giovedì 29 luglio 2004

Office 2K3 Service Pack

Lo so che non sono tantissimi gli utenti di Office 2003, ma è possibile aggiornare la suite al service pack 1. La home page di office italiana ancora non annuncia la presenza del service pack, mentre con Officeupdate è già possibile scaricarla, insiema ad una patch di Outlook (totale circa 20 Mb).
Per quanto mi riguarda, devo dire che questo service pack mi aggiunge una funzionalità vitale a OneNote: la possibiltà di inserire negli appunti direttamente i documenti word ed excel e non devo più selezionare i testi per incollarceli dentro!
Se benissimo di essere tra i pochissimi utenti di OneNote in Italia, ma è uno dei pochi programmi davvero intelligenti presenti nel mondo del PC. E per chi deve prendere appunti e memorizzare velocemente pagine, dati e interventi, è una vera manna. Certo, è ampiamente migliorabile. Non disponendo di un TabletPC mi perdo tutte le funzionalità di appunti a mano, ma mi posso accontentare.
Sempre sul fronte degli aggiornamenti, va sottolineato che anche WindowsUpdate del service pack 2 (quindi la versione 5 di WindowsUpdate) è stato aggiornato. Quindi, nonostante il service pack 2 sia in candidate release, alla Microsoft lavorano anche sul contorno.
E dato che ci sono, visti i numerosi attacchi di virus e la quantità industriale di messaggi contenenti virus che mi arrivano, fate un bell'aggiornamento dell'antivirus (o scaricatene uno aggiornato da Tecnoattack).
E poi, ora che molti andranno in vacanza, consiglio al rientro di aggiornare Windows e l'antivirus prima di tentare di navigare su qualsiasi sito e scaricare la posta. Inoltre, fate un bel backup prima di partire e soprattutto staccate fisicamente il cavo dell'alimentazione dei PC, che vi risparmierà da possibili "botte" ricevute da fulmini. Insomma, sto spiegando i consigli minimi per proteggersi ed evitare di spendere soldi e tempo.
Piemonte on air

Il Piemonte è la prima regione ad usufruire del digitale terrestre per portare contenuti e servizi a casa dei cittadini. Sviluppato dalla rai, offre ad esempio la possibilità agli anziani di richiedere l'aiuto dimiciliare o prenotare le visite mediche. In realtà il sistema è un po' complicato, visto che bisogna usare il telecomando come quando col telefonino scriviamo un sms per inviare le richieste, ma è un buon viatico per applicazioni future. In questa fase sperimentale, i decoder digitali serviranno anche per monitorare i 100 anziani di Torino selezionati e quindi studiarne i comportamenti. Il segnale è accessibile nella zona di Torino, dove si sono contati circa 13.000 decoder digitali presenti. Si tratta di gocce in un mare, ma di fatto sta nascendo qualcosa, un mercato anche per chi deve gestire i contenuti e presentarli, per non parlare di chi li vuole creare.
In Italia sono troppo poche le aziende che stanno credendo in questo mercato, che, lo ripeto spesso, sarà per il commercio elettronico più importante di Internet già dal 2008. Avere un box interattivo in casa fa decisamente la differenza.
Il problema è che il decoder digitale si connette con un modem. Con la diffusione della banda larga, non potevano pensare di inserire una scheda di rete (che costa anche meno di un modem?).
I decoder digitali, è giusto dirlo al fine di evitare polemiche sterili, funzionano con Java.

mercoledì 28 luglio 2004

La musica, i diritti e i brevetti

La pirateria è un problema? Facciamo delle leggi? Mettiamo in vendita dei prodotti per lo scaricamento e l'ascolto di musica digitale?
In queste domande si riassumono i problemi di un sacco di aziende, persone e attività intorno alla musica. Se il P2P è visto malissimo dall'industria, è visto benissimo dai consumatori e da chi distribuisce software libero. Per cui ci deve essere, necessariamente, una via di mezzo.
La vicenda di Real Networks che ha trovato un sistema per infilare la propria musica coperta da drm (diritti digitali) sugli iPod è un esempio di come si possa sfruttare, credo legalmente ma non non ho la certezza, un sistema di qualcun'altro per vendere musica. In pratica, anche sistemi apparentemente chiusi possono essere aperti, per non dire craccati (termine in gergo informatichese per dire che è stata forzata una protezione). C'è un danno per Apple? Sì. C'è un danno per le case discografiche? No, anzi.
Lo stesso accadrà con la musica sui cellulari e poi con i film. Tre ci propone la TV sul cellulare, fra un po' ci metterà uno sceneggiato, poi passerà ai film. Alice di Telecom lo fa già. Insomma, siamo invasi dal digitale, dal drm e non se ne è accorto nessuno. O meglio, le major e i discografici fanno finta di niente.
Segnalo un lungo post di Beppe Caravita sul tema, del quale condivido moltissimi punti e molte preoccupazioni.
I legislatori sono più preoccupati a bloccare la pirateria spicciola che quella al dettaglio e in grande stile, basta passare per un qualsiasi mercato di strada a Milano per rendersi conto di come sia tornato a fiorire quel commercio illegale (addirittura adesso trovi, oltre ai dischi e ai dvd, anche software come antivirus, fotoritocco, montaggio video...).
Che il fenomeno avesse assunto connotati preoccupanti non vi erano dubbi. Che sia un bene per il sistema è tutto da discutere.
Leggo in questi giorni un sacco di articoli e ricerche che dimostrano che lo scaricamento medio dei file è sopra i 100 Mb. Questo significa almeno una cosa: non è la musica il motore del P2P. In secondo luogo, però, non vedo necessariamente che si tratti di prevalentemente di film, piuttosto di sistemi operativi di grosse dimensioni, che stanno fiorendo e prosperando. Pensiamo ai service pack di Microsoft (oltre 400 Mb per Windows Xp sp2 in beta da scaricare) e via di seguito.
La pirateria c'è, esiste, c'è sempre stata. Va controllata. Ma è fisiologica come insegnano i furti nella grande distribuzione. Pensiamo ad un nuovo problema per le major e per i cantanti. Decollano i sistemi Drm. Ma sono, ovviamente, craccabili. Se arrivasse sul mercato un'azienda che distribuisse i file, regolari, e non passasse l'intero numero ai produttori. Che cosa accadrebbe? Non è un caso ipotetico: nella distribuzione dei giornali avviene normalmente, l'editore deve riprendersi i resi per contarli e quindi fare le pulci alla fatturazione sbagliata (sempre a danno dell'editore!). Sui diritti digitali, cosa ci vuole a truccare i dati? In fondo, ci sono delle transazioni economiche, ma non legate al file stesso. Vedi che un utente ha pagato 1 euro per qualcosa, che poi sia stata una mia canzone-suoneria o di un altro fornitore non è dato sapersi.
Insomma, le case discografiche e le major, non disponendo del know how in casa, si affidano a delle strutture esterne. E pensare che acquistare quel know how sarebbe stato facilissimo ed economico, di fronte agli investimenti faraonici a cui sono abituati. Per cui, questi signori, tra un po' piangeranno per altri problemi. E così via. Sony è l'unica che si sta attrezzando per chiudere il cerchio della distribuzione digitale.
Fanno bene i cantanti che alla fine dei concerti si vendono i dischi. Lo facevano già negli anni 60 e 70. Adesso hai addirittura il Cd del concerto a cui hai assistito! Per il cinema un sistema del genere non è possibile, ma The Passion ha insegnato qualcosa...

martedì 27 luglio 2004

Scontornare con Paint Shop Pro

Un piccolo filmato per vedere come fare gli scontorni delle immagini con Paint Shop Pro.
http://active.macromedia.com/flash5/cabs/swflash.cab#version=5,0,0,0" id=robodemo>http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash" swLiveConnect=true>
Fatemi sapere.
Ac Milan, la maglia e l'E-commerce

Caspita! La nuova maglia del Milan doveva essere presentata il 30 luglio a New York dalla squadra e dall'Adidas. Invece eccotela comparire sul sito di commercio elettronico ufficiale. Ieri era nella home page. Oggi è sparita.
Quando la strategia è tutto... all'Adidas mancava solo questa!
A proposito del sito della squadra: non sono stati aggiornati gli sponsor. Mica male!
Dal 18 Maggio sono passati 70 giorni...

Quando è stata promulgata la Legge Urbani, avevo detto che saremmo andati in doppia cifra per vedere le modifiche annunciate in Parlamento dal Ministro Urbani (qui potrete trovare molti rifermineti a quanto sto dicendo, oppure usate il motore di ricerca di Google sul sito).
In molti mi hanno scritto dicendo che ero un pazzo, che bastavano poche settimane, che c'era un accordo e una parola data.
Siamo all'ultima settimana prima della chiusura estiva delle camere, e non si vede niente. Anzi, si vedono solo i soliti noti che difendono il provvedimento e qualche sparuto gruppo di persone che cerca di sollecitare l'opinione pubblica. C'è poi che abilmente ci sta marciando.
Comunque, io resto della mia idea. Protesta silenziosa: non acquisto musica e non vado al cinema, non noleggio film. Lo so che la mia protesta non cambia le sorti della Fimi e delle case cinematografiche, ma basta che lo facciano anche altri e credeo che le cose possano cambiare. E' un sogno. Ogni tanto è bello anche fare dei sogni con gli occhi aperti. Magari cercando di realizzarli...

Pioggia di critiche

Mi sono giunti un sacco di messaggi relativi al futuro di Windows, per come lo ho delineato parlando del WinHec (segnalo questo post su www.folle.org).
Parlando di un evento, chiaramente si sfocia nella cronaca e si tralasciano i commenti personali. Succede. Chi mi conosce sa come la penso e quindi non mi soffermo sul tema.
Che Windows sia il punto di riferimento per il mondo dei computer è innegabile, ma in un momento di crisi come quello attuale, cercare di comprendere come sarà il futuro, non solo dei sistemi operativi ma anche dell'hardware può essere importante, soprattutto per tutti coloro che con l'informatica ci campano.
Se parlo di sicurezza, chi usa linux mi massacra, se parlo di Windows ci si mettono pure quelli del Mac. Il problema è che per fatturato delle aziende italiane del settore, Windows rappresenta l'87%, mentre gli altri sistemi operativi il 13%. Questo significa che ci sono programmatori, analisti, consulenti e via di seguito che con Windows ci campano. Non sarà il massimo, ma è praticamente lo standard.
Questo può piacerci, può non piacerci, ma è così. Quando mi chiamano in qualche posto a parlare, io parto sempre con una versione di Italian Knoppix in tasca che lascio a qualcuno. Sono molte le scuole che ho visitato che le usano e sono sempre più le aziende che se lo installano (se non Italian Knoppix, altre versioni di Knoppix, come Knopils che è molto aggiornata ma non ha il Flash Player e Acrobat Reader).
Se non capiamo dove sta andando il sistema, non potremo prepararci a seguirne i movimenti e quindi sfruttare le occasioni che si presenteranno. E lo ripeto un'altra volta, il mercato offre oggi tantissime occasioni. Mai come in questo periodo.
Il solo DPS (documento programmatico per la sicurezza) è una vera manna per chi opera in questo settore. Non perdiamo occasioni in polemiche sterili.
Io per Microsoft sono più che una spina nel fianco, da sempre, ma non si può prescindere, parlado di computer, da Microsoft.
Ricordiamo un fatto importante: Microsoft ha sempre "comprato" le tecnologie di cui non disponeva in casa. Continuerà a farlo in futuro. Ma è quello che fanno le aziende in tutti i comparti. Anche chi fa cravatte le prende in Cina. Esempio un po' del cavolo: magari poi finisce con lo strozzarsi...
Dobbiamo capire che c'è un sistema che è quello della ICT che vede Microsoft tra i punti di riferimento. Ma non è l'unico. Vediamo solo i computer, ma c'è un mondo che ruota intorno alla tecnologia informatica. Pensiamo al digitale terrestre: sono dei piccoli PC, ci permetteranno di mandare email, parlare con la banca e con lo stato-comune. E Microsoft è fuori. Quelli si che li avremo in ogni casa! Anche in questo caso volenti o nolenti. E i cellulari non sono dei computer?

lunedì 26 luglio 2004

Ferrovie come operatore mobile?

Sto cercando qualcuno che mi dica che cosa è questo nuovo operatore mobile, probabilmente fa capo alle ferrovie dello stato, operante dal 15 giugno con prefisso 313. Scrivetemi.
Google down. Google quotato.

Un sacco di messaggi oggi (che non avevo tempo nemmeno per respirare).
Rispondo solo a pochi. Google si quota in borsa, il valore delle azioni verrà deciso da un'asta, con un prezzo da 108 a 130 dollari. Il numero di azioni: 24,6 milioni.
Ma c'è un ma: google da qualche tempo è down. Risponde che il server è giu! Non credo di morale!

sabato 24 luglio 2004

WinHEC, il futuro di Windows (parte II)

La bella e interessante chiacchierata di Jerry Pournelle su WinHEC (Windows Hardware Engineering Conference) di Seattle prosegue con un'analisi del futuro di Windows vero e proprio.
Innanzitutto occorre fare chiarezza sui nuovi termini, che ci perseguiteranno ancora a lungo, sinché non arriverà il nuovo Windows battezzato provvisoriamente "Longhorn".
Aero è l'interfaccia utente del nuovo Windows, realizzata sopra Avalon, che è il layer che si occupa della presentazione grafica.
Avalon, WinFS (il nuovo File System) e Indigo (il layer di comunicazione che interfaccia dal Web al COM) costituiscono WinFX, ovvero l'ambiente di sviluppo di Longhorn.
Tutto è ancora in fase di sviluppo, ma la sagoma di Aero è stata ben definita sin dal WinHEC 2003 (a novembre dell'anno scorso), sebbene perfino gli sviluppatori esterni a Microsoft abbiano ancora voce in capitolo e ciò la dice lunga di quanto sia ancora in bozzo il sistema operativo. Secondo Greg Schechter, Software Architect per la Windows Client Platform, LongHorn sarà il più grosso progresso strutturale di Windows dai tempi di Winodws 95. E visto che la concorrenza latita (si vedano i dati citati qui, dove si dice che circa il 96% dei sistemi Pc venduti usano Windows), Microsoft non ha fretta.
Sebbene le vecchie applicazioni potranno usare le Api di sempre, per Win32, il sistema operativo e i nuovi applicativi useranno una GDI/GDI+ totalmente nuova e ridisegnata per creare la grafica dell'interfaccia. Basti dire che il minimo per fare funzionare Avalon sarà una scheda video compatibile DirectX 9 (lo sono solo le ultime prodotte attualmente) e con Shader Model 2 (idem, ma ci sono ancora meno schede).
I potenti GPU (processori grafici) delle schede video saranno preposti al rendering grafico, mentre attualmente il lavoro in Windows è svolto sostanzialmente dalla Cpu e dalla sua Ram. Ad esempio, attualmente quando si fa scorrere una pagina di Word, il pezzo di testo viene trasferito dalla memoria Ram a quella video un pezzo per volta da parte della Cpu. Una demo delle nuove capacità di questo sistema è stato dato da David Brown, il responsabile del Windows Text Team (il gruppo di programmatori che si occupano dei testi in Windows): ha fatto scorrere un enorme documento di PowerPoint e sulla barra di scorrimento appariva in tempo reale un'anteprima della pagina sulla quale si stava passando; se la pagina scrollata conteneva un'animazione, anche nell'anteprima si vedeva in tempo reale una sua miniatura. Capacità facili da ottenere nei futuri software per Longhorn: basta usare le Api di WinFX.
LongHorn userà testo di alta qualità: David Brown ha mostrato testi in cinese e tailandese gestiti direttamente dal sistema operativo e testi con discendenti e maiuscole che andavano a sovrapporsi al testo delle linee sottostanti e soprastanti. Caratteristiche che ora richiedono di disegnare in grafica il testo a livello di applicativo, ma ora è gestito dal sistema operativo. Tutto grazie alle Api di WinFX che usano direttamente la Gpu e la memoria video: agli evidenti vantaggi corrisponde un'estrema delicatezza nella realizzazione dei driver video, che potrebbero impiantare altrimenti Longhorn. Certo, Ati e nVidia hanno team a Redmond da anni che progettano insieme a Microsoft, ma l'operazione di apprendere come sviluppare i nuovi driver, se pure interessa pochi sviluppatori al mondo, è certamente delicata e lunga.
Longhorn prevede anche un modo di catturare e rendere regioni dello schermo a livello di Api molto potente: sia si usi un TabletPC o una sessione da terminale remoto, la gestione delle aree dello schermo del Pc remoto godono di tale potenziamento con prestazioni e flessibilità di gran lunga superiori a quelle che si possono apprezzare oggi in XP, ad esempio con Desktop Remoto.
Infine WinFS: se ne sa poco, ma è studiato per superare i limiti attuali di Ntfs che se può supportare in teoria dischi con centinaia di file da vari gigabyte ciascuno, in effetti rende impossibile gestire e trovare quello che serve. WinFS ridisegna totalmente il modo di usare i file dato che il File System a livello di sistema operativo è in realtà un vero e proprio database relazionale. In pratica, WinFs consentirà di trovare tutti i file correlati tra di loro indipendentemente dal loro formato. Secondo i pochi fortunati che hanno assistito al WinHEC ad una dimostrazione di come funzionerà un Pc con WinFs, compreso Jerry Pournelle, il risultato si descrive con una sola parola: INCREDIBILE. Già anni fa Microsoft studiava Cairo, un file system relazionale, ma che non vide mai la luce probabilmente per limiti dell'hardware (e di altro) della tecnologia di allora. Ma stavolta Microsoft sembra decisa a fornire davvero WinFS, e solo quando funzionerà stabilmente in ogni circostanza e nel migliore dei modi. Ciò significa che potrebbe distribuire Longhorn senza di esso, almeno inizialmente, dato che voci ufficiose dicono che WinFs definitivo potrebbe essere presentato solo al WinHEC del 2006. Tra due anni, ovvero cinque anni dopo Windows XP.

giovedì 22 luglio 2004

Lo Smau. Cos'é lo Smau?

Una paio di cose su cui riflettere su Smau. Il padiglione 9 è tutto PMI (Sap e Ibm).
Microsoft si sposta dal 22 al 23, più piccolo, puntando sulla Pmi.
Il padiglione 11, quello che ho sempre considerato il cuore di Smau, è tutto da mettere in piedi. Siamo al 22 luglio. Con agosto che significa chiusura per noi italiani, quale Smau potrà mai essere?
Capisco che la Pmi sia la parte più interessante del mercato, ma siamo sicuri che questo è il target di Smau?
Ma c'è un aspetto inquietante: molti di voi, come me, riceverete la newsletter di Smau. Ebbene, siccome organizzano una fiera Business, gli argomenti di questo numero li metto esattamente in ordine: un articolo sulla tecnologia nelle auto, uno sulle fotocamere, uno sulla tecnologia in casa, Windows e Linspire, un prodotto di Indesit e le variazioni sul tema DVD. Servono commenti?
P.S. A pranzo con Microsoft: niente da segnalare, se non una magnifica mangiata e qualche spettegolezzo sulle aziende ICT. Ma niente di significativo o di imbarazzante(purtroppo!). E poi è sempre bello avere delle persone davanti che conoscono i propri pregi e difetti.

L'offensiva di Bill Gates

E' inutile negarlo. Bill Gates rappresenta i computer. Ancora oggi. Ma dal numero di messaggi che mi sono giunti ieri sulla copertina del Corriere della Sera Magazine in edicola oggi non pensavo che la sua popolarità fosse così alta in Italia.
A proposito, come mai una decina di messaggi su questo argomento, con anche alcune affermazioni sui contenuti, se poi il giornale è in vendita da stamattina?
Comunque, mi ributto a bomba. Il marketing di Microsoft, lo dico sempre, è potentissimo. Bill Gates è sempre un argomento di richiamo. Qualche settimana fa lo stesso giornale, questa volta il quotidiano, dedicava spazio ad una lettera personale di Bill Gates alle Poste Italiane e relative conseguenze.
In Italia Microsoft non mi pare soffrire troppo. Ma ha anche molti prodotti da lanciare, qualche scheletro nell'armadio. Ma i partner sono generalmente contenti. In più, la sicurezza dei dati, un problema di legge, è una buona occasione per la crescita del mercato. Ovviamente non solo per Microsoft, ma visto che i partner sul campo usano la sua tecnologia, c'è da aspettarsi che Microsoft possa offrire soluzioni efficienti.
L'azienda sta davvero investendo molto sulla sicurezza, il Service Pack 2 di XP (che sarà gratuito e anche scaricabile - oltre 400 Mb) e gli aggiornamenti costanti a tutti gli applicativi ne sono una prova.
Molti mi hanno scritto indignati per tutto questo interesse per Microsoft. Io ne sono felice. E spiego, brevemente i motivi. Se si ritorna a parlare seriamente di tecnologia e per farlo bisogna tirare in ballo Bill Gates, che si balli.
In secondo luogo, è bene parlare di tecnologia che può essere utile, e non speranze.
I giornali vendono speranze e il futuro. Le aziende e noi utenti viviamo il presente.
Se finalmente la spettacolarizzazione della tecnologia finisce, è un gran bene per tutti.
Se poi le aziende, grazie agli interventi di Bill Gates, decidono di investire in tecnologia, mi pare innegabile una ricaduta forte su tutto il sistema: programmatori, analisti e via di seguito, fino a giungere all'assistenza tecnica.
Quindi, che si parli di tecnologia, ma con rispetto degli acquirenti.
PS Non ho letto il magazine del corriere per cui sull'articolo non mi pronuncio. E poi oggi incontro Microsoft per i problemi legati alla sicurezza. Poi riferirò i miei pensieri. COme sempre.

mercoledì 21 luglio 2004

Windows e i sistemi operativi

E' uscita una ricerca da parte di Gartner sui sistemi operativi nel mondo. Emerge un dato interessante, ma prima vi propongo le cifre:
Windows 96%
Mac 2,8%
Linux 1%
Il dato che emerge è che Windows, rispetto a tre anni fa è cresciuto, mentre il Mac ha dimezzato la propria quota di mercato. Linux è cresciuta tantissimo, ma non è ancora in grado di essere davvero qualcosa di significativo.
La caduta del Mac è invece significativa, perché come vediamo qualche azienda che ha sempre sviluppato per il Mac sta migrando le applicazioni a Windows (Adobe tanto per citare un nome), con risultati migliori in termini di vendite e di operabilità.
Non credo che alla Microsoft si possano preoccupare dei concorrenti. E lo dico seriamente.
Io ho tre Windows, due Linux e un Mac. Non faccio statistica. Peccato.

martedì 20 luglio 2004

Un paio di cose su Yahoo

Leggendo le tante email che sono rimaste ferme in questi giorni, ho trovato parecchi di voi che mi chiedevano il parere su Yahoo, nel senso che ha confermato i risultati ottimi ma il titolo è un po' caduto al Nasdaq. Chi si chiede il perchè è poco attento a come funzionano le borse: si compra speranza e si vende la notizia. Quindi quando c'è la speranza che un'azienda raggiunga risultati superiori a quelli sperati il titolo sale. Se invece mantiene i propositi, cede un po'.
E' un mondo strano. Ma funziona così. E questa è la regola numero 1.
La televisione sui cellulari

Non so da dove sia nata la discussione sulla TV sui cellulari, ma mi avete scritto in una decina sul tema. Ognuno con motivazioni interessanti.
Gianpaolo ad esempio sostiene che andare allo stadio per vedere la partita e guardare il replay con il cellulare sia un buon passo in avanti e si domanda il perchè 3 non abbia ancora questo servizio. Alessandra sostiene che il TG sui cellulari sia la killer application, e che lo sport sia il passo successivo.
Ci sarebbero altri interventi, molto articolati, ma mi soffermo su questi due che ne raccolgono molte idee. La televisione sul cellulare, e lo dico con cognizione come fruitore, non è una gran bella cosa. Si vede male e obiettivamente non si ha la necessità. Per lo sport il discorso potrebbe essere un po' diverso: il replay sul cellulare allo stadio ha comunque lo svantaggio dei costi di connessione e delle dimensioni dei video. Su di un palmare wi-fi il discorso potrebbe farsi interessante. Ma gli stadi, quelli grandi, non hanno un bel numero di videowall? Insomma sono un po' scettico su tutto questo parlare del cellulare per la TV. In fondo, chi è andato a vedere lo sport professionistico negli Usa, soprattutto il baseball, si sarà accorto di quante TV portatili sono in mano agli spettatori. Il costo è decisamente più abbordabile. Non credo proprio che la TV sia la killer application dell'Umts. Per ora è solo l'unica idea che è venuta agli operatori. Io ne avrei altre, dove ovviamente le immagini sono fondamentali. Altrimenti a che ci vendono a fare il videofonino? Bisogna vedere se sono valide e se hanno un mercato. Per il momento sono convinto solo della prima parte.
La battaglia dei processori

In questo periodo ci sto dando dentro sulla battaglia dei processori tra Intel e Amd. Parto da una considerazione che è necessaria, visti i messaggi che mi inviate. Intel è leader di mercato, non è lontanamente impensierita da Amd e soprattutto sui portatili sta veramente facendo la differenza. Ma Intel, è altrettanto giusto ricordarlo, ha perso il treno dei 64 bit domestici e da ufficio per rincorrere il sogno di un Pentium 4 sempre più potente. Oggi i 64 bit non sono necessari, ma il futuro è di questo tipo di processori. Amd sta facendo una politica di perfetto follower: segue il leader e cerca gli spazi in cui muoversi: fa anche qualche errore strategico, ma di fatto di poco conto. Investe il giusto, fa passi oculati, cerca di fare business con i pochi mezzi a disposizione. Io sulla maglia di Armstrong al Tour ci avrei messo un paio di numeri di fianco al logo (tipo un 6 e un 4), ma alla fine l'azienda è ancora in una fase di sviluppo del marchio. Amd è inseguitore, per cui lancia il Sempron contro il Celeron e processori per i portatili per arginare, dove qualche tempo fa disponeva di tecnologie vincenti.
Fatta questa premessa, è giusto alimentare il discorso. nascono i primi TabletPC con processore Amd a 64 bit! Caspita una potenza di calcolo pazzaesca per un portatile con cui si possono prendere appunti a mano. Per ora si tratta di un annuncio. Da un prodotto di questo tipo mi attendo prestazioni soprattutto dalla batteria. Staremo a vedere.
Tutto questo vociare di 64 bit sta davvero mettendo in difficoltà Intel, che ha magazzini pieni di processori che fatica a vendere. Ma vediamone i motivi. Non sono cari, sono potenti, sono efficienti e durano nel tempo. Perchè non si vendono più computer, o meglio, perchè le vendite dei computer sono scarse in questo periodo?
I computer vengono venduti per le case e per le aziende. Nelle prime, per fare qualche ricerca su internet, stilare qualche documento o foglio elettronico e stamparsi le foto è sufficiente ancora un computer con un GHz. Negli uffici altrettanto. Solo chi gioca o necessita di rielaborazioni come il montaggio video o il rendering 3D ha bisogni maggiori di risorse. Quindi la durata media di un PC, grazie alla potenza di calcolo, è aumentata in questi anni. E' inutile che ci provino a dire il contrario, visto che i portatili con Centrino hanno potenze modeste! In pratica, con un processore da 1,5GHz si possono fare tantissime cose, senza problemi. Perchè passare a 3GHz?
Questo gioco non favorisce è Intel nè Amd, ma la seconda si sta attrezzando e mostrando la tecnologia dei prossimi anni. Sta investendo, secondo me poco e male, nel mostrare quello che sarà possibile fare con un computer molto pià potente. Chesarà server oltre che computer. Paradossalmente Microsoft non sta cavalcando questo processore a dovere, frenata probabilmente da una vecchia partnership con Intel, è sta anch'essa perdendo occasioni per imporre il PC in ogni casa, a discapito di altri aggeggi che nelle case degli italiani, volenti o nolenti, arriveranno. Possibile che Windows Xp Media Edition non sia ancora in italiano, a 64 bit e con funzioni di connessione alla TV digitale terrestre con qualche partnership?
Secondo me, e lo dico con estrema franchezza, è lì che Microsoft, Intel e Amd si giocheranno il loro futuro. Perchè le tre aziende hanno come mercato di riferimento gli Stati Uniti e seguono quelle tendenze. Ma credo che l'Europa, sull'uso della tecnologia, possa insegnare ancora qualcosa a tutti. I cellulari e la Tv satellitare lo dimostrano ampiamente.

lunedì 19 luglio 2004

Il firewall di Windows Xp SP2  
Ho realizzato un filmatino sul firewall del Service pack 2 di Windows Xp, in versione beta in italiano.
http://active.macromedia.com/flash5/cabs/swflash.cab#version=5,0,0,0" id=robodemo>http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash" swLiveConnect=true>
Fatemi sapere.


venerdì 16 luglio 2004

WinHEC, il futuro di Windows (parte I)
 
WinHEC è l'annuale "Windows Hardware Engineering Conference" tenutasi qualche tempo fa a Seattle. Leggendo il resoconto di uno dei più anziani ed esperti giornalisti informatici americani, Jerry Pournelle, si trovano molte cose interessanti e da meditare.
Pare che Intel abbia cancellato il progetto di Tejas, la successiva versione di Pentium 4, perciò lo sviluppo dovrebbe proseguire solo sull'attuale linea Prescott (e forse Northwood). Motivo? Le applicazioni a 32 bit girano più velocemente in ambiente a 64 bit e Intel forse ha rinunziato, per la prima volta nella storia, a confrontarsi sulla pura velocità di calcolo con AMD, che ha già processori a 64 bit sul mercato in grado di eseguire anche codice a 32 bit direttamente. Investire sul Pentium 4, anche in nuova versione, pompando verso l'alto la velocità pura di un core a 32 bit costa comunque parecchio e il gioco non varrebbe la candela. Infatti, è certo che gli Athlon a 64 bit, coadiuvati dal supporto a livello di chipset da nVidia (in continua evoluzione), vanno meglio ora e possono solo migliorare (e di molto), perciò sono molto apprezzati in particolare dai videogiocatori più esigenti o comunque da chi vuole la massima velocità a tutti i costi. Per quanto riguarda le applicazioni standard, gli attuali Intel a 3,2 e 3,4 GHz sono probabilmente già più (molto più) che sufficienti.
Cosa farà Intel? Secondo Pournelle sta pensando a dei processori a doppio core, con due unità di calcolo in un solo chip, che forse arriveranno per metà 2005: uno dei vantaggi è che l'investimento per produrli è più contenuto e comunque scalderanno meno rispetto ad una cpu con un solo core. Casualmente, lo sforzo fatto da Intel per incentivare lo sviluppo di applicativi che usano l'attuale tecnologia HyperThreading si gioveranno di questa più avanzata tecnologia hardware. Intel per consuetudine non parla ufficialmente dei progetti in corso perciò sono solo supposizioni, ma è probabile che in risposta all'annuncio di AMD di processori a 64 bit per i notebook, anche Intel vorrà produrre chip dual core per i portatili.
Ma la considerazione più inquietante di Pournelle su WinHEC riguarda direttamente Windows. Se è vero che Bill Gates alla Microsoft Professional Developers Conference 2003 annunciò che "tutte le vecchie applicazioni continueranno a funzionare in Windows a 64 bit" (attualmente in beta),  pare proprio che al WinHEC sia stato chiaro che le vecchie applicazioni a 16 bit, invece, non funzioneranno affatto. Pournelle cita le parole di Samer Arafeh, un design engineer del kernel di Windows: "Nessun supporto 16 bit in Windows a 64 bit. Le API di Win32 per il supporto ai 16 bit verranno modificate per produrre semplicemente un messaggio di errore". Un'affermazione inattesa e pregna di conseguenze, ma che è stata fatta passare in secondo piano al WinHEC e non citata nei documenti ufficiali.
La domanda è allora: LongHorn, il prossimo Windows, supporterà direttamente le applicazioni a 16 bit? Non è chiaro, secondo Pournelle, se ci sarà davvero una versione a 32 bit di LongHorn. Ma quando uscirà il nuovo Windows sul mercato, ci saranno ancora moltissimi Pc a 32 bit ed è poco credibile che Microsoft voglia rinunziare a tale fetta enorme di mercato!
Forse ci saranno due versioni di Longhorn, a 32 e a 64 bit, ma con un investimento da parte di Microsoft maggiore, in termini di ricerca, sulla versione a 64 bit. Per le considerazioni fatte prima: al WinHEC si parlava quasi solo di 64 bit...
(continua...)

giovedì 15 luglio 2004

Intel e il Nasdaq

Un fatto da sottolineare è il tonfo di Intel al Nasdaq, nonostante risultati economici positivi. Il motivo: gli analisti non vedono bene l'azienda nel futuro. Io non so se hanno ragione oppure no, ma sta di fatto che qualche giorno fa parlavo di alcune mie perplessità circa una chiara visione del futuro, che non fosse sposare in toto le idee di Bill Gates (probabilmente giuste). Quando ho di queste intuizioni e quando vedo che hanno un notevole riscontro mi spavento. Dovrei alzare il costo delle mie consulenze (poche e quasi sempre gratuite)?
La tecnologia di default

Nella discussione su quale sia il livello di informatizzazione in Italia, vorrei inserire un piccolo tassello per circoscrivere il problema.
Per riuscire a capire dove ci troviamo e come sarà necessario muoversi, senza pensare a Guru ed Evangelisti, è bene capire dove siamo adesso.
Diamo per assodato che le imprese italiane, piccole, medie e grandi, abbiano una quantità sufficiente di PC per sbrigare le pratiche normali.
Ma quante persone dispongono della posta elettronica?
Quante hanno un data base relazionale?
Quante hanno dei server e quanti accedono ai dati in modalità sicura?
Quanti utenti navigano su internet e se l'azienda dispone di una intranet?
Quanti utenti di foglio elettronico avanzato ci sono in azienda?
Quanti dispongono di un cellulare e quante aziende utilizzano il cellulare come strumento di comunicazione avanzato?
Quante aziende dispongono di sistemi di videoconferenza?
Quante aziende hanno al proprio interno le competenze, reali e non nominali, informatiche?
Quante aziende fanno della formazione seria e non per scaricare utili?
Quante aziende utilizzano sistemi di memorizzazione dei documenti interni elettronica?
Che livello di backup è presente nelle aziende?
Di antivirus?
Ho fatto un po' di ricerche, ma dati di questo tipo, che permetterebbero di avere un quadro reale della situazione delle nostre aziende, non esiste.
Abbiamo ricerche su tutto, su come investe una famiglia e un'azienda, ma non sappiamo che cosa ci fanno realmente.
Ieri spiegavo che, banalizzando, una soluzione Crm si può implementare con un foglio di Excel che attinge a dati esterni e li analizza grazie alle tabelle pivot e un po' di abilità nel visualizzare e aggregare dati. Erano sbalorditi. Ma è davvero possibile. E' solo una questione di organizzazione dei dati. Nulla di fantascientifico.
La discussione su come sia possibile intervenire in futuro in questi ambiti dipende fortemente da come è la situazione attuale.
Ibm ha diecimila progetti in corso su Linux, laboratori, ha in mano il 36% del mercato Linux. Punta alla media impresa. E alla piccola. Lo stesso discorso, in altri termini, è valido per Sap. Ma anche per Microsoft, Oracle, e via di seguito.
Ma in Italia queste aziende, e lo confermano tutti, navigano a vista. Chi più e chi meno.
E i mega consulenti prosperano. Ma anche piccole e piccolissime aziende che raggruppano competenze incredibili. Con squilibri nel sistema.
Non si tratta di sapere che cosa usano, che processori montano. Ma di quello che ci fanno con i computer. Davvero. Sapere qual è la tecnologia di default, quello che possiamo chiamare come il minimo non indispensabile, ma realmente presente nelle aziende. E' una bella sfida.

mercoledì 14 luglio 2004

Microsoft con le spalle al muro

L'azienda di Bill Gates è messa alle corde negli States, in Europa ed ora anche in Giappone. Temo che questa volta ne esca davvero a fatica da questa situazione che sta diventando planetaria. E sinceramente non vedo vie d'uscita. Manca una visione globale alternativa all'attuale e l'azienda è più occupata ad arginare i problemi che a superarli. Staremo a vedere.
Sciopero dei telefonini

E' stato proclamato uno sciopero di due ore dell'uso dei telefonini, mondo pubblicizzato anche dallavcrta stampata.
Come tutti gli scioperi nati dai consumatori contro le aziende che fanno il mercato e se lo spartiscono, mi trovo pienamente daccordo. Sono un po' meno d'accordo sul concetto alla base di questo sciopero. Provo ad articolare le mie perplessità. Lo sciopero inteso come protesta è, a mio avviso, superato. Lo sciopero così è da intendersi contro qualcosa o qualcuno. Questo perché lo sciopero, perché funzioni deve essere propositivo o di rottura: deve servire per spiegare che si conta qualcosa. In estate, le tariffe dei telefonini calano vistosamente, per cui è piuttosto difficile far comprendere alla gente che queste aziende fregano la gente.
I tempi quindi, sono sbagliati. Io avrei proposto i primi d'ottobre come data, alla fine delle promozioni. Ma si sa, le associazioni fanno davvero l'interesse dei consumatori o il proprio al fine di fare una prova di forza e contare qualcosa anche in Italia? Meditateci, e intanto scioperiamo, che alla fine tanto male non ci fa.

martedì 13 luglio 2004

Pensieri in libertà

Prendersi una settimana di vacanza è per me una necessità. Finalmente ci si può fermare a ragionare su tutto quanto è accaduto quest'anno a questo blog. Innanzi tutto devo ammettere che sento un po' la responsabilità di avere tantissimi lettori assidui, molti legati direttamente al mondo dell'ICT come operatori del settore, molti come appassionati e moltissimi curiosi.
Questo blog ha un numero di visite che neanche qualche sito che si considera "un portale" può permettersi. I motivi di tutto ciò non li riesco a trovare. Qui si cerca di dare una visione della tecnologia allargata, disintermediata e disincantata. Ci sono dei video sulle novità e dei piccoli corsi su come usare il PC, grazie a TecnoAttack. Nulla di trascendentale, per ora. Però funzionano. Non ho ancora iniziato a segnalare software freeware dallo stesso sito perché i tempi non sono ancora maturi. Così come inizierò altre collaborazioni con siti nei prossimi mesi, ammesso che riesca fisicamente a trovare il tempo per parlarci e mettermi d'accordo "tecnologicamente". Ricordo a tutti che i contenuti di questo blog sono liberamente distribuibili ovunque e in qualsiasi forma, purché si menzioni la fonte sotto forma di url.
Poi sto pensando se sia il caso che inserisca i commenti ai post. Sono sempre stato contrario, perché mi è sempre piaciuto leggere le opinioni di tutti e rispondere personalmente. Molti blogger mi hanno sempre criticato per questo, affermando che alla fine avrei risposto comunque personalmente a tutti, ma si sarebbe sviluppata ulteriormente la discussione. Ho sempre pensato che i commenti distolgano e distorgano un po' i pensieri di un blog, mentre le email, per il fatto che le devi scrivere meditandoci sopra e aprendo un altro programma, mi sembrano un sistema intelligente. Ma vedremo, perché sto pensando che quanto scritto da un blog molto seguito possa essere di tutti, per cui i commenti potrebbero essere un passaggio fisiologico. A differenza di altri siti, questo è un blog gratuito, non guadagno dalla pubblicità che trovate in alto e quindi tra le motivazioni per aggiungere i commenti non c'è la necessità di aumentare le page view.
Tra i discorsi da spiaggia, devo dire che la tecnologia c'è entrata alla grande, un po' merito dei cellulari con fotocamera e un po' perché internet è davvero una tecnologia matura e usata da tutti. Il bello è che mi trovo un po' spaesato: ho cambiato operatore e non riesco a collegarmi col PC ma solo col palmare (da cui scrivo). Ma è possibile che non si riesca a parlare con l'assistenza tecnica? I driver ce li ho. Mi basterebbero un paio di parametri.
E' in queste cose che la tecnologia deve darsi una mossa. Se faccio fatica io a reperire le informazioni, figuriamoci un utente alle prime armi! E' inutile avere un portatile Centrino se poi non si è in grado di far parlare il modem del cellulare con l'operatore. Insomma, di strada ce
n'è da fare ancora. La cosa più stupida che mi è successa a riguardo di questa vicenda è stata la risposta datami dal call center: dovete chiamare da un altro telefono per i settaggi. Vagli a spiegare che manca, banalmente, qualche settaggio e che dal palmare funziona già tutto!

giovedì 8 luglio 2004

Smau Cina e la giornata di ieri

Il titolo di questo post è già di per se una bella provocazione. Ma visto l'interesse di chi presiede Smau al mercato cinese, non posso aspettarmi che questo passo, o con un'edizione apposita o facendosi direttamente comprare!
Detto questo, ieri c'è stata la presentazione di Smau 2004. In pompa magna, con Smau, Fiera Milano, Assolombarda e compagnia cantante. Sono emersi vari punti o spunti interessanti: Emmanueli ha dichiarato che non crede che internet possa sostituire l'incontro fisico per fare business. A questo punto, però, non capisco come possa fare business con internet un'azienda che va a Smau a comprare tecnologia. Ma sarebbe un discorso lungo ed articolato, che in questo blog è stato trattato altre volte e che puntualmente presenta messaggi di lettori attenti ed esperti. Poi mi si racconta di come Milano possa diventare la capitale della tecnologia, non solo italiana, non solo europea, ma mondiale! Ogni commento a queste frasi, spinte dalle più nobili motivazioni, è del tutto superfluo. Anche perchè paragonando alla Milano come capitale della moda, anche un cretino capisce la differenza: basta passare per le strade della città nei giorni delle passerelle per rendersene conto. E non parlo delle firme, parlo di tutto l'indotto, dal catering agli studi fotografici, dalle location alle modelle, e via di seguito. Milano è capitale della moda perchè si prendono le decisioni (per il mondo!), perchè gli stilisti sono raccolti e seguiti, tutelati e associati, perchè tutto il mondo viene qui a vedere, imparare e comprare. Per la tecnologia ci sono queste premesse? Non siamo mica allo Zelig!
Della presentazione di Smau, mi ha fatto sorridere vedere tra i presenti Sbatini del Futurshow. Fino a due anni fa faceva battaglia alla grande con Smau, oggi viene a vedere, invitato, la presentazione dello stesso. Emmanueli ha detto che Smau ha l'occasione di un'edizione del Comdex che non si farà quest'anno. Il futurshow è stato un precursore: lui l'ha già chiuso, mettendolo in stand by e provando a rifarlo a Milano questo novembre. In questo, in Italia siamo stati più bravi degli americani!
La giornata di ieri è proseguita con altre presentazioni non meno sorprendenti.
Microsoft è riuscita a dirmi che ora si possono fare firewall hardware, che fino a l'altro ieri, o meglio, per parlare come parla l'azienda stessa, fino alla chiusura dello scorso anno fiscale (che si chiude il 30 giugno), erano della ferraglia inutile. Siccome HP ha deciso di mettere in vendita (dall'ultimo trimestre di quest'anno, reale e non fiscale) un server con Windows 2003 server e Isa 2004, è diventata buona cosa un firewall hardware. E poi, se uno ha acquistato un firewall hardware cinque anni fa (con quello che costava!) oggi non è assolutamente protetto.
Difficile contraddire Microsoft su questo punto, ma non tanto per la dichiarazione in se (ci vorrebbe un attimo), quanto per il fatto che probabilmente pochissimi lo hanno aggiornato in questi cinque anni!
Nota positiva: mi hanno dato il Service Pack 2 di Windows XP in italiano e l'ho installato: senza problemi, a mezzanotte, mentre guardavo West Wing su Rete4.
Mi hanno visto partecipare ad una presentazione dei videoproiettori Nec (bel design, prezzo interessante), dove tra le specifiche ho trovato videoproiettori con connessione wireless e con una fantomatica porta Usb A che, in molti, ci siamo chiesti che cosa diavolo sia!
Ma la chiusura è stata a casa Intel, e ora capirete perchè ho detto casa. Per celebrare degnamente un anno di Centrino, l'azienda ha organizzato una serata-party davvero coi fiocchi. Con qualche caduta. La prima è stata, oltre a Bagatta che non considero anche perchè non c'era una Perego a zittirlo, la presentazione di Dario Bucci che, incentrando tutta la presentazione su Centrino e su come il wireless possa cambiarci la vita, si è imbattuto in una ragnatela che dal soffitto scendeva sul palco e che ha scatenato un effetto pinocchio. Per uno che parla di come sia bello essere liberi e senza fili, mi pare evidente che essere attaccati ad un filo di una ragnatela sia spettacolare, per altro facendo la figura del burattino. Ammetto che con buona ironia l'amministratore delegato ha saputo prendersi in giro e devo sottolineare che è di pochi la capacità di non prendersi troppo sul serio in questo settore.
Ma la serata era incentrata sulla casa, su come il computer possa riunire, in un unico oggetto e in un unico telecomando, tutti gli apparecchi che sono al fianco del televisore. Non posso esimermi dal fare un commento: questa, più che di Intel, è la visione di Bill Gates. Lecita, probabilmente corretta, ma tutta da discutere: se piazzo un PC che mi registra la TV, mi fa vedere il digitale terrestre, i DVD e Sky, mi fa ascoltare la musica, mi dice se è arrivata un'email, posso pagarci l'Ici e acquistare qualche cosa su eBay, ne vendo uno oggi e un'altro quando si rompe. Quindi guadagno oggi, abbatto il digital divide oggi, ma poi mi frego con le mie stesse mani se il mio business è di harware e software. Ma magari mi sbaglio, anzi, sono quasi certo di sbagliarmi.
La serata, chiusa con una esibizione superba di Alberto Fortis, sul quale mi soffermerò tra poco, è stata piacevole anche perchè si incontrano tanti personaggi e tante aziende con le loro idee e i loro problemi, piccoli e grandi che siano.
Ne segnalo brevemente un paio, senza citare i protagonisti. Il primo è un direttore vendite che afferma candidamente che lo scorso hanno ha fatto grandi numeri con la grande distribuzione, ma con l'avvento di un big del settore, gli spazi si sono chiusi. Non si capacita di come facciano a fare quei prezzi, visto che nemmeno con lo sconto sullo sconto del sottocosto sul prezzo di produzione (quindi lavorando in perdita assoluta) riesce a competere con questi qui. Un altro invece sottolineava il fatto per cui ormai si lavori a trimestri, dove ogni quarter deve produrre risultati superiori a quelli del quarter precedente. Con una corsa e una rincorsa che sta davvero mettendo in ginocchio il sistema, in cui tutti fanno tutto e pochi fanno bene qualcosa. Tanto è il risultato il fatto importante. Se per raggiungerlo metti in ginocchio la tua azienda e qualla degli altri non importa. Questi sono i manager. Questa è la scelta dei manager in tutto il mondo. Questo il risultato del dopo bolla internet. Che alla fine sarà paggiore della bolla stessa.
Torno su Alberto Fortis. A parte che per chi ha un po' di anni rappresenta un mito, qualcuno che, come ha detto Bagatta, ha fatto la differenza nella musica, la sua presenza era motivata dal fatto che è autore del libro "NOGURU te la do io la tecnologia" del quale ho già parlato. Intel ha regalato a tutti i partecipanti alla serata una copia del libro, con una donazione a Mondadori Informatica e al Cesvi. Se della prima non me ne può fregare di meno, la seconda è degna di menzione, anche perchè, e ci tengo io come tutti gli autori che hanno devoluto i diritti a questa associazione, è una delle poche che si tiene davvero il minimo dei contributi versati per le spese amministrative. E questo, in tempi in cui la beneficenza si fa tanto al chilo, va detto a chiare lettere.

mercoledì 7 luglio 2004

Precisazione Dell-Linspire

Ieri avevo parlato di Linspire, di Robertson e del PC Dell con il sistema operativo. L'azienda fa però notare che l'iniziativa non è di Dell ma del rivenditore, che ovviamente può personalizzare la macchina come meglio crede. Il sito di venditra è dell.questar.it e non è quindi Dell stessa a mettere in vendita il PC. Tanto che, si precisa ulteriormente, nella home page di Dell si consiglia Windows Xp come sistema operativo.
In pratica, non è una scelta di Dell, ma di un partner. Ma alla fine, Dell vende dei PC, per cui fa gioco. Questar vende a sua volta i PC, vende il sistema operativo, Linspire vende e quindi si diffonde... Tutto quest'ansia di precisazione non sarà mica per non infastidire Microsoft da parte di Dell?
La polemica dei prezzi dei Cd e del cinema

Non sapevo nulla della discussione nata ieri da parte dell'Onorevole Carlucci sui prezzi dei CD e degli spettacoli cinematografici.
Un sacco di messaggi mi sono arrivati sull'argomento e devo dire che non sono riuscito a capirci molto. Però so una cosa.
Lunedì sera sono andato al cinema contravvenendo al mio sciopero personale, ma si sa, si è al mare, ci sono i bambini, si è in compagnia, mica puoi mettere dei principi contro il sorriso dei piccoli, no?
Allora mi faccio violenza e vado a prendere i biglietti: quattro adulti e cinque piccoli, di età compresa tra i 6 e i 2 anni. Non si trattava di una prima visione ma di Koda fratello orso. Quanto ho pagato: 49 euro! Ossia, una famiglia di quattro persone al cinema paga quanto un DVD acquistato. E' ragionevole?
Mi avete anche segnalato questo messaggio, ma non mi citate la fonte, visto che siete stati in quattro ad inviarmelo sarebbe bello dire da dove l'avete copiata...
La novità più importante comunicata da BMG è la versione "no-frill" ("senza fronzoli"): il CD viene venduto a prezzo dimezzato rispetto ai livelli odierni (9.99€), ma la distribuzione è decisamente spartana e costituita del semplice CD con il titolo. Stop. Per avere cover e testi dei brani si spenderanno 12.99€, mentre salendo oltre i 17€ sarà possibile accedere anche a formati DVD e quant'altro (versione "Luxury").
Senza fronzoli è una buona idea. Ma non è certo il testo o il layout del cd a fare lievitare il prezzo. Comunque un tentativo di arrivare a prezzi ragionevoli c'è, e il gruppo Bertelsmann è davvero impegnato in questa battaglia contro la pirateria.
Ieri, in un convegno milanese, Andrea Rosi (che è stato assunto in Vitaminic per sviluppare il mercato musicale regolare on line a suo tempo ma che non ha prodotto risultati e ora è passato in Bmg (sempre lei) ha detto, tra le tante cose, che l'industria discografica ha sbagliato a non credere in internet. Ma ora ci crede eccome, visto iTunes e gli altri servizi. Con quali costi per le case e per gli utenti?
L'analisi sulla musica on line fatta da questi signori è incredibile: si arriva a dire che la musica oggi serve per fare vendere i riproduttori! E' come se una volta facevano i disci per vendere i giradischi o le cassette per i registratori (la frase è attribuita a Elisabetta Biganzoli di Messaggerie Musicali). Con questi presupposti, possiamo pensare che ci sia una soluzione seria al problema? Il prezzo di 99 centesimi a canzone scaricata l'ho suggerito parecchio tempo fa, mi sembra equo (anche perchè a meno sinceramente non si compra, a momenti, nemmeno un ghiacciolo), con sconto per chi scarica un cd intero. Ma se poi mettono in vendita il Cd a quel prezzo è chiaro che bisogna pensare ad una scontistica adeguata. Ma stiamo parlando di un mercato in cui uno, per scaricarsi dieci secondi di una canzone per mettersela come suoneria è disposto a spendere 3 o 4 euro. E non sente la canzone, sente pi-pi-pi e poco più.
La musica ha sempre fatto cartello più che sistema, e quindi oggi si trova in difficoltà di frotne ad un possibile canale distributivo che vorrebbe totalmente controllare (altrimenti perchè Andrea Rosi avrebbe avuto così tante difficoltà in Vitaminic e ora è tornato in una casa discografica?). Le analisi dei mercati non sono poi così difficili da fare. Ma o ci si affida a chi le analisi le fa, o facendole in casa si ottiene un risultato un po' ruspante. E questi signori parlano di marketing, di come impongono i cantanti sulla scena mondiale, di come cambiano le abitudini dei consumatori. Ma qualcuno, seriamente, ha mai pensato di prendersi l'orologio di James Bond perché può sentirsi una spia o il tanga di Britney per sentirsi carina? Sono carnevalate, ma la vita di tutti i giorni è ben altra cosa. Comunque c'è un dato interessante in tutto ciò: tutte le aziende italiane ed europee nell'ICT che hanno assunto personaggi dal mondo musicale nel marketing non hanno avuto risultati soddisfacenti. Un motivo ci sarà. E a mia memoria non ho trovato nemmeno un'eccezione che conferma la regola!
Punto informatico di carta?

Ho ricevuto qualche messaggio sull'idea del sito Punto Informatico di diventare anche una rivista tradizionale cartacea. Riporto il messaggio inviatomi da Andrea.
PI è (credo) l'unico quotidiano nato su internet e passato alla carta stampata, ovvero ha fatto il percorso inverso di tutti gli altri giornali. Mi chiedo: se PI ha sentito questa necessità, vuol dire che internet non funziona abbastanza (commercialmente parlando)? Oppure viceversa funziona, tant'è che possono permettersi questo "esperimento"?
La questione è interessante e andrebbe posta a loro, ma non so fino a che punto siano disposti a rispondere sinceramente. L'operazione, a mio avviso, è semplicemente di brand awarness e meramente economica (alla fine si fa una bella mailing list di utenti super attivi nel campo della tecnologia), anche perchè la forza dei siti è la velocità di cavalcare le notizie e l'interattività con i propri utenti.
C'è tempo fino a novembre, credo. Staremo a vedere. In bocca al lupo.

martedì 6 luglio 2004

LinSpire in italiano

A parte aver fatto una bella chiacchierata con Michael Robertson, creatore di Linspire, ho potuto mettere mano alla prima edizione di questo facile Linux in italiano e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Da oggi ci dovrebbero essere circa 100 software da scaricare e installare direttamente dal sito italiano e in italian e insomma devo dire che Mr Orban, o Mr Questar, ha fatto le cose per fare.
Due appunti su questo Linux che sta mandando in bestia Microsoft: è davvero facile da usare, i programmi si installano davvero bene da soli e non si hanno grossi problemi ad adattarsi all'interfaccia (che alla fine è KDE, quella di Italian Knoppix tanto per fare un esempio!).
Non funziona a 64 bit (Italian Knoppix sì!) e come ogni Linux, ha il problema deidriver delle periferiche (stampanti, fotocamere, lettori Mp3, ...).
Vantaggio: un accordo con Dell, per cui dai prossimi giorni sarà disponibile, dal sito Dell, un PC a meno di 500 euro con assistenza hardware e software per tre anni compresa e 1800 software da scaricare! Sarà mia cura segnalare il link.
Ecco le prove del PremioWWW

In modo che rimanga ad imperatura memoria, visto che non potrà durare, inserisco la schermata.

Una domanda: ma chi mi ha votato nella sezione broadband? Comunque grazie di nuovo.
Nella classifica del premiowww

Che ci tenessi al premiowww del Sole 24 ore non è un mistero. Che però, come blog, ci finissi dentro non era, sinceramente nelle mie speranze. Mi ero preoccupato quando non partiva, me ne sono rallegrato al momento del lancio. Ma giuro, mai e poi mai avrei pensato che rientrasse nei possibili siti italiani da classifica!
Invece eccomi . E anche . E pensare che non ho ancora fatto campagna!
Ma a parte il piacere personale di rivedersi in classifica, che è un godimento (diciamolo forte perchè non durerà), mi piace pensare che i blog, non tanto il mio, siano in una classifica di voti da parte degli utenti. Sarebbe un bel segnale, un qualcosa di diverso e di significativo di come il web crei aggregazione ed interesse anche con spese ed impegni minimi. Finirò che metterò i commenti anch'io (preferisco la posta elettronica...) e acquistare il dominio per tolgiere la pubblicità di blogger!
A parte le battute, direi che il meccanismo dei blog sta diventando davvero importante e un voto ad un blog era qualcosa di impensabile un anno fa. Invece oggi i blog sono una parte significativa del pianeta internet. E lo saranno sempre di più in futuro. Non lo dico ora che sono in classifica perchè, lo ripeto, il risultato è effimero. Ci sono altri blog che meritano un successo ben maggiore del mio, proprio per la capacità di saper coagulare idee e interventi preziosi su temi importanti e sulle futilità della vita. Non li cito tutti per non far torto a nessuno, ma potrei riempire righe e righe di blogger degni di menzione: Pino Scaccia è l'unico esempio che farò, perchè è un giornalista e ha compreso che il blog è qualcosa di alternativo ed integrativo all'attività giornalistica.
Comunque grazie a chi mi ha votato, grazie a chi non mi ha ancora votato ma lo farà e grazie a tutti coloro che si sono semplicemente imbattuti in questo sito per caso o perchè rimandati da qualche link o segnalazione. Grazie per aver tollerato i miei errori di battitura e per aver sopportato la mia sgrammatica. Una autocelebrazione su di un qualcosa che è assolutamente gratuito e personale fa davvero bene. A me di sicuro. Ma spero anche a tutto il sistema.
Sony Connect Music Store

Doveva essere il walkman del futuro e la risposta ad iPod. Vi segnalo Connect perchè è un sito da tenere sotto osservazione. Ma non mi pare che sia così innovativo. Il fatto che utilizza un software proprietario per lo scaricamento dei brani (circa 0,99 a brano, 9.90 ad album) non è una gran bella idea. Ma staremo a vedere. Ancora non è disponibile in italiano.
I libri scolastici da scaricare su internet

Il governo ha fatto una provocazione e i soliti tromboni ci sono cascati in pieno!
Il governo sta pensando di mettere i libri scolastici su internet, scaricabili a pagamento assolvendo il diritto d'autore. I librai si sono incavolati, con motivazioni puerili.
Un dato di fatto: se un libro pago i diritti e basta, quanto costa? Solo che poi devo cosnultarlo, stamparlo, sfogliarlo e via di seguito, per cui quanto costa realmente? Per cui, prima di dire cose senza senso per proteggere il proprio orticello, fino ad ora coltivato male e per concessione, potrebbero mettersi insieme a fare quattro conti della serva. Chi ha preso i libri fotocopiati all'università sa benissimo che se avesse dovuto pagarci il diritto d'autore non li avrebbe mai fotocopiati. O sbaglio.
Ecco come da un'occasione si crea un falso problema. O meglio, si crea un problema. Fra un po' ci metteranno davvero i libri a pagamento nelle biblioteche!
Poche note brevi

Sono stato assente. Ma ci sono. Una cosa sola: la campagna messa in atto dalla major contro le modifiche alla Urbani non sono serie. Ma ammettono la copia personale e la possibilità di scambio di file. Una cosa: ho ricevuto, per errore, tre mms questo week end con suonerie di canzoni famose. E' Download illegale?

lunedì 5 luglio 2004

Feed RSS per i cellulari

Segnalo che esiste un browser Rss per i cellulari compatibili Nokia Serie 60. Lo trovate qui. L'ho scaricato. Non è che vada molto bene. Comunque funziona decentemente, ma non so fino a che punto sia utile. Costa 10 Euro. Non sono tanti, non sono pochi.

venerdì 2 luglio 2004

I bot dei siti web

Quanti hanno un sito internet e fanno un minimo di controllo sul traffico generato, si saranno probabilmente accorti dei passaggi di vari bot sui siti. I bot sono dei sistemi automatici che vanno a leggere e quindi memorizzare i siti web, al fine di fornire risultati adeguati ai motori di ricerca.
Solitamente sono quattro i bot in circolazione, con cadenze fisse. Però da metà giugno in poi, molti siti sono stati controllati da almeno otto bot differenti, con una frequenza assai strana di una settimana o cinque giorni!
Ormai penso di averli individuati: sono quello di Microsoft (arriva in due modi diversi ma scorre il sito allo stesso modo) e un paio nuovi, che arrivano dall'Oriente.
Per il motore di ricerca di Microsoft, vi lascio il link per testarlo qui.
Se invece volete vedere i servizi di news automatici, sempre di Microsoft, andate qui. Questa mi sembra un beta già avanzata.

giovedì 1 luglio 2004

Il nuovo attacco da internet mette a repentaglio il conto corrente

Il nuovo virus Download.Ject mette a repentaglio password e connessioni sicure, quelle usate per l'home banking.
E' ovvio che la precauzione di base sarebbe quella di non utilizzare Internet Explorer, ma data la diffusione tale misura è da considerarsi inapplicabile.
Scrivo qui un breve decalogo per evitare l'infezione, che avviene sui siti web e che passa ai nostri PC.
1. aggiornate l'antivirus, qualsiasi esso sia!
3. eseguite Windows Update almeno una volta alla settimana.
2. controllate di non avere i due file Kk32.dll Surf.dat.
Se questi file ci sono, correte a procurarvi un antivirus (qui su Tecnoattack ce ne sono gratuiti e liberamente scaricabili).
Un'altra cosa: impostate OutLook (sia express che di Office) in modo da leggere la posta in formato testo. Questo perché molti messaggi html dicono immediatamente ai siti di chi vuole fare spamming che siete un indirizzo valido e possono inoltre mandarvi dei virus se non avete i sistemi aggiornati.
Lo spamming è redditizio

Quando ad una presentazione della giornata antispamming organizzata da Yahoo! e supportata da Elio e le Storie tese avevo visto i dati sul commercio degli spammer, me ne ero uscito con una frase del tipo "ma con questi numeri conviene spammare, altro che balle".
Ovviamente era una provocazione, ma i dati che fornivano, uno su mille acquista i prodotti, sono di gran lunga superiori a qualsiasi tipo di campagna tradizionale su internet!
I soliti tromboni del settore hanno fatto i propri sermoni, ma a Yahoo! la cosa non passò del tutto inosservata.
Ora ha proposto una ricerca nella quale si evidenzia proprio il fatto che questi signori guadagnano quattrini sonanti. Questo non significa che il modello di business funzioni, ma esiste e fintanto che tutti i paesi e i provider non prendono provvedimenti, il meccanismo funziona alla grande.
Mi piacerebbe vere adesso la faccia di tutti quelli che non avevano capito la portata dello spamming. A proposito: sono tutti ai loro posti, alla direzione o come capiredattori di molte testate che leggete. I Guru!
Pensieri in libertà di Lizzeri

Ho ricevuto un messaggio di Luca Lizzeri con alcune riflessioni, in assoluta libertà, sulla musica e sul suo mercato. Le pubblico volentieri: non solo è un bel intervento, ma è anche ricco di informazioni.
Il post originale lo trovate qui.
Le discussioni sul futuro della musica in genere trattano della "guerra" tra pirati e industria discografica. Ma il fenomeno della pirateria è solo il più vistoso di molti fenomeni che partono dal basso e che possono rivoltare come un calzino i modi di fare, vendere e pubblicizzare la musica.
Come in tutti i fenomeni relativi alla convergenza dei media digitali, sono in atto due trend:
Decentralizzazione, cioè il processo che sposta il potere contrattuale dal centro della “rete” alle estremità (nel caso della musica, si sposta dalle case discografiche agli artisti e ai consumatori);
Commoditization, cioè il processo che rende un prodotto una “commodity", e rende difficile ottenere per essa ritorni elevati

Nel caso della musica di solito si pensa al brano musicale come ad un prodotto, ed è difficile pensare ad un brano musicale come ad una commodity. Ma forse questo è il modo sbagliato di pensare all’industria della musica. E forse sta finalmente tornando ad essere sbagliato pensare alla produzione della musica come ad una industria.
Proviamo a ribaltare il modo di pensare: gli artisti "creano" la musica, le case discografiche offrono loro un servizio di supporto nella produzione, di marketing e di distribuzione. E per il disturbo si prendono una gigantesca fetta della torta. Questi servizi possono tranquillamente essere de-centralizzati, e alcuni possono anche essere "commoditizzati".
Cominciamo con la distribuzione. Per quanto riguarda quella su Internet, è sicuramente diventata una commodity: è difficile fare concorrenza alle reti peer-to-peer, che scaricano quasi interamente sugli utenti i costi di distribuzione. Non è più necessario possedere grosse fabbriche per lo stampaggio di CD, magazzini per lo stoccaggio, camion per il trasporto e avere accordi commerciali con negozi in tutto il mondo.
La produzione di musica richiede maggiori competenze rispetto alla distribuzione. E anche mezzi maggiori. Ma anche qui, i costi sono scesi di un paio di ordini di grandezza rispetto a 10-15 anni fa (poche migliaia di euro contro centinaia di migliaia di euro). Rimane il problema dell’accesso a producers, ingegneri del suono ed altre figure di elevata professionalità. Ma nulla costringe persone con queste competenze a lavorare per le industrie discografiche anzichè indipendentemente. Qui non c’è nessuna commoditization. C’è semplicemente un crollo alle barriere d’ingresso. E si sa cosa questo fenomeno può implicare per quanto riguarda i margini di profitto di una industria.
Resta il processo di marketing. Decentralizzazione? Commoditization? Parole aliene, parlando di marketing. Tuttavia, è possibile che in futuro il marketing avrà minore importanza soprattutto se si affermeranno sistemi di filtraggio collaborativi (primo fra tutti quello di Amazon: chi ha comprato questo album ha comprato anche …). Ma anche sistemi più decentralizzati, dal broadcatching alle playlist collaborative di Webjay, un servizio web per la costruzione di playlist online, il cui creatore Lucas Gonze, ha reso disponibile il database delle playlist, a fini di ricerca sul filtraggio collaborativo.
Un altro esempio è BigChampagne, un azienda di ricerche di mercato che raccoglie dati sui brani più scambiati sulle reti peer-to-peer e compila classifiche che vengono poi utilizzate dall’industria discografica per stabilire come distribuire al meglio le risorse pubblicitarie e quanto spingere sui passaggi radio. Una classifica molto interessante è quella dei brani più scambiati tra quelli che hanno pochi passaggi in radio (BubblingUp report), che mostra i brani che vengono più scambiati grazie al passaparola tra gli utenti delle reti p2p.
Piccoli barlumi di questo futuro si cominciano ad intravedere su siti come eTree.org o LegalTorrents. Entrambi rendono disponibili brani musicali legalmente scaricabili. eTree è un archivio di registrazioni di concerti compressi in formato Shorten (senza perdite di qualità). Entrambi gestiscono lo scaricamento tramite BitTorrent e pubblicano l’elenco dei file in formato RSS, gli elementi necessari per il BroadCatching. Usando client come Azureus, con il suo plugin RSS, gli utenti gestire in automatico lo scaricamento dei file che interessano, impostando le proprie preferenze (parole chiave, canali RSS, ecc.) . Visto l’interesse attuale per il Broadcatching, è probabile che molti aggregatori e lettori RSS della futura generazione permetteranno una stretta integrazione con BitTorrent, permettendo all’ecosistema di filtraggio collaborativo di fare un notevole passo avanti.

Ma la patente europea del computer vale o no?

Per me la Ecdl è sempre stata una fregatura. La patente del computer, di fatto, non introduce niente di sostanziale e di significativo nell'uso del computer. Se non, e dobbiamo ammetterlo, garantisce che l'utente ha un minimo di conoscenze di base sull'uso del computer. E di questo dobbiamo non solo darne atto ma esaltarne la funzione.
Ma non è come aver fatto un corso di inglese. E non garantisce nulla in termini di produttività per un datore di lavoro.
Era da quindici giorni che volevo scrivere questo post ma poi un po' per il tempo, un po' per altri argomenti che mi sembravano più seri, non l'ho mai fatto.
Quando quattro anni fa, dalle pagine di una rivista autorevole, scrissi che non avevo trovato nessuna evidenza di affermazione, da parte dell'Europa e dei suoi paesi, di una valenza e riconoscimento della Ecdl mi sono beccato una serie di proteste, anche istituzionali e minacce di querela, mai arrivate.
Ora è il Tar a dichiarare anticoncorrenziale l'Ecdl, ma non perchè l'ha presa in considerazione tout cour, quanto perchè ha dovuto valutare gli aiuti ai sedicenni per l'acquisto del PC.
Per assurdo, è stata l'operazione vola con internet a scatenare l'attenzione verso l'Ecdl, mostrandone tutta la sua fragilità.
Qualcuno cavalca la sentenza, altri la ignorano, ma di fatto è un passo importante per questo stato sempre un po' indietro dal punto di vista informatico.
I motivi sono questi: prima di tutto il Tar ci dice che non esiste nessuna certificazione, e quindi si potrebbe aprire un dialogo sull'argomento (la mia proposta, che giace da anni, è il patentino a scuola, tanto per fare un esempio, ma ci tornerò un'altra volta). In secondo luogo si pone finalmente al centro della questione il saper usare gli strumenti informatici e non i software, che non è da poco.
Uno che ha imparato ad usare una videoscrittura, un foglio di calcolo, il web e via di seguito, li saprà usare indipendentemente dal programma e dal sistema operativo. Questo è un valore nel tempo. Saper usare le funzioni base dei programmi più diffusi non è significativo.
Si riconosce già una Ecdl con OpenOffice.org, ma non l'ho mai ritenuta sufficiente. I computer, da sempre, funzionano allo stasso modo ma con funzionalità visuali diverse. Se certificazione deve essere, devi certificare che uno sappia salvare i file e aprirli, sappia effettuare delle ricerche, sappia sfruttare i database, sappia mandare un messaggio di posta. Indipendentemente che sia su di un PC o su di un telefonino o palmare. Se il ministero dell'Innovazione accoglierà questa sentenza del Tar e si accorderà con altri ministeri, istruzione e attività produttive tanto per fare dei nomi, si potrebbe davvero offrire a questo paese un'opportunità reale. A prescindere dai software utilizzati.
Con questo non voglio dire che Microsoft non si senta in dovere di sponsorizzare tali iniziative, anzi, facendolo nel propio interesse e quello della comunità, ma il fine dei corsi non deve essere sono "certificato sui programmi Microsoft", ma !sono certificato come utente base di computer". Non è mica un'operazione di poco conto.
Non so perchè, ma sento che anche questa discussione andrà avanti parecchio.

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