiungono fumo al fumoso patto.
Mi auguro che le associazioni consumatori vigilino. Se saranno capaci di comprendere i passaggi e vederne le trappole.
Interessante la dichiarazione di Gianluigi Chiodaroli, presidente della Società Consortile Fonografici, cioè chi gestisce i diritti musicali discografici, che ha tre figli adolescenti. So bene che tutte le famiglie saranno preoccupate, perchè lo sono anch’io come padre, che sgrido i miei figli se vengo a sapere che scaricano musica illegalmente. Sicuramente la legge non basta, è un problema culturale. Mi chiedo che cosa farà, in qualità di padre, qualora capitasse che uno dei figli venisse "beccato" online: preferirebbe pagare le sanzioni o lasciarli processare? Temo di conoscere la risposta.
Un altra cosa: c'è una dichiarazione del Ceo di Dell che mi sta facendo riflettere. Il Congresso Usa e i tribunali dovrebbero evitare di imporre nuove restrizioni sul modo in cui i consumatori fruiscono i computer e altri apparecchi per ascoltare la musica digitale e vedere i film. Si propone quindi, una guerra "santa" tra chi produce dispositivi e chi produce i contenuti. Qui il patto è firmato da entrambe le parti. Curioso.
Insomma, si parte maluccio. Ma si può ancora peggiorare. Credetemi.

mercoledì 2 marzo 2005

P@tto di Sanremo

Prendo dall'agenzia Asca. Non commento nemmeno.
Si chiama ''P@tto di Sanremo'' l'alleanza operativa da cui nasce il tavolo di confronto pubblico-privato per lo sviluppo dei contenuti digitali.
L'accordo, il primo in Europa, e' stato siglato oggi a Sanremo dal Governo e da tutti i diversi soggetti (una cinquantina tra fornitori di connettivita', titolari dei diritti, case di produzione e gestori di piattaforme di distribuzione), che operano per gestire costruttivamente la ''rivoluzione digitale'' rappresentata dai diversi contenuti che vengono immessi in Rete, dalla musica al cinema e televisione, dalla cultura all'editoria.
Su iniziativa di Lucio Stanca, ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, di concerto con Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le Attivita' Culturali, e di Maurizio Gasparri, ministro delle Comunicazioni, in occasione del 55* Festival di Sanremo i rappresentanti dei settori interessati hanno firmato il ''P@tto di Sanremo'', che dara' vita a diversi momenti di confronto per superare le esigenze, spesso contrastanti, degli operatori e assecondare il crescente sviluppo del settore dei contenuti digitali, evitando che Internet sia una sorta di Far West.
All'accordo hanno aderito anche i ministri delle Politiche Comunitarie, delle Attivita' Produttive, degli Affari Esteri, della Giustizia, dell'Istruzione-Universita' e Ricerca, nonche' il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio.
''L'affermazione mondiale di Internet - ha detto Stanca -, la trasformazione in forma digitale di ogni tipologia di contenuti, la rapida diffusione delle reti di comunicazione elettronica e della larga banda rappresentano le innovazioni tecnologiche alla base del cosiddetto 'dilemma digitale'''.
Non chiedetemi di scrivere un libro

Mai come in questi giorni ricevo inviti a scrivere libri o parti di libro sui blog. La cosa non mi interessa minimamente. Anche perché non avrei degli argomenti validi e interessanti.
Segnalo invece il lavoro di Giuseppe Granieri Blog Generation edito da Laterza.
Un libro che parla di processi legati ai blog, più che alla voglia di comunicare e di diventare una star. Se non erro, sarà in edicola domani, ma non avendo più il comunicato sotto il naso... basterebbe Google... basterebbe un'email...
Qualche dato su Xbox

La quota di mercato di Xbox nel 2004 è del 24%, con un incremento di 6 punti rispetto al 2003. Halo 2 ha venduto in tutto il mondo circa 6,4 milioni di copie dallo scorso novembre: complessivamente la serie Halo, che comprende il precedente "Halo: Combat Evolved" per Pc e per Xbox, ha raggiunto quota 12,8 milioni di copie, in tre anni.
Xbox Live vede più 1.4 milioni di abbonati. Insomma, mica male, anche se come sempre Microsoft non offre dati italiani.
Pentium D: e l'Hyper Threading?

Allora, Intel ha annunciato che il Pentium 4 d'ora in poi si chiamerà D. Ma tra i molti annunci, scopro che è morto il concetto di Hyper Threading.
Io avevo qualche perplessità sulla tecnologia, la ritenevo una "sola", ma essendo praticamente l'unico la tiravo fuori solo in casi eccezionali. Ora ne ho la conferma.
Se Amd avesse qualcosa in più di una fabbrica per inondare il mondo con gli Athlon 64, Intel che fine farebbe?
E poi non è ora di dire basta al cambio di socket (non è il caso del Pentium D) e di chipset (è il caso del Pentium D). In pratica, non si può più aggiornare il PC senza cambiare la scheda madre.
Ma torniamo all'Hyper Threading. Cos'era? Semplice, una tecnologia che, stando ad Intel, garantiva un miglioramento delle prestazioni del 24% a prescindere dalla velocità del clock. Come? Permetteva ad un processore di servire come due processori fisici, dal momento che Windows e gli altri programmi "credevano" che in ogni momento ci fossero veramente due processori fisici contemporaneamente al lavoro. Durante il multitasking, permetteva di usare qualsiasi combinazione di applicazioni desktop, le eseguiva contemporaneamente e comportava un livello di benefici diverso a seconda delle applicazioni, misurato da appositi benchmark.
Goodbye HT.
Se penso che negli anni Intel ha ucciso il concetto di MHz, il concetto di 32 bit, di HT e via di seguito, ho come l'impressione che insegua qualcosa. Per essere leader indiscussi del mercato non mi pare male.
Carly Fiorina alla Banca Mondiale?

E' ufficialmente candidata alla presidenza della Banca Mondiale.
Qualche precisazione

Visto che sono reduce da un periodo in cui sono stato via, e da una giornata di influenza spettacolare, sono rimasto indietro con i messaggi che mi inviate. Cercherò di rispondere a tutti, ma abbiate pazienza...
A Paolo che mi chiedeva i motivi della mia critica violenta nei confronti di Amd rispondo semplicemente che è come se la Fiat fosse la Bmw come tipo di macchina, ma con il prezzo della Fiat, e perdesse in termini di vendite rispetto ad una Bmw che fa le macchine della Fiat al prezzo della Bmw. Un po' complicato, ma esemplificativo. Forse è colpa di Amd. O no?
Per tutti quanti mi scrivono sul tema Tiscali-espulsione e sul patto contro la pirateria che verrà firmato oggi a San Remo, mi astengo da ulteriori commenti. Per il problema dei provider che toglieranno la banda ai clienti che faranno un uso "esagerato" devo ammettere che mi manca la logica (fammela pagare la banda, se vuoi, ma non puoi poi rompermi le scatole). Per il "patto" aspetto di leggerlo.
Per il messaggio postato ieri, sulla morte del creatore del Mac, volevo solo rendere onore a chi ha portato l'informatica allo stato attuale. La riconoscenza è un qualcosa che non si usa più nella nostra vita di tutti i giorni. Ma è, secondo me, un valore importante.

martedì 1 marzo 2005

Scompare il creatore del Macintosh

Jef Raskin, 61 anni, è morto. Era considerato il padre del Mac, così come lo intendiamo noi oggi.

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